18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


05 giugno 2007

Gerico Blues al Teatro dell'Orologio di Roma

Un caso di omicidio, dei sospettati ed un investigatore; ecco che il plot del giallo perfetto è realizzato.
Ma se l'investigatore è un uomo disinteressato a risolvere il caso ed affranto dalla vita, come arrivare a scoprire l'assassino? Per fortuna, ad aiutare "involontariamente" la giustizia, ci pensano gli stessi sospettati: gli amici-nemici perfetti, in un gioco al massacro ricco di cinismo e rancori sopiti, si rivolgono infatti spontaneamente a questo ispettore che dal Gadget dei cartoni animati sembra aver ereditato la strampalaggine.
Questa la trama di "Gerico Blues", spettacolo di Gabriele Galanti con la regia di Silvio Romano, in scena per la prima volta, da oggi fino al 10 giugno, nella Sala Orfeo del Teatro dell'Orologio.
L'atmosfera noir dello spettacolo è dovuta non solo al gioco di luci ed ombre della scenografia e della musica, ma anche a quello dell'animo dei personaggi; Gerico, Matilde, Walter, Benedetta e Virgo sono, infatti, "amici da una vita", eppure esasperatamente cinici ed egoisti, al punto tale da interrogarsi a vicenda ed accusarsi senza scrupoli, nonostante la loro via di salvezza possa essere proprio la noncuranza con cui il commissario affronta il caso.
Fanno da filo conduttore alla vicenda i monologhi di uno degli "amici", Gerico, appositamente non rispettosi di una cronologia di narrazione, ricca invece di flashback ed immagini in apparenza disarticolate.
La trama del giallo poliziesco è solo il pretesto idoneo ad analizzare la reale considerazione che a volte le persone hanno dell'amore e dell'amicizia, nonostante questi due sentimenti vengano generalmente riconosciuti come tra i più importanti legami tra le persone.
E' un'ascesa verso il vuoto, lungo la quale l'arrivismo, l'egoismo e una sottile vena di perfidia coinvolgono indistintamente tutti i personaggi, a sottolineare la complessità degli intrecci umani, al di là delle definizioni dei rapporti stessi ed al di là della loro presunta e conclamata profondità.
In questo lavoro, Gabriele Galanti vuole mettere in crisi lo spettatore, presentandogli ironicamente -ed al tempo stesso in maniera tragicamente vera-, la possibilità che, davanti alle difficoltà e ai problemi, tutti o quasi possono diventare l'uomo di hobbesiana memoria, il cui naturale senso di sopravvivenza travalica qualsiasi limite e si abbandona all'ipocrisia e all'assenza di valori morali.
Il gioco del teatro di rappresentare una finzione facendola percepire come reale è in "Gerico blues" capovolto, sebbene non manchi la sottile speranza che la crisi dei rapporti umani possa essere solo una finzione teatrale e non uno spaccato di quotidiana aridità.


-Pezzo uscito il 05/06/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

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