18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!



29 maggio 2007

Intervista a Prez

Ciao Prez. Innanzitutto un paio di domande su questo nome...cos'è?? Un diminutivo, un acronimo, un soprannome? Il tuo vero nome invece? Come mai hai scelto proprio Prez?
Innanzitutto il mio vero nome è Elia. Il nome PREZ è il soprannome che mi hanno dato gli amici considerando le mie "mani bucate" e la mia mania di fare shopping compulsivo. Questa è la versione ufficiale... quella ufficiosa è cosi infantile che non ci tengo a raccontarla... la verità è la fuori : )
Sei molto giovane, eppure hai già inciso un album d'esordio. Come ci sei approdato? Hai lavorato da solo a questo progetto e poi lo hai sottoposto alle case discografiche, oppure sei stato "scoperto" da qualcuno con cui poi hai lavorato? Dimmi tutto su come nasce Prez come artista!
Vorrei precisare che non è un album d'esordio ma un EP di 5 pezzi. Prez come artista nasce a 14 anni, sotto l'influenza dei primi tormentoni di Eminem sbarcati anche in Italia. Da li in poi la strada è fatta di km e km di fogli scritti, penne Bic consumate fino all'ultima goccia d'inchiostro, sviluppo di un proprio stile, primi palchi nelle assemblee scolastiche con il mio ex socio Kimo, prime esperienze live e conseguenti primi "successi" musicali e amorosi ( si sa che l'artista ha sempre un certo fascino quando sale sul palco... : ) tra il pubblico delle varie scuole superiori.
In questo progetto ho lavorato insieme a 2 persone speciali, Penta e Jack (Protocollo Zero) , dalla quale ho imparato tantissimo e a cui devo tantissimo. Sono arrivato a loro grazie ad amici in comune, anche se Penta lo conoscevo già da anni perché cantava nel gruppo "rivale" , i Majestic 12. Poi abbiamo fatto girare tra le case discografiche alcuni miei pezzi finche Latlantide ha accettato di farmi firmare un contratto discografico. Un VERO contratto discografico : )
Il tuo primo singolo si chiama "Le bambine fanno ahhhhhhhh". Come mai hai scelto una canzone sicuramente irriverente come questa per proporti al pubblico? Com'è nata l'idea di questa canzone?
L'idea principale della canzone è far capire al grande pubblico che il mondo dello spettacolo, del pallone e della televisione nasconde al suo interno una serie enorme di contraddizioni, di bugie e realtà distorte. Più semplicemente, non dovete credere a tutto quello che vedete in TV. Abbiamo scelto questa canzone come primo singolo perché ci sembrava il momento adatto di "denunciare" questa finzione scenica: dopo i numerosi scandali scoppiati al suo interno ( il calcio sporco, le partite falsate, Vallettopoli, ecc...) molte persone hanno finalmente aperto gli occhi.
Hai molti featuring nel tuo disco. Come nascono queste diverse collaborazioni?
Le collaborazioni nascono dal fatto che conosco tantissimi artisti molto validi, sempre disposti a sperimentare qualcosa di nuovo; inoltre fin dall'inizio ho voluto dare al disco un'impronta molto particolare e per questo avevo bisogno di artisti provenienti da altri ambiti musicali, con idee diverse dalle mie.
E' da poco in radio il singolo Dancehall Time. Che effetto ti fa sentirti passato in radio? Ci speravi/credevi? Che tipo di recezione credi stia avendo questo singolo? Anche se è ancora molto presto per poter dire come sta andando Dancehall Time in radio, sono soddisfatto perché il pezzo riceve ogni giorno commenti positivi, dagli addetti ai lavori e dal pubblico. Sinceramente io di persona in radio non l'ho ancora sentito, per il semplice fatto che ho pochissime occasioni di ascoltare la radio durante il giorno... e purtroppo l'Ipod non ha ancora quella funzione tra le sue caratteristiche : )

Nel tuo album d'esordio, prodotto da Latlantide, ci sono due canzoni oltre a "Le bambine fanno ahhhhhh". Me ne vuoi parlare?
Le altre 2 canzoni all'interno dell' EP sono "Senza di me" , pezzo autobiografico scritto 2 anni fa che mi racconta un po' (nel bene e nel male...) , e "La risposta di una stronza", il primo pezzo che ho scritto per il mio progetto solista con il quale mi sono presentato allo studio Protocollo Zero. È un testo a cui tengo molto perché parla di un due di picche da me ricevuto e della conseguente vendetta alla stronza di turno. Ah ah ah... : )
Per il genere di musica che fai, preferisci i Live o le registrazioni in studio?
Sicuramente il live, per il contatto diretto con il pubblico e per la possibilità di improvvisare qualsiasi aspetto di un pezzo.
Com'è Prez in live?
Prez in live? Finora mi sono potuto esprimere solamente in piccoli "cameo" , come spalla al tour di Penta o per qualche minuto soltanto quando promuovevo il singolo precedente. Non ho ancora avuto un MIO personale show, e spero tantissimo che questo album mi dia la possibilità di mettere in pratica le tantissime idee che ho in testa per il MIO live.
A giugno esce l'album. Ci puoi anticipare qualcosa?
Vi anticipo soltanto di comprarlo ORIGINALE... e se dovete masterizzarlo almeno fatemi un pò di pubblicità!!! : ) scherzi a parte vi stupirà perchè al suo interno ha influenze molto varie, dal reggae al rap, dal pop al rock, dall'elettronica al soul... CHECK IT OUT
Lavorare con i ritmi hip hop e l'italiano non sempre risulta essere facile. E' innegabile che questo tipo di musica si presti molto di più ad essere accompagnata dall'inglese. Che ne pensi? Trovi difficoltà a fare rap in italiano?
Assolutamente no!!! adoro la mia lingua!!! L'inglese è una lingua che si presta moltissimo alla musica perchè a livello sonoro è ricca di assonanze, ma l'italiano è cosi dolce ed espressivo, cosi caldo e raffinato che non necessita di paragoni.
E' in progetto di rappare anche in inglese?
Non penso farò un pezzo rap in inglese perchè manca la scioltezza tipica dell' hip-hop americano nel parlato quotidiano (lo slang) principalmente a livello grammaticale. Ma qualche testo in inglese l'ho già scritto e cantato ( in particolare un pezzo techouse) e mi sono accorto che devo migliorare un pò nella pronuncia : ) infatti a breve vorrei andare a Londra, per fare esperienza "sul posto" .
Di te si dice che sei "esteticamente non corretto". Ascoltando i tuoi testi sicuramente si intuisce perlomeno qualcosa di questa tua "scorrettezza". Come mai esteticamente preferisci presentarti curatissimo invece dei soliti pantaloni larghi e t-shirt xxl??
Rispondo in poche parole... non lo faccio per moda o chissà quale altro strampalato motivo. SEMPLICEMENTE in questo momento della mia vita mi vedo bene vestito cosi. Il periodo da B-boy "esteticamente corretto" l'ho già passato... e con molto stile : )))
Hai un myspace. Dall'avatar di myspace sembri tutto fuorchè un rapper. Pensi che il tuo look glamour possa danneggiare in qualche modo l'idea della musica che fai?
"Look glamour" mi piace : ) sinceramente se il mio ascoltatore si deve basare sul mio look (particolare per lo stile che faccio... ) ancor prima di ascoltare la mia musica, e da li trarre giudizi... beh... preferisco non sia un MIO ascoltatore. Stiamo parlando di MUSICA e non di MODA. La moda è solo un' ovvia conseguenza della musica e dell'artista in sè.
Che ti aspetti dall'uscita dell'album?
Mi aspetto una cosa in particolare: fare tanti live in giro per l'Italia perchè adoro il concerto, il dopo - concerto e il dopo - dopoconcerto : ))) vorrei andare spesso al sud quest'estate, per il calore delle persone e per il calore della sabbia : )
Progetti live a breve?
Per ora no ma vi terrò informati : )


-Pezzo uscito il 29/05/2007 su www.lineamusica.it-

25 maggio 2007

Tra Olanda ed Egitto, l'Italia. Al MACRO di Roma poker di nazioni


Un uomo, romano e cosmopolita; una donna, egiziana ed ecletticamente sensuale. Infine un collettivo, olandese e "sovversivo"; non è uno strambo menage a trois, bensì la proposta (decente!) del Museo d'Arte Contemporanea di Roma per i prossimi mesi.
Paolo Canevari, Ghada Amer e l'Atelier Van Lieshout sono infatti i protagonisti di tre mostre personali, allestite da oggi ed in esposizione per alcuni mesi, presso il MACRO di Via Reggio Emilia.
Con la collaborazione tra l'Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma e lo stesso MACRO, è stato inaugurato a metà maggio il festival "Olandiamo?", che, lungo tutto il corso del 2007, farà da vetrina alla migliore produzione artistica olandese.
L'Atelier Van Lieshout, dunque, all'interno di questo sodalizio artistico, occupa da oggi la hall del MACRO, trasformandone la grande vetrata attraverso un'ingombrante installazione, chiamata The Technocrat 2002-2007.
Composta da quattro parti, l'installazione è un circuito chiuso di cibo, alcol, resti organici ed energia, come a comporre una Cloaca Maxima. In occasione dell'esposizione romana, alcune di queste parti sono state appositamente create, come quella raffigurante "i cittadini" (The Burghers), controfigure plastiche dell'essere umano. Queste controfigure svolgono quotidianamente le medesime funzioni per salvaguardare il circuito di cui fanno parte e da cui dipendono per la sopravvivenza; in quanto parti di un medesimo ciclo, dunque, sono anche loro a rischio riciclo e sostituzione. Una riflessione in assoluto, pertanto, sul divenire dell'uomo e sull'ambiente da lui modificato ma che ne determina la sua stessa esistenza.
Un video in cui un pneumatico brucia come un cerchio di fuoco accoglie invece i visitatori nelle sale Panorama del Museo; inizia da qui l'esposizione personale di Paolo Canevari, tra i sei artisti italiani invitati a partecipare alla Biennale d'Arte di Venezia che si terrà il prossimo giugno.
Un'arte fortemente simbolica la sua, ricca di rimandi al passato e ad un futuro ipotizzabile, sempre che si accetti la destabilizzazione di ogni preconcetto ideologico, fortemente voluta e ricercata dall'artista.
Per "Nothing from nothing" -questo il titolo della mostra di Canevari-, inoltre, è stata appositamente creata l'installazione Twin, vale a dire due sculture rettangolari di identico volume, rivestite interamente dal battistrada di copertoni automobilistici.
Infine, disegni su carta di grande formato portano il visitatore a raffrontarsi su temi politici ed ambientali di rilievo, conducendolo per mano verso la terza mostra semi-permanente del Museo, dedicata ai venti anni di produzione artistica di Ghada Amer ed allestita nelle sale Macro.
Quaranta opere divise per quattro grandi temi: la parola e la scrittura, la condizione femminile, l'erotismo ed il disegno.
Installazioni, dipinti su tela o disegni su carta, tutte le opere della Amer risentono della sua terra, l'Egitto, attraverso il suo richiamo costante effettuato con gli onnipresenti ricami a fili colorati.
L'unione tra la pittura -dall'artista definito un linguaggio maschile-, il ricamo -stereotipato ferro del mestiere di donna-, la pittura e le ideologie del suo paese natìo realizza un prodotto in perenne contrasto con quello che poi la donna Ghada ha vissuto in prima persona, vivendo per un lungo periodo in Grecia e quindi stabilendosi a New York. Come un voler rigettare tutte le forme convenzionali di interpretazione del ruolo della donna basato su una visione antica e bigotta anche del suo erotismo e della sua sessualità.
Infine, la ripetizione di una stessa immagine a riempire la tela, per poi riscrivere sopra con i pennelli o l'ago, realizza la volontà della Amer di affermare un presente diverso da quello che falsi perbenismi ideologici imporrebbero all'agire femminile.
Tre percorsi artistici diversi per affrontare differenti aspetti del quotidiano, rendendo così tollerabile, come diceva Friedrich Nietzche, la vista della vita.
-Pezzo uscito il 25/05/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

24 maggio 2007

Una Leone-ssa per Amnesty International. Al Teatro Vittoria di Roma.

"Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene.
A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta".
Se non appartenesse al repertorio di Woody Allen, questa freddura potrebbe essere l'ironico inizio dello spettacolo di Cinzia Leone, 48 anni, che andrà in scena domenica 27 maggio al Teatro Vittoria. Con questa serata, organizzata insieme all'Associazione Puntoeacapo, la Leone sosterrà la campagna di Amnesty International contro la violenza sulle donne, presentando per l'ultima volta dopo due anni di tournèe il suo "Poche idee ma molto confuse".
Una performance dissacratoria ed irriverente, in linea con lo spirito di una donna che di leonino non ha solo la capigliatura; in questo spettacolo, infatti, l'attrice ed autrice vuole mettere in ridicolo la moda di spettacolarizzare anche gli eventi più banali del quotidiano. Occi ci si illude di poter cambiare la realtà che non piace attraverso "effetti speciali" -migliorando il look grazie alla chirurgia estetica, ad esempio, o partecipando ad un reality televisivo-, senza tuttavia rendersi conto che in realtà, nella sostanza delle cose, nulla cambia per davvero.
Nulla di più adatto quindi per riportare al centro dell'attenzione i veri problemi delle donne in molti paesi anche "civilizzati", che riderci su, grazie a quelli più superficiali su cui la Leone ironizza con maestria. Questo deve aver pensato l'Associazione Puntoeacapo ed Amnesty International chiedendo ad una donna che sulla sua pelle ha vissuto importanti problematiche, di sostenere altre donne vittime di un male non direttamente dipendente da loro.
La condizione della donna nel 2007 continua ad essere un tema di tragica attualità. Sono in tante ad essere picchiate, maltrattate, violentate se non uccise, per mano dei loro mariti o partner, e subiscono, in molti paesi, l'inesistenza o l'inadeguatezza di legislazioni e politiche atte a combattere la violenza domestica. Amnesty International ha da poco tracciato un programma in quattordici punti indirizzato ai governi, affinché si concentrino maggiormente sul problema.
La campagna poggia le basi sulla Piattaforma d'azione di Pechino firmata dodici anni fa con l'intento di salvaguardare in modo particolare le donne di tutto il mondo, nel rispetto più generale dei diritti inalienabili ed indivisibili della persona; una campagna, tuttavia, che dopo anni dalla firma di questo documento sottolinea la persistenza del problema.
"Un nuovo spot per stare meglio?" -scrive la Leone nel suo blog www.cinzialeone.com- "Stati d'ansia?Angoscia? Preoccupazione? Non fumare, non mangiare, non prendere una qualunque pasticca...prenditi Percul. Percul non è un medicinale, è un rimedio assolutamente naturale. Basta raccontarsi una semplice stronzata durante lo stato di preoccupazione. Prendendoti Percul ritroverai tutta la superficialità di cui hai bisogno".
Ma se invece non avete intenzione di seguire il "consiglio", partecipate allo spettacolo.
La Leone lo proporrà gratuitamente come suo personale contributo all'iniziativa di Amnesty, e il ricavato della vendita dei biglietti (15 euro) sarà interamente devoluto al lavoro del Movimento per la difesa dei diritti umani. Il Teatro Vittoria, da parte sua, ha eliminato i cos\ti di prevendita al botteghino, proprio a sostegno di questa manifestazione.


-Pezzo uscito il 24/5/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

23 maggio 2007

Giovanni Falcone. Il coraggio di morire per le proprie idee. 15 anni dopo.


Marrone, bianco e azzurro.
Poi il grigio dell'asfalto e del fumo ed il rosso del sangue.
Era il 23 maggio 1992 e sull'autostrada Trapani Palermo quei tre colori viaggiavano da poco, portando dall'aereoporto di Punta Raisi a Palermo il giudice Giovanni Falcone, la moglie, Francesca Morvillo e sette persone della sua scorta.
All'altezza dello svincolo di Capaci quei tre colori si mischiano e si assemblano; 500 kg di tritolo in un tunnel appositamente scavato sotto l'autostrada per Palermo.
Il marrone non esiste più. Del bianco della Croma, resta solo la parte posteriore dell'auto. Dell'azzurro dell'ultima macchina qualcosa di più e tre agenti feriti. Sono stati sventrati dall'esplosione centinaia di metri di autostrada.
Muoiono Giovanni Falcone, 53 anni, Francesca Morvillo, la moglie quarantaseienne e tre dei suoi agenti di scorta: Vito Schifani, 27 anni, Rocco Di Cillo, 30 anni, ed Antonio Montinaro, anche lui trentenne.
Un radiocomando dalla campagna circostante ha azionato i 5 quintali di tritolo; la mano che l'ha premuto sembra essere quella di Giovanni Brusca, su ordine di Totò Riina.
Dopo 57 giorni, un'esplosione in Via D'Amelio,a Palermo, uccide il giudice Paolo Borsellino e i sei uomini della sua scorta.
Venti giorni prima di morire, Borsellino rilascia a Lamberto Sposini per il TG5 una intervista, l'ultima. E' un uomo scosso, "impegnato a recuperare tutte le possibilità operative sulle quali il dolore ha inciso in modo enorme". Si rende perfettamente conto di essere un cadavere che cammina, come aveva affermato Ninni Cassarà.
Negli anni le indagini e i processi hanno portato a molte condanne, ritrattazioni, sconti di pena, mistificazioni della realtà.
Ancora oggi non si sa bene chi siano stati i reali mandanti della strage, come del resto ha ricordato anche questa mattina Maria Falcone, la sorella, sulla banchina del porto di Palermo, dove è approdata la "nave della Legalità", con a bordo 1300 tra studenti ed insegnanti, sbarcati per le commemorazioni della strage.


Sono passati 15 anni.
Giovanni Falcone una volta disse che "si muore generalmente perchè si è soli o perchè si è entrati in un gioco troppo grande", amando citare spesso un'altra vittima di un sistema corrotto, J.F. Kennedy, che diceva che "un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli e le pressioni." Questa, secondo loro, la base di tutta la moralità umana.

Ma la nostra moralità dov'è se ancora non siamo riusciti nemmeno a svelare chi tra le istituzioni voleva morto Falcone e Borsellino, aiutando i boss della mafia a compiere la strage?



21 maggio 2007

La storia ci racconta. Fino al 27 maggio all'Ara Pacis

Il Rosso e il nero.
Il colore del sangue e del buio, ma anche della passione e dell'oblìo.
Otto momenti della storia del nostro Paese in cui questi due colori si sono alternati e fusi, tinte forti di uno ieri la cui forza d'impatto sul nostro oggi è stata spesso sottovalutata o negata.
Un'indagine approfondita ma non solo accademica del Novecento italiano, con tavole rotonde, visione di documentari storici e una mostra sulla propaganda politica in Italia dal 1948 al 2001, a dimostrarne la trasformazione in comunicazione politica.
Questi alcuni degli ingredienti della Settimana della Storia, che, da oggi fino al 27 maggio farà dell'Ara Pacis il luogo della memoria storica trasversale.
Realizzata dall'associazione Il tempo e la storia presieduta da Luca Giansanti, la manifestazione parte dalla constatazione che la storia è diventata negli ultimi anni sempre più tema di discussione anche per la gente comune.
Un evento, dunque, il cui impianto assolutamente culturale è evidente; con l'ausilio di quarantacinque professori e studiosi di storia, si vuole proporre al grande pubblico la narrazione di un pezzo del Novecento italiano, innanzitutto attraverso convegni sui punti di svolta della nostra storia, come Caporetto, il fascismo, l'8 settembre, il Sessantotto o il delitto Moro.
I nomi dei relatori sono, inoltre, di tutto rispetto; dalla prima giornata con Lucio D'Angelo ed Antonio Gibelli, domani interverranno Roberto Vivarelli e Giovanni Sabbatucci, Maurizio Degl'Innocenti, Giovanni Aliberti, Galli Della Loggia, Paolo Pombeni e Pier Giorgio Zunino.
Tra gli altri, poi, anche Francesco Perfetti, Marcello Flores, Pietro Scoppola, Francesco Barbagallo, Nicola Tranfaglia e Mario Morcellini.
I documentari messi a disposizione da RAI Educational, inoltre, danno un contributo visivo rilevante, dato il ruolo essenziale di divulgazione avuto finora dalla televisione, mentre di sera la storia viene raccontata al Caffè, dove giornalisti, registi ed esponenti della canzone completano la memoria del passato attraverso le diverse forme d'arte che se ne sono occupate.
Ad entrata libera da Via di Ripetta, la Settimana della Storia vuole essere un momento di sereno ed approfondito confronto con il nostro Novecento, a dimostrazione che quando Montanelli diceva che un popolo che non conosce il proprio passato non può capire granchè del proprio presente, aveva assolutamente ragione.

15 maggio 2007

Pensiero notturno

Yo adivino el parpadeo

de las luces que a lo lejos

van marcando mi retorno.

Son las mismas que alumbraron,

con sus palidos reflejos,

hondas horas de dolor.

Y aunque no quise el regreso,

siempre se vuelve al primer amor.

La quieta calle donde el eco dijo:

"Tuya es su vida, tuyo es su querer!"

Bajo el burlon mirar de las estrellas

que con indiferencia hoy me van volver.


Volver,

con la frente marchita,

las nieves del tiempo

platearon mi sien.

Sentir,

que es un soplo la vida.

que veinte años no es nada,

que febril la mirada

errante en las sombras

te busca y te nombra.

Vivir,

con el alma aferrada

a un dulce recuerdo,

que lloro otra vez.


Tengo miedo del encuentro

con el pasado que vuelve

a enfrentarse con mi vida.

Tengo miedo de las noches

que, pobladas de recuerdos,

encadenan mi soñar.


Pero el viajero que huye

tarde or temprano detiene su andar.

Y aunque el olvido,

que todo destruye,

haya matado mi vieja ilusion,

guardo escondida un esperanza humilde,

que es toda la fortuna de mi corazon.


Carlos Gardel y Alfredo Le Pera
(Volver)


14 maggio 2007

Chanel!




"...oui, je m'appel Coco..no, no de cognome..
..quello è Tottì, oui, con l'ascentò sulla
"ì".


Miò fratélò Christiàn ( per l'amichi Dior), ha sugerìtò a mamà Illary
(oui, la ex-leterinà di Pasaparòlà) e a mon papà Pupòn (Er Capitano) 'sto
nomè.
Son natàa da due jornì ma sonò giàa la plus important lupacchiòtt de
Romà...

Sarà perchè c'ho un nome, come si direbè qui a
Roma....ORIBBILE (ovviamente con una "erre" e due "bi")??
Très chic, très lord, potrrebè dirrè mon tante Mellory
(certo che pure lei...bel nome!)
...e io invece mi pongo una domanda...
MA CHE CAVOLO AVETE FATTO STI NOVE MESI INVECE DI
PENSARE A UN NOME DECENTE PER ME???
Ops, pardòn, parbleu!"
(Traduzione dei primi vagiti della figlia di Totti fatta all'Ospedale San Pietro di Roma lo scorso 13 gennaio. Si ringrazia la cortese collaborazione dell'ostetrica Catherine Deneuve du Platini Bardot de Pupòns)


Emozioni

"Stavo ballando. O per lo meno ci provavo a dare senso a quei passaggi di peso e alla mia rigida impostazione di danzatrice classica.
Ero stretta a quel lui sconosciuto. Ma stavo bene, nonostante l'impaccio di non saper che fare e di non riuscire a cogliere alla perfezione i segnali che il suo corpo mi dava.
Però sentivo il suo respiro sulla mia bocca, la sua mano sulla schiena stringermi come per non farmi scappare da quell'abbraccio.
Stranamente, però, io non volevo scappare.
E' stata la prima volta che davanti a qualcosa che mi costringeva a rispettare delle regole altrui non opponevo resistenza, anzi, avevo voglia di essere guidata da quelle braccia per qualsiasi destinazione.
Ha avuto così inizio la mia seconda vita, parallela a quella di graffi e maschere che conduco ancora oggi; quella dell'anima libera, come se finora non lo fosse realmente stata. Una seconda vita come fossi un'araba fenice, bisognosa di redimermi dalla zozzura che mi aveva coinvolto e dal dolore che mi aveva reso così tetra.
Dopo più di anno che ho sciolto le briglie dell'anima, eccomi a capirne l'effettivo valore di quel mio gesto "incosciente" di qualche tempo fa. Sono una persona diversa, più consapevole del senso dei battiti del cuore, più fragile per questo, ma a maggior ragione più felice di essere in grado di liberarmi dagli orpelli quotidiani almeno in quei frangenti in cui il ritmo di una canzone va all'unisono con i battiti del mio cuore.
E' stata la mia via di salvezza. Ne sono sempre più sicura.
Anche se Selvaggia è pericolosamente tornata nella sua imponenza dentro di me. Anche se mostro la parte più vera di me mentre in silenzio lascio che il mio corpo risponda ai passi richiestimi dal partner di turno e con la testa faccio penetrare le note fin nel profondo. Anche se ballo per ore, tornando a casa non sono mai stanca. Ho riscoperto il senso di fare ciò che mi piace davvero.
Certo, è pericoloso. La lotta tra i miei due lati del cuore è sempre più dura; la Selvaggia irruentemente tenera scalpita per mostrarsi a tutti così.
Ma non si può.
Il dolore del passato mi ricorda quanto sia problematico avere il coraggio del cuore. Ma mentre ballo passo con superficialità su quel ricordo, chiudo gli occhi e libero me stessa, respirandomi.
In quei momenti sono felice.
Almeno questo ho giurato di concedermelo.
Anche se mi ferirò nuovamente.
Del resto, sono anche io fatta di sangue.
Ecco perchè ho permesso a lui di entrare nella mia vita, anche lui irruentemente tenero. Anche lui colpito da battiti del cuore che spesso fanno male. Anche lui fragile. Meravigliosamente consapevole anche lui, però, della gioia di rispettare se stesso e i suoi desideri attraverso la copertura della musica.
E' iniziata così. Ballando. Respirandoci. E' stata subito emozione.
Sanguinerò, certamente. Ma, appunto, sono anche io fatta di sangue".


(da un libro mai pubblicato)


09 maggio 2007

Silvia Salemi. "Il mutevole abitante del mio solito involucro"



Il 7 maggio, presso il Jet Set -locale di prossima apertura in zona Eur, a Roma- Silvia Salemi -o meglio, "la zita", come più volte nel corso della serata, s'è divertita a definirsi-, ha presentato alla stampa il suo ultimo lavoro, "Il mutevole abitante del mio solito involucro", in uscita nei negozi da venerdì 11 maggio.
Dopo quattro anni di assenza dalle scene e presenza totale nella sua vita (nel frattempo, infatti, s'è sposata e ha partorito Sofia), torna una Silvia diversa da quella che eravamo abituati ad ascoltare.
Nel corso della serata, infatti, questa sicula dal sorriso disarmante e dagli occhi grandi e profondi, ne ha dato ampia dimostrazione; ha presentato alcuni brani del suo ritorno sulla scena musicale, dimostrando alla platea -comodamente seduta ai tavoli, con pancia piena e bicchiere di buon vino!- di non essersi affatto "rammollita" o addolcita "eccessivamente" con la gravidanza, ma anzi di avere una gran voglia di sfogare sul palcoscenico tutta la carica di "femmina e voce possente" che possiede e che, con sua estrema gioia, ha tuttavia dovuto mettere da parte per prendersi cura della sua bimba.
Un viaggio attraverso la forza e la dolcezza, la passione e la malinconia, ritmi ballerini e dolci ballate, tra cui un omaggio alla sua terra, "Domenica siciliana", per portare alla ribalta «anche il volto sano della Sicilia e non solo quello disgraziato di tragedie».
In radio dal 20 aprile è invece il primo singolo di quest'album, che ne costituisce anche il titolo, "Il mutevole abitante del mio destino" ed il cui video, girato nella splendida Orvieto, ha visto l'esordio di Beppe Fiorello nelle vesti di regista. Un singolo che, secondo Silvia, è «il simbolo di una libertà conquistata faticosamente ma ostinatamente negli anni; una libertà stilistica, intellettuale e morale».
La co-produzione insieme a Nando Sepe e l'esser stata co-autrice dei dieci pezzi insieme a Giampiero Artegiani, le ha permesso di prendersi la libertà di scrivere ciò che voleva condividere con gli altri, senza doversi preoccupare «delle esigenze dei discografici, ma avendo ampia libertà di ragionare su ogni singolo accordo senza fretta».
Il risultato è un album ricco di femminilità, intesa nel senso pieno della parola, con le luci ed ombre che appartengono a tutti ma che bisogna avere il coraggio non solo di riconoscere, ma anche di mostrarle con fierezza e dolcezza, in quanto parti di un unico essere, assolutamente speciale.
-Pezzo uscito il 09/05/07 su www.lineamusica.it

24 aprile 2007

23 aprile: muore Boris Eltsin. E l'Italia risponde con un bel silenzio!


Era il 1985.
Un anno fondamentale per la storia dell'URSS; muore, infatti, Cernenko, sostituito da un certo Mikhail Gorbaciov nella guida del PCUS, con Andrej Gromyko a presidente della Repubblica.
Dopo pochi mesi di governo, Gorbaciov riuscì a stipulare a Reykjavik con l'allora presidente statunitense Reagan un accordo bilaterale per la riduzione degli armamenti nucleari; sostanzialmente, un primo importante passo verso la distensione dei rapporti tra i due paesi, dopo anni di quella che è meglio nota come "guerra fredda".
Negli anni successivi, grazie a Gorbaciov, furono scarcerati uomini politici ed intellettuali dissidenti, venne avviata la riabilitazione politica e giudiziaria di dirigenti vittime dei processi staliniani, segnato l'inizio di «un lungo viaggio», caratterizzato dalla glasnost (trasparenza) e basato sulla perestroika (nuovo corso).
Grazie alle molte riforme politiche, economiche e sociali dell'URSS, si arrivò anche al ritiro dell'armata dall'Afghanistan (occupato dal 1979 per decisione di Breznev), ma anche alla messa in moto di movimenti rivendicativi nazionalisti da parte di molte delle repubbliche che costituivano l'Unione.
Sostanzialmente, tra il 1988 e il 1990, molte le Repubbliche che proclamarono l'indipendenza, sancendo ufficialmente a dicembre del 1991 la fine dell'URSS e la nascita della CSI, ossia la Comunità degli Stati Indipendenti.
Nel 1991 viene eletto presidente della Federazione Russa Boris Eltsin, nato nel 1931 in un umile paesino delle repubbliche Socialiste Sovietiche, dallo strambo nome di Bukta.
Introdotto nel Comitato Centrale da Gorbaciov, questo ingegnere edile presto dedicatosi agli affari politici del suo Paese, divenne nel 1985 capo della sezione moscovita del partito. Nel 1987, durante una riunione plenaria del Comitato Centrale, il suo spirito idealista lo portò a denunciare la corruzione dilagante dell'apparato burocratico sovietico e l'ostracismo di molti dirigenti sovietici nei confronti dell'opera riformista di Gorbaciov; questa presa di posizione gli costò la retrocessione ad amministratore delle Poste. Tuttavia, Eltsin nel 1989 venne eletto nel nuovo Congresso dei deputati dell'Unione Sovietica e nel 1991 presidente della Federazione Russa.
Qualche mese dopo la sua elezione a presidente, nell'agosto, Boris Eltsin riescì a fermare un tentativo di golpe appoggiato dai detentori conservatori del potere politico, ostli alla politica riformista di Gorbaciov, permettendogli di restare al potere ancora per qualche mese, anche se, ormai, come quasi un ostaggio nelle mani dello stesso Eltsin. Quest'ultimo, esponente della corrente del riformismo avanzato, avviò pertanto una serie di riforme -soprattutto economiche- mirate alla destrutturazione del precedente sistema economico e finanziario del Paese, al fine di crearne uno completamente diverso.
La disgregazione in tante piccole unità politicamente autonome, inoltre, impose a Eltsin la stipula di una serie di accordi con quelle che fino a poco tempo prima erano state semplicemente delle realtà sottomesse al potere superiore della Federazione Russa. Inoltre, in quel momento la CSI non era niente più che una sigla, che necessitava, perciò, di essere riempita di contenuti giuridici e poilitico-economici.
Se dopo il processo di disgregazione della Federazione, la Russia viene accettata dall'ONU come nazione che sarebbe subentrata all'URSS anche come membro permanente del suo Consiglio di sicurezza -con gli annessi oneri finanziari per il ritiro dell'armata russa dall'Afghanistan, dagli Stati baltici e dall'Europa centrale-, tuttavia, il paese che Eltsin si trovò a dirigere era estremamente confuso, politicamente debole ed economicamente in crisi, sebbene assolutamente innocuo dal punto di vista militare, e, quindi, (stranamente!) improvvisamente "amico" degli Stati Uniti.
Se nel 1993, infatti, un referendum popolare approvava la sua opera politica, nel 1996 il secondo turno elettorale per le presidenziali venne da Eltsin vinto con difficoltà; sempre nel '93, inoltre, l'opposizione parlamentare di Ruslan Khasbulatov potè essere sedata solo con la forza da parte delle compagini governative.
Un continuo alternarsi di governi, il costante conflitto tra potere politico e legislativo (ad esempio nel dicembre del 1995, Eltsin si trovò senza maggioranza parlamentare per via della questione inerente la Cecenia), l'elaborazione di una nuova costituzione "presidenziale" nel 1993, la natura composita dello Stato russo (21 repubbliche, 49 regioni, 10 distretti autonomi e 2 città a statuto federale), una prima guerra contro la Cecenia (dal 1991 al 1996) seguita poi da una seconda (iniziata nel 1999). Questo il succo di quanto dovette affrontare Eltsin nel suo paese e per il suo paese.
Poi il passaggio di consegne del potere a Vladimir Putin, alla fine del 1999, per gravi problemi di salute.
Ieri, 23 aprile, la morte di Boris Eltsin, sostanzialmente bypassata da telegiornali e quotidiani, come se fosse morta una persona qualsiasi, come ne muoiono tante.
O come se, oggi, parlare di Russia significasse anche sporcarsi l'inchiostro e le mani di morti al polonio, segreti inconfessabili ed inconfessati, da coprire con la segatura dell'omertà e della noncuranza.
Il gioco delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
Eppure Boris Eltsin è stato uno dei personaggi-chiave del secondo Novecento; ha evitato che la follia di un popolo affamato e provato da anni di crudeltà e malgoverno uccidesse Gorbaciov durante la sua vacanza in Crimea; ha creduto che davvero il suo paese potesse essere in grado di sopportare anni di processi alle intenzioni, fame "comunisticamente" condivisa e conseguenze di una guerra fredda non certamente voluta da lui.
Ha creduto in una perestroika radicale, dalle fondamenta, rigorosamente da buttare giù perchè tenute insieme solo dai fili di pochi ed esclusivi burattinai assetati di potere, corruzione e morte.
Ha creduto che, come ricordava anche De Andrè, dai diamanti (o presunti tali) non nascesse niente, ma che dal letame potessero nascere dei fiori.
Dopo i casi scandalosi della Politkovskaja, di Litvinenko, parlare di Russia è davvero troppo scomodo, specie se si deve parlare di un uomo che ha messo nelle mani dell'attuale presidente Putin tutto il potere di una nazione, specie se si devono ammettere gli errori economici da lui fatti, così come le molte riforme liberali attuate senza l'autorizzazione del Parlamento sovietico. Specie, dunque, se si deve fare un rendiconto del "bene" e del "male" di un uomo che è passato a miglior vita, un uomo non certamente e facilmente riconducibile al girone dei dannati, ma nemmeno a quello dei beati. Specie se nessuno osa dire che l'uomo che Eltsin ha favorito al potere è un personaggio tanto occulto quanto molti altri suoi predecessori, con l'unica differenza, però, di non essere ancora stato sentito da un tribunale internazionale.
In fondo, negli ultimi anni, la madre Russia ha dato il commiato a tanti suoi uomini; uno in più non fa differenza.
Beffa del destino o simbolo di sottili e perversi giochi internazionali la dichiarazione del portavoce per la sicurezza nazionale degli USA, Gordon Johndro, che ha definito Boris Eltsin "una figura storica in un tempo di grandi cambiamenti e di grandi sfide per la Russia"?
Noi, da buoni italiani, siamo stati pressocchè zitti sulla morte di Eltsin, non ci siamo granchè pronunciati.
Del resto abbiamo ben altri "eroi della Corona" a cui pensare.

18 aprile 2007

Assassinio a Malatya




Ankara, 18 apr. (Adnkronos/Ign) - Sono tre, secondo un ultimo bilancio, le persone uccise da un uomo armato di coltello che ha assaltato una casa editrice che pubblica Bibbie nella città turca di Malatya. Lo ha precisato l'emittente privata turca Ntv che in un primo momento aveva parlato di 4 vittime, mentre altre due persone risultano ferite gravemente e ricoverate in condizioni critiche ospedale.

Halil Ibrahim Dasoz, governatore locale di Malatya, città della Turchia centrale, ha detto che sono state arrestate 4 persone che al momento vengono interrogate dalla polizia. L'emittente ha riferito inoltre che la casa editrice Zirve era stata criticata per le sue pubblicazioni religiose dagli ultranazionalisti e che c'erano state manifestazioni di protesta di fronte alla sua sede. Secondo quanto riferito dal governatore Dasoz, una delle tre vittime sarebbe di nazionalità tedesca.

Sono giunti sul posto il capo della Polizia di Malatya, Ali Osman Kahya, e il procuratore capo della città, che non lasciano trapelare per il momento notizie sull'identità e sul numero esatto degli attentatori. In passato la casa editrice Zirve è stata contestata da gruppi di manifestanti che la accusavano per le sue pubblicazioni cattoliche, in particolare alcune edizioni in turco della Bibbia.
(Notizia riportata come scritta dal sito dell'ADNKronos.)
ANIMALI.

16 aprile 2007

Strage al Virginia Tech di Blacksburg


Stati Uniti. Una scuola, un giorno normale.
Studenti ed insegnanti, a scuola per educarsi ed educare, nel forse inutile tentativo di procurarsi un futuro migliore.
Poi degli spari. Urla, momenti di panico, persone che corrono dappertutto, terrorizzati, feriti o miracolosamente incolumi.
Grida e terrore.
Dei proiettili uccidono o fanno crollare per sempre certezze e speranze di qualcuno di quei ragazzi, colpevoli solamente di appartenere ad una nazione in cui molto è lecito e permesso, in nome dell'alto valore della democrazia e della libertà, anche se queste vengono portate avanti tramite assurdi proibizionismi, sconsiderati bombardamenti oltreoceano o libera vendita di armi e proiettili, anche ad adolescenti.
E' successo qualcosa di analogo anche nel 1999, il 20 aprile per la precisione, a Littleton, sobborgo della città di Denver.
Eric e Dylan, insieme 35 anni, facendo fuoco all'impazzata all'interno della loro scuola, la Columbine, uccidono 12 studenti ed un insegnante e feriscono molti altri giovanissimi allievi, dopo aver disseminato l'intero edificio di bombe ed altri ordigni di manifattura artigianale.
Questi due adolescenti si erano facilmente procurati delle armi, le avevano rifornite di munizioni grazie agli acquisti fatti al supermercato, avevano costruito ed acquistato bombe, che avevano accuratamente provveduto a disseminare ovunque nell'edificio con tanto di esplosione a tempo programmato; per colpire di più, per moltiplicare il terrore e il sangue, come del resto le esplosioni anche dopo la fine della sparatoria hanno confermato.
Il tutto nel nome di folli idee, probabilmente deviate dalla cosidetta "chiesa ariana", piuttosto che dalla diffusione di videogiochi violenti e film di guerra o dalla paura della paura. Il tutto, inoltre, nel giorno della nascita di Adolf Hitler, combattuto dagli americani cinquant'anni fa le cui idee, tuttavia, permeano buona parte della gioventù americana.
Una delle tante ombre nere della cultura statunitense.
Quella di Colombine non è stata però la prima strage in una scuola statunitense, nè l'ultima, purtroppo.
Questa mattina, in Virginia, all'interno del campus della Virginia Tech di Blacksburg, due sparatorie distanziate di qualche ora l'una dall'altra hanno segnato l'ennesima vittoria della follia e della facile possibilità di realizzarsi in un Paese in cui sono reperibili ed acquistabili come fossero sigarette anche armi, elementi esplosivi e proiettili (del resto, dal film-documentario di Michael Moore abbiamo saputo che quest'ultimi sono in vendita in molti supermercati). La prima è avvenuta intorno alle 7.30 del mattino, nel dormitorio West Ambler Johnstone Hall; due ore dopo, la seconda sparatoria, quella più violenta, nella Norris Hall, dove si tengono le lezioni di chimica ed ingegneria.
Il bilancio, finora, è di 32 morti e di almeno 28 feriti; uno dei killer è stato ucciso dalla polizia in seguito ad un'irruzione dopo la seconda sparatoria, mentre un altro ipotetico killer a quanto pare è nelle mani dell'FBI.
Gli allievi del Virginia Tech questa mattina sono stati tenuti costantemente aggiornati di quello che stava succedendo all'interno del campus attraverso il sito internet dell'università; poche frasi, brevi, lapidarie e di agghiacciante terrore: «There has been a multiple shooting with multiple victims in Norris Hall»; «all people in university buildings are required to stay inside until further notice. All entrances to campus are closed».
Nel 1776, veniva firmata la Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Il suo incipit dice così:
«Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità;..che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità».
Possibile che in 230 anni circa a nessuno è venuto in mente di prendere sul serio queste parole e sovvertire davvero il potere politico americano per le sue mancanze nei confronti dei diritti fondamentali dei propri cittadini?
A questo punto, però, non ci si stupisca poi se avvenimenti come questi o come l'attacco alle Torri Gemelle avvengono nel cosiddetto "Paese della Democrazia".
Evidentemente, il ragionamento sulle proprie azioni, prima che siano irrimediabilmente sconsiderate, non è materia insegnata nei college di questa Nazione.
Anche la strage di oggi, in fondo, lo dimostra.



10 aprile 2007

Matrimonio fallito:divorce party o bara per le fedi nuziali?

Quando un matrimonio arriva al capolinea, poche sono le opzioni del possibile agire.
Una potrebbe essere seguire l'esempio di Barbara ed Oliver Rose, che dopo un'aspra e lunga battaglia per alimenti, riconoscimenti vari e soprattutto per il possesso della loro splendida casa muoiono, tuttavia, romanticamente insieme dopo esser precipitati nel vuoto appesi ad un lampadario.
Una seconda opzione potrebbe essere quella di prendere spunto dal film di Hugh Wilson e fondare insieme ad altre amiche abbandonate dal marito per la giovane ed avvenente biondina di turno un club delle prime mogli, tramite il quale vendicarsi bellamente degli ex mariti fedigrafi.
Se invece si è d'animo meno vendicativo, dagli Stati Uniti negli ultimi anni sono state avanzate ipotesi più goliardiche per porre fine ad un matrimonio, quali, ad esempio, il celebrare un divorce party, ossia una festa per l'avvenuto divorzio. Per questa speciale occasione, quindi, molte le società nate per occuparsi del catering e della scelta del luogo più adatto per la festa, piuttosto che di stilare un'adeguata lista degli invitati e di dispensare preziosi consigli sulle torte (si legge a tale proposito su www.divorceinfo.com, che una buona idea per la torta potrebbe essere quella di farla con decorazioni oscene: «My favorite cake (at a female only party, of course) was the anatomically correct testicles and teeny tiny phallus. The climax of the party was the ceremonial cutting off and flushing down the toilet of the tiny phallus, followed by cutting up and enjoying the balls »)...
Sulla scia delle celebrazioni solenni per la fine di un matrimonio, infine, una società americana, la Jist Enterprises LLC, di Westfield (New Jersey), ha pensato di risolvere "pacificamente" il problema del dove sistemare le fedi nuziali togliendole da sotto gli occhi del neo-single piuttosto che dai cassetti della biancheria, creando per l'occasione delle vere e proprie bare in miniatura, così da poter dare degna sepoltura a parte della propria vita.
Per questi wedding ring coffin -acquistabili sul sito www.weddingringcoffin.com-, i cui interni di pregiato velluto nero, con esterni di solido legno e rifiniture in mogano sono garantiti, è anche possibile scegliere la targa più appropiata da applicare sulle mini bare tra alcune standard (tra queste, molto sagace è ad esempio quella che saluta il proprio matrimonio così: «Mi ha spezzato il cuore, ma io gli ho prosciugato il conto in banca»), piuttosto che coniarne una personalizzata.
Il tutto a una modica cifra, sempre se si considera la particolarità dell'acquisto: 29.95 dollari con targhetta preconfezionata e 34.95 dollari con quella personalizzata. Da poter comodamente pagare, ovviamente, con carta di credito.


«C'era una volta una giovane donna
abbastanza fortunata da incontrare un uomo
che credeva fosse il suo principe.
Si innamorarono,
si sposarono,
ebbero dei figli
e vissero bene o male felicemente.
Ma dopo 20 anni di baci al suo principe,
la donna si accorse che lui
era in realtà un rospo»




Chiunque si identifichi con questa favola e non decida di fondere l'oro della fede nuziale per farsi un dente, ha da oggi, un'opzione in più.
Per la vendetta, del resto, c'è sempre tempo.





06 aprile 2007

Buona Pasqua!


"Wake me up at.."


Quante volte è capitato di tornare stanchi dal lavoro? Quante di combattere strenuamente sull'autobus o sulla metro contro il sonno, desiderando piuttosto di avere poteri sovrannaturali in grado di trasportarci immediatamente sul divano di casa?
Quante ancora, invece, di svegliarsi incoscienti ad un capolinea sconosciuto per aver trascorso l'ultima mezz'ora di tragitto placidamente dormendo?
Complice forse l'efficiente linea metropolitana che collega tutti gli angoli della città, il costante dondolìo dei vagoni nel loro andare e i comodi sedili, per i londinesi, evidentemente, l'appoggio della testa penzolante sulla spalla del vicino di sedile è normale routine.
Chi torna a casa con la tube, però, da qualche tempo ha un servizio supplementare oltre il trasporto: la sveglia da un eventuale pisolino proprio alla destinazione d'arrivo desiderata.
Questa, tuttavia, non è una trovata di Ken Livingston (sindaco di Londra) per aumentare le possibilità lavorative della metropoli, bensì un'idea di due ragazze, Alice Tonge e Cathy Hutton, creatrici degli stickers "Wake me up at".
Acquistabili in quattro store della City (Urban Outfitters, Magma, American Retro, Aria and Best) e sul sito internet
http://www.wakemeupat.com/, si tratta di speciali adesivi che il narcolettico di turno può appiccicarsi sui vestiti piuttosto che in faccia, suggerendo ai presenti il nome della fermata a cui dovrebbe scendere, confidando parallelamente, prima di concedersi a Morfeo, nell'efficienza filantropica dei suoi compagni di vagone.
Per soli 4 £, dunque, si possono comprare questi colorati bollini su cui sono prestampate le fermate principali della metropolitana -con tanto di richiesta di sveglia: "Wake me up at"-, cui si aggiungono altri bollini da compilare autonomamente con il nome della fermata desiderata.
«L'idea ci è venuta una notte in un pub tra una chiacchiera e l'altra- ha spiegato la Hutton-; dopo un paio di gin, l'insieme degli autoadesivi "Wake me up at" è stato concepito. 26 weekend e 569 caffè più tardi avevamo trasformato il concetto in un pacchetto che potevamo vendere».
Nonostante sui bollini sia venuta meno la tipica cortesia british del "may/please/can/would you like", l'idea a quanto pare ha fatto felici molti pendolari, tanto che le due creatrici sono già state assoldate per lavorare sugli stickers delle linee della metropolitana di New York e Hong Kong, altrettanto estese ed affollate.
Qualche tempo fa il gruppo musicale degli Wham cantava «wake me up before you go go», costringendo, tuttavia, i loro emulatori ad essere svegli e, possibilmente, anche intonati.
Adesso, invece, l'importante è non avere la fronte imperlata di sudore, augurarsi che la colla degli stickers resista alle calde temperature sotterranee e sperare di avere come compagno di viaggio qualcuno che non abbia acquistato questi stickers..Il sapere di poter dormire in tranquillità grazie alla possibile sveglia di qualcun altro, infatti, potrebbe agevolare momenti soporiferi collettivi a catena.

30 marzo 2007

Il Lama Singha Rinpoche. La "saggia rockstar" d'Oriente

Non ho sbagliato a scrivere il titolo del post, nè voi a leggerlo. Il video è di Singha Rinpoche, lama buddista "rinpoche", vale a dire un monaco tibetano, reincarnazione di lama di livello spirituale elevato, che ha deciso di insegnare la via per il Nirvana attraverso le note dell'hip hop e del rap, rigorosamente in cinese, tibetano ed inglese.

La cosa che incuriosisce di più, in effetti, è l'appartenenza di Singha ai monaci "rinpoche", della scuola Vajrayana, molto diffusa in Tibet, specie nella sua zona centrale. Per oltre duemila anni, infatti, questi monaci hanno vissuto nei monasteri dell'Himalaya senza acqua, luce, gas e riscaldamento, ripetendo dalle quattro del mattino fino a tarda notte i mantra salmodiani e i canti e mangiando le cose cose che gli altri offrivano loro.

Risulta, dunque, per lo meno strano, che uno di loro abbia deciso di abbandonare la tipica veste arancione e la testa pelata per sfoggiare giubbotto di pelle nera, chioma fluente e ingellata, atteggiamenti da rockstar e commercializzazione del proprio sapere. Perchè di sapere si tratta, dato che Singha canta la dottrina buddista. Eppure è successo, scatenando l'ira funesta di quasi tutta l'Asia, già messa in allarme l'anno scorso dalla pubblicazione del suo libro "This is me", in cui non dava di sè proprio l'immagine di monaco probo e rispettoso dei precetti del Vajrayana. Il governo di Taiwan, pertanto, gli ha proibito l'ingresso nel Paese, avendo una condotta di vita totalmente contraria ai precetti dei monaci.

Ma Singha, a quanto pare, fa spallucce; oggettivamente bello e tenebroso, con una calda voce e numerosi fan nel Paese, invece di ripetere ossessivamente i mantra salmodiani in uno sperduto monastero tra le montagne, inginocchiato su un cuscino giallo con su ricamato il fiore di loto, preferisce fare il Buddha vivente, scrivere libri, incidere dischi e girare video e spot da mandare in onda nelle maggiori televisioni musicali asiatiche e mondiali.

Che sia questo l'unico modo per riuscire a parlare di anima e sua realizzazione nel 2007? Che si voglia emulare comportamenti non ortodossi rispetto alla comunità di appartenenza accaduti nel mondo cattolico (vedi il caso di Monsignor Milingo) per non far restare il continente asiatico un passo indietro in questo senso rispetto al "coltissimo" mondo occidentale?

O, forse, aveva semplicemente ragione John Fitzgerald Kennedy quando diceva che "il conformismo è il carceriere della libertà e il nemico della crescita".

29 marzo 2007

Decreto antiviolenza negli stadi. Come mai siamo governati da dei buffoni?

2 febbraio 2007: si gioca la partita Catania-Palermo.
In seguito alla guerriglia fuori dallo stadio, muore l'ispettore di polizia Filippo Raciti.
38 anni, una moglie e due figli.
Già il 7 febbraio si poteva leggere su tutti i giornali titoli come questo: «Il Consiglio dei Ministri ha varato stasera un decreto legge "severo e senza precedenti" », mentre Luca Pancalli -commissario straordinario della FIGC da settembre 2006- ringraziava ovunque il Governo "per l'impegno e la tempestività" con cui era stata affrontata la problematica delle sicurezza negli stadi.
Un mese dopo, il 7 marzo, il Senato approvava a larghissima maggioranza (246 voti favorevoli e 5 astenuti) il decreto legge contro la violenza negli stadi, che, però, a causa di alcune modifiche apportate durante le discussioni, doveva ritornare alla Camera per la conferma del voto (secondo l'iter della navette legislativa).
Il testo che veniva presentato ai deputati in quell'occasione prevedeva un forte giro di vite contro gli ultras, con un aumento delle pene; per lesioni gravi, ad esempio, la condanna da infliggere sarebbe stata aumentata a 10 anni e 6 mesi, invece dei 4 anni e 6 mesi attualmente previsti dal nostro ordinamento. Il provvedimento, inoltre, aumentava il Daspo -acronimo per Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive, misura già introdotta nel nostro ordinamento da una legge del 1989- ed introduceva pesanti sanzioni contro chi esponeva striscioni a contenuto razzista. Altre misure, infine, riguardavano la fragranza di reato -estesa a 48 ore- e l'impossibilità per lo spettatore di acquistare più di 4 biglietti di una partita.
Nella seduta della Camera del 15 marzo, tuttavia, le cose si sono complicate; molti, infatti, i punti su cui il dibattito si è animato. Nel dettaglio, gli aspetti che hanno fatto più discutere sono stati il reato ideologico per chi espone striscioni, l’inasprimento delle pene (con reclusione anche fino a 18 anni) per l’autore di lesioni gravi ai danni delle forze dell'ordine ed il differimento fino a 48 ore della flagranza di reato.
A ciò si è aggiunta poi la richiesta del presidente della Lega calcio, Matarrese, di apportare modifiche nella parte in cui si prevedeva che le società di calcio avrebbero dovuto pagare i costi di adeguamento degli stadi.
Al termine di quella lunga giornata, il risultato è stato che il decreto andasse ai supplementari, per usare un termine calcistico; per lunedì 19 marzo è stata, dunque, prevista una nuova riunione della Camera per la discussione su ulteriori emendamenti, da aggiungere all'unico approvato, ossia la "possibilità" -non più quindi la "doverosità"- per le società di partecipare alla spesa per l'adeguamento degli stadi.
Dopo più di una settimana di discussioni -ricca per di più di altre questioni importanti, quali il rifinanziamento della missione in Afghanistan-, infine, la Camera ha approvato l'altro ieri il "suo" decreto antiviolenza, che, tuttavia, necessita di un nuovo passaggio al Senato a causa delle modifiche apportate all'ultima versione da questo approvata.
Inoltre, ieri le commissioni Giustizia e Affari Costituzionali di Palazzo Madama hanno ulteriormente modificato il provvedimento in esame, rendendo perciò necessaria una nuova votazione di Montecitorio.
Sembra davvero, a questo punto, che nel nostro Paese sia più importante parlare di beghe, ricatti ed assunzioni di droghe di vari e presunti VIP o politici (che di politico hanno oltretutto e vergognosamente solo un immeritato stipendio da nababbi) piuttosto che occuparsi delle cose davvero serie ed urgenti che si necessiterebbe fare.
Un decreto, infatti, ha 60 giorni di tempo per essere convertito in legge, oltre i quali decade ex tunc, salva la facoltà del Parlamento di regolare i rapporti giuridici sorti sulla base del decreto non convertito in legge.
Questo decreto antiviolenza ha tempo per la conversione in legge fino al 9 aprile; tuttavia, sarà discusso in Senato fra il 3 ed il 5 aprile, dopodiché il provvedimento dovrà nuovamente tornare alla camera per la sua definitiva approvazione (salvo ulteriori modifiche in Senato).
Per la serie "domani è un altro giorno e si vedrà". Eh, già, perché il Parlamento si fermerà per le vacanze pasquali almeno dal 7 aprile.
Come dire...tanto, «l'input» che ha causato questi "lavori forzati e forsennati" al nostro Parlamento, non c'è più; quindi, perché sbrigarsi a combinare qualcosa di concreto ed importante?
Nessuno vuole davvero il decreto e i suoi tentativi di rendere civile e fruibile da tutti uno sport da sempre tra i simboli dell'italianità; nessuno, però, lo ammette.
Il gioco della politica italiana continua, dunque, nel rispetto delle prese in giro dell'elettorato.
Tanto poi si può sempre dare la colpa alla legge elettorale sbagliata o alla nostra costituzione troppo "antica".

23 marzo 2007

Ristorante Aurum:da Singapore, per "abituarsi" all'aldilà (o per lo meno alla sua anticamera)

Che gli asiatici siano abbastanza strambi e spesso geniali è ormai un dato di fatto per noi occidentali. Che abbiano, dal nostro punto di vista, stranezze nei costumi e nei modi di agire è altrettanto noto, come del resto dimostrato in molti e diversi campi. Non stupisce, quindi, che proprio dall'Asia -da Singapore per la precisione-, venga l'ennesima stranezza asiatica: il ristorante Aurum. Situato vicino la riva destra della zona di Clarke Quay, l'Aurum fa parte del complesso de La Clinica, un bar/ospedale/discoteca in cui i clienti sono serviti da cameriere vestite da infermiere. La stranezza nella stranezza, dunque. Ma non è finita qui.
Aurum, che in latino vuol dire "oro", è una struttura in cui, per l'appunto, tutti gli oggetti d'arredo sono patinati d'oro; ma la stravaganza del luogo non è certamente dettata da così poco, bensì dalla struttura generale del ristorante, partendo dalle suppellettili per finire al menù. Si mangia, infatti, su tavoli d'obitorio, "comodamente" seduti su sedie a rotelle totalmente dorate, gustando piatti che mixano la cucina "tradizionale" con gli esperimenti dei laboratori chimici.
Usando, infatti, idrogeno liquido, siringhe, gas di varia natura ed attrezzi da cucina presi in prestito direttamente dai laboratori scientifici, ogni giorno i clienti del ristorante possono gustare 13 piatti diversi, tutti ideati e realizzati mixando le tecniche di cui sopra, dando così origine a quella che viene comunemente chiamata "gastronomia molecolare".
Tra gli chef, non solo le migliori forchette segnalate dalla guida Michelin, ma anche i cuochi internazionali che hanno ricevuto i maggiori riconoscimenti del campo -tra cui spiccano Edward Voon e Paco Roncero, discepolo di Ferran Andria, avanguardista spagnolo-, pronti a soddisfare le voglie del palato di circa sessanta commensali.



Il direttore artistico de La Clinica, Clement Lee, ha affermato che la sua visione di questo luogo è stata ispirata dall'artista inglese Damien Hirst, di cui sono esposte all'interno circa 15 opere. Disposto su 15.000 piedi quadrati di spazio, La Clinica è un labirinto di stanze, ognuna collegata con l'altra, su uno spazio diviso su due piani. La pianta del locale -visibile online al sito www.theclinic.sg/index.html - è rappresentata da pasticche di varia manifattura, colore e tipologia, che vanno ad identificare i diversi ambienti; al primo piano, dunque, dall’ingresso (raffigurato nella planimetria da una banale aspirina), si può scegliere se dirigersi verso il Morphin -una delle due discoteche-, l’Antrax -uno dei bar principali-, la Caffein -o stanza concettuale-, o la Traffic Pill, luogo di transito per il Sarin (la stanza delle coppie), il Cianyde -altra concept room-, piuttosto che per il lounge Amino. Da qui, infine, si può anche andare alla Dispensary, ossia la zona riservata al merchandising.
Al secondo piano, invece, si può scegliere se andare all’ampio ristorante-night club Aurum, oppure nella stanza privata Phobia, al bar Insanity o nella stanza "dedicata alle ragazze", la Delusion; il Delirium, infine, costituisce il vip bar.
Nella sezione online dedicata alla presentazione dei drinks che si possono gustare qui, l'home page si apre con una scritta propiziatoria:“il tuo ultimo sorso”, con tanto di fotografia che rappresenta una sacca di sangue attaccata a mò di flebo, con su scritto: “sex on a drip”,vale a dire uno dei cocktail presenti nel menù. Fra le altre bevande disponibili, infine, anche il “nitrosangrìa" o lo "spray margarita” oltre a , naturalmente, pasticche al wisky. Argomento non toccato, invece, quello del costo dei servizi offerti da La Clinica; laddove questo dovesse provocare salassi, però, almeno saprebbero già dove "sistemare" la vittima di turno. Augurandosi, tuttavia, che i commensali non la scambino per un prelibato piatto della loro particolare cucina..

21 marzo 2007

Love Land, alias la Disneyland del sesso



Nord dell'isola di Cheju, Corea. Meglio nota fino a non molto tempo fa come l'Isola dei Viaggi di Nozze. Evidentemente i suoi visitatori non dovevano essere un granchè informati sul tema della fornicazione e dei piaceri sessuali se, proprio in quest'isola, è nato un parco che esplicitamente suggerisce ed insegna come trascorrere per lo meno la prima notte di nozze.

Oppure è nata proprio dalla ricca pratica sensoriale qui teoricamente praticata l'idea di costruire una Disneyland del Sesso in questa minuscola isola coreana.
E' il Love Land, un parco grande quasi quanto due campi da calcio, oasi felice dell'assenza di tabù in un paese fortemente rispettoso di usi e costumi non propri liberi. Attenzione però, non si tratta di mercializzazione di corpi o di vendite pornografiche rese lecite, ma piuttosto di un luogo in cui i novelli sposini possono prendere spunto per trascorrere i loro giorni sull'isola, piuttosto che educare sessualmente gli individui sin da piccoli...Sono ammessi, infatti, anche i bimbi sotto i 12 anni, che godono dei benifici della loro minorità non pagando il biglietto di ingresso, purchè siano accompagnati da adulti. Il tutto, dunque, come fosse un normalissimo luogo dove fare una passeggiata in compagnia dei propri figli, approfittando dell'occasione per insegnar loro anche qualcosa che vada al di là della solita vecchia storia dell'ape e del fiore.
La mano qui è stata calcata per bene sul concetto di "raffigurazione"; se infatti non si tengono corsi di educazione sessuale né si affittano ettari di terreno per soddisfare i pruriti sessuali dei visitatori, si fornisce tuttavia loro -ed in modo inequivocabile- il kamasutra acrobatico del nuovo millennio, attraverso gigantesche statue falloformi, piuttosto che inverosimili cartelli stradali o sculture in pietra di vario genere.
Ad esempio, a dare il benvenuto ai visitatori, una statua color oro raffigurante un uomo e due donne; l'uomo è in piedi, una delle due donne è in ginocchio e l'altra in acrobatica posa intorno al suo collo. Un consiglio pratico ed utile, quindi, per chi ama i menage a trois o non sa come risolvere il problema della propria infedeltà coniugale scoperta dal coniuge..
Lungo il percorso del parco, inoltre, si passa in rassegna tutto l'archivio del sesso e dell'erotismo, senza escludere i piaceri "solitari"; a riprova di ciò, una bicicletta "speciale", che ha come copertone delle piume invece che la gomma...
Se proprio dovesse essere vera la dicerìa-leggenda sulle misure degli uomini asiatici, attraverso il Love Land, almeno, viene data loro la possibilità di tirare fuori il proprio potenziale..del resto, tra i luoghi comuni c'è quello de "l'importante è saperlo usare"..che sia l'unico esempio di eguaglianza ideologica e pratica possibile?

19 marzo 2007

L'omo ha da puzzà

L'omo ha da puzzà. Finalmente è stato scientificamente dimostrato.
Lo sapevo che in fondo avevo sempre avuto ragione e che prima o poi qualcuno, invece, di etichettarmi come tipa stramba, avrebbe riconosciuto i miei meriti...
Una ricerca della University of California Berkeley (gli americani sì che si dedicano a cose importanti, altro che noi e le disperate ricerche del cervello della Gregoraci), ha, infatti, stabilito che una sostanza contenuta nel sudore maschile provoca in noi femminucce l'innalzamento del livello di un ormone, correlato sia all'attività cerebrale che a quella sessuale.
E' ovvio, che laddove l'una attività manchi, l'altra sarà stimolata per due...da questo assioma, dunque, la conseguente spiegazione alle azioni di bimbe di 14 anni che trastullano in vario modo i compagni di classe durante la ricreazione, piuttosto che la facile apertura di gambe di neo-dive o simil tali.
Stando a quanto pubblicato sul prestigioso Journal of Neuroscience, dunque, deve tornare in voga l'uomo alla Tomas Milian dei tempi d'oro del Monnezza: canotta lurida, ascella alla Franchino (ricordate "Fantozzi subisce ancora"?) e mano che, a seconda dell'occasione, "pò esse piuma o pò esse fero", per dirla alla Mario Brega.
La cosa più interessante dello studio è tuttavia la sua assoluta validità; precedentemente, infatti, esperimenti su reazioni ormonali create da feromoni (cioè le sostanze prodotte dalle ghiandole sudorali) erano già stati fatti, utilizzando però come cavie topi ed insetti.
Quanto pubblicato dall'università statunitense, invece, si basa su esperimenti effettuati su esseri umani; ad alcune studentesse della stessa University of Berkeley, infatti, è stato chiesto di annusare una bottiglia contenente andriostadenone -ormone presente nel sudore degli uomini- ed una di sostanza neutra. Il risultato è stato che quelle che avevano odorato la sostanza neutra se ne sono tranquillamente tornate alle proprie attività, mentre nelle altre è stato riscontrato un aumento del livello del cortisolo, che sebbene di per sè non sia un ormone sessuale, influenza tuttavia lo stato cerebrale, apportando miglioramento dell'umore e dell'eccitazione sessuale.
Ne deriva, dunque, che anche secondo gli scienziati l'omo ha da puzzà.
Proprio lo scorso agosto, tuttavia, alcune star holliwoodiane del calibro di Brad Pitt o Colin Farrell sono state messe alla gogna dai mass media proprio perchè parevano avessero qualche problema con la propria igiene personale.
Non resta altro, a questo punto, che chieder venia per aver in tal modo cercato di offuscare l'enorme fascino di questi divi e la sensibilità di chi li emula in tutto e per tutto, togliere dalle città i cartelloni promozionali dell'epilazione maschile con l'ottusangolo del Grande Fratello 1 (al tempo Sergio Volpini, fan della cera a caldo), fregarsene dei bagnoschiuma col ph neutro -perchè tanto le ascelle è inutile lavarsele- e soprattutto, seguire, sempre e comunque, il proprio naso...nel peggiore dei casi, porterà ad un accoppiamento..

18 marzo 2007

Dieci modi per resistere in un mondo di mezzeseghe

Cresciuti come siamo in un mondo di eroi, superman e fantastici quattro, in questi giorni di crisi e caduta di valori diventa problematico recuperare la stima perduta.
Accade anche ai migliori smarrirsi lungo il cammino, figurarsi a chi non è abituato a farsi raccomandare nè guidare. Certo, la cronaca si insinua da sempre nel mondo di chi cerca un lavoro, o una semplice parte. E così vien da chiedersi come poter uscire dal tunnel della depressione senza per questo dover vendere la propria dignità. Le contraddizioni sono molteplici come gli stessi professionisti della comunicazione assicurano ma il decalogo è presto fatto.
1) Partendo da una grossa verità, cercare di essere una sega totale e avere quella metà in più che manca agli altri;
2) In ogni caso, sega, mezzasega o competente, avere assolutamente faccia tosta e convinzione di quello che si fa;
3) Decidere di non diventare una sega totale, munirsi di fascetta alla Rambo e santa pazienza. Scarpe comode e sorriso preconfezionato. Al che bussare a tutte le porte sperando che qualcuno ti apra e non ti scambi per un rivenditore della Folletto;
4) Espatriare in altre nazioni più propense a valorizzare il talento individuale piuttosto che la raccomandazione che l'ha portato avanti, sperando di non essere tu, questa volta, "il parente di";
5) Rassegnarsi a vivere con uno stipendio basso ma con tanta stima da parte di amici e familiari (quella sul posto di lavoro, invece, a volte la si guadagna con le capacità, altre con l'invisibilità);
6) Scherzi a parte, mantenere viva e costante la speranza che ciò che sai fare prima o poi venga fuori e venga riconosciuto da chi ti può dare una mano a realizzare i tuoi sogni. Altrimenti ti resta solo una strada, di cui al punto successivo;
7) Aprire un chiosco di grattachecche sulla spiaggia delle Maldive. Potrebbe, oltre a fornirti un'abronzatura invidiabile, renderti il "confidente" di assetati vacanzieri, il più delle volte benestanti ed annoiati uomini d'affari;
8) Rassegnarsi a mettere nel cassetto le proprie lauree e specializzazioni per andare a lavorare come commesso full time in un negozio d'abbigliamento;
9) Se si è donna, tentare la via del circolo bocciofilo: uomo di mezza età, ancora parzialmente dedito a gustarsi la vita, probabilmente con una, anche se esigua, sommetta in banca, smanie di carriera deposte o già realizzate. Probabile possibilità per lei di rappresentare l'oggetto del desiderio altrui. Ergo: mantenimento a spese altrui.
Stessa cosa per gli uomini, con tuttavia, necessario cambio del luogo; qui si consiglia un circolo di bridge oppure i teatri di domenica pomeriggio. Cambia il sesso delle vittime, ma forse l'avidità femminile a una certa età è maggiore e per le donne sentirsi desiderate a qualsiasi età è fondamentale;
10) Last, but not least, ironizzare sul mondo di mezzeseghe e con spirito affrontare le maggiori difficoltà che si pongono a chi non lo è nemmeno un pò;




-Pezzo uscito il 25/12/2006 su www.imgpress.it-

15 marzo 2007

Sara e i suoi vizi da non dover per forza raccontare

Sara e i suoi vizi. Questa la riflessione che mi ha accompagnato stanotte, in seguito all'ennesima volta in cui, da povera "amica dell'amica", mi son dovuta sorbire 2 ore di chiacchiere inutili con un tipo dal cervello presumibilmente ristretto, che aveva puntato la mia bionda e boccoluta amica.
Mi sono trovata a svolgere un lavoro inaspettatamente arduo: inizialmente quello di far capire ad un misogino di tal specie che l'essere bionda non equivale necessariamente a desiderare solo diamanti. In seconda istanza, dato che l'attrezzo in questione pensava stessi facendo semplicemente degli elogi immaginari alla mia amica (in base ovviamente al precetto che se sei gnocca non puoi avere anche la testa e che al massimo tenti di far vedere di averla, sebbene in realtà non la possiedi affatto), ho puntato sullo sciorinamento dei vizi di Sara, augurandomi che, per toglierle di dosso questo troglodita del Terzo Millennio, sarei riuscita a smontare le sue mire di conquista svelando qualche suo vizietto, magari leggermente amplificato per raggiungere più facilmente il mio obiettivo. L'importante era, infatti, liberarla da questo rozzissimo bipede.
Tabagista dissoluta, dedita al bere e al mangiare, senza alcun freno inbitorio davanti ad una porzione di pasta ai funghi piuttosto che di pesce. Qui, tuttavia, ho sottovalutato la facoltà onirica del soggetto che avevo davanti; è, infatti, noto ai più -lui compreso- il trinomio Bacco, Tabacco e Venere, il che gli ha evidentemente fatto immaginare una lascivia irrefrenata della mia amica.
Per cercare di riparare la situazione, quindi, ho sottolineato come la voglia di Sara di smettere di fumare sia paragonabile a quella di Zeno, con conseguente puzza di fumo in ogni angolo della sua casa, della macchina o sui vestiti. Sorprendentemente, a questo punto il novello Casanova ha tirato fuori dal cilindro una reminiscenza scolastica a proposito delle sigarette; Freud, infatti, ha sottolineato una equivalenza simbolica tra la sigaretta ed il fallo, causando di conseguenza in lui l'arriciamento dei capelli ben scolpiti dal gel e lo sfregamento compulsivo delle mani.
Sono tornata, quindi, all'elogio delle sue virtù, nella speranza che capisse che una donna intelligente è molto più pericolosa di una stupida; gli ho parlato delle sue"letture pesantissime"e dell'amore per la musica classica. Quando mi ha risposto di non capirne di letteratura dato che non legge e di adorare anche lui la musica classica per la sua insita capacità soporifera, ho capito che sarebbe stato davvero un osso duro e che dovevo assolutamente escogitare qualcos'altro.
Come se non bastasse, Sara torna amabilmente al tavolo, sfoderando un sorriso perfetto e presentadosi allo sconosciuto, ben contenta di vedermi indaffarata da un pò di tempo a parlar fitto fitto con lui. Risultato: Sara ha iniziato a fare i miei di elogi, esaltando i miei pregi come solo chi ti vuole bene sa fare senza risultare ruffiano. All'ascolto di un brano che adora, si è quindi gettata in pista, facendo voluttuosamente ondulare quel gonnelino striminzito e tutto colorato, perfettamente visibile anche da lontano.
A questo punto, l'apoteosi: il soggetto di cui sopra, ben felice di notare la sensibilità e le doti ballerine della mia amica, ha iniziato a chiedermi come fare per conquistarla, i suoi gusti e le sue passioni.
Fatto tesoro del precedente scambio di battute sulla musica classica, ho deciso di proseguire nell'elenco dei vizi, sottolineando come la sua indecisione rasentasse la petulanza, come il suo finto parlare forbito fosse in realtà alternato -nei momenti di intimità o confidenza- ad un linguaggio misto tra il romano, l'italiano ed il calabrese (i suoi genitori sono infatti del Sud), causando spesso una impossibilità di comunicazione con lei.
Ho poi proseguito nel citare le sue innumerevoli manie: comprare scarpe di qualsiasi tipo e modello, ma non prima di aver girato milioni di negozi, aver chiesto consiglio a tutte le commesse e le amiche al suo seguito e magari aver deciso di tornare al primo posto in cui la sua attenzione si era posata.
Augurandomi che anche lui appartenesse alla schiera di uomini che odiano andare a fare shopping con le proprie compagne, ho quindi esagerato le manie spenderecce di Sara, delineando sostanzialmente un lato psicotico notevole, che la porta, tanto nei momenti di gioia quanto in quelli di nervosismo, a prosciugare letteralmente il fondo in banca per acquistare qualcosa che il più delle volte termina direttamente nell'ultimo cassetto dell'armadio.
La sua mania di ascoltare sempre a tutto volume la musica, anche di prima mattina, speravo avesse il giusto effetto su uno che a quanto mi sembrava soffrisse di narcolessia; anche questo tentativo, però, si è rivelato inutile, dato che il suo animo punkettaro ha goduto alla sola idea di poter suonare alle 4 di notte la sua amata chitarra acustica. Proseguendo nell'ambito delle manie, ho svelato come Sara ami leggere prima di andare a dormire, anche una pagina, ma rigorosamente tutte le sere, per poi dedicarsi a chiacchiere interminabili con chi condivide il suo letto. Qui, come per la musica classica, il sapere che una voce che parla ininterrottamente prima di addormentarsi ha effetto soporifero e calmante mi ha spiazzato quasi del tutto.
Ho deciso allora di mentire spudoratamente, puntando sull'unica cosa che un uomo non potrebbe mai tollerare appartenga alla sua donna: l'essere fallofobica. Sara che si sbaciucchiava in pista con il suo ragazzo, però, mi ha smentito in pieno, gettandomi definitivamente nella disperazione ed invogliando invece il mio compagno di tavolo a capire se eventualmente lei fosse fallofobica solo con il tizio in questione, data la mia recente affermazione.
Saltuariamente iraconda, intollerante, sicura di sè anche se profondamente fragile; lussuriosa, a volte accidiosa e sicuramente rompiscatole quando ha la luna storta. Tuttavia, il bellimbusto era ancora lì interessato sempre di più a Sara, finchè, è avvenuto il miracolo: presa dalla sindrome di Dirty Dancing, nell'effettuare un volteggiamento, la mia amica cade rovinosamente a terra, mostrando a tutti le vecchie mutande della nonna. Oltre ad essere fondamentalmente un'imbranata, l'assenza di fili interdentali al posto delle mutande -per di più con tanto di orsetti ballerini disegnati- l'ha punita per le sue manie di protagonismo.
Perchè, in fondo, per essere una gnocca, devi anche potertelo permettere a tutto tondo.



-Pezzo uscito il 13/01/2007 su www.imgpress.it

13 marzo 2007

Il "fattore stronzo"

Che gli uomini ai posti di comando in un ufficio siano spesso frustrati individui, dediti solamente alla carriera con nascoste velleità da Casanova è risaputo.
Che disgraziatamente una donna -il più delle volte corrispondente alla tipologia di zitella acida, cliente abituale di sexy shop ed amante della festa dell'8 marzo- sia ai vertici delle responsabilità è cosa abbastanza comune.
Ma Robert Sutton, novello supereroe dell'impiegato, non riesce a rassegnarsi all'idea che i moderni cloni del ragionier Fantozzi siano costretti a vedere filmati motivazionali e a farsi week-end coi colleghi in un agriturismo per rinsaldare l'armonia del team invece di starsene tranquillamente spaparanzati in poltrona. Magari perchè ritiene che la noia è un grande vantaggio: ha sempre qualcosa da dirti. Insomma, non arriva mai per caso. L'importante è capire quando e con chi ti annoi.
Sutton proprio non riesce a far tacere quel grido che gli opprime l'ugola: "il capo è uno stronzo!".
Sceso dalla cattedra di Stanford, questo professore ha non solo recentemente pubblicato uno studio in cui analizza il "fattore stronzo", ma anche creato un sito internet, dove le vittime di capi-tiranni (ed il più delle volte anche imbecilli) possono lasciare la loro esperienza traumatica.
La pubblicazione di questo studio, tuttavia, non è cosa originale, dato che in passato molti sono stati i manuali e prontuari per la difesa contro il capo malefico.
Ovviamente, con tanto di regole da seguire per evitare di soccombere alle più svariate tirannie dei superiori.
Negli USA, addirittura, un sito internet, My Bad Boss Contest, ha inaugurato una competizione per eleggere il peggior capo negli uffici; tale competizione è basata sui racconti dei dipendenti-martiri, da inviare con un massimo rigoroso di 250 parole a pezzo. Premio della gara, una vacanza relax, vinta lo scorso agosto da un tizio che si è visto togliere dalla busta paga 100 dollori dal suo capo; il suo simpatico Zio Paperone, infatti, si è trovato costretto a ridurre l'onorario del suo staff poichè in un solo giorno -tale 11 settembre 2001- tutti gli appuntamenti del suo studio dentistico furono contemporaneamente annullati, con grave danno per la propria attività.
Tornando a Stanford, di preziosa utilità è stata la sua netta distinzione tra "stronzi saltuari" e "stronzi ufficiali"; a seconda di chi si ha per superiore, infatti, il professore consiglia solidarietà e collaborazione con i colleghi egualmente esasperati, lo sviluppo della capacità di distacco emotivo dalle situazioni di mobbing o il ricorrere dallo psicologo.
Non dimenticando, però, chi sta dall'altra parte della barricata, l'esimio professore consiglia anche ai quadri dirigenti di incalanare la propria cultura d'impresa verso una "gestione efficace della stronzaggine"; eh, già, perchè mica uno ci nasce stronzo...sono le esperienze della vita che ti ci fanno diventare. Della serie: se non hai niente da fare non sforzarti di inventare qualcosa. Rischi solo di peggiorare la situazione.
Parole davvero molto sagge e d'ausilio al popolo dei bistrattati dai capo uffici idioti, se non fosse che i manuali di provenienza statunitense trascurano una serie di fattori che impediscono la generalizzazione dei metodi risolutivi anche al caso italiano.
Per l'Italia, infatti, bisognerebbe fare un discorso a sè stante, tenendo bene presenti alcuni punti:
1) In genere, in una azienda italiana, il capo è il padrone della bottega; nel caso non lo sia, è tuttavia sicuramente un parente prossimo o acquisito del Grande Capo.
Mandarlo a quel paese organizzando proteste di fantozziana memoria, porterebbe, dunque, solamente all'immediato stato di cassintegrato;
2) Nel caso in cui il proprio capo sia una donna -e non si sia stati ancora molestati sessualmente da lei in alcun modo-, si deve riconoscere che -al di là della possibile frigidità della donna-capo, causata dalla venuta degli attributi maschili per un adeguato ricoprimento del ruolo di donnaboss nel XXI secolo-probabilmente la capa non starà a sentire il dipendente frustrato, tutta impegnata ad impartire ordini alla segretaria bruttina ed occhialuta e a dettare al telefono al personal shopper la sua taglia esatta;
3) Spesso e volentieri i dipendenti italiani si lamentano del proprio capo perchè a causa sua non è stata istallato nel corridoio più vicino un distributore di cibo adeguato ai crampi allo stomaco del zelante lavoratore; come la scienza insegna, del resto, il cervello per funzionare bene necessita di zuccheri. Dato che le mense, però, sono spesso colme di simil cibi rigorosamente modificati, il distributore è l'unica possibilità di ossigenazione del cervello;
4) A causa delle leggi antifumo, inoltre, il povero dipendente italiano, lontano dalla salubre filosofia statunitense, è posto dallo Stato stesso nella condizione di doversi assentare con una certa frequenza dal proprio posto di lavoro, magari per andare a rinchiudersi in bagno o in altra stanza off-limit con l'unico scopo di assecondare il proprio tabagismo.
Questa, dunque, è in fondo la vera ragione dell'assenteismo generalizzato negli uffici, con annesso giramento di scatole da parte del capo salutista;
5) In occasione di partite della Nazionale piuttosto che della squadra del cuore, vige in Italia il diktat della "chiusura improvvisa e momentanea" dell'ufficio in questione; lo svago ludico e fideistico, del resto è nei geni del lavoratore italiano;
6) Esiste nel nostro paese una categoria dello schiavo doc: gli stagisti, che lavorano gratuitamente nelle aziende per tempi lunghissimi e con orari assurdi.
Perchè dunque far lavorare i dipendenti retribuiti da contratto? E' normale che poi questi si muovano in rivolta contro i superiori.
Unica consolazione, dunque, per i lavoratori italiani impossibilitati a seguire i consigli americani, è, tuttavia la consapevolezza di avere nel nostro sistema lavorativo una maggioranza di "stronzi ufficiali", che spesso e volentieri sposano questa peculiarità all'essere anche degli incompetenti totali.
Dover infatti combattere contro un capo preparato e "stronzo saltuario" comporterebbe una regolamentazione delle partite a tressette in orari morti, rispondere al telefono ogni volta che squilla e non poter andare nelle ore di lavoro dal parrucchiere o a fare la spesa.
La saltuarietà della stronzaggine del capo, infatti, permette, come per le targhe alterne, di fregare il superiore con i fantasiosi modi del cazzeggio all'italiana un giorno sì e l'altro no.
Scrivere un libro contro queste arpie "efficienti" piuttosto che "lavorare" implicherebbe, infatti, la diminuzione dell'altissima produttività aziendale italiana.


-Pezzo uscito il 07/02/07 su www.imgpress.it-