18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!



06 giugno 2007

Il buffone narrato: Sermonti racconta Rigoletto

Il filo che unisce Giuseppe Verdi e Victor Hugo legherà anche gli spettatori alla platea.
Sembra essere questa la promessa che la Compagnia Opera Oggi intende mantenere con il primo dei suoi imminenti progetti all'interno di Villa Lais: il Rigoletto di Giuseppe Verdi.
Composta sulla trama di Le Roi s'amuse (Il re si diverte) di Victor Hugo, l'opera verdiana, a causa della censura austriaca che la colpì al debutto, dovette essere parzialmente modificata rispetto all'originale francese del 1832. Protagonista, dunque, del libretto ricomposto da Francesco Maria Piave è Rigoletto -il cui nome è però la fedele traduzione del francese Tribolet-, buffone alla corte del Duca di Mantova, facilmente riconoscibile, peraltro, in Vincenzo I Gonzaga e sostituto dell'originale, re Francesco I di Francia.
Attraverso i racconti di Rigoletto, dunque, si ha un'immagine di cinico libertinismo e superficialità che caratterizzano la corte mantovana, riflesso voluto della corte francese. Basti pensare del resto ad una delle arie più famose dell'opera, La donna è mobile, cantata dal Duca nel terzo atto; riflettendo sulla propria visione di vacuità ed inaffidabilità femminile, egli di fatto, però, si appresta ad incontrarsi con una donna di strada, disprezzando da un lato quella che tuttavia dall'altro è oggetto dei suoi desideri più immediati.
Vittorio Sermonti, scrittore e narratore famoso per i suoi studi su Dante e per la recente rivisitazione dell'Eneide di Virgilio, racconterà l'opera di Giuseppe Verdi alternandosi a brevi inserti musicali interpretati da Katarina Nikolich, Massimiliano Tonsini, Arianna Ballotta, Gabriele Ribis, accompagnati al pianoforte da Marco Forgione, voci della Compagnia.
Il lavoro di Sermonti su Rigoletto riprende una parte del suo libro "Sempreverdi, 14 opere in forma di racconto", in cui ha prodotto per quattordici compositori quattordici libretti elaborati e reinventati su quattordici opere del compositore di Busseto.
Prima delle quattro serate proposte dalla Compagnia Opera Oggi, il Rigoletto con Sermonti fa parte della "Rassegna delle arti", che, tra gli appuntamenti dell'Estate Romana, vedrà ospitati all'interno della villa sulla Tuscolana spettacoli di teatro, musica e danza senza il pagamento di alcun biglietto d'ingresso.
Un'iniziativa che vede Villa Lais scenario anche degli altri tre appuntamenti della Rassegna, promossa dalla Compagnia Opera Oggi in collaborazione con il IV Dipartimento “Politiche culturali” del Comune di Roma e il IX municipio; il 15 giugno sarà la volta del concerto degli Aucstimantico -gruppo romano che fonde la tradizione della musica d'autore con ritmi folk, jazz, blues e multietnici-, il 16 giugno dello spettacolo El abrazo del Tango -un viaggio dagli anni '40 del '900 fino alle contaminazioni odierne dell'electro-tango- ed infine, il 22 giugno, di una rivisitazione della Carmen di Bizet, per la regia di Franco Ripa di Meana, già proposta peraltro l'anno scorso in alcuni luoghi dell'entroterra laziale e presso il Silvano Toti Globe Theatre.



-Pezzo uscito il 05/06/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

Wind Music Award all'Auditorium

Unendo la musica e la telefonia, difficilmente si dà origine ad un prodotto invendibile; del resto, binomi del genere in passato sono già stati sperimentati con successo. La notizia non è l'arrivo, però, di una nuova hit per l'estate, nè l'ultimo modello di cellulare in grado di far materializzare il cantante preferito mentre squilla il telefono, bensì un premio alla musica italiana, che, anche se rappresenta l'ultimo di una lunga lista di riconoscimenti, non è per questo meno importante degli altri.
Dal gemellaggio, infatti, tra Wind Telecomunicazioni S.P.A. e i prestigiosi British Music Awards questa sera verrà inaugurata la prima edizione dei Wind Music Awards, che avrà luogo all'Auditorium Parco della Musica con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Provincia di Roma.
A ritirare i premi, attribuiti in base alle vendite, gli artisti italiani che sono riusciti nel periodo gennaio 2006 - maggio 2007 a raggiungere la soglia delle 150mila copie di dischi e 30mila copie di dvd venduti. Un riconoscimento alla musica italiana ed alla discografia, dunque, che stasera si sposerà ai festeggiamenti per la musica in quanto tale; saliranno pertanto sul palco dell'Auditorium oltre ai premiati, anche ospiti famosi appartenenti non solo al mondo della musica, ma anche a quello della cultura e dello spettacolo.
Con la regia di Roberto Cenci, questa edizione dei Wind Music Awards vede come padrona di casa Cristina Chiabotto, affiancata sul palco, come ospiti d'eccezione, da Ambra Angiolini e Giancarlo Giannini; la trasmissione che si registra in serata, verrà quindi messa in onda in prime time giovedì della prossima settimana, il 14 giugno, su Italia 1.
L'idea di questo premio è nata da Giorgio Verdelli, autore e producer di molte trasmissioni dedicate alla musica -da ricordare quella in onore dei Beatles nel 1996 e di Francesco Guccini nel 1997- e Domenico Liggeri, autore e regista televisivo (Markette di Chiambretti) e di videoclip musicali -tra cui quelli di Alex Britti e degli Stadio tra gli altri-. L'organizzazione e la produzione curata da Friends and Partners, inoltre, ha trovato nella Wind Telecomunicazioni un promotore convinto che la musica italiana debba meritare un'attenzione elevata per la qualità dei testi e della melodia, da sempre elementi di riconoscimento e di prestigio della nostra indole mediterranea.
A pochi giorni, peraltro, dall'inaugurazione della Settimana della Musica che avrà luogo a Milano dall'8 al 15 giugno, questa manifestazione vuole fare da apripista d'onore alle celebrazioni musicali estive, che, dalla recente commemorazione del quarantennale dell'uscita di Sergent Pepper's dei Beatles, passando per le manifestazioni dell'Estate Romana fino a giungere ai numerosi concerti di riguardo che si terranno, vedono la Capitale molto attiva nella promozione di se stessa come valida alternativa allo strapotere discografico del Nord.



-Pezzo uscito il 05/06/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

05 giugno 2007

Gerico Blues al Teatro dell'Orologio di Roma

Un caso di omicidio, dei sospettati ed un investigatore; ecco che il plot del giallo perfetto è realizzato.
Ma se l'investigatore è un uomo disinteressato a risolvere il caso ed affranto dalla vita, come arrivare a scoprire l'assassino? Per fortuna, ad aiutare "involontariamente" la giustizia, ci pensano gli stessi sospettati: gli amici-nemici perfetti, in un gioco al massacro ricco di cinismo e rancori sopiti, si rivolgono infatti spontaneamente a questo ispettore che dal Gadget dei cartoni animati sembra aver ereditato la strampalaggine.
Questa la trama di "Gerico Blues", spettacolo di Gabriele Galanti con la regia di Silvio Romano, in scena per la prima volta, da oggi fino al 10 giugno, nella Sala Orfeo del Teatro dell'Orologio.
L'atmosfera noir dello spettacolo è dovuta non solo al gioco di luci ed ombre della scenografia e della musica, ma anche a quello dell'animo dei personaggi; Gerico, Matilde, Walter, Benedetta e Virgo sono, infatti, "amici da una vita", eppure esasperatamente cinici ed egoisti, al punto tale da interrogarsi a vicenda ed accusarsi senza scrupoli, nonostante la loro via di salvezza possa essere proprio la noncuranza con cui il commissario affronta il caso.
Fanno da filo conduttore alla vicenda i monologhi di uno degli "amici", Gerico, appositamente non rispettosi di una cronologia di narrazione, ricca invece di flashback ed immagini in apparenza disarticolate.
La trama del giallo poliziesco è solo il pretesto idoneo ad analizzare la reale considerazione che a volte le persone hanno dell'amore e dell'amicizia, nonostante questi due sentimenti vengano generalmente riconosciuti come tra i più importanti legami tra le persone.
E' un'ascesa verso il vuoto, lungo la quale l'arrivismo, l'egoismo e una sottile vena di perfidia coinvolgono indistintamente tutti i personaggi, a sottolineare la complessità degli intrecci umani, al di là delle definizioni dei rapporti stessi ed al di là della loro presunta e conclamata profondità.
In questo lavoro, Gabriele Galanti vuole mettere in crisi lo spettatore, presentandogli ironicamente -ed al tempo stesso in maniera tragicamente vera-, la possibilità che, davanti alle difficoltà e ai problemi, tutti o quasi possono diventare l'uomo di hobbesiana memoria, il cui naturale senso di sopravvivenza travalica qualsiasi limite e si abbandona all'ipocrisia e all'assenza di valori morali.
Il gioco del teatro di rappresentare una finzione facendola percepire come reale è in "Gerico blues" capovolto, sebbene non manchi la sottile speranza che la crisi dei rapporti umani possa essere solo una finzione teatrale e non uno spaccato di quotidiana aridità.


-Pezzo uscito il 05/06/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

04 giugno 2007

Una serata a suon di salsa


La salsoteca -il luogo in cui si balla la salsa- non è un locale ben definito, in cui si ascoltano solo i ritmi caraibici e latinoamericani generalmente chiamati così, ma spesso è una discoteca che apre le porte a questo genere musicale alcuni giorni a settimana, piuttosto che un luogo che offre ai suoi avventori anche della ristorazione targata "Latino-America".
La diffusione di questo ballo ha pertanto convinto i gestori dei locali che poteva essere più redditizio organizzare anche serate appositamente dedicate alla salsa e agli altri balli latinoamericani.
Ne è un esempio il Big Bang, in Via Aurelia 1051: pub, ristorante e locale insieme, che di venerdì riempe una delle sue quattro sale degli amanti dei balli latinoamericani, i quali possono anche cenare nel ristorante messicano prima di proseguire la serata a smaltire tacos e fajitas.
Famosa per essere la discoteca più grande d'Italia, il Palacavicchi (Via R. B. Bandinelli 130), invece, mette a disposizione dei salseri romani due delle sue sette sale; mentre il venerdi ed il sabato l'ingresso alla serata è di 10 euro, la domenica costa 6 euro e gli altri giorni è invece gratuito.
Qui Francesco Bartozzi e Paola Emanuele insegnano tre volte a settimana -sempre di sera- la salsa portoricana, mentre Toccy e Carmencita quella cubana, in due sale diverse.
Principalmente frequentato da ballerini stranieri, è invece il Marron Glacè, in Via Sassonegro 79; da più di dieci anni, la salsa, la bachata ed il merengue sono i balli che dal venerdì alla domenica riempiono questo posto dall'arredamento colorato. Qui, come in quasi tutte le salsoteche che offrono anche la didattica, si possono frequentare i corsi di ballo un paio di volte a settimana.
Infine, il Magic Fly, la discoteca che per prima nel 1983 ha portato i ritmi salseri a Roma, aiutandone la diffusione nella Capitale (Via Basanello 13/B, zona Grottarossa).
Il mercoledi sera in due sale si insegna salsa cubana, mentre il venerdi -sempre di sera-, si insegnano quella portoricana ed il new york style, ossia la "mambosalsa" dei portoricani di New York, il cui fondatore e leader è Eddie Torres.
Il basso costo (tra i 7 ed i 10 euro) se non l'entrata libera, uniti a un bicchiere di rum e a buona musica, fanno il resto.


-Pezzo uscito il 04/06/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

02 giugno 2007

The Beatles - A Day in the Life

30 maggio 2007

Quarta edizione del Premio letterario L'Argonauta, "Racconto di viaggio"

Non la conquista del vello d'oro, ma libri altrettanto preziosi.
Questo il bottino dei vincitori della quarta edizione del concorso letterario L'Argonauta, "Racconto di viaggio", la cui serata di premiazione si è tenuta ieri sera presso la libreria L'Argonauta di Via Reggio Emilia 89.
Nata dalla passione per i viaggi di Maria Letizia Pilloton -architetto- e Stefania Carracci -scrittrice-, la libreria L'argonauta, contemporaneamente alla sua apertura nel 2003 -proprio davanti al MACRO, il Museo d'Arte Contemporanea di Roma- ha indetto questo concorso, rivolto ad autori di opere inedite di narrativa in forma di racconto ed avente per tema il viaggio nel senso più generale del termine.


Avendo per suo fine la creazione di un luogo di ritrovo e confronto delle "anime viaggiatrici" per poterle dotare degli strumenti più adatti alla preparazione di un viaggio, la libreria L'Argonauta ha pertanto deciso di indire un concorso nazionale da cui nuove penne potessero venir fuori, data anche la grande difficoltà di oggi di pubblicare un proprio lavoro.
Se inizialmente, dunque, il premio L'Argonauta aveva un carattere più "dilettantistico", con gli anni, tuttavia, il concorso è diventato un momento importante per chi, come appassionato o come aspirante scrittore, abbia un viaggio da raccontare, riuscendo magari ad esser premiato da addetti del mestiere e professionisti e letto alla presenza anche di alcuni editori.
Come ha spiegato Stefania Carracci, nella duplice veste di padrona di casa e giurata, anche quest'anno, quindi, molti sono stati gli elaborati giunti per il concorso; dopo una prima selezione, ne sono stati scelti dieci e da questi, sono stati poi selezionati i cinque finalisti, convocati per la serata di premiazione. La giuria di quest'anno, formata da Sandra Petrignani -critico letteriario e redattrice culturale di "Panorama"-, Ennio Cavalli -poeta e giornalista del GR RAI-, Virginia Cappelletti -redattore capo e direttore responsabile della rivista letteraria "Il Veltro"- e Stefania Carracci -scrittrice-, ha poi scelto i nomi dei tre finalisti.
Il primo premio è andato ad Antonio D'Ettorre, con il racconto "Da stazione a stazione", geniale viaggio attraverso il mondo del precariato lavorativo, eseguito in maniera ironica ma non per questo superficiale od irreale. Anzi, a detta dell'autore, forse questo racconto è meno veritiero della realtà, stando alle confidenze di amici e conoscenti!
Il secondo premio è stato assegnato, invece, al racconto di un viaggio effettuato da Giovanni Di Pompeo a Cuba. Volontà dell'autore è descrivere un Paese che condanna lo strapotere statunitense adoperando tuttavia il dollaro come moneta utile per qualsiasi transazione, un paese in cui la gente danza per strada o si fa pagare profumatamente dal turista che vuole vantarsi di aver alloggiato nella stessa stanza di Al Capone presso l'Hotel National.
Un racconto costruito su un altro racconto, quello fattogli dal padre nel corso della sua vita, è, infine, il cuore del lavoro di Roberto Parrelli, terzo classificato con il suo "Antico sud". Il sapore della Calabria di tanti anni fa attraverso gli occhi del padre è quello che porta quest'uomo a vivere una regione in cui non ha mai abitato, ma che, nonostante ciò, sente appartenergli profondamente.
Due segnalazioni di merito, infine, sono state assegnate dalla giuria a "Da me a me. Il volo di Chang E sulla Luna", di Cristina Loizzo, e a "Il viaggio nell'anima e nel cuore" di Patrizia La Rocca, l'uno un viaggio effettivamente compiuto in Estremo Oriente e l'altro un viaggio nella propria essenza di donna.



-Pezzo uscito il 30/05/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

Tango, decine di locali per appassionati e curiosi



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-Pezzo uscito il 28/05/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

29 maggio 2007

I Portici a Ritmo di Tango. Quando Piazza Augusto Imperatore si trasforma nel Palazzo del Principe

Se è capitato di restare a casa il lunedi sera solo perchè si pensava che Roma non offrisse nulla ai cittadini a parte l'appoggiare le proprie gambe sul sofà, è il momento di smentirsi.
L'apatìa del lunedi romano è infatti scossa da una comunità numerosa ed ultimamente "invadente": quella dei ballerini di Tango Argentino.
Spinti forse dal ritorno in auge di questa danza, infatti, il variegato popolo del Tango si muove indistintamente per Roma, strisciando le superfici dei pavimenti, a tastare la possibilità di scivolare bene coi piedi.
Con la bella stagione e per il quinto anno consecutivo, è Piazza Augusto Imperatore ad esser presa d'assalto di lunedi sera. Dalle 22.30 circa, infatti, passeggiando sotto i suoi portici gambe impazzite e musica proveniente da uno stereo casalingo regalano ai passanti e agli avventori del vicino ristorante qualche ora di divertimento.
L'idea del Tango sotto i Portici nasce dalla necessità di trovare un posto in cui poter ballare liberamente e gratuitamente il Tango e dall'esperienza di cantastorie ed artista di strada del suo organizzatore, Cesare Magrini.
Munito pertanto di casse audio della macchina, batterie di ricambio e l'aiuto di un paio di amici, ogni lunedi, non appena il tempo si fa più mite e gli impegni lo permettono, si da vita a questa milonga improvvisata (oltre ad essere un tipo di ballo, infatti, la milonga è anche il luogo in cui si balla). Piazza Augusto Imperatore, del resto, sembra essere il posto più adatto; i portici preservano dai capricci del tempo, gli edifici circostanti sono perlopiù uffici, ed accanto c'è un ristorante wine-bar i cui avventori sembrerebbero gradire la presenza di questi ballerini, che, alla maniera di Buenos Aires, si stringono per strada in un abbraccio e volteggiano fino a che c'è la musica.
Sembrano immagini di un film di Fellini; i profili della gente nella penombra della luce dei lampioni; note struggenti od elettroniche, dal sapore in ogni caso antico.
Un amarcord da Gattopardo.
Attorno a chi balla, spesso si annida una folla di curiosi che, muniti di macchina fotografica o cellulare di ultima generazione, pensa di immortalare dei professionisti piuttosto che degli esaltati esibizionisti, curiosi nell'abbigliamento o nel modo di ballare o "momentaneamente" in un'altra dimensione.
In effetti l'eterogeneità dei partecipanti a queste serate è notevole; si va dall'amante della musica del Tango al maestro rinomato, dal principiante che timorosamente cerca di evitare gli altri ballerini, le colonne dei portici e le vetrine dei negozi circostanti alla coppia in cerca di applausi per le loro apparentemente impossibili acrobazie coreografiche.
Niente rose in bocca, scialli neri e caschè, però; questo stereotipo del Tango non corrisponde alla realtà. C'è il professionista in giacca e cravatta e lo studente, la casalinga ed il ragazzo con i capelli rasta in cerca, magari, della propria metà; lo straniero di passaggio nella Capitale che tenta si emulare chi lo circonda come quello che nel proprio paese balla il Tango e approfitta di questa inaspettata occasione per dare un valore aggiunto al suo ricordo della Città Eterna.
Tutti muniti di sacchetta per le scarpe, pertanto, ci si dirige in massa in questa piazza, desiderosi di lascarsi andare ad una casta forma di esibizionismo unita al piacere della danza. Anche al di là delle barriere linguistiche; non è raro, infatti, che spagnoli, francesi o tedeschi si facciano trascinare nella mischia ed improvvisino passi di Tango anche con le loro infradito. Il Tango, del resto, lo si balla in silenzio e col cuore, mezzo di comunicazione per antonomasia. Non serve parlare.
Ad informare i tangueri della serata provvede un sistema di mailing list, tramite iscrizione a tangonews-tangocontemporaneo-subscribe@yahoogroups.com
L'unica pecca della serata? L'orario in cui il sogno svanisce; intorno all'1, infatti, come una Cenerentola, si staccano le casse, si spegne la musica e si ripongono le scarpe, lasciando di nuovo i portici al loro silenzio. Almeno fino al lunedi successivo.



-Pezzo uscito il 28/05/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

Tangueri:elementi per riconoscerli

C'era una volta "il basettone cipiglioso col cappello e la donna che gli si arrampica con la coscia come panda sull'eucaliptus", direbbe Meri Lao, tra le maggiori studiose del Tango e della cultura latinoamericana.
Poi con il suo film "Lezioni di Tango", Sally Potter ha sovvertito questa idea, dando al pubblico un'immagine totalmente nuova del ballerino di Tango, interpretato dal moderno tanguero per eccellenza, Pablo Veron.
Jeans, capelli lunghi e scompigliati, l'animo in continuo turbamento e la musica, passionale e irruente. Il Tango come espressione massima del corpo e dei sentimenti, un fare l'amore continuamente accettandosi e negandosi a vicenda.
Non è possibile fare un identikit generalizzato dell'attuale tanguero; nelle milonghe -dove si balla il Tango-, infatti, si alternano l'abbigliamento anni '30 e quello della recente cultura hip hop.
Dal completo gessato da "mafioso pizza&mandolino" -con tanto di scarpa lucida bicolore e fazzoletto nel taschino-, si passa, dunque, al pantalone col cavallo largo e maglie di taglie più grandi, con scarpe da ginnastica fosforescenti, rigorosamente con la suola liscia per poter scivolare bene.
Per non parlare delle donne tanguere, creature "angelicate" che nel Tango hanno il "solo" dovere di lasciarsi andare mestamente alla guida dell'uomo senza proferire parola od osare opporre resistenza ai suoi comandi. Sfilano pantaloni strettissimi e gonne vaporose, vestiti micro o magliette trasparenti; l'importante è, però, avere le caviglie libere dagli orli, per evitare che il tacco si impigli durante un voleo (vale a dire una rotazione della gamba, fatta a mezz'aria).
L'elemento che fa in ogni caso la differenza è la scarpa di lei; un'ossessione che sfiora il feticismo. Tacchi altissimi e a spillo connotano le gambe di chi le indossa come agili e capaci di qualsiasi meraviglia, mentre quelli grandi e bassi etichettano subito la principiante di turno.
Molti i giovani frequentatori delle milonghe: la generazione dei trentenni è quella che, sebbene additata come in perenne crisi, sembra ricercare più delle altre un contatto ravvicinato con le persone. Poi madri e padri di famiglia, facilmente riconoscibili anche dalla loro repentina scomparsa dalla pista ad un'ora prestabilita, come se tutte le baby sitter o i coniugi non ballerini imponessero la medesima ora di rientro. Ci sono anche le coppie, ovviamente, quelle così "esclusive" da andare in milonga per ballare solo col partner e quelle che invece ci vanno ostentando un'assenza di possessività quasi anormale.
Altra peculiarità del tanguero moderno, oltre la sacca delle scarpe sempre in macchina, l'assenza del sigaro in bocca e del bicchiere di wiskhy, sostituito piuttosto da una bottiglia d'acqua.
Del resto, basta un abbraccio inebriante per rendere incoscienti le persone.
Questo, sì, che accomuna tutti i tangheri.



-Pezzo uscito il 28/05/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

Intervista a Prez

Ciao Prez. Innanzitutto un paio di domande su questo nome...cos'è?? Un diminutivo, un acronimo, un soprannome? Il tuo vero nome invece? Come mai hai scelto proprio Prez?
Innanzitutto il mio vero nome è Elia. Il nome PREZ è il soprannome che mi hanno dato gli amici considerando le mie "mani bucate" e la mia mania di fare shopping compulsivo. Questa è la versione ufficiale... quella ufficiosa è cosi infantile che non ci tengo a raccontarla... la verità è la fuori : )
Sei molto giovane, eppure hai già inciso un album d'esordio. Come ci sei approdato? Hai lavorato da solo a questo progetto e poi lo hai sottoposto alle case discografiche, oppure sei stato "scoperto" da qualcuno con cui poi hai lavorato? Dimmi tutto su come nasce Prez come artista!
Vorrei precisare che non è un album d'esordio ma un EP di 5 pezzi. Prez come artista nasce a 14 anni, sotto l'influenza dei primi tormentoni di Eminem sbarcati anche in Italia. Da li in poi la strada è fatta di km e km di fogli scritti, penne Bic consumate fino all'ultima goccia d'inchiostro, sviluppo di un proprio stile, primi palchi nelle assemblee scolastiche con il mio ex socio Kimo, prime esperienze live e conseguenti primi "successi" musicali e amorosi ( si sa che l'artista ha sempre un certo fascino quando sale sul palco... : ) tra il pubblico delle varie scuole superiori.
In questo progetto ho lavorato insieme a 2 persone speciali, Penta e Jack (Protocollo Zero) , dalla quale ho imparato tantissimo e a cui devo tantissimo. Sono arrivato a loro grazie ad amici in comune, anche se Penta lo conoscevo già da anni perché cantava nel gruppo "rivale" , i Majestic 12. Poi abbiamo fatto girare tra le case discografiche alcuni miei pezzi finche Latlantide ha accettato di farmi firmare un contratto discografico. Un VERO contratto discografico : )
Il tuo primo singolo si chiama "Le bambine fanno ahhhhhhhh". Come mai hai scelto una canzone sicuramente irriverente come questa per proporti al pubblico? Com'è nata l'idea di questa canzone?
L'idea principale della canzone è far capire al grande pubblico che il mondo dello spettacolo, del pallone e della televisione nasconde al suo interno una serie enorme di contraddizioni, di bugie e realtà distorte. Più semplicemente, non dovete credere a tutto quello che vedete in TV. Abbiamo scelto questa canzone come primo singolo perché ci sembrava il momento adatto di "denunciare" questa finzione scenica: dopo i numerosi scandali scoppiati al suo interno ( il calcio sporco, le partite falsate, Vallettopoli, ecc...) molte persone hanno finalmente aperto gli occhi.
Hai molti featuring nel tuo disco. Come nascono queste diverse collaborazioni?
Le collaborazioni nascono dal fatto che conosco tantissimi artisti molto validi, sempre disposti a sperimentare qualcosa di nuovo; inoltre fin dall'inizio ho voluto dare al disco un'impronta molto particolare e per questo avevo bisogno di artisti provenienti da altri ambiti musicali, con idee diverse dalle mie.
E' da poco in radio il singolo Dancehall Time. Che effetto ti fa sentirti passato in radio? Ci speravi/credevi? Che tipo di recezione credi stia avendo questo singolo? Anche se è ancora molto presto per poter dire come sta andando Dancehall Time in radio, sono soddisfatto perché il pezzo riceve ogni giorno commenti positivi, dagli addetti ai lavori e dal pubblico. Sinceramente io di persona in radio non l'ho ancora sentito, per il semplice fatto che ho pochissime occasioni di ascoltare la radio durante il giorno... e purtroppo l'Ipod non ha ancora quella funzione tra le sue caratteristiche : )

Nel tuo album d'esordio, prodotto da Latlantide, ci sono due canzoni oltre a "Le bambine fanno ahhhhhh". Me ne vuoi parlare?
Le altre 2 canzoni all'interno dell' EP sono "Senza di me" , pezzo autobiografico scritto 2 anni fa che mi racconta un po' (nel bene e nel male...) , e "La risposta di una stronza", il primo pezzo che ho scritto per il mio progetto solista con il quale mi sono presentato allo studio Protocollo Zero. È un testo a cui tengo molto perché parla di un due di picche da me ricevuto e della conseguente vendetta alla stronza di turno. Ah ah ah... : )
Per il genere di musica che fai, preferisci i Live o le registrazioni in studio?
Sicuramente il live, per il contatto diretto con il pubblico e per la possibilità di improvvisare qualsiasi aspetto di un pezzo.
Com'è Prez in live?
Prez in live? Finora mi sono potuto esprimere solamente in piccoli "cameo" , come spalla al tour di Penta o per qualche minuto soltanto quando promuovevo il singolo precedente. Non ho ancora avuto un MIO personale show, e spero tantissimo che questo album mi dia la possibilità di mettere in pratica le tantissime idee che ho in testa per il MIO live.
A giugno esce l'album. Ci puoi anticipare qualcosa?
Vi anticipo soltanto di comprarlo ORIGINALE... e se dovete masterizzarlo almeno fatemi un pò di pubblicità!!! : ) scherzi a parte vi stupirà perchè al suo interno ha influenze molto varie, dal reggae al rap, dal pop al rock, dall'elettronica al soul... CHECK IT OUT
Lavorare con i ritmi hip hop e l'italiano non sempre risulta essere facile. E' innegabile che questo tipo di musica si presti molto di più ad essere accompagnata dall'inglese. Che ne pensi? Trovi difficoltà a fare rap in italiano?
Assolutamente no!!! adoro la mia lingua!!! L'inglese è una lingua che si presta moltissimo alla musica perchè a livello sonoro è ricca di assonanze, ma l'italiano è cosi dolce ed espressivo, cosi caldo e raffinato che non necessita di paragoni.
E' in progetto di rappare anche in inglese?
Non penso farò un pezzo rap in inglese perchè manca la scioltezza tipica dell' hip-hop americano nel parlato quotidiano (lo slang) principalmente a livello grammaticale. Ma qualche testo in inglese l'ho già scritto e cantato ( in particolare un pezzo techouse) e mi sono accorto che devo migliorare un pò nella pronuncia : ) infatti a breve vorrei andare a Londra, per fare esperienza "sul posto" .
Di te si dice che sei "esteticamente non corretto". Ascoltando i tuoi testi sicuramente si intuisce perlomeno qualcosa di questa tua "scorrettezza". Come mai esteticamente preferisci presentarti curatissimo invece dei soliti pantaloni larghi e t-shirt xxl??
Rispondo in poche parole... non lo faccio per moda o chissà quale altro strampalato motivo. SEMPLICEMENTE in questo momento della mia vita mi vedo bene vestito cosi. Il periodo da B-boy "esteticamente corretto" l'ho già passato... e con molto stile : )))
Hai un myspace. Dall'avatar di myspace sembri tutto fuorchè un rapper. Pensi che il tuo look glamour possa danneggiare in qualche modo l'idea della musica che fai?
"Look glamour" mi piace : ) sinceramente se il mio ascoltatore si deve basare sul mio look (particolare per lo stile che faccio... ) ancor prima di ascoltare la mia musica, e da li trarre giudizi... beh... preferisco non sia un MIO ascoltatore. Stiamo parlando di MUSICA e non di MODA. La moda è solo un' ovvia conseguenza della musica e dell'artista in sè.
Che ti aspetti dall'uscita dell'album?
Mi aspetto una cosa in particolare: fare tanti live in giro per l'Italia perchè adoro il concerto, il dopo - concerto e il dopo - dopoconcerto : ))) vorrei andare spesso al sud quest'estate, per il calore delle persone e per il calore della sabbia : )
Progetti live a breve?
Per ora no ma vi terrò informati : )


-Pezzo uscito il 29/05/2007 su www.lineamusica.it-

25 maggio 2007

Tra Olanda ed Egitto, l'Italia. Al MACRO di Roma poker di nazioni


Un uomo, romano e cosmopolita; una donna, egiziana ed ecletticamente sensuale. Infine un collettivo, olandese e "sovversivo"; non è uno strambo menage a trois, bensì la proposta (decente!) del Museo d'Arte Contemporanea di Roma per i prossimi mesi.
Paolo Canevari, Ghada Amer e l'Atelier Van Lieshout sono infatti i protagonisti di tre mostre personali, allestite da oggi ed in esposizione per alcuni mesi, presso il MACRO di Via Reggio Emilia.
Con la collaborazione tra l'Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma e lo stesso MACRO, è stato inaugurato a metà maggio il festival "Olandiamo?", che, lungo tutto il corso del 2007, farà da vetrina alla migliore produzione artistica olandese.
L'Atelier Van Lieshout, dunque, all'interno di questo sodalizio artistico, occupa da oggi la hall del MACRO, trasformandone la grande vetrata attraverso un'ingombrante installazione, chiamata The Technocrat 2002-2007.
Composta da quattro parti, l'installazione è un circuito chiuso di cibo, alcol, resti organici ed energia, come a comporre una Cloaca Maxima. In occasione dell'esposizione romana, alcune di queste parti sono state appositamente create, come quella raffigurante "i cittadini" (The Burghers), controfigure plastiche dell'essere umano. Queste controfigure svolgono quotidianamente le medesime funzioni per salvaguardare il circuito di cui fanno parte e da cui dipendono per la sopravvivenza; in quanto parti di un medesimo ciclo, dunque, sono anche loro a rischio riciclo e sostituzione. Una riflessione in assoluto, pertanto, sul divenire dell'uomo e sull'ambiente da lui modificato ma che ne determina la sua stessa esistenza.
Un video in cui un pneumatico brucia come un cerchio di fuoco accoglie invece i visitatori nelle sale Panorama del Museo; inizia da qui l'esposizione personale di Paolo Canevari, tra i sei artisti italiani invitati a partecipare alla Biennale d'Arte di Venezia che si terrà il prossimo giugno.
Un'arte fortemente simbolica la sua, ricca di rimandi al passato e ad un futuro ipotizzabile, sempre che si accetti la destabilizzazione di ogni preconcetto ideologico, fortemente voluta e ricercata dall'artista.
Per "Nothing from nothing" -questo il titolo della mostra di Canevari-, inoltre, è stata appositamente creata l'installazione Twin, vale a dire due sculture rettangolari di identico volume, rivestite interamente dal battistrada di copertoni automobilistici.
Infine, disegni su carta di grande formato portano il visitatore a raffrontarsi su temi politici ed ambientali di rilievo, conducendolo per mano verso la terza mostra semi-permanente del Museo, dedicata ai venti anni di produzione artistica di Ghada Amer ed allestita nelle sale Macro.
Quaranta opere divise per quattro grandi temi: la parola e la scrittura, la condizione femminile, l'erotismo ed il disegno.
Installazioni, dipinti su tela o disegni su carta, tutte le opere della Amer risentono della sua terra, l'Egitto, attraverso il suo richiamo costante effettuato con gli onnipresenti ricami a fili colorati.
L'unione tra la pittura -dall'artista definito un linguaggio maschile-, il ricamo -stereotipato ferro del mestiere di donna-, la pittura e le ideologie del suo paese natìo realizza un prodotto in perenne contrasto con quello che poi la donna Ghada ha vissuto in prima persona, vivendo per un lungo periodo in Grecia e quindi stabilendosi a New York. Come un voler rigettare tutte le forme convenzionali di interpretazione del ruolo della donna basato su una visione antica e bigotta anche del suo erotismo e della sua sessualità.
Infine, la ripetizione di una stessa immagine a riempire la tela, per poi riscrivere sopra con i pennelli o l'ago, realizza la volontà della Amer di affermare un presente diverso da quello che falsi perbenismi ideologici imporrebbero all'agire femminile.
Tre percorsi artistici diversi per affrontare differenti aspetti del quotidiano, rendendo così tollerabile, come diceva Friedrich Nietzche, la vista della vita.
-Pezzo uscito il 25/05/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

24 maggio 2007

Una Leone-ssa per Amnesty International. Al Teatro Vittoria di Roma.

"Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene.
A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta".
Se non appartenesse al repertorio di Woody Allen, questa freddura potrebbe essere l'ironico inizio dello spettacolo di Cinzia Leone, 48 anni, che andrà in scena domenica 27 maggio al Teatro Vittoria. Con questa serata, organizzata insieme all'Associazione Puntoeacapo, la Leone sosterrà la campagna di Amnesty International contro la violenza sulle donne, presentando per l'ultima volta dopo due anni di tournèe il suo "Poche idee ma molto confuse".
Una performance dissacratoria ed irriverente, in linea con lo spirito di una donna che di leonino non ha solo la capigliatura; in questo spettacolo, infatti, l'attrice ed autrice vuole mettere in ridicolo la moda di spettacolarizzare anche gli eventi più banali del quotidiano. Occi ci si illude di poter cambiare la realtà che non piace attraverso "effetti speciali" -migliorando il look grazie alla chirurgia estetica, ad esempio, o partecipando ad un reality televisivo-, senza tuttavia rendersi conto che in realtà, nella sostanza delle cose, nulla cambia per davvero.
Nulla di più adatto quindi per riportare al centro dell'attenzione i veri problemi delle donne in molti paesi anche "civilizzati", che riderci su, grazie a quelli più superficiali su cui la Leone ironizza con maestria. Questo deve aver pensato l'Associazione Puntoeacapo ed Amnesty International chiedendo ad una donna che sulla sua pelle ha vissuto importanti problematiche, di sostenere altre donne vittime di un male non direttamente dipendente da loro.
La condizione della donna nel 2007 continua ad essere un tema di tragica attualità. Sono in tante ad essere picchiate, maltrattate, violentate se non uccise, per mano dei loro mariti o partner, e subiscono, in molti paesi, l'inesistenza o l'inadeguatezza di legislazioni e politiche atte a combattere la violenza domestica. Amnesty International ha da poco tracciato un programma in quattordici punti indirizzato ai governi, affinché si concentrino maggiormente sul problema.
La campagna poggia le basi sulla Piattaforma d'azione di Pechino firmata dodici anni fa con l'intento di salvaguardare in modo particolare le donne di tutto il mondo, nel rispetto più generale dei diritti inalienabili ed indivisibili della persona; una campagna, tuttavia, che dopo anni dalla firma di questo documento sottolinea la persistenza del problema.
"Un nuovo spot per stare meglio?" -scrive la Leone nel suo blog www.cinzialeone.com- "Stati d'ansia?Angoscia? Preoccupazione? Non fumare, non mangiare, non prendere una qualunque pasticca...prenditi Percul. Percul non è un medicinale, è un rimedio assolutamente naturale. Basta raccontarsi una semplice stronzata durante lo stato di preoccupazione. Prendendoti Percul ritroverai tutta la superficialità di cui hai bisogno".
Ma se invece non avete intenzione di seguire il "consiglio", partecipate allo spettacolo.
La Leone lo proporrà gratuitamente come suo personale contributo all'iniziativa di Amnesty, e il ricavato della vendita dei biglietti (15 euro) sarà interamente devoluto al lavoro del Movimento per la difesa dei diritti umani. Il Teatro Vittoria, da parte sua, ha eliminato i cos\ti di prevendita al botteghino, proprio a sostegno di questa manifestazione.


-Pezzo uscito il 24/5/07 sul Quotidiano della Sera di Roma-

23 maggio 2007

Giovanni Falcone. Il coraggio di morire per le proprie idee. 15 anni dopo.


Marrone, bianco e azzurro.
Poi il grigio dell'asfalto e del fumo ed il rosso del sangue.
Era il 23 maggio 1992 e sull'autostrada Trapani Palermo quei tre colori viaggiavano da poco, portando dall'aereoporto di Punta Raisi a Palermo il giudice Giovanni Falcone, la moglie, Francesca Morvillo e sette persone della sua scorta.
All'altezza dello svincolo di Capaci quei tre colori si mischiano e si assemblano; 500 kg di tritolo in un tunnel appositamente scavato sotto l'autostrada per Palermo.
Il marrone non esiste più. Del bianco della Croma, resta solo la parte posteriore dell'auto. Dell'azzurro dell'ultima macchina qualcosa di più e tre agenti feriti. Sono stati sventrati dall'esplosione centinaia di metri di autostrada.
Muoiono Giovanni Falcone, 53 anni, Francesca Morvillo, la moglie quarantaseienne e tre dei suoi agenti di scorta: Vito Schifani, 27 anni, Rocco Di Cillo, 30 anni, ed Antonio Montinaro, anche lui trentenne.
Un radiocomando dalla campagna circostante ha azionato i 5 quintali di tritolo; la mano che l'ha premuto sembra essere quella di Giovanni Brusca, su ordine di Totò Riina.
Dopo 57 giorni, un'esplosione in Via D'Amelio,a Palermo, uccide il giudice Paolo Borsellino e i sei uomini della sua scorta.
Venti giorni prima di morire, Borsellino rilascia a Lamberto Sposini per il TG5 una intervista, l'ultima. E' un uomo scosso, "impegnato a recuperare tutte le possibilità operative sulle quali il dolore ha inciso in modo enorme". Si rende perfettamente conto di essere un cadavere che cammina, come aveva affermato Ninni Cassarà.
Negli anni le indagini e i processi hanno portato a molte condanne, ritrattazioni, sconti di pena, mistificazioni della realtà.
Ancora oggi non si sa bene chi siano stati i reali mandanti della strage, come del resto ha ricordato anche questa mattina Maria Falcone, la sorella, sulla banchina del porto di Palermo, dove è approdata la "nave della Legalità", con a bordo 1300 tra studenti ed insegnanti, sbarcati per le commemorazioni della strage.


Sono passati 15 anni.
Giovanni Falcone una volta disse che "si muore generalmente perchè si è soli o perchè si è entrati in un gioco troppo grande", amando citare spesso un'altra vittima di un sistema corrotto, J.F. Kennedy, che diceva che "un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli e le pressioni." Questa, secondo loro, la base di tutta la moralità umana.

Ma la nostra moralità dov'è se ancora non siamo riusciti nemmeno a svelare chi tra le istituzioni voleva morto Falcone e Borsellino, aiutando i boss della mafia a compiere la strage?



21 maggio 2007

La storia ci racconta. Fino al 27 maggio all'Ara Pacis

Il Rosso e il nero.
Il colore del sangue e del buio, ma anche della passione e dell'oblìo.
Otto momenti della storia del nostro Paese in cui questi due colori si sono alternati e fusi, tinte forti di uno ieri la cui forza d'impatto sul nostro oggi è stata spesso sottovalutata o negata.
Un'indagine approfondita ma non solo accademica del Novecento italiano, con tavole rotonde, visione di documentari storici e una mostra sulla propaganda politica in Italia dal 1948 al 2001, a dimostrarne la trasformazione in comunicazione politica.
Questi alcuni degli ingredienti della Settimana della Storia, che, da oggi fino al 27 maggio farà dell'Ara Pacis il luogo della memoria storica trasversale.
Realizzata dall'associazione Il tempo e la storia presieduta da Luca Giansanti, la manifestazione parte dalla constatazione che la storia è diventata negli ultimi anni sempre più tema di discussione anche per la gente comune.
Un evento, dunque, il cui impianto assolutamente culturale è evidente; con l'ausilio di quarantacinque professori e studiosi di storia, si vuole proporre al grande pubblico la narrazione di un pezzo del Novecento italiano, innanzitutto attraverso convegni sui punti di svolta della nostra storia, come Caporetto, il fascismo, l'8 settembre, il Sessantotto o il delitto Moro.
I nomi dei relatori sono, inoltre, di tutto rispetto; dalla prima giornata con Lucio D'Angelo ed Antonio Gibelli, domani interverranno Roberto Vivarelli e Giovanni Sabbatucci, Maurizio Degl'Innocenti, Giovanni Aliberti, Galli Della Loggia, Paolo Pombeni e Pier Giorgio Zunino.
Tra gli altri, poi, anche Francesco Perfetti, Marcello Flores, Pietro Scoppola, Francesco Barbagallo, Nicola Tranfaglia e Mario Morcellini.
I documentari messi a disposizione da RAI Educational, inoltre, danno un contributo visivo rilevante, dato il ruolo essenziale di divulgazione avuto finora dalla televisione, mentre di sera la storia viene raccontata al Caffè, dove giornalisti, registi ed esponenti della canzone completano la memoria del passato attraverso le diverse forme d'arte che se ne sono occupate.
Ad entrata libera da Via di Ripetta, la Settimana della Storia vuole essere un momento di sereno ed approfondito confronto con il nostro Novecento, a dimostrazione che quando Montanelli diceva che un popolo che non conosce il proprio passato non può capire granchè del proprio presente, aveva assolutamente ragione.

15 maggio 2007

Pensiero notturno

Yo adivino el parpadeo

de las luces que a lo lejos

van marcando mi retorno.

Son las mismas que alumbraron,

con sus palidos reflejos,

hondas horas de dolor.

Y aunque no quise el regreso,

siempre se vuelve al primer amor.

La quieta calle donde el eco dijo:

"Tuya es su vida, tuyo es su querer!"

Bajo el burlon mirar de las estrellas

que con indiferencia hoy me van volver.


Volver,

con la frente marchita,

las nieves del tiempo

platearon mi sien.

Sentir,

que es un soplo la vida.

que veinte años no es nada,

que febril la mirada

errante en las sombras

te busca y te nombra.

Vivir,

con el alma aferrada

a un dulce recuerdo,

que lloro otra vez.


Tengo miedo del encuentro

con el pasado que vuelve

a enfrentarse con mi vida.

Tengo miedo de las noches

que, pobladas de recuerdos,

encadenan mi soñar.


Pero el viajero que huye

tarde or temprano detiene su andar.

Y aunque el olvido,

que todo destruye,

haya matado mi vieja ilusion,

guardo escondida un esperanza humilde,

que es toda la fortuna de mi corazon.


Carlos Gardel y Alfredo Le Pera
(Volver)


14 maggio 2007

Chanel!




"...oui, je m'appel Coco..no, no de cognome..
..quello è Tottì, oui, con l'ascentò sulla
"ì".


Miò fratélò Christiàn ( per l'amichi Dior), ha sugerìtò a mamà Illary
(oui, la ex-leterinà di Pasaparòlà) e a mon papà Pupòn (Er Capitano) 'sto
nomè.
Son natàa da due jornì ma sonò giàa la plus important lupacchiòtt de
Romà...

Sarà perchè c'ho un nome, come si direbè qui a
Roma....ORIBBILE (ovviamente con una "erre" e due "bi")??
Très chic, très lord, potrrebè dirrè mon tante Mellory
(certo che pure lei...bel nome!)
...e io invece mi pongo una domanda...
MA CHE CAVOLO AVETE FATTO STI NOVE MESI INVECE DI
PENSARE A UN NOME DECENTE PER ME???
Ops, pardòn, parbleu!"
(Traduzione dei primi vagiti della figlia di Totti fatta all'Ospedale San Pietro di Roma lo scorso 13 gennaio. Si ringrazia la cortese collaborazione dell'ostetrica Catherine Deneuve du Platini Bardot de Pupòns)


Emozioni

"Stavo ballando. O per lo meno ci provavo a dare senso a quei passaggi di peso e alla mia rigida impostazione di danzatrice classica.
Ero stretta a quel lui sconosciuto. Ma stavo bene, nonostante l'impaccio di non saper che fare e di non riuscire a cogliere alla perfezione i segnali che il suo corpo mi dava.
Però sentivo il suo respiro sulla mia bocca, la sua mano sulla schiena stringermi come per non farmi scappare da quell'abbraccio.
Stranamente, però, io non volevo scappare.
E' stata la prima volta che davanti a qualcosa che mi costringeva a rispettare delle regole altrui non opponevo resistenza, anzi, avevo voglia di essere guidata da quelle braccia per qualsiasi destinazione.
Ha avuto così inizio la mia seconda vita, parallela a quella di graffi e maschere che conduco ancora oggi; quella dell'anima libera, come se finora non lo fosse realmente stata. Una seconda vita come fossi un'araba fenice, bisognosa di redimermi dalla zozzura che mi aveva coinvolto e dal dolore che mi aveva reso così tetra.
Dopo più di anno che ho sciolto le briglie dell'anima, eccomi a capirne l'effettivo valore di quel mio gesto "incosciente" di qualche tempo fa. Sono una persona diversa, più consapevole del senso dei battiti del cuore, più fragile per questo, ma a maggior ragione più felice di essere in grado di liberarmi dagli orpelli quotidiani almeno in quei frangenti in cui il ritmo di una canzone va all'unisono con i battiti del mio cuore.
E' stata la mia via di salvezza. Ne sono sempre più sicura.
Anche se Selvaggia è pericolosamente tornata nella sua imponenza dentro di me. Anche se mostro la parte più vera di me mentre in silenzio lascio che il mio corpo risponda ai passi richiestimi dal partner di turno e con la testa faccio penetrare le note fin nel profondo. Anche se ballo per ore, tornando a casa non sono mai stanca. Ho riscoperto il senso di fare ciò che mi piace davvero.
Certo, è pericoloso. La lotta tra i miei due lati del cuore è sempre più dura; la Selvaggia irruentemente tenera scalpita per mostrarsi a tutti così.
Ma non si può.
Il dolore del passato mi ricorda quanto sia problematico avere il coraggio del cuore. Ma mentre ballo passo con superficialità su quel ricordo, chiudo gli occhi e libero me stessa, respirandomi.
In quei momenti sono felice.
Almeno questo ho giurato di concedermelo.
Anche se mi ferirò nuovamente.
Del resto, sono anche io fatta di sangue.
Ecco perchè ho permesso a lui di entrare nella mia vita, anche lui irruentemente tenero. Anche lui colpito da battiti del cuore che spesso fanno male. Anche lui fragile. Meravigliosamente consapevole anche lui, però, della gioia di rispettare se stesso e i suoi desideri attraverso la copertura della musica.
E' iniziata così. Ballando. Respirandoci. E' stata subito emozione.
Sanguinerò, certamente. Ma, appunto, sono anche io fatta di sangue".


(da un libro mai pubblicato)


09 maggio 2007

Silvia Salemi. "Il mutevole abitante del mio solito involucro"



Il 7 maggio, presso il Jet Set -locale di prossima apertura in zona Eur, a Roma- Silvia Salemi -o meglio, "la zita", come più volte nel corso della serata, s'è divertita a definirsi-, ha presentato alla stampa il suo ultimo lavoro, "Il mutevole abitante del mio solito involucro", in uscita nei negozi da venerdì 11 maggio.
Dopo quattro anni di assenza dalle scene e presenza totale nella sua vita (nel frattempo, infatti, s'è sposata e ha partorito Sofia), torna una Silvia diversa da quella che eravamo abituati ad ascoltare.
Nel corso della serata, infatti, questa sicula dal sorriso disarmante e dagli occhi grandi e profondi, ne ha dato ampia dimostrazione; ha presentato alcuni brani del suo ritorno sulla scena musicale, dimostrando alla platea -comodamente seduta ai tavoli, con pancia piena e bicchiere di buon vino!- di non essersi affatto "rammollita" o addolcita "eccessivamente" con la gravidanza, ma anzi di avere una gran voglia di sfogare sul palcoscenico tutta la carica di "femmina e voce possente" che possiede e che, con sua estrema gioia, ha tuttavia dovuto mettere da parte per prendersi cura della sua bimba.
Un viaggio attraverso la forza e la dolcezza, la passione e la malinconia, ritmi ballerini e dolci ballate, tra cui un omaggio alla sua terra, "Domenica siciliana", per portare alla ribalta «anche il volto sano della Sicilia e non solo quello disgraziato di tragedie».
In radio dal 20 aprile è invece il primo singolo di quest'album, che ne costituisce anche il titolo, "Il mutevole abitante del mio destino" ed il cui video, girato nella splendida Orvieto, ha visto l'esordio di Beppe Fiorello nelle vesti di regista. Un singolo che, secondo Silvia, è «il simbolo di una libertà conquistata faticosamente ma ostinatamente negli anni; una libertà stilistica, intellettuale e morale».
La co-produzione insieme a Nando Sepe e l'esser stata co-autrice dei dieci pezzi insieme a Giampiero Artegiani, le ha permesso di prendersi la libertà di scrivere ciò che voleva condividere con gli altri, senza doversi preoccupare «delle esigenze dei discografici, ma avendo ampia libertà di ragionare su ogni singolo accordo senza fretta».
Il risultato è un album ricco di femminilità, intesa nel senso pieno della parola, con le luci ed ombre che appartengono a tutti ma che bisogna avere il coraggio non solo di riconoscere, ma anche di mostrarle con fierezza e dolcezza, in quanto parti di un unico essere, assolutamente speciale.
-Pezzo uscito il 09/05/07 su www.lineamusica.it

24 aprile 2007

23 aprile: muore Boris Eltsin. E l'Italia risponde con un bel silenzio!


Era il 1985.
Un anno fondamentale per la storia dell'URSS; muore, infatti, Cernenko, sostituito da un certo Mikhail Gorbaciov nella guida del PCUS, con Andrej Gromyko a presidente della Repubblica.
Dopo pochi mesi di governo, Gorbaciov riuscì a stipulare a Reykjavik con l'allora presidente statunitense Reagan un accordo bilaterale per la riduzione degli armamenti nucleari; sostanzialmente, un primo importante passo verso la distensione dei rapporti tra i due paesi, dopo anni di quella che è meglio nota come "guerra fredda".
Negli anni successivi, grazie a Gorbaciov, furono scarcerati uomini politici ed intellettuali dissidenti, venne avviata la riabilitazione politica e giudiziaria di dirigenti vittime dei processi staliniani, segnato l'inizio di «un lungo viaggio», caratterizzato dalla glasnost (trasparenza) e basato sulla perestroika (nuovo corso).
Grazie alle molte riforme politiche, economiche e sociali dell'URSS, si arrivò anche al ritiro dell'armata dall'Afghanistan (occupato dal 1979 per decisione di Breznev), ma anche alla messa in moto di movimenti rivendicativi nazionalisti da parte di molte delle repubbliche che costituivano l'Unione.
Sostanzialmente, tra il 1988 e il 1990, molte le Repubbliche che proclamarono l'indipendenza, sancendo ufficialmente a dicembre del 1991 la fine dell'URSS e la nascita della CSI, ossia la Comunità degli Stati Indipendenti.
Nel 1991 viene eletto presidente della Federazione Russa Boris Eltsin, nato nel 1931 in un umile paesino delle repubbliche Socialiste Sovietiche, dallo strambo nome di Bukta.
Introdotto nel Comitato Centrale da Gorbaciov, questo ingegnere edile presto dedicatosi agli affari politici del suo Paese, divenne nel 1985 capo della sezione moscovita del partito. Nel 1987, durante una riunione plenaria del Comitato Centrale, il suo spirito idealista lo portò a denunciare la corruzione dilagante dell'apparato burocratico sovietico e l'ostracismo di molti dirigenti sovietici nei confronti dell'opera riformista di Gorbaciov; questa presa di posizione gli costò la retrocessione ad amministratore delle Poste. Tuttavia, Eltsin nel 1989 venne eletto nel nuovo Congresso dei deputati dell'Unione Sovietica e nel 1991 presidente della Federazione Russa.
Qualche mese dopo la sua elezione a presidente, nell'agosto, Boris Eltsin riescì a fermare un tentativo di golpe appoggiato dai detentori conservatori del potere politico, ostli alla politica riformista di Gorbaciov, permettendogli di restare al potere ancora per qualche mese, anche se, ormai, come quasi un ostaggio nelle mani dello stesso Eltsin. Quest'ultimo, esponente della corrente del riformismo avanzato, avviò pertanto una serie di riforme -soprattutto economiche- mirate alla destrutturazione del precedente sistema economico e finanziario del Paese, al fine di crearne uno completamente diverso.
La disgregazione in tante piccole unità politicamente autonome, inoltre, impose a Eltsin la stipula di una serie di accordi con quelle che fino a poco tempo prima erano state semplicemente delle realtà sottomesse al potere superiore della Federazione Russa. Inoltre, in quel momento la CSI non era niente più che una sigla, che necessitava, perciò, di essere riempita di contenuti giuridici e poilitico-economici.
Se dopo il processo di disgregazione della Federazione, la Russia viene accettata dall'ONU come nazione che sarebbe subentrata all'URSS anche come membro permanente del suo Consiglio di sicurezza -con gli annessi oneri finanziari per il ritiro dell'armata russa dall'Afghanistan, dagli Stati baltici e dall'Europa centrale-, tuttavia, il paese che Eltsin si trovò a dirigere era estremamente confuso, politicamente debole ed economicamente in crisi, sebbene assolutamente innocuo dal punto di vista militare, e, quindi, (stranamente!) improvvisamente "amico" degli Stati Uniti.
Se nel 1993, infatti, un referendum popolare approvava la sua opera politica, nel 1996 il secondo turno elettorale per le presidenziali venne da Eltsin vinto con difficoltà; sempre nel '93, inoltre, l'opposizione parlamentare di Ruslan Khasbulatov potè essere sedata solo con la forza da parte delle compagini governative.
Un continuo alternarsi di governi, il costante conflitto tra potere politico e legislativo (ad esempio nel dicembre del 1995, Eltsin si trovò senza maggioranza parlamentare per via della questione inerente la Cecenia), l'elaborazione di una nuova costituzione "presidenziale" nel 1993, la natura composita dello Stato russo (21 repubbliche, 49 regioni, 10 distretti autonomi e 2 città a statuto federale), una prima guerra contro la Cecenia (dal 1991 al 1996) seguita poi da una seconda (iniziata nel 1999). Questo il succo di quanto dovette affrontare Eltsin nel suo paese e per il suo paese.
Poi il passaggio di consegne del potere a Vladimir Putin, alla fine del 1999, per gravi problemi di salute.
Ieri, 23 aprile, la morte di Boris Eltsin, sostanzialmente bypassata da telegiornali e quotidiani, come se fosse morta una persona qualsiasi, come ne muoiono tante.
O come se, oggi, parlare di Russia significasse anche sporcarsi l'inchiostro e le mani di morti al polonio, segreti inconfessabili ed inconfessati, da coprire con la segatura dell'omertà e della noncuranza.
Il gioco delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
Eppure Boris Eltsin è stato uno dei personaggi-chiave del secondo Novecento; ha evitato che la follia di un popolo affamato e provato da anni di crudeltà e malgoverno uccidesse Gorbaciov durante la sua vacanza in Crimea; ha creduto che davvero il suo paese potesse essere in grado di sopportare anni di processi alle intenzioni, fame "comunisticamente" condivisa e conseguenze di una guerra fredda non certamente voluta da lui.
Ha creduto in una perestroika radicale, dalle fondamenta, rigorosamente da buttare giù perchè tenute insieme solo dai fili di pochi ed esclusivi burattinai assetati di potere, corruzione e morte.
Ha creduto che, come ricordava anche De Andrè, dai diamanti (o presunti tali) non nascesse niente, ma che dal letame potessero nascere dei fiori.
Dopo i casi scandalosi della Politkovskaja, di Litvinenko, parlare di Russia è davvero troppo scomodo, specie se si deve parlare di un uomo che ha messo nelle mani dell'attuale presidente Putin tutto il potere di una nazione, specie se si devono ammettere gli errori economici da lui fatti, così come le molte riforme liberali attuate senza l'autorizzazione del Parlamento sovietico. Specie, dunque, se si deve fare un rendiconto del "bene" e del "male" di un uomo che è passato a miglior vita, un uomo non certamente e facilmente riconducibile al girone dei dannati, ma nemmeno a quello dei beati. Specie se nessuno osa dire che l'uomo che Eltsin ha favorito al potere è un personaggio tanto occulto quanto molti altri suoi predecessori, con l'unica differenza, però, di non essere ancora stato sentito da un tribunale internazionale.
In fondo, negli ultimi anni, la madre Russia ha dato il commiato a tanti suoi uomini; uno in più non fa differenza.
Beffa del destino o simbolo di sottili e perversi giochi internazionali la dichiarazione del portavoce per la sicurezza nazionale degli USA, Gordon Johndro, che ha definito Boris Eltsin "una figura storica in un tempo di grandi cambiamenti e di grandi sfide per la Russia"?
Noi, da buoni italiani, siamo stati pressocchè zitti sulla morte di Eltsin, non ci siamo granchè pronunciati.
Del resto abbiamo ben altri "eroi della Corona" a cui pensare.

18 aprile 2007

Assassinio a Malatya




Ankara, 18 apr. (Adnkronos/Ign) - Sono tre, secondo un ultimo bilancio, le persone uccise da un uomo armato di coltello che ha assaltato una casa editrice che pubblica Bibbie nella città turca di Malatya. Lo ha precisato l'emittente privata turca Ntv che in un primo momento aveva parlato di 4 vittime, mentre altre due persone risultano ferite gravemente e ricoverate in condizioni critiche ospedale.

Halil Ibrahim Dasoz, governatore locale di Malatya, città della Turchia centrale, ha detto che sono state arrestate 4 persone che al momento vengono interrogate dalla polizia. L'emittente ha riferito inoltre che la casa editrice Zirve era stata criticata per le sue pubblicazioni religiose dagli ultranazionalisti e che c'erano state manifestazioni di protesta di fronte alla sua sede. Secondo quanto riferito dal governatore Dasoz, una delle tre vittime sarebbe di nazionalità tedesca.

Sono giunti sul posto il capo della Polizia di Malatya, Ali Osman Kahya, e il procuratore capo della città, che non lasciano trapelare per il momento notizie sull'identità e sul numero esatto degli attentatori. In passato la casa editrice Zirve è stata contestata da gruppi di manifestanti che la accusavano per le sue pubblicazioni cattoliche, in particolare alcune edizioni in turco della Bibbia.
(Notizia riportata come scritta dal sito dell'ADNKronos.)
ANIMALI.

16 aprile 2007

Strage al Virginia Tech di Blacksburg


Stati Uniti. Una scuola, un giorno normale.
Studenti ed insegnanti, a scuola per educarsi ed educare, nel forse inutile tentativo di procurarsi un futuro migliore.
Poi degli spari. Urla, momenti di panico, persone che corrono dappertutto, terrorizzati, feriti o miracolosamente incolumi.
Grida e terrore.
Dei proiettili uccidono o fanno crollare per sempre certezze e speranze di qualcuno di quei ragazzi, colpevoli solamente di appartenere ad una nazione in cui molto è lecito e permesso, in nome dell'alto valore della democrazia e della libertà, anche se queste vengono portate avanti tramite assurdi proibizionismi, sconsiderati bombardamenti oltreoceano o libera vendita di armi e proiettili, anche ad adolescenti.
E' successo qualcosa di analogo anche nel 1999, il 20 aprile per la precisione, a Littleton, sobborgo della città di Denver.
Eric e Dylan, insieme 35 anni, facendo fuoco all'impazzata all'interno della loro scuola, la Columbine, uccidono 12 studenti ed un insegnante e feriscono molti altri giovanissimi allievi, dopo aver disseminato l'intero edificio di bombe ed altri ordigni di manifattura artigianale.
Questi due adolescenti si erano facilmente procurati delle armi, le avevano rifornite di munizioni grazie agli acquisti fatti al supermercato, avevano costruito ed acquistato bombe, che avevano accuratamente provveduto a disseminare ovunque nell'edificio con tanto di esplosione a tempo programmato; per colpire di più, per moltiplicare il terrore e il sangue, come del resto le esplosioni anche dopo la fine della sparatoria hanno confermato.
Il tutto nel nome di folli idee, probabilmente deviate dalla cosidetta "chiesa ariana", piuttosto che dalla diffusione di videogiochi violenti e film di guerra o dalla paura della paura. Il tutto, inoltre, nel giorno della nascita di Adolf Hitler, combattuto dagli americani cinquant'anni fa le cui idee, tuttavia, permeano buona parte della gioventù americana.
Una delle tante ombre nere della cultura statunitense.
Quella di Colombine non è stata però la prima strage in una scuola statunitense, nè l'ultima, purtroppo.
Questa mattina, in Virginia, all'interno del campus della Virginia Tech di Blacksburg, due sparatorie distanziate di qualche ora l'una dall'altra hanno segnato l'ennesima vittoria della follia e della facile possibilità di realizzarsi in un Paese in cui sono reperibili ed acquistabili come fossero sigarette anche armi, elementi esplosivi e proiettili (del resto, dal film-documentario di Michael Moore abbiamo saputo che quest'ultimi sono in vendita in molti supermercati). La prima è avvenuta intorno alle 7.30 del mattino, nel dormitorio West Ambler Johnstone Hall; due ore dopo, la seconda sparatoria, quella più violenta, nella Norris Hall, dove si tengono le lezioni di chimica ed ingegneria.
Il bilancio, finora, è di 32 morti e di almeno 28 feriti; uno dei killer è stato ucciso dalla polizia in seguito ad un'irruzione dopo la seconda sparatoria, mentre un altro ipotetico killer a quanto pare è nelle mani dell'FBI.
Gli allievi del Virginia Tech questa mattina sono stati tenuti costantemente aggiornati di quello che stava succedendo all'interno del campus attraverso il sito internet dell'università; poche frasi, brevi, lapidarie e di agghiacciante terrore: «There has been a multiple shooting with multiple victims in Norris Hall»; «all people in university buildings are required to stay inside until further notice. All entrances to campus are closed».
Nel 1776, veniva firmata la Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America.
Il suo incipit dice così:
«Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità;..che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità».
Possibile che in 230 anni circa a nessuno è venuto in mente di prendere sul serio queste parole e sovvertire davvero il potere politico americano per le sue mancanze nei confronti dei diritti fondamentali dei propri cittadini?
A questo punto, però, non ci si stupisca poi se avvenimenti come questi o come l'attacco alle Torri Gemelle avvengono nel cosiddetto "Paese della Democrazia".
Evidentemente, il ragionamento sulle proprie azioni, prima che siano irrimediabilmente sconsiderate, non è materia insegnata nei college di questa Nazione.
Anche la strage di oggi, in fondo, lo dimostra.



10 aprile 2007

Matrimonio fallito:divorce party o bara per le fedi nuziali?

Quando un matrimonio arriva al capolinea, poche sono le opzioni del possibile agire.
Una potrebbe essere seguire l'esempio di Barbara ed Oliver Rose, che dopo un'aspra e lunga battaglia per alimenti, riconoscimenti vari e soprattutto per il possesso della loro splendida casa muoiono, tuttavia, romanticamente insieme dopo esser precipitati nel vuoto appesi ad un lampadario.
Una seconda opzione potrebbe essere quella di prendere spunto dal film di Hugh Wilson e fondare insieme ad altre amiche abbandonate dal marito per la giovane ed avvenente biondina di turno un club delle prime mogli, tramite il quale vendicarsi bellamente degli ex mariti fedigrafi.
Se invece si è d'animo meno vendicativo, dagli Stati Uniti negli ultimi anni sono state avanzate ipotesi più goliardiche per porre fine ad un matrimonio, quali, ad esempio, il celebrare un divorce party, ossia una festa per l'avvenuto divorzio. Per questa speciale occasione, quindi, molte le società nate per occuparsi del catering e della scelta del luogo più adatto per la festa, piuttosto che di stilare un'adeguata lista degli invitati e di dispensare preziosi consigli sulle torte (si legge a tale proposito su www.divorceinfo.com, che una buona idea per la torta potrebbe essere quella di farla con decorazioni oscene: «My favorite cake (at a female only party, of course) was the anatomically correct testicles and teeny tiny phallus. The climax of the party was the ceremonial cutting off and flushing down the toilet of the tiny phallus, followed by cutting up and enjoying the balls »)...
Sulla scia delle celebrazioni solenni per la fine di un matrimonio, infine, una società americana, la Jist Enterprises LLC, di Westfield (New Jersey), ha pensato di risolvere "pacificamente" il problema del dove sistemare le fedi nuziali togliendole da sotto gli occhi del neo-single piuttosto che dai cassetti della biancheria, creando per l'occasione delle vere e proprie bare in miniatura, così da poter dare degna sepoltura a parte della propria vita.
Per questi wedding ring coffin -acquistabili sul sito www.weddingringcoffin.com-, i cui interni di pregiato velluto nero, con esterni di solido legno e rifiniture in mogano sono garantiti, è anche possibile scegliere la targa più appropiata da applicare sulle mini bare tra alcune standard (tra queste, molto sagace è ad esempio quella che saluta il proprio matrimonio così: «Mi ha spezzato il cuore, ma io gli ho prosciugato il conto in banca»), piuttosto che coniarne una personalizzata.
Il tutto a una modica cifra, sempre se si considera la particolarità dell'acquisto: 29.95 dollari con targhetta preconfezionata e 34.95 dollari con quella personalizzata. Da poter comodamente pagare, ovviamente, con carta di credito.


«C'era una volta una giovane donna
abbastanza fortunata da incontrare un uomo
che credeva fosse il suo principe.
Si innamorarono,
si sposarono,
ebbero dei figli
e vissero bene o male felicemente.
Ma dopo 20 anni di baci al suo principe,
la donna si accorse che lui
era in realtà un rospo»




Chiunque si identifichi con questa favola e non decida di fondere l'oro della fede nuziale per farsi un dente, ha da oggi, un'opzione in più.
Per la vendetta, del resto, c'è sempre tempo.





06 aprile 2007

Buona Pasqua!


"Wake me up at.."


Quante volte è capitato di tornare stanchi dal lavoro? Quante di combattere strenuamente sull'autobus o sulla metro contro il sonno, desiderando piuttosto di avere poteri sovrannaturali in grado di trasportarci immediatamente sul divano di casa?
Quante ancora, invece, di svegliarsi incoscienti ad un capolinea sconosciuto per aver trascorso l'ultima mezz'ora di tragitto placidamente dormendo?
Complice forse l'efficiente linea metropolitana che collega tutti gli angoli della città, il costante dondolìo dei vagoni nel loro andare e i comodi sedili, per i londinesi, evidentemente, l'appoggio della testa penzolante sulla spalla del vicino di sedile è normale routine.
Chi torna a casa con la tube, però, da qualche tempo ha un servizio supplementare oltre il trasporto: la sveglia da un eventuale pisolino proprio alla destinazione d'arrivo desiderata.
Questa, tuttavia, non è una trovata di Ken Livingston (sindaco di Londra) per aumentare le possibilità lavorative della metropoli, bensì un'idea di due ragazze, Alice Tonge e Cathy Hutton, creatrici degli stickers "Wake me up at".
Acquistabili in quattro store della City (Urban Outfitters, Magma, American Retro, Aria and Best) e sul sito internet
http://www.wakemeupat.com/, si tratta di speciali adesivi che il narcolettico di turno può appiccicarsi sui vestiti piuttosto che in faccia, suggerendo ai presenti il nome della fermata a cui dovrebbe scendere, confidando parallelamente, prima di concedersi a Morfeo, nell'efficienza filantropica dei suoi compagni di vagone.
Per soli 4 £, dunque, si possono comprare questi colorati bollini su cui sono prestampate le fermate principali della metropolitana -con tanto di richiesta di sveglia: "Wake me up at"-, cui si aggiungono altri bollini da compilare autonomamente con il nome della fermata desiderata.
«L'idea ci è venuta una notte in un pub tra una chiacchiera e l'altra- ha spiegato la Hutton-; dopo un paio di gin, l'insieme degli autoadesivi "Wake me up at" è stato concepito. 26 weekend e 569 caffè più tardi avevamo trasformato il concetto in un pacchetto che potevamo vendere».
Nonostante sui bollini sia venuta meno la tipica cortesia british del "may/please/can/would you like", l'idea a quanto pare ha fatto felici molti pendolari, tanto che le due creatrici sono già state assoldate per lavorare sugli stickers delle linee della metropolitana di New York e Hong Kong, altrettanto estese ed affollate.
Qualche tempo fa il gruppo musicale degli Wham cantava «wake me up before you go go», costringendo, tuttavia, i loro emulatori ad essere svegli e, possibilmente, anche intonati.
Adesso, invece, l'importante è non avere la fronte imperlata di sudore, augurarsi che la colla degli stickers resista alle calde temperature sotterranee e sperare di avere come compagno di viaggio qualcuno che non abbia acquistato questi stickers..Il sapere di poter dormire in tranquillità grazie alla possibile sveglia di qualcun altro, infatti, potrebbe agevolare momenti soporiferi collettivi a catena.