18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!



21 marzo 2007

Love Land, alias la Disneyland del sesso



Nord dell'isola di Cheju, Corea. Meglio nota fino a non molto tempo fa come l'Isola dei Viaggi di Nozze. Evidentemente i suoi visitatori non dovevano essere un granchè informati sul tema della fornicazione e dei piaceri sessuali se, proprio in quest'isola, è nato un parco che esplicitamente suggerisce ed insegna come trascorrere per lo meno la prima notte di nozze.

Oppure è nata proprio dalla ricca pratica sensoriale qui teoricamente praticata l'idea di costruire una Disneyland del Sesso in questa minuscola isola coreana.
E' il Love Land, un parco grande quasi quanto due campi da calcio, oasi felice dell'assenza di tabù in un paese fortemente rispettoso di usi e costumi non propri liberi. Attenzione però, non si tratta di mercializzazione di corpi o di vendite pornografiche rese lecite, ma piuttosto di un luogo in cui i novelli sposini possono prendere spunto per trascorrere i loro giorni sull'isola, piuttosto che educare sessualmente gli individui sin da piccoli...Sono ammessi, infatti, anche i bimbi sotto i 12 anni, che godono dei benifici della loro minorità non pagando il biglietto di ingresso, purchè siano accompagnati da adulti. Il tutto, dunque, come fosse un normalissimo luogo dove fare una passeggiata in compagnia dei propri figli, approfittando dell'occasione per insegnar loro anche qualcosa che vada al di là della solita vecchia storia dell'ape e del fiore.
La mano qui è stata calcata per bene sul concetto di "raffigurazione"; se infatti non si tengono corsi di educazione sessuale né si affittano ettari di terreno per soddisfare i pruriti sessuali dei visitatori, si fornisce tuttavia loro -ed in modo inequivocabile- il kamasutra acrobatico del nuovo millennio, attraverso gigantesche statue falloformi, piuttosto che inverosimili cartelli stradali o sculture in pietra di vario genere.
Ad esempio, a dare il benvenuto ai visitatori, una statua color oro raffigurante un uomo e due donne; l'uomo è in piedi, una delle due donne è in ginocchio e l'altra in acrobatica posa intorno al suo collo. Un consiglio pratico ed utile, quindi, per chi ama i menage a trois o non sa come risolvere il problema della propria infedeltà coniugale scoperta dal coniuge..
Lungo il percorso del parco, inoltre, si passa in rassegna tutto l'archivio del sesso e dell'erotismo, senza escludere i piaceri "solitari"; a riprova di ciò, una bicicletta "speciale", che ha come copertone delle piume invece che la gomma...
Se proprio dovesse essere vera la dicerìa-leggenda sulle misure degli uomini asiatici, attraverso il Love Land, almeno, viene data loro la possibilità di tirare fuori il proprio potenziale..del resto, tra i luoghi comuni c'è quello de "l'importante è saperlo usare"..che sia l'unico esempio di eguaglianza ideologica e pratica possibile?

19 marzo 2007

L'omo ha da puzzà

L'omo ha da puzzà. Finalmente è stato scientificamente dimostrato.
Lo sapevo che in fondo avevo sempre avuto ragione e che prima o poi qualcuno, invece, di etichettarmi come tipa stramba, avrebbe riconosciuto i miei meriti...
Una ricerca della University of California Berkeley (gli americani sì che si dedicano a cose importanti, altro che noi e le disperate ricerche del cervello della Gregoraci), ha, infatti, stabilito che una sostanza contenuta nel sudore maschile provoca in noi femminucce l'innalzamento del livello di un ormone, correlato sia all'attività cerebrale che a quella sessuale.
E' ovvio, che laddove l'una attività manchi, l'altra sarà stimolata per due...da questo assioma, dunque, la conseguente spiegazione alle azioni di bimbe di 14 anni che trastullano in vario modo i compagni di classe durante la ricreazione, piuttosto che la facile apertura di gambe di neo-dive o simil tali.
Stando a quanto pubblicato sul prestigioso Journal of Neuroscience, dunque, deve tornare in voga l'uomo alla Tomas Milian dei tempi d'oro del Monnezza: canotta lurida, ascella alla Franchino (ricordate "Fantozzi subisce ancora"?) e mano che, a seconda dell'occasione, "pò esse piuma o pò esse fero", per dirla alla Mario Brega.
La cosa più interessante dello studio è tuttavia la sua assoluta validità; precedentemente, infatti, esperimenti su reazioni ormonali create da feromoni (cioè le sostanze prodotte dalle ghiandole sudorali) erano già stati fatti, utilizzando però come cavie topi ed insetti.
Quanto pubblicato dall'università statunitense, invece, si basa su esperimenti effettuati su esseri umani; ad alcune studentesse della stessa University of Berkeley, infatti, è stato chiesto di annusare una bottiglia contenente andriostadenone -ormone presente nel sudore degli uomini- ed una di sostanza neutra. Il risultato è stato che quelle che avevano odorato la sostanza neutra se ne sono tranquillamente tornate alle proprie attività, mentre nelle altre è stato riscontrato un aumento del livello del cortisolo, che sebbene di per sè non sia un ormone sessuale, influenza tuttavia lo stato cerebrale, apportando miglioramento dell'umore e dell'eccitazione sessuale.
Ne deriva, dunque, che anche secondo gli scienziati l'omo ha da puzzà.
Proprio lo scorso agosto, tuttavia, alcune star holliwoodiane del calibro di Brad Pitt o Colin Farrell sono state messe alla gogna dai mass media proprio perchè parevano avessero qualche problema con la propria igiene personale.
Non resta altro, a questo punto, che chieder venia per aver in tal modo cercato di offuscare l'enorme fascino di questi divi e la sensibilità di chi li emula in tutto e per tutto, togliere dalle città i cartelloni promozionali dell'epilazione maschile con l'ottusangolo del Grande Fratello 1 (al tempo Sergio Volpini, fan della cera a caldo), fregarsene dei bagnoschiuma col ph neutro -perchè tanto le ascelle è inutile lavarsele- e soprattutto, seguire, sempre e comunque, il proprio naso...nel peggiore dei casi, porterà ad un accoppiamento..

18 marzo 2007

Dieci modi per resistere in un mondo di mezzeseghe

Cresciuti come siamo in un mondo di eroi, superman e fantastici quattro, in questi giorni di crisi e caduta di valori diventa problematico recuperare la stima perduta.
Accade anche ai migliori smarrirsi lungo il cammino, figurarsi a chi non è abituato a farsi raccomandare nè guidare. Certo, la cronaca si insinua da sempre nel mondo di chi cerca un lavoro, o una semplice parte. E così vien da chiedersi come poter uscire dal tunnel della depressione senza per questo dover vendere la propria dignità. Le contraddizioni sono molteplici come gli stessi professionisti della comunicazione assicurano ma il decalogo è presto fatto.
1) Partendo da una grossa verità, cercare di essere una sega totale e avere quella metà in più che manca agli altri;
2) In ogni caso, sega, mezzasega o competente, avere assolutamente faccia tosta e convinzione di quello che si fa;
3) Decidere di non diventare una sega totale, munirsi di fascetta alla Rambo e santa pazienza. Scarpe comode e sorriso preconfezionato. Al che bussare a tutte le porte sperando che qualcuno ti apra e non ti scambi per un rivenditore della Folletto;
4) Espatriare in altre nazioni più propense a valorizzare il talento individuale piuttosto che la raccomandazione che l'ha portato avanti, sperando di non essere tu, questa volta, "il parente di";
5) Rassegnarsi a vivere con uno stipendio basso ma con tanta stima da parte di amici e familiari (quella sul posto di lavoro, invece, a volte la si guadagna con le capacità, altre con l'invisibilità);
6) Scherzi a parte, mantenere viva e costante la speranza che ciò che sai fare prima o poi venga fuori e venga riconosciuto da chi ti può dare una mano a realizzare i tuoi sogni. Altrimenti ti resta solo una strada, di cui al punto successivo;
7) Aprire un chiosco di grattachecche sulla spiaggia delle Maldive. Potrebbe, oltre a fornirti un'abronzatura invidiabile, renderti il "confidente" di assetati vacanzieri, il più delle volte benestanti ed annoiati uomini d'affari;
8) Rassegnarsi a mettere nel cassetto le proprie lauree e specializzazioni per andare a lavorare come commesso full time in un negozio d'abbigliamento;
9) Se si è donna, tentare la via del circolo bocciofilo: uomo di mezza età, ancora parzialmente dedito a gustarsi la vita, probabilmente con una, anche se esigua, sommetta in banca, smanie di carriera deposte o già realizzate. Probabile possibilità per lei di rappresentare l'oggetto del desiderio altrui. Ergo: mantenimento a spese altrui.
Stessa cosa per gli uomini, con tuttavia, necessario cambio del luogo; qui si consiglia un circolo di bridge oppure i teatri di domenica pomeriggio. Cambia il sesso delle vittime, ma forse l'avidità femminile a una certa età è maggiore e per le donne sentirsi desiderate a qualsiasi età è fondamentale;
10) Last, but not least, ironizzare sul mondo di mezzeseghe e con spirito affrontare le maggiori difficoltà che si pongono a chi non lo è nemmeno un pò;




-Pezzo uscito il 25/12/2006 su www.imgpress.it-

15 marzo 2007

Sara e i suoi vizi da non dover per forza raccontare

Sara e i suoi vizi. Questa la riflessione che mi ha accompagnato stanotte, in seguito all'ennesima volta in cui, da povera "amica dell'amica", mi son dovuta sorbire 2 ore di chiacchiere inutili con un tipo dal cervello presumibilmente ristretto, che aveva puntato la mia bionda e boccoluta amica.
Mi sono trovata a svolgere un lavoro inaspettatamente arduo: inizialmente quello di far capire ad un misogino di tal specie che l'essere bionda non equivale necessariamente a desiderare solo diamanti. In seconda istanza, dato che l'attrezzo in questione pensava stessi facendo semplicemente degli elogi immaginari alla mia amica (in base ovviamente al precetto che se sei gnocca non puoi avere anche la testa e che al massimo tenti di far vedere di averla, sebbene in realtà non la possiedi affatto), ho puntato sullo sciorinamento dei vizi di Sara, augurandomi che, per toglierle di dosso questo troglodita del Terzo Millennio, sarei riuscita a smontare le sue mire di conquista svelando qualche suo vizietto, magari leggermente amplificato per raggiungere più facilmente il mio obiettivo. L'importante era, infatti, liberarla da questo rozzissimo bipede.
Tabagista dissoluta, dedita al bere e al mangiare, senza alcun freno inbitorio davanti ad una porzione di pasta ai funghi piuttosto che di pesce. Qui, tuttavia, ho sottovalutato la facoltà onirica del soggetto che avevo davanti; è, infatti, noto ai più -lui compreso- il trinomio Bacco, Tabacco e Venere, il che gli ha evidentemente fatto immaginare una lascivia irrefrenata della mia amica.
Per cercare di riparare la situazione, quindi, ho sottolineato come la voglia di Sara di smettere di fumare sia paragonabile a quella di Zeno, con conseguente puzza di fumo in ogni angolo della sua casa, della macchina o sui vestiti. Sorprendentemente, a questo punto il novello Casanova ha tirato fuori dal cilindro una reminiscenza scolastica a proposito delle sigarette; Freud, infatti, ha sottolineato una equivalenza simbolica tra la sigaretta ed il fallo, causando di conseguenza in lui l'arriciamento dei capelli ben scolpiti dal gel e lo sfregamento compulsivo delle mani.
Sono tornata, quindi, all'elogio delle sue virtù, nella speranza che capisse che una donna intelligente è molto più pericolosa di una stupida; gli ho parlato delle sue"letture pesantissime"e dell'amore per la musica classica. Quando mi ha risposto di non capirne di letteratura dato che non legge e di adorare anche lui la musica classica per la sua insita capacità soporifera, ho capito che sarebbe stato davvero un osso duro e che dovevo assolutamente escogitare qualcos'altro.
Come se non bastasse, Sara torna amabilmente al tavolo, sfoderando un sorriso perfetto e presentadosi allo sconosciuto, ben contenta di vedermi indaffarata da un pò di tempo a parlar fitto fitto con lui. Risultato: Sara ha iniziato a fare i miei di elogi, esaltando i miei pregi come solo chi ti vuole bene sa fare senza risultare ruffiano. All'ascolto di un brano che adora, si è quindi gettata in pista, facendo voluttuosamente ondulare quel gonnelino striminzito e tutto colorato, perfettamente visibile anche da lontano.
A questo punto, l'apoteosi: il soggetto di cui sopra, ben felice di notare la sensibilità e le doti ballerine della mia amica, ha iniziato a chiedermi come fare per conquistarla, i suoi gusti e le sue passioni.
Fatto tesoro del precedente scambio di battute sulla musica classica, ho deciso di proseguire nell'elenco dei vizi, sottolineando come la sua indecisione rasentasse la petulanza, come il suo finto parlare forbito fosse in realtà alternato -nei momenti di intimità o confidenza- ad un linguaggio misto tra il romano, l'italiano ed il calabrese (i suoi genitori sono infatti del Sud), causando spesso una impossibilità di comunicazione con lei.
Ho poi proseguito nel citare le sue innumerevoli manie: comprare scarpe di qualsiasi tipo e modello, ma non prima di aver girato milioni di negozi, aver chiesto consiglio a tutte le commesse e le amiche al suo seguito e magari aver deciso di tornare al primo posto in cui la sua attenzione si era posata.
Augurandomi che anche lui appartenesse alla schiera di uomini che odiano andare a fare shopping con le proprie compagne, ho quindi esagerato le manie spenderecce di Sara, delineando sostanzialmente un lato psicotico notevole, che la porta, tanto nei momenti di gioia quanto in quelli di nervosismo, a prosciugare letteralmente il fondo in banca per acquistare qualcosa che il più delle volte termina direttamente nell'ultimo cassetto dell'armadio.
La sua mania di ascoltare sempre a tutto volume la musica, anche di prima mattina, speravo avesse il giusto effetto su uno che a quanto mi sembrava soffrisse di narcolessia; anche questo tentativo, però, si è rivelato inutile, dato che il suo animo punkettaro ha goduto alla sola idea di poter suonare alle 4 di notte la sua amata chitarra acustica. Proseguendo nell'ambito delle manie, ho svelato come Sara ami leggere prima di andare a dormire, anche una pagina, ma rigorosamente tutte le sere, per poi dedicarsi a chiacchiere interminabili con chi condivide il suo letto. Qui, come per la musica classica, il sapere che una voce che parla ininterrottamente prima di addormentarsi ha effetto soporifero e calmante mi ha spiazzato quasi del tutto.
Ho deciso allora di mentire spudoratamente, puntando sull'unica cosa che un uomo non potrebbe mai tollerare appartenga alla sua donna: l'essere fallofobica. Sara che si sbaciucchiava in pista con il suo ragazzo, però, mi ha smentito in pieno, gettandomi definitivamente nella disperazione ed invogliando invece il mio compagno di tavolo a capire se eventualmente lei fosse fallofobica solo con il tizio in questione, data la mia recente affermazione.
Saltuariamente iraconda, intollerante, sicura di sè anche se profondamente fragile; lussuriosa, a volte accidiosa e sicuramente rompiscatole quando ha la luna storta. Tuttavia, il bellimbusto era ancora lì interessato sempre di più a Sara, finchè, è avvenuto il miracolo: presa dalla sindrome di Dirty Dancing, nell'effettuare un volteggiamento, la mia amica cade rovinosamente a terra, mostrando a tutti le vecchie mutande della nonna. Oltre ad essere fondamentalmente un'imbranata, l'assenza di fili interdentali al posto delle mutande -per di più con tanto di orsetti ballerini disegnati- l'ha punita per le sue manie di protagonismo.
Perchè, in fondo, per essere una gnocca, devi anche potertelo permettere a tutto tondo.



-Pezzo uscito il 13/01/2007 su www.imgpress.it

13 marzo 2007

Il "fattore stronzo"

Che gli uomini ai posti di comando in un ufficio siano spesso frustrati individui, dediti solamente alla carriera con nascoste velleità da Casanova è risaputo.
Che disgraziatamente una donna -il più delle volte corrispondente alla tipologia di zitella acida, cliente abituale di sexy shop ed amante della festa dell'8 marzo- sia ai vertici delle responsabilità è cosa abbastanza comune.
Ma Robert Sutton, novello supereroe dell'impiegato, non riesce a rassegnarsi all'idea che i moderni cloni del ragionier Fantozzi siano costretti a vedere filmati motivazionali e a farsi week-end coi colleghi in un agriturismo per rinsaldare l'armonia del team invece di starsene tranquillamente spaparanzati in poltrona. Magari perchè ritiene che la noia è un grande vantaggio: ha sempre qualcosa da dirti. Insomma, non arriva mai per caso. L'importante è capire quando e con chi ti annoi.
Sutton proprio non riesce a far tacere quel grido che gli opprime l'ugola: "il capo è uno stronzo!".
Sceso dalla cattedra di Stanford, questo professore ha non solo recentemente pubblicato uno studio in cui analizza il "fattore stronzo", ma anche creato un sito internet, dove le vittime di capi-tiranni (ed il più delle volte anche imbecilli) possono lasciare la loro esperienza traumatica.
La pubblicazione di questo studio, tuttavia, non è cosa originale, dato che in passato molti sono stati i manuali e prontuari per la difesa contro il capo malefico.
Ovviamente, con tanto di regole da seguire per evitare di soccombere alle più svariate tirannie dei superiori.
Negli USA, addirittura, un sito internet, My Bad Boss Contest, ha inaugurato una competizione per eleggere il peggior capo negli uffici; tale competizione è basata sui racconti dei dipendenti-martiri, da inviare con un massimo rigoroso di 250 parole a pezzo. Premio della gara, una vacanza relax, vinta lo scorso agosto da un tizio che si è visto togliere dalla busta paga 100 dollori dal suo capo; il suo simpatico Zio Paperone, infatti, si è trovato costretto a ridurre l'onorario del suo staff poichè in un solo giorno -tale 11 settembre 2001- tutti gli appuntamenti del suo studio dentistico furono contemporaneamente annullati, con grave danno per la propria attività.
Tornando a Stanford, di preziosa utilità è stata la sua netta distinzione tra "stronzi saltuari" e "stronzi ufficiali"; a seconda di chi si ha per superiore, infatti, il professore consiglia solidarietà e collaborazione con i colleghi egualmente esasperati, lo sviluppo della capacità di distacco emotivo dalle situazioni di mobbing o il ricorrere dallo psicologo.
Non dimenticando, però, chi sta dall'altra parte della barricata, l'esimio professore consiglia anche ai quadri dirigenti di incalanare la propria cultura d'impresa verso una "gestione efficace della stronzaggine"; eh, già, perchè mica uno ci nasce stronzo...sono le esperienze della vita che ti ci fanno diventare. Della serie: se non hai niente da fare non sforzarti di inventare qualcosa. Rischi solo di peggiorare la situazione.
Parole davvero molto sagge e d'ausilio al popolo dei bistrattati dai capo uffici idioti, se non fosse che i manuali di provenienza statunitense trascurano una serie di fattori che impediscono la generalizzazione dei metodi risolutivi anche al caso italiano.
Per l'Italia, infatti, bisognerebbe fare un discorso a sè stante, tenendo bene presenti alcuni punti:
1) In genere, in una azienda italiana, il capo è il padrone della bottega; nel caso non lo sia, è tuttavia sicuramente un parente prossimo o acquisito del Grande Capo.
Mandarlo a quel paese organizzando proteste di fantozziana memoria, porterebbe, dunque, solamente all'immediato stato di cassintegrato;
2) Nel caso in cui il proprio capo sia una donna -e non si sia stati ancora molestati sessualmente da lei in alcun modo-, si deve riconoscere che -al di là della possibile frigidità della donna-capo, causata dalla venuta degli attributi maschili per un adeguato ricoprimento del ruolo di donnaboss nel XXI secolo-probabilmente la capa non starà a sentire il dipendente frustrato, tutta impegnata ad impartire ordini alla segretaria bruttina ed occhialuta e a dettare al telefono al personal shopper la sua taglia esatta;
3) Spesso e volentieri i dipendenti italiani si lamentano del proprio capo perchè a causa sua non è stata istallato nel corridoio più vicino un distributore di cibo adeguato ai crampi allo stomaco del zelante lavoratore; come la scienza insegna, del resto, il cervello per funzionare bene necessita di zuccheri. Dato che le mense, però, sono spesso colme di simil cibi rigorosamente modificati, il distributore è l'unica possibilità di ossigenazione del cervello;
4) A causa delle leggi antifumo, inoltre, il povero dipendente italiano, lontano dalla salubre filosofia statunitense, è posto dallo Stato stesso nella condizione di doversi assentare con una certa frequenza dal proprio posto di lavoro, magari per andare a rinchiudersi in bagno o in altra stanza off-limit con l'unico scopo di assecondare il proprio tabagismo.
Questa, dunque, è in fondo la vera ragione dell'assenteismo generalizzato negli uffici, con annesso giramento di scatole da parte del capo salutista;
5) In occasione di partite della Nazionale piuttosto che della squadra del cuore, vige in Italia il diktat della "chiusura improvvisa e momentanea" dell'ufficio in questione; lo svago ludico e fideistico, del resto è nei geni del lavoratore italiano;
6) Esiste nel nostro paese una categoria dello schiavo doc: gli stagisti, che lavorano gratuitamente nelle aziende per tempi lunghissimi e con orari assurdi.
Perchè dunque far lavorare i dipendenti retribuiti da contratto? E' normale che poi questi si muovano in rivolta contro i superiori.
Unica consolazione, dunque, per i lavoratori italiani impossibilitati a seguire i consigli americani, è, tuttavia la consapevolezza di avere nel nostro sistema lavorativo una maggioranza di "stronzi ufficiali", che spesso e volentieri sposano questa peculiarità all'essere anche degli incompetenti totali.
Dover infatti combattere contro un capo preparato e "stronzo saltuario" comporterebbe una regolamentazione delle partite a tressette in orari morti, rispondere al telefono ogni volta che squilla e non poter andare nelle ore di lavoro dal parrucchiere o a fare la spesa.
La saltuarietà della stronzaggine del capo, infatti, permette, come per le targhe alterne, di fregare il superiore con i fantasiosi modi del cazzeggio all'italiana un giorno sì e l'altro no.
Scrivere un libro contro queste arpie "efficienti" piuttosto che "lavorare" implicherebbe, infatti, la diminuzione dell'altissima produttività aziendale italiana.


-Pezzo uscito il 07/02/07 su www.imgpress.it-

07 marzo 2007

i-Pod, vibratori e rispetto dell'ambiente: quando la tecnologia supera la fantasia

"Chi fa da sè fa per tre". La saggezza popolare, interpretata in un senso più generale e malizioso, potrebbe confermare ciò che recenti studi scientifici hanno del resto dimostrato: una attività sessuale regolare fa bene alla salute, oltre che all'umore.
Tali benefici vanno dal consumo di calorie -idoneo per chi ha la perenne preoccupazione della bilancia dato che è paragonabile ad una partita di squash-, al miglioramento del senso olfattivo, al dimezzamento del rischio di un attacco cardiaco o di un cancro alla prostata.
Ma chi è senza partner o non aiutato da Madre Natura è destinato a soffrire le pene dell'inferno, con annessi dolori reumatici ed umorali? Possibile che in tempi di amore, pace ed impegno sociale -tanto affanosamente fatti tornare in voga negli ultimi anni- possa esistere una categoria così palesemente discriminata?
Assolutamente no. Anche se l'emittente britannica Channel 4 ha deciso di sospendere la programmazione di una serie tv sulla masturbazione -impedendo quindi una diffusione pedagogica sull'argomento piuttosto che una soddisfazione visiva per chi ama guardare-, per fortuna, al di là delle ataviche e personali conoscenze sulla forma di amore più antica al mondo, anche la tecnologia viene in soccorso a chi, costretto a passare le proprie serate davanti alla tv, non può far altro che riempirsi di antibiotici ed antidepressivi per sopperire a problemi di salute causati anche dalla mancanza di sesso.
Se inoltre, come altri studi hanno dimostrato, la musica è davvero un toccasana per l'umore oltre che un'alleata terapeutica, perchè non fondere i due "rimedi naturali" del sesso e della musica per aumentare la sanità e la longevità delle persone?
Questa, quindi, l'idea alla base di un nuovo prodotto tecnologico messo sul mercato dagli ingegni inglesi: un vibratore collegato all'iPod.
Tuttavia, per non discriminare la salute anche dei maschietti, la versione di questa panacea tecnologica non è rivolta solo a noi donne, bensì è stata pensata proprio per tutti. In realtà, infatti, i vibratori sono due: un coniglietto per lei -con tanto di orecchie per soddisfare adeguatamente anche le appartenenti alla categorie delle clitoridee- ed un anello per lui -le cui dimensioni, però, non è ben specificato se sono standard o regolabili-.
In ogni caso, sia il coniglietto che l'anello sono realizzati senza ftalati, nel rispetto -si legge nel sito che promuove questo anomalo "toy"- della volontà di Greenpeace di non utilizzare questo tipo di composti chimici nei giocattoli sessuali.
Per riuscire a soddisfare proprio tutti, infine, sono previsti undici livelli di vibrazione, crescenti in parallelo al volume della musica, causa della vibrazione di questi bussolotti da inserire all'interno del coniglio o dell'anello.
Sostanzialmente un mix oggetistico tra Alice nel Paese delle Meraviglie e la trilogia di Tolkien.
Ma l'iBuzz Two, a ben guardare, è solo l'ultima novità tecnologica del settore; prima, infatti, erano già stati messi in commercio altri similari strumenti di piacere, quali ad esempio il vibratore-USB (rigorosamente compatibile con Windows XP o 2000 in nome della globalizzazione informatica e con 6 modalità di velocità), l'egoistico OhMiBod (da attaccare al proprio i-Pod tramite apposito cavo supplementare), per finire, quindi, ai pratici bussolotti The Toy, che funzionano attraverso la semplice connessione in Bluetooth e la ricezione di messaggi di testo sul proprio telefonino (venduti in altrettanto pratica valigetta anonimatamente metallica contenente sei coloratissimi bussolotti, facilmente spacciabili, oltretutto per i contenitori delle sorprese della Kinder).
Ora un dubbio mi attanaglia: cosa potrebbe succedere se decidessero di usare l'iPod video da 60 GB? Probabilmente, ci sarà qualcuno che canterà, sulle orme di Marvin Gaye,"the love you give to me will free me"..speriamo solo, a questo punto, che non lo faccia davanti ad altri con le cuffie dell'iPod alle orecchie...il dubbio che l'agitazione del cantante solitario non sia dovuta alla sola melodia, potrebbe, a questo punto, essere lecito..



-Pezzo uscito il 06/02/07 su www.imgpress.it-

03 marzo 2007

Ma siamo un paese di santi, navigatori ed eroi, o solo di mignotte e voltagabbana?

Vagando su internet in questa giornata di scarsa attività intellettuale causata dall'alcool della scorsa notte, mi sono ritrovata a fare un test curioso: scoprire la propria personalità scegliendo l'eroe di fantasia preferito.
Tra i molti proposti, scelgo lui: Bugs Bunny, il coniglio irriverente della Looney Tunes.
Il verdetto è implacabile: "coniglio abbastanza intelligente, che per uscire dai problemi non soltanto ricorre costantemente alla violenza, ma si veste da donna e arriva anche a baciare altri maschi... Gli piacciono da morire le carote, cosa che può essere interpretata come simbolo fallico.Profilo psicologico: bisessuale, travestito e psicopata abusivo".
Per curiosità -e per la verità anche un pò risentita da questo perentorio giudizio- scelgo di volta in volta tutti gli altri eroi proposti, scoprendo così man mano di essere "omosessuale, esibizionista e farmaco-dipendente", piuttosto che "bulimica, anoressica e delirante, avente doppia personalità, col vizio delle droghe, psicopata aggressiva e schizofrenica" o "frustrata, egocentrica, con un alto livello di insicurezza e potenziale aggressore, inguaribilmente cornuta e probabilmente maniaco-depressivo", senza, naturalmente fammi mancare multipla personalità e tendenze sado-masochiste.
A questo punto la mia razionalità di donna del 2007 mi porta a chiudere frettolosamente questa pagina internet, rifiutandomi di attivare le mie attività cerebrali per pormi davvero il problema di essere come dal test descritta.
Poi rifletto: è naturale che non mi ritrovi in questo profilo...mi hanno escluso dalla lista Lady Oscar!...anche se, in effetti, una donna che finge di essere uomo dedicandosi alla carriera militare e al perseguimento della giustizia, -ma che poi abborda un altro uomo dello stesso reggimento- mette a dura prova la psicologia di chiunque, rendendo naturale il passaggio da psicologia a psicopatia.
Decido che è ora di crescere, di staccarmi dai modelli eroici della mia infanzia; troverò un altro eroe in cui identificarmi, cercando questa volta, però, nella realtà dei nostri giorni.
..La De Filippi per aver rotto il connubio "donna avvenente- star televisiva"? ..Anche se, in effetti, potrebbe essere un eroe già solo per aver sposato Costanzo..o forse è lui qui l'eroe??
Questo dubbio non è solvibile. Passo oltre.
Ho forse trovato il mio eroe: Kate Middleton.
"La donna che ha detto di no alla Regina", in effetti, è stato il titolo più uscito sui tabloid di tutto il mondo negli ultimi mesi dell'anno.
Dopo tutto, però, ci vuole ben poco a fare l'eroe quando si è la compagna di William d'Inghilterra, senza contare che, per simpatia, sinceramente, le preferisco Chelsy Davy, sregolata ed irriverente ragazza (od ormai ex?) del fratello Harry.
Ora però mi sono incaponita; voglio a tutti i costi scovare un eroe italiano. E' possibile che questo Paese dal passato così glorioso abbia una latitanza tale di eroi moderni?
A questo punto, un'illuminazione: l'ex Presidente Berlusconi!
L'uomo che ha dichiarato nel suo contratto con gli italiani di costruire finalmente il ponte di Messina, di dimezzare la disoccupazione del nostro paese creando milioni di nuovi posti di lavoro, che ha avuto tanto coraggio da ammettere durante il suo quadriennio di essersi fatto un lifting per ringiovanire il suo aspetto, di aver subito un trapianto di capelli per confermare la leggenda di Ercole e da definire coglioni -a pochi giorni dal voto!- tutti gli italiani che nelle imminenti elezioni non avrebbero votato per lui.
Potrebbe essere un valido eroe dei nostri tempi, se non fosse che un altro personaggio mi è venuto alla mente: Clemente Mastella.
Ex democristiano, ex Ministro del Lavoro nel primo governo Berlusconi, fondatore dell'UDEUR dall'incerto connotato politico, arrivato illibato al matrimonio ed attuale Ministro della Giustizia.
In occasione, i primi di dicembre, del convegno sulla legalità tenutosi a Vicenza rilancia l'idea di un Grande Centro per le prossime elezioni europee. Casini, Pizza, Rotondi, Pomicino, Fiori; nessuno escluso, tutta la ex DC appassionatamente insieme.
Il dubbio è lacerante. Analizzando la vita politica del nostro Paese se ne potrebbero scorgere molti di eroi; non so chi scegliere. Forse è meglio che allarghi l'orizzonte dei possibili candidati.
Santoro ed il suo ossigenato ritorno dal limbo dei reietti? No, anche perchè l'eroe in questione non sarebbe lui ma chi gli ha fatto quell'acconciatura. L'outing di Gigi D'Alessio ed Anna Tatangelo? Nemmeno....La loro storia durava da tre anni ed al di là del fatto che lui era sposato, lei era ancora minorenne.
Basta, mi piego alla realtà.
In Italia non ci sono eroi, se non le vittime della follia umana e dei mali del nostro paese.
Sconfitta da ciò e quasi sul punto di ritirarmi tristemente di nuovo sotto le coperte, l'occhio mi cade su una notizia d'oltreoceano.
Ho finalmente trovato il mio eroe: Victoria Beckham!
Ha deciso di tagliarsi i capelli (tra l'altro finti) a caschetto per poter fare più sesso col marito; le extensions, infatti, volavano spesso e volentieri nel bel mezzo della passione interrompendo il loro momento magico.
A riprova che il detto latino "melius abundare quam deficere" è, attualmente, simbolo di una italianità piccola piccola.


-Pezzo uscito il 02/01/07 su www.imgpress.it-

28 febbraio 2007

Liberalizzazioni: dopo Bersani, è il momento di Foggetti.

Bersani ha dato il via alla pratica delle liberalizzazioni.
Veltroni a quella della proliferazione di parcheggi, o presunti tali.
Giuseppe Foggetti, un ristoratore barese, ha seguito le tracce dei due uomini politici prendendo spunto dalle idee dell'uno e dell'altro e le ha fuse con una proposta avanzata diversi anni fa da Ilona Staller; con un investimento di 150 mila euro, infatti, ha dato vita al Lovely Park, una specie di Eurodisney del sesso, di prossima apertura nei pressi del comune di Modugno, in Puglia.
Invece del parchetto storico di Happy Days, il Lovely Park sarà una struttura ideata appositamente per tutti coloro che, sprovvisti di casa, soldi per una suite o in compagnia dell'amante di turno, non vogliano comunque rinunciare -sebbene con la scomodità dell'auto- ai propri momenti di intimità.
Memore delle molteplici campagne per il sesso sicuro, Foggetti ha pensato quindi di dotare la struttura in questione di vigilantes armati, che dovrebbero tutelare l'intimità delle coppie dai guardoni attraverso il loro "spiamento armato" -dalle 18 alle 24- delle macchine parcheggiate, unitamente alla recinzione di tutto il perimetro di questo anomalo parco-giochi.
Ogni piazzola sarà dotata, inoltre, di tutti i comfort utili a questi momenti di relax: teloni separatori tra un posto auto e l'altro, citofono per eventuali casi di emergenza e, nel rispetto dell'ambiente, anche cestini per i rifiuti...Anche se si tratta comunque di sostanze organiche, il problema del buco dell'ozono ha sempre priorità nelle questioni inerenti i veicoli..
Sebbene poi le targhe delle auto saranno registrate al momento del loro ingresso nel parcheggio, tuttavia, la legge sulla privacy garantirà gli utenti, i quali potranno anche approfittare della vicinanza del parcheggio allo Stadio San Nicola per conciliare i classici interessi maschili con i propri bisogni fisiologici.
Il tutto ad un costo davvero alla portata di tutti: 3 euro per la prima ora o frazione di ora, 1.50 euro per ogni mezz'ora in più, previo ritiro del ticket all'ingresso.
Gli eiaculatori precoci, tuttavia, non sono stati esclusi dal target dei fruitori contenti del parco: i primi cinque minuti al suo interno, infatti, sono completamente gratuiti.
Anche se, a questo punto, per questioni di tempo, saranno costretti, fuori dal parcheggio, ad intonare alla propria partner l'incipit di una canzone degli Stadio che fa così: «Dammi cinque minuti e chissà, chissà se ti piacerò»..
Chissà se quando Prodi ha affermato soddisfatto dopo il via libera del Consiglio dei Ministri al pacchetto Bersani che "è veramente cominciato il grande lavoro di liberalizzazione e di dinamicizzazione"tanto agognato ed annunciato si riferiva anche a questa iniziativa.


-Pezzo uscito il 06/02/07 su www.imgpress.it-

15 febbraio 2007

Figurine Vip

"Ce l'ho, ce l'ho, mi manca, ce l'ho".
Sarà questo il tormintone del 2007?
A quanto pare, probabilmente si.
Nonostante la malizia dell'ambivalente frase, tuttavia, parlo banalmente del ritorno di uno dei giochi cult per bimbi di tutte le età: la mania delle figurine.
Nonostante la recente Coppa del Mondo, però, i calciatori interessano adesso solo per scambi di partner tra veline che concorrono ormai al Premio Nobel dopo anni di onorata carriera ed aspiranti future conduttrici di San Remo reduci dall'ultimo scoop fotografico.
Oggetto del rilancio di questo antico passatempo dall'ingenuità spiazzante, fatto di stacca-attacca su un quadernone con riquadri simil archivio cartaceo dell' FBI, sono proprio i miti moderni, prodotti del marketing piuttosto che della facile apertura di gambe: i cosiddetti VIP, acronimo di Very Important People.
Tralasciando la sottolineatura di Very Important, è indubbio però che se si fa un sondaggio tra gli italiani, molti di loro probabilmente non saprebbero dire quando sia stata proclamata la nostra Repubblica, ma sicuramente saprebbero il costo del calendario di Max con Sara Tommasi, una delle tante "ine" della nostra TV.
Corona (oggi inoltre in uscita su Libero con un bel libro dal titolo "L'acchiappaVip. Fabrizio Corona, vita pericolosa di un fotoreporte randagio"), Gregoraci, Briatore, Fede, Costantino, Interrante, Yespica, Ribas, Lecciso, D'Alessio; questa la formazione di punta dei giocatori del grande allenatore Lele Mora; la partita è quella per la speculazione finanziaria maggiore, sull'onda di liti troglodite in trasmissioni televisive, inchieste ed annunci di garanzia non pervenuti. In panchina, da Walter Nudo a Francesca Lodo, un centinaio di indagati, modelle, "amici vip", prostitute d'alto bordo e cavalier serventi.
Dopo Vallettopoli e Paparazzopoli, quindi, Lele Mora propone "Le figurine dei vip", dai primi di febbraio in edicola con tanto di festa milanese di presentazione per un prodotto editoriale di così alta levatura da richiedere, in qualità di madrina, la miracolata di San Montecitorio in Bisturi, Irene Pivetti.
E con bustine dei vip ad un euro.
Basterebbe solo questa riflessione per prendere atto di un'incoerenza totale della nostra vita di normali esseri viventi e dell'opportunità di fare qualcosa di trash per finire immortalati su qualche calendario. Naturalmente come madre natura ci ha fatto.
Il passo successivo sarà una collaborazione con Buona Domenica.



-Pezzo uscito il 24/01/07 su www.imgpress.it-

13 febbraio 2007

i Grandi Animali Marini


Ormai ci siamo. Mancano pochi giorni e poi partirà anche quest'anno la settimana più chiacchierata della musica italiana: quella del Festival di Sanremo.
Nella categoria "Giovani", spesso fonte di interessanti voci, quest'anno ci sono anche loro: i Grandi Animali Marini, gruppo milanese dal sound davvero interessante, stando ai primi pezzi pubblicati fino ad ora.
Sono Francesco Ferrari (voce e chitarra), Gianluca Villa (chitarra), Dario Giordano (basso) e Luca Mazzarini (batteria); ho incontrato telefonicamente Francesco e Dario, che in vivavoce mi hanno risposto alle domande nonostante la fretta che gli impegni di questi giorni impone loro. Ecco cosa ho scoperto!
Come sono nati i Grandi animali marini e perchè questo nome?
Il gruppo è nato nel 2000, anche se allora ci siamo trovati in tre su quattro dato che mancava il batterista (Luca infatti si è aggiunto a noi quattro anni fa). Tutto è iniziato semplicemente perchè avevamo voglia di suonare...ed abbiamo iniziato a farlo!
Il nome, invece, vuole essere da una parte un omaggio alla tradizione italiana musicale -dato che spesso i grandi gruppi avevano questi nomi lunghissimi- e dall'altra l'identificazione di una passione comune a tutti e quattro che è, per l'appunto, quella per il mare.
Chi sono i Grandi Animali Marini? Due caratteristiche per ciascuno di voi e per il vostro gruppo.
Come gruppo, le due caratteristiche che forse ci rappresentano di più sono l'eclettismo e le molte influenze che portiamo nella nostra musica e che crediamo la rendano originale e diversa.
Dovendo dare, invece, una definizione alle persone del gruppo, se ci prendiamo nell'insieme, credo che "visionarie" sia l'aggettivo più giusto, sebbene non lo si debba intendere nel significato vero e proprio del termine. Secondo me (prosegue Francesco), noi siamo "visionari" nel senso che abbiamo netta la visione di quello che vogliamo fare, del come farlo e del divertirci facendolo. Lo scorso ottobre è uscito un vostro nuovo singolo, «Io amo il rock». Ascoltandolo, mi è sembrato che vi siate ispirati, nelle sonorità, ai Bluvertigo prima maniera. Come definireste invece le vostre ispirazioni musicali?
Tutto parte dai Beatles; sono loro, infatti, che hanno scritto i codici dell'espressione del rock e del pop, anche di oggi. E' un dato di fatto che la forma e la codificazione del rock siano ancora riconducibili a loro. Sicuramente, però, nel nostro sound, ci sono anche altre influenze, da quelle dei grandi cantautori italiani ai gruppi internazionali moderni, come gli Stroke, gli Oasis, i Blur o i Coldplay.
I vostri pezzi come nascono? Chi scrive testi e musica?
In genere è Francesco a fare tutto, anche se poi lavoriamo tutti insieme all'arrangiamento e al suono. Però, in quest primo album che uscirà a marzo, c'è davvero tutto Francesco.
Dopo Sanremo, infatti, uscirà il vostro primo album. Potete anticiparci qualcosa?
Si, dobrebbe uscire, appunto, i primi di marzo. Andiamo molto fieri di quello che siamo riusciti a fare, perchè crediamo ci rappresenti molto bene: è un mix di tante influenze con molti studi dentro. Ci rappresenta alla perfezione sia a livello di scrittura che di suono, anche forse perchè ci abbiamo lavorato molto, impiegandoci tanto tempo. Ma volevamo farlo nella maniera più corrispondente al nostro profilo. Volevamo che fosse, inoltre, di qualità. Pensiamo di esserci riusciti!
La cosa è già stata anticipata dai nostri discorsi fino ad ora. Andrete a Sanremo da qui a qualche giorno. Cosa vi aspettate da questa esperienza?
Sicuramente di divertirci un sacco e di poter suonare davanti a tanta gente. Vogliamo infatti far sentire a più persone possibili quello che facciamo, senza perdere quelle caratteristiche che crediamo nostre. Sanremo è la nostra possibilità per farlo.
Sempre a proposito di Sanremo, lì presenterete un pezzo dal titolo «Napoleone azzurro». Come mai questo titolo e di che parla la canzone?
Il titolo è legato a un personaggio che appare solo nel ritornello, ma che rappresenta il messaggio della canzone: il mondo e il lato immaginario, il fantastico, possono secondo noi interagire nei rapporti umani in qualche modo, salvandoli e migliarandoli.
La canzone è infatti un discorso diretto molto chiaro e comprensibile, tra una persona in un momento di difficoltà ed un interlocutore. Il ritornello rappresenta il tuffo in un momento immaginario; Napoleone azzurro è un personaggio surreale, che rappresenta il mix perfetto tra realtà e finzione.
Tra gli altri appartenenti alla vostra categoria a Sanremo, c'è qualcuno che temete di più per la corsa alla vittoria? Se si, perchè?
Non temiamo nessuno. Ma non perchè ci sentiamo i migliori; abbiamo avuto modo di conoscerci e si è creato un bel gruppo, abbiamo fatto comunella. Per fortuna finora non si respira quell'aria da competizione pura, ma forse è venuta di più fuori la consapevolezza di partecipare tutti assieme a qualcosa di unico, che per ora non viene visto unicamente come una gara.

Che dire di più?...ragazzi...in bocca al lupo!
-Pezzo uscito il 13/02/07 su www.lineamusica.it-

03 febbraio 2007

Grande Fratello, vedi alla voce vagina

Per citare Charlotte York, protagonista di una serie tv molto illuminante su come noi donne vediamo sempre il marcio dietro gli occhioni degli uomini fintamente innocui, attendiamo frementi che qualcuno dei "fratellini" ci dia la definizione della voce «vagina», nella guida che di sicuro uscirà prossimamente in edicola su questa edizione del Grande Fratello.
Del resto, il futuro autore non ha che l'imbarazzo della scelta lì dentro per trovare l'adeguata rappresentante del termine.
Anche se le altre coinquiline partono apparentemente svantaggiate (sconosciute ai più, di loro si parla solo sul sito ufficiale del Grande Fratello), Melita Toniolo è, in ogni caso, di fatto un ottimo punto di partenza per la redazione della guida, al di là del possesso di un proprio sito internet attivo già da qualche anno -con tanto di ricco book fotografico, artisticamente dedicato al nudo piuttosto che alla sponsorizzazione di lingerie-.
La valenza di questa fanciulla dall'occhio verde e dal seno che fa concorrenza a quello della Marcuzzi, tuttavia, va al di là della bella mostra del suo perfetto corpo; Melita ha anche, infatti, uno spessore personale che è uscito fuori sin da prima della sua entrata nella casa.
Proprio sul suo sito ufficiale, infatti, nell'area press, si possono leggere interviste da lei rilasciate in passato a vari giornali locali, dalle quali viene fuori una ragazza che fintamente ambisce ad entrare nel prestigioso mondo della tv puntando alle sole generosità di madrenatura, ma che in realtà è assolutamente consapevole che si necessita, oggi più che mai, di un'adeguata preparazione. Si legge, infatti, che in passato ha rifiutato una proposta lavorativa perchè non si sentiva "all'altezza del ruolo che avrebbe dovuto ricoprire" (quello di valletta all'interno di una nota trasmissione sportiva), conscia del suo "non saper far nulla"; "piuttosto che fare brutte figure", infatti, ammette sia meglio "tirarsi indietro".
Del resto sembrerebbe stia facendo così anche con i reiterati approcci del focoso Alfredo dentro la casa, consapevole, forse, che una storia con un coinquilino la aiuterebbe probabilmente a far parlare di sè durante i giorni della reclusione, mettendo tuttavia a dura prova la sua relazione con Luca Dorigo, cherubinico (anche se con l'occhio scuro) "tronista" di Uomini e Donne, geniale programma calcato su "Agenzia matrimoniale" di Marta Flavi, con l'aggiunta delle classiche e becere "chiacchiere di paese".
L'aver fatto -appena varcata la soglia della maggiore età-, inoltre, ben due calendari senza veli e molti servizi fotografici e sfilate, non ha tuttavia danneggiato la purezza d'animo di Melita, che vorrebbe ripetere l'esperienza dell'allietamento mensile dei suoi fan unendola però alla beneficienza; è tra i suoi progetti, infatti, "mettere il suo corpo a disposizione per fare del bene", posando con persone handicappate e dimostrando, così, di "saper far altro, senza buttarsi via".
Altra anima gentile e generosa che popola attualmente la casa del Grande Fratello 7, è Mirela Kovacevic, deejay in un programma musicale di Sky, silenziosa bellezza slovena che grazie all'ammissione della sua love story con Edoardo Costa ha fatto dimenticare al pubblico che era stato scaricato dalla Sederova riabilitando, così, il di lui ruolo di «sciupafemmine dell'Est». Non contenta, inoltre, serpeggia la voce di una sua storia -tuttora in corso- con Alessandro Lukacs, ex concorrente del GF 2, che dopo esser passato tra le grinfie della panterona Mascia Ferri (anche lei concorrente di quella edizione del GF) si è dovuto affidare al rinomato e televisivo sessuologo e psichiatra Marco Rossi. In questi giorni, per di più, la bella slovena sta manifestando una particolare simpatia per Raniero, di recente condannato dal tribunale di Roma ad un anno di reclusione per lesioni.
Davvero lodevole, dunque, il suo amore per i bisognosi e reietti dela società..
La lista delle "vagine deambulanti" meritorie della propria indicizzazione in una guida, però, non termina con le due bellezze appena citate.
Automaticamente eliminata dalla graduatoria, Gabriella, la giunonica bolognese uscita dopo una sola settimana di permanenza nella casa; alla rossa napoletana, Francesca, sebbene sia già stato dedicato un blog, ancora, tuttavia, a parte i tatuaggi dislocati sul suo corpo in modo mascolino (polpaccio e braccio) e le sue rivisitazioni storiche (la I Guerra Mondiale è notoriamente scoppiata nel 1922), non sembra poter aspirare ad un ruolo diverso da quello della comare di Guendalina, bionda toscana dalla giovane età ma dall'aspetto provato "dalle esperienze che ha vissuto".
Proprio da lei, abitante della discarica, in questi giorni, stanno provenendo imput rilevanti ai fini di una riflessione sulle strane manie delle donne; dopo aver, infatti, specificato come il suo uomo ideale debba avere per qualità essenziale la capacità di mettere in ordine i propri abiti ai base ai colori -abbinando rigorosamente jeans strappati ad una camicia/seconda pelle dotata di gemelli- ed un sedere "tondo, alto e grosso", ha svelato la sua predilizione per la "posizione della sbarra" (alias appesa a testa in giù, reggendosi sulle gambe attaccate ad una sbarra del soffitto..).
I suoi stivali argentati e colmi di lustrini (mostrati durante la seconda puntata settimanale), insieme alle molteplici paia di scarpe che s'è portata per la permanenza nella casa, la piazzano intanto in sicura nomination per la sezione "glamour&trash" di una rivista specializzata nel settore "idiozie".
Infine, posto d'eccezione nell'Olimpo delle "vagine", sicuramente troveranno Dominic e Diana, accomunate non solo dai perizoma microscopici con cui mostrano i loro glutei scultorei, ma anche dai propri gusti sessuali.
Se la prima, infatti, ammette di aver avuto esperienze saffiche e di "vivere rapporti molto liberi" -perchè insofferente verso "qualsiasi tipo di limitazione della propria libertà"-, la russa -tutt'altro che fredda matrioska-, palesa la sua ammirazione per i bisessuali, per lei esseri umani davvero completi e soddisfatti data l'amplia scelta umana che si concedono. Che le focose notti con il pompiere trasteverino (stando alle confidenze fatte a Melita, infatti, i due avrebbero consumato la loro attrazione fisica sin dalla seconda notte) l'abbiano delusa al punto tale da preferire il fascino spagnolo e selvaggio di Dominic?



-Pezzo uscito il 07/02/07 su www.imgpress.it-

29 gennaio 2007

L'outing zoologico può mettere in crisi la coppia?

Ricky Martin con il personal trainer in vacanza a Natale sulle spiagge tropicali hanno trasmesso il dubbio del suo passaggio dal macho al macho man; saltano i canoni di virilità latina, ma per fortuna non si danno ancora giudizi perentori sull'intera categoria maschile.
Robbie Williams che, dopo l'ultimo video in cui è una drag queen, promette pubblicamente di regalare uno streap all'amico Elton John per i suoi sessant'anni viene visto come generoso ed irriverente gesto d'amicizia da parte del "ragazzaccio" della musica inglese.
Il Tony Manero più sexy degli anni '80 e '90 (John Travolta) che dopo esser stato fotografato mentre baciava sulle labbra un amico sta ora concludendo le riprese del film Hairspray -tratto dall'omonimo musical- nei panni della casalinga sovrappeso Edna Turnblad viene percepito come poliedricità naturale di un attore.
Tutto accettabile, dunque, più o meno, fin qui.
Fosse solo per l'impossibilità di avere una relazione con questi inarrivabili, noi donne riusciamo ad accettare anche Brad Pitt padre e marito affettuoso di una superfiga come Angelina Jolie, mettendo per una volta da parte le invidie tipiche di noi femminucce.
Tuttavia, le nostre fantasie mitiche hanno recentemente subito uno shock: ciò che è accaduto al Festival di Sundance in questi giorni è, infatti, davvero di difficile digestione.
Nato per promuovere il cinema indipendente, questo Festival dello Utah, Stati Uniti, ha, nel corso degli anni, subito un'evoluzione verso il trasgressivo e l'anticonformista. Ma oggi come oggi non ci si stupisce più di nulla o quasi. Ne deriva che il problema non è nel Festival di per sè, anche perchè, a partire dalla Festa della Donna, passando per l'italiano ed omologo BizzarroFilmFestival per finire al Festival Internazionale dell'Eros di Milano piuttosto che a quello dell'erotismo di Bruxelles, le donne, attraverso la loro numerosa presenza in manifestazioni del genere, sembrano aver fatto cadere tutti i tabù da casalinga disperata e frustrata.
Tuttavia, lui, Robert Redford, ideatore della manifestazione, ha deciso di sfidare tutti i traumatizzati dei famosi e passati rapporti amorosi di Cicciolina (meglio nota, forse, come l'Onorevole -nel senso di parlamentare- Ylona Staller..) con alcuni animali attraverso un film documentario definito dal Los Angeles Times "elegiaco e stranamente bello": Zoo, di Robinson Devor.
Ossia il racconto serafico di tre uomini del loro amore sessuale con un cavallo, racconto che prende spunto da un fatto di cronaca avvenuto nel 2005 a Seattle, che ha visto un uomo morire in seguito ad un rapporto con uno stallone arabo.
Non essendo illegale -dato che nello Stato di Washington non viene punita la "bestiality"-, il buon Robinson ha pensato fosse giusto squarciare il velo dell'ignoranza su "fatti ordinari" come questo, non sottraendosi lui, in quanto "curioso delle cose umane", all'estraneità da fatti del genere.
Sostanzialmente un outing zoologico, che potrebbe coinvolgere anche il sex symbol di "Tutti gli uomini del presidente" e de "Il grande Gatsby"...specie se si ripensa che Redford, nel "Cavaliere elettrico" scompariva dietro la collina in sella ad un puledro.. A questo punto, è lecito il dubbio che in realtà non stesse fuggendo, ma avesse appena comunicato a Jane Fonda i suoi bizzarri pruriti sessuali..
Prendere in considerazione, così, la possibilità che agli uomini di oggi possa punger vaghezza di avere rapporti sessuali con degli animali preferendoli alle donne, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle debolezze femminili nel campo dell'eros.
Queste, aumentate tra l'altro anche dal prezzo esorbitante della chirurgia estetica (il che automaticamente rende borderliner tutte coloro che non possono rimediare alla prima di reggiseno), passano dal chiamare affettuosamente l'oggetto del desiderio John Thomas (vedi Lady Chatterley), piuttosto che col diminutivo -ino, per poi però costringere quelle insoddisfarre e vogliose a comprarsi vibratori d'argento od altri simil sex toy, come quelli in vendita da Kiki de Montparnasse a New York.
Il tutto nel rispetto della lamentela del "maschio", chiamato tale ormai solo per convenzione.
Ecco, quindi, che scoprire che non è più solo prerogativa femminile l'assurdità del sesso con gli animali mette in crisi.
Eh già, perchè che le donne non si accontentino mai è quasi un cliché accettato.
Ma gli uomini no, sono da sempre I Maniaci del Sesso, pronti a dilapidare il proprio patrimonio tra cene e regali pur di portarsi a letto l'avvenente femmina oggetto delle loro mire. O al massimo, in tempi così aperti mentalmente, disposti ad estenuanti depilazioni pur di cogliere l'attenzione dell'aitante istruttore di aerobica.
Senza contare che, tra gli appellattivi più coloriti con cui i maschi nostrani definiscono a volte quelle che considerano le meretrici di turno, c'è anche quello di "cagna"..
Che noi donne d'ora in poi dovremmo esser felici se ci sentissimo chiamate così invece di "amore", in virtù proprio dei nuovi gusti sessuali dell'uomo del Terzo Millennio?
Del resto, anche la natura ci insegna che gli animali sessualmente frustrati sono i più aggressivi..quindi che fare?
Regalare un cucciolo di bassotto a Natale al proprio compagno augurandosi che resti talmente piccolo da non minacciare il proprio menage familiare?
Boicottare tutte le scampagnate fuori porta per evitare di tornare da sole in città dato che il marito ci ha lasciate in mezzo ai campi con la sua nuova fiamma?
O fare come Jocelyne Wildenstein, ex moglie di un chirurgo estetico, conosciuta ovunque come la Donna Gatto per il viso completamente trasformato in quello di un felino grazie alla bacchetta del bisturi?
Speriamo che per una volta, almeno, la realtà non superi l'immaginazione.
O la LAV dovrà ampliare il raggio d'azione del proprio lavoro...


-Pezzo uscito il 25/01/07 su www.imgpress.it-

27 gennaio 2007

Alfredo Lo Bianco, minchia l'unico masculu nella casa del Grande Fratello

Ventisette anni, due tatuaggi, un diploma di terza media, nella scheda diffusa dalla produzione del reality show si legge che "conosce poco l'italiano, bene il siciliano".
Vorremmo a questo punto spezzare una lancia a favore di questo maschietto, ingiustamente sminuito dalla produzione del Grande Fratello di quest'anno, forse perchè essere ignoranti anche della propria lingua madre in TV più che un punto a sfavore è da molti ritenuta la carta vincente.
Tuttavia, nel caso specifico non è di una bella bambola tutte forme che si parla, bensì di un masculu (maschio), presentato e dichiaratosi come il Dongiovanni più rappresentativo del caldo temperamento siculo: Alfredo Lo Bianco.
Nel corso della seconda puntata del Grande Fratello, infatti, attraverso i filmati mandati in onda durante la diretta, è uscito fuori un ragazzo dall'animo sensibile, che, certo, non disdegna le donne, ma dal vocabolario non proprio così limitato e rozzo. Molti, tuttavia, lo hanno immediatamente accusato per le scurrilità pronunciate non appena entrato nella casa; ma il problema è che sono gli spettatori ad essere ignoranti.
Sebbene infatti non abbia fatto altro che esclamare -giustamente stupefatto dallo sfarzo della casa- "minchia", è evidente come proprio i suoi accusatori non siano affatto informati riguardo alla storia di questo termine, che, innanzitutto, deriva dal latino volgare «mencla», formula collaterale di «mentula», diminutivo di «menta», -ossia membro virile-.
Dato che l'italiano deriva dal latino, sinceramente non capisco perchè declassare questo termine a parolaccia, quando fa parte del vocabolario della nostra cultura da sempre.
Molti, inoltre, gli usi fatti in passato di questo vocabolo; nel Sanremo 1994, ad esempio, Giorgio Faletti in versione cantante esordiente ha presentato al pubblico della manifestazione musicale un testo duro, di denuncia contro i reati mafiosi, dedicato alle vittime della strage di Capaci e di Via D'Amelio, che aveva il termine in questione come incipit del titolo e leit motiv del ritornello.
Inoltre, la nostra letteratura moderna ha visto l'uscita di libri aventi questo vocabolo per titolo; senza contare, infine, che in dialetto napoletano, con «minchia» si vuole indicare una specie di pesciolino marino, volgarmente chiamato anche Cazzo di Re, sebbene in italiano sia meglio conosciuto come donzella, della famiglia labridi -come del resto riportato anche dalla prestigiosa Enciclopedia Treccani-.
Dargli, dunque, dell'ignorante in grado solo di parlare il siciliano, ci sembra davvero offensivo; inoltre, nel corso della seconda puntata del Grande Fratello condotta da Alessia Marcuzzi, è venuta fuori anche la sua anima di profondo e reale conoscitore del nostro vocabolario.
In un filmato relativo ai commenti degli inquilini su Gabriella, d'ufficio sottoposta al televoto, infatti, ha spiegato ai poco eruditi telespettatori il reale significato del termine "bigotta": ossia "persona che scappa sempre da qualsiasi attività motoria".
Divenendo dunque d'ufficio il rappresentante più idoneo per le selezioni della prossima edizione de "La pupa e il secchione".Difficile, ci sembra, fare meglio.


-Pezzo uscito il 27/01/07 su www.imgpress.it-

25 gennaio 2007

Michelle e Giulia a caccia dei maschietti cattivi

Dal fondo della prima pagina del Corriere della Sera, una speranza per le vittime del maschilismo; una Michelle Hunziker versione agnello sacrificale è giunta dal passato per dar voce a tutte le donne che come lei sono state vittime di soprusi di questo genere, violenze fisiche e psicologiche, in casa come in ufficio.
Che si riferisca alla sua discesa dalle montagne svizzere per realizzare ciò che invece Clizia Gurrado nel film "Sposerò Simon Le Bon" inutilmente agognava (per due ore inseguiva il suo mito musicale ovunque, riuscendo tuttavia solo ad ottenerne una radiografia del piede)?
Qualsiasi trauma questa biondona dalla posa conduttoriale plastica abbia dovuto malauguratamente digerire, però, l'ha fatta crescere, spingendola, appena compiuti trent'anni, a dare voce a tutte le persone che hanno bisogno di aiuto.
Non appena assolti i suoi impegni (casualmente l'imminente debutto in un musical a teatro e la co-conduzione del Festival di Sanremo) si dedicherà, quindi, alla Fondazione "Doppia difesa", creata assieme ad un'altra vittima del maschilismo democristiano di cui è figlia l'Italia di oggi: l'avvocato Giulia Bongiorno.
Una fondazione a-politica (sebbene la bionda sia uno dei volti storici di Mediaset e la bruna semplicemente un deputato di AN, membro dell'Opus Dei, oltre che difensore di Giulio Andreotti ed altri illustri personaggi quali Vittorio Emanuele di Savoia).
Vecchia squadra non si cambia: questo sicuramente l'insegnamento di cui deve aver fatto tesoro Michelle durante la sua conduzione di Striscia la Notizia; ecco dunque che è stato riproposto anche in questa sede il tormentone estetico della velina-valletta sanremese attraverso l'affiancamento di fili d'oro ed hennè.
Attraverso, dunque, la cura legale dell'avvocato e l'immagine della showgirl, dalla metà di marzo la Fondazione sarà presentata ufficialmente al pubblico, con annessa attivazione di un sito internet. Troveremo qui in anteprima il calendario 2008 della fata turchina, o piuttosto immagini d'amor cortese e baciamano?
Nulla di tutto ciò, stando a quanto dichiarato dalle due testimonial, intenzionate a "rompere il silenzio" e "creare fragore" attorno alle discriminazioni sessuali. A collaborare al progetto sono stati chiamati magistrati, psicologi ed altri esperti, proprio per dare completa ed efficace assistenza ai maltrattati, uomini compresi, sebbene ammessa solo in casi eccezionali.
Le due signorine di cui sopra, del resto, non hanno nulla da invidiare ai presunti attributi degli uomini, essendo l'una riuscita ad emergere nella nostra televisione come conduttrice comica piuttosto che come bambolona laccata e l'altra ad essere una donna di potere senza approfittare della sua avvenenza per incastrare qualche miliardario ed importante marito.
Stando così le cose, dunque, poveri maschietti, le cui condanne di "Doppia difesa" potrebbero variare tra una camminata sulla schiena in tacco a spillo (e rigorosamente di 12 cm), -per render meglio l'idea del calpestìò dell'altrui dignità-, l'avere una relazione di più di due giorni con Carmen Di Pietro -per insegnar loro l'arte della pazienza, del silenzio e della meditazione prima di parlare con una donna-, piuttosto che quotidiani esercizi di stasi sotto le scrivanie, per un tempo di circa 20 minuti in cicli di un mese - per spiegar loro perchè poi, di conseguenza, si soffre spesso di fastidiosi malori alla colonna vertebrale, di cui, puntualmente ed ovviamente, poi ci si lamenta-.
Il tutto accompagnato dalla ripetizione, ventiquattr'ore al giorno, di una puntata di "Uomini e donne" con una De Filippi stranamente logorroica.
Ricordare, infatti, a un uomo che, se una donna si incazza, in realtà ringhia, potrebbe far concorrere sia Michelle che Giulia per il Nobel per la Pace.
O per quello della trovata pubblicitaria per organizzazioni ben supportate come questa?
Del resto, in Italia, le amicizie son quelle che contano.
E le donne, si sa, è meglio averle come amiche.


-Pezzo uscito il 25/01/07 su www.imgpress.it-

21 gennaio 2007

Effetti collaterali di una serata tivvù in compagnia di Massimo Ranieri

Qualche sera fa ho realizzato, finalmente, la piccolezza della mia vita ed i valori importanti che dovrebbero esserne la guida.
Mi sono emozionata così profondamente che all'improvviso ho provato una morsa allo stomaco, poi una vampata grandissima, le mani sudate e, quindi, le lacrime che, senza sosta, hanno percorso il mio viso come se fosse stato aperto un rubinetto da tempo ormai chiuso.
Tutte le mie debolezze femminili sono cadute, lasciandomi inerme davanti al televisore, come denudata, consapevole di provare in quel momento una gioia ed una commozione che credevo non sarei mai stata in grado di percepire in modo così forte per un avvenimento esterno alla mia vita.
Eppure è successo.
Il groviglio nello stomaco pian piano ha preso piede, necessitando, alla fine di esplodere in pura commozione, insieme a lui, Massimo Ranieri.
L'idolo delle mamme -anche se ultimamente più liftato di Cher-, è tornato infatti di nuovo in televisione con un programma che riconosce alle donne l'importanza del loro ruolo di compagne, amanti, amiche, donne d'intelletto e muse ispiratrici.
Facendo zapping in una noiosa serata costretta a stare a casa per via dell'inflluenza, all'improvviso mi è arrivata quell'illuminazione, apparentemente non dettata da quanto la mia vista stava trasmettendo al cervello: una panchina bianca, alle spalle una luminosa scenografia, e silenzio in studio facevano da contorno ad un uomo, Massimo, seduto accanto ad una donna a lui avvinghiata.
Prima di chiamarla a sè sulla panchina, Massimo aveva però anticipato al pubblico di come, pur dedicandosi a cose che ama profondamente come la recitazione ed il canto, non esser riuscito in questi anni a portare avanti un altro amore della sua vita: quello per una figlia, Cristiana, nata quando lui aveva solo 19 anni.
Da lì l'apoteosi.
Cresciuta con il sabato sera della Carrà, convinta che l'Argentina sia un luogo lontanissimo ed irrangiungibile, dove la modernità delle comunicazioni e dei trasporti ancora non è arrivata, ho sentito subito una prima stretta allo stomaco.
Poi Massimo ha chiamato a sè quella ragazza, accomodandosi su quella panchina, bianca come la sua pura anima da "giovane cantante di successo che allora, in quel momento della sua vita, era stato trascinato via da questa storia" per il solo bene della sua carriera agli esordi.
Cristiana si è quindi precipitata dalla platea alla panchina, imbarazzata ma felice di riabbracciare finalmente quel padre latitante da ben 35 anni, in grado tuttavia non solo di riconoscere i propri errori, ma anche di farlo davanti a milioni di persone (anche se i dati del giorno seguente hanno confermato uno share solo del 18.49%); Massimo aveva voglia di parlare, di togliersi dal cuore quel peso che lo opprimeva da anni e che gli ha permesso nel frattempo solo di "seguire da lontano" questa bambina nel suo diventare donna.
Le sue parole mi hanno fatto trasecolare: "Anche se sono tanti anni che non ci vediamo, mi è sembrato giusto farlo qui. Perchè ritengo questo posto la mia casa" (ed infatti, la scorsa settimana, su quella stessa panchina, aveva presentato al pubblico la mamma, per cui se, da buon meridionale, ha una famiglia numerosa, teoricamente dovremmo stare a posto per i prossimi sei mesi con la generosa presentazione della sua famiglia).
Non contento di aver già shoccato profondamente il mio sistema neuropsichico, ha continuato ad abbracciare quella figlia molto simile a lui fisicamente e ha deciso, quindi -dopo averle promesso davanti a tutto il pubblico chiamato come testimone di essere in futuro un buon padre-, di dedicarle, per suggellare ulteriormente la sua promessa, "La cura" di Franco Battiato.
A quel punto la consapevolezza di essere prematuramente entrata in menopausa ha preso piede in me; il desiderio di avere anche io un padre che coraggiosamente mi riconosce dopo 35 anni all'interno di una trasmissione televisiva mi ha provocato il fastidio di avere una famiglia così banale da avermi fatto nascere all'interno di un matrimonio con entrambi i genitori non latitanti.
Mi sono sentita in quel momento un Calimero della situazione. Avrei voluto in quel momento avere due mamme ed essere nata in provetta.
Un padre che mi dedica La cura di Battiato, infatti, è qualcosa che non mi capiterà mai nella vita, ascoltando il mio solo Astor Piazzolla ed avendo già resa pubblica la sua paternità a suo tempo all'anagrafe e pubblicamente alla festa dei miei diciotto anni eseguendo con me il valzer di rito davanti agli invitati.
A me, quindi, non sarà mai data la possibilità di partecipare ad un reality che si spaccia per trasmissione-contenitore del venerdi sera su una rete nazionale.
La mia sarà sempre un'esistenza banale, non scriverò mai libri in cui poter raccontare le mie peripezie sessuali da adolescente precoce -con cui oltretutto fare un sacco di soldi e grazie al quale ricevere il plauso dei miei familiari per aver permesso loro di comprare una bella macchina con la sola mia generosità nel dare a tutti (o quasi) qualcosa che appartiene poi a tutte le donne-.
Non ho inoltre parenti argentini da rivedere dopo anni; nè un fidanzato rinchiuso nella casa del Grande Fratello che mi renda cornuta davanti ad un sacco di persone. Per finire, poi, l'unico trono su cui ho avuto l'onore di sedere nella mia vita è quello di un Babbo Natale dei grande magazzini quando avevo 5 anni, ma solo perchè gli ho fregato il posto.
Vedere Massimo così, inerme, con le lacrime che segnavano il suo volto scavato è stato davvero emozionante...adesso mi aspetto che prossimamente la Hunzicker faccia pace sul palco dell'Ariston con la sua Maga Magò, rimpiangendo pubblicamente di averle sottratto il compagno mentre stava con suo figlio.
A quel punto sì che il mio mondo sarebbe davvero così banale ed opprimente da spingermi a svelare finalmente di essere io il gelato al cioccolato di Pupo.
Ma questa è un'altra storia.
Solo quando daranno anche a lui una trasmissione televisiva in prima serata verrà fuori.
Per ora mi limito all'assunzione di estrogeni. O quando arriverà il mio momento sarà noto a tutti l'effetto che Massimo ha causato in me.



-Pezzo uscito il 23/01/07 su www.imgpress.it-

20 gennaio 2007

Grande Fratello cult: Diana, dea della caccia e simbolo della luce lunare

Diana. Dea della caccia e simbolo della luce lunare.
Un nome importante e mitico, se non fosse che ad oggi, oltre alla "vittima delle congiure di Buckingham Palace", di figure femminili degne di questo nome sembra non ce ne siano.
La smentita, circa tre giorni fa: all'evento mediatico mondiale, aspettato anche dai più intellettualoidi, fa la sua apparizione lei, stanga bruna dall'occhio ceruleo e dalle origine russe, Diana Kleimenova.
La Diana cacciatrice sembra essersi rincarnata in questa ragazza così matura da ammettere d'aver capito che "non è una sconfitta fare un lavoro normale" ed aver deciso, quindi, di fare la segretaria presso uno studio legale.
Finalmente una moderna dea nella banalità del quotidiano.
Finalmente una che ammette che tra le sue passioni, oltre lo shopping, ci sono anche i ragazzi. Rigorosamente immaturi -altrimenti ritenuti da lei poco interessanti- e giustificazione perfetta per la sua nota tendenza al tradimento.
Finalmente una che sa ciò che vuole e che non fa fatica ad ammetterlo.
Adocchiato immediatamente il passatempo per i suoi giorni di forzata clausura, Diana palesa subito le proprie qualità di cacciatrice. Dichiara infatti pubblicamente di voler andare a letto con lui, Alessandro, altro simbolo dell'eroe moderno, il pompiere.
In effetti belloccio, questo ragazzo romano fa palesemente fatica a resistere alle potenti arti magiche della seduttrice circense. Diana, infatti, figlia del direttore di un circo russo e di una ballerina contorsionista, ha probabilmente acquisito col crescere esattamente quelle capacità acrobatiche che possono interessare ad un uomo...ed Alessandro, sicuramente, non farà eccezione. Ma come biasimarlo? Ha del resto subito dichiarato di essere un "rosicone" (termine romano per definire colui che si mangia i gomiti in una situazione che non volge secondo i propri desideri) laddove una donna giocasse troppo con lui (e, sostanzialmente, dunque, non gliela desse).
Diana, quindi, dopo aver deciso di dormire insieme ad Alessandro, essersi gettata tra le sue braccia dopo ben due minuti di conoscenza, averlo provocato in tutti i modi attraverso completini stretti e velati, siamo passati ai baci. Ma rigorosamente sulla guancia. In televisione, del resto, non sta bene.
Dopo aver visto capanni costruiti con un lenzuolo a metà tra il tavolo ed il divano, letti in cui i piumoni accatastati avrebbero dovuto nascondere i corpi di chi, grazie al microfono, si sapeva stesse lì sotto, piscine contaminate da liquidi diversi dal cloro, è giunta infatti l'ora di un pò di ritegno.
Adesso ci saranno saune, piscine, salotti e cucine vissuti allegramente insieme a tutti gli altri, fulcri di orge pubbliche forse velatamente nascoste.
Del resto, i letti sono già tutti matrimoniali, voluti dal deus ex machina GF per evitare di far perdere tempo in costruzioni improvvisate ai mammiferi in calore.
Anche se di tempo da perdere, loro ne avranno potenzialmente molto. Altro che iperattivismo e lavoro, viva la sedentarietà e il godimento dei piaceri della vita.
Per fortuna, a distrarre gli spettatori dall'intimità dei due prematuri piccioncini, ci sarà lei, Melita, trevigiana dal nome di un prodotto biologico interamente modificato. Colei che si promuove come "diversa" da tutte le altre e che a vent'anni vive da sola a Milano, dove dice di trascorre le sue serate a fare ciò che i suoi genitori non sanno: andare a ballare in discoteca per provocare gli uomini.
Altro caso esemplare di come il binomio donna bella e dai facili costumi valga il più delle volte per colpire l'attenzione altrui. La prossima stagione televisiva sarà sicuramente ricca di nuovi "talenti"..



-Pezzo uscito il 22/01/07 su www.imgpress.it-

19 gennaio 2007

Hrant Dink. Il coraggio di voler essere una voce nel silenzio.

Nell'agosto del '63 un uomo, in marcia insieme ad una folla incredibile di persone, davanti al Lincoln Memorial di Washington annuncia in un discorso il suo "dream": l'uguaglianza nei diritti e nelle prerogative, di tutti gli esseri umani, neri o bianchi che fossero.
E' Martin Luther King, assassinato 5 anni dopo sul balcone di un hotel nel Tennessee prima della marcia del 4 aprile 1968, mentre ad Indianapolis, un commosso candidato alla presidenza degli Stati Uniti, ribadisce coraggiosamente la necessarietà di una riconciliazione tra le razze.
Esattamente due mesi dopo, quello stesso uomo, Robert Kennedy, viene assassinato all'Ambassador Hotel di Los Angeles, dopo l'incontro con una folla di sostenitori.
Ottobre 2006. Un edificio anonimo alla periferia di Mosca.; dei colpi al cuore e poi alla testa, fuori dalla porta di casa. Muore così Anna Politkovskaja, giornalista della Novaja Gazeta, colpevole di star facendo un'inchiesta sulle torture in Cecenia e di accusare, in quel contesto, Kadyrov, uomo di Putin.
Sempre anno 2006: Messico. Nove giornalisti vengono uccisi, colpevoli di aver investigato su alcuni narcotrafficanti e sulle coperture "potenti" di alcune organizzazioni criminose. Nelle Filippine, invece, Fernando Batul, altro giornalista, viene ucciso per aver criticato la brutalità di un poliziotto.
Oggi, 19 gennaio 2007, un uomo ha pagato con la vita per aver definito genocidio il massacro degli armeni avvenuto 90 anni fa in Turchia.
Qui, tutto ha inizio nel 1908, quando conquista il potere il movimento dei Giovani Turchi, in grado non solo di far riconoscere al sultano Abdulhamid la costituzione del 1876, ma anche di farvi aggiungere importanti libertà, quali quella di stampa.
Tuttavia, a causa di avvenimenti contingenti (l'indipendenza della Bulgaria, la rivolta di Creta, l'annessione di Bosnia ed Erzegovina all'Impero Austroungarico, la guerra italo-turca e le guerre balcaniche del 1912-1913), si rese necessario, per il mantenimento del potere, dare al paese una svolta fortemente nazionalistica.
Nell'aprile del 1915, di conseguenza, circa 200 leader della comunità armena di Istambul furono arrestati, insieme ad esponenti religiosi ed intellettuali. Chi sopravvisse fu incarcerato nelle prigioni dell'Anatolia centrale.
Da quel momento e fino al 1917, gran parte dei due milioni di armeni che vivevano nell'attuale Turchia furono deportati in massa, dando luogo ad un'odissea che è passata alla storia come "il genocidio del 1915".
Oggi, Hrant Dink, scrittore e giornalista, fondatore e direttore di una rivista, Argos, voce della comunità armena in Turchia è stato assassinato con quattro colpi di pistola, proprio davanti al suo giornale. Aveva 53 anni e già due anni fa era stato condannato da un tribunale turco per "insulto all'identità nazionale turca", avendo parlato dei fatti del '15 nei termini di genocidio, contestando, quindi, pubblicamente la tesi ufficiale sulla questione armena.

Sono partita da 40 anni fa. Nulla è cambiato. Che schifo, sinceramente.

Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attravverso qualsiasi medio informativo indipendentemente dal fatto che esso attravversi le frontiere. (Dichiarazione universale dei diritti umani)

15 gennaio 2007

Virtual insanity o sick girl?

Che viviamo in un mondo dove quasi tutto è virtale è ormai cosa quasi scontata.
La tecnologia ha infatti creato elettrodomestici di casa che si accendono col telecomando dell'auto premendo un pulsante dall'ufficio e la realtà parallela di internet, dove impazzano giochi di ruolo, viaggi comodamente seduti in poltrona e chat di vario genere in cui ognuno può essere ciò e chi desidera.
Si può essere infatti Shrek, Bai Meigui, Gringhia, Mother Trucker, piuttosto che Itaca, Cretinottera, Hantaniblinda o Roar. L'importante è bluffare.
Darsi nomignoli di qualsiasi specie pur di uscire dalla piattezza della quotidianità o pur di far sfogare la seconda personalità -a volte oltretutto mal celata-; in ogni caso, il diktat è essere assolutamente originale e "significativo".
Anche se questo può avere come effetto collaterale il bisogno di mandare colui che legge i vari nick direttamente in analisi..e rigorosamente da uno bravo (sono giorni, infatti che rifletto su un nick di cui non riesco ad interpretare il significato: "□ □ "..Cosa diavolo può mai voler dire un nome così? Cos'è? L'occhio strabuzzato di un ipotetico osservatore? Il quantitivo di neuroni presenti nel proprio cervello? Due puntini di sospensione ingranditi per chi ha problemi di astigmatismo?)
Quasi tutto, ormai, è stato sostituito dal pc e dalla tecnologia, salvo (per fortuna anche se bisogna aggiungere "almeno per ora") alcune funzioni fisiologiche essenziali, quali mangiare o dormire.
Nemmeno il buon sano Sesso, infatti, si è salvato.
Dai video per "appassionati" che dall'edicola sono passati direttamente in rete, si è arrivati ora alla possibilità per chiunque di mostrare le proprie abilità o fantasie, per semplice gioco, piuttosto che per sfogare il proprio esibizionismo, aumentare la propria popolarità o fare soldi magari attraverso la sua vendita.
L'esempio, del resto, lo hanno dato anche star d'oltreoceano; basti pensare ai video hard tra Britney Spears e l'ex marito Kevin durante il loro viaggio di nozze piuttosto che a quello di Paris Hilton con l'ex fidanzato, ultimamente anche messo in vendita negli USA, sebbene nei negozi per soli adulti.
Stando così le cose, dunque, perchè non pubblicizzare le tranquille donne ennesi mettendo online non solo le riprese delle loro prodezze, ma anche i loro nomi e cognomi con annessa descrizione dettagliata delle loro abilità?
Sostanzialmente una versione virtuale delle pagine gialle, solo con l'aggiunta della descrizione dei prodotti.
O ancora, perchè non approfittare della somiglianza tra una pornostar impegnata in un rapporto orale e la tipa così antipatica o pudica della propria cittadina?
E' sempre diffusione culturale, in fondo..
Tuttavia, sempre di sesso virtuale qui si parla; anche se fatto da conoscenti, è data comunque la sola possibilità di guardare il tutto attraverso uno schermo, piuttosto che di un buco di una serratura.
Poi, all'improvviso, arriva la rivoluzione.
Una novella Catwoman impazza nella metro di Milano, con tanto di stivaloni di vernice nera, orecchie da gatto e mantello da Stella della Senna. Ricordando così a tutti gli annoiati maschietti le gioie dell'emozione della carne viva. Della lussuria che è dentro di noi e che prima o poi viene fuori all'improvviso. La cattivona ragazza della metropolitana è l'anima hard che la nostra ipocrisia tiene ben stretta nell'anima.
Dopo essersi abbarbicata ai pali dei vagoni della metropolitana per allietare gli annoiati passeggeri con una "improvvisata" lapdance, da perfetta malìa, però, scompare. Ma ne nasce un caso. Quello "della donna-gatto della metro", carne ed ossa capaci d'aver fatto passare la voglia di andare a cercare appetitosi filmini online per sfuggire alla moglie con bigodini e maschera sul viso che aspetta in camera da letto.
Sebbene ciò che sembrava spirito filantropico di una fanciulla si è in realtà poi rilevato pura strategia di marketing, l'evento ha avuto una tale eco da far interessare tutti al fenomeno della misteriosa setta delle "Sick Girl", cui appartiene la miciosa ragazza di Milano e che prende spunto dalle americane Suicide Girls, anti-playmate per antonomasia che mettono in vendita online i propri nudi integrali.
Tuttavia, quella delle Sick Girl è figlia della nostra cultura cattolica, per cui chi ne fa parte si limita a proporsi come "modella alternativa" per servizi fotografici e spettacoli a metà tra il cabaret, il burlesque ed il vaudeville (ossia sketch "interpretati" in chiave punk rock attraverso una danza tra erotismo e ironia, gag, musical, performance ed, ovviamente, streap tease).
Con la massima concessione di un topless, però.
Perchè non sono professioniste del mercato hard nè tantomeno aspirano ad esserlo, ognuna impegnata nella propria carriera di studentessa piuttosto che di impiegata, con tuttavia uno spirito messianico tale da spingerle, -"per non finire (oltretutto) con le tette flaccide"-, a "far fischiare tutti i cowboyz, farli ululare e farli impazzire, implorando un’altra razione della nostra sbobba intrigante".
In quanto "organizzazione che tutela ed aiuta a cavalcare gli ostacoli", è aperta a tutte le donne, purchè rigorosamente italiane, nel nome di una originalità made in Italy "della porta accanto", contro stereotipi ed immaginari troppo scontati, al fine di "demolire i canoni estetici di massa rivalorizzando, attraverso nuovi scenari, l'estrema femminilità" dei prodotti nostrani.
A questo punto, però, bruttine e cellulitiche continueranno a fare gli incubi.
A loro, infatti, sicuramente l'accesso all'organizzazione delle Sick Girl sarà chiuso; inoltre, dovranno vietare ai propri compagni di prendere anche la metro e si augureranno che qualcuno dal passato si vendichi di qualcosa mettendo online le passate virtù acrobatiche.
O forse basterebbe sostituire alla maschera al cetriolo quella di Catwoman..(senza lanci dagli armadi però!)..
Forse rientrerebbe tutto nella "sana normalità".


-Pezzo uscito il 24/01/07 su www.imgpress.it-

12 gennaio 2007

La solita storia: donne, soldi e sesso. (Che però continua a sbancare il botteghino dell'umana esistenza)

Anno nuovo, rogne vecchie. Ci risiamo.
E' iniziato un nuovo anno e nonostante tutti gli auspici, nulla è cambiato. Anzi. Mi sono portata dietro proprio tutto ciò che di psicotico mi aveva accompagnato nel 2006..
Dovendomi consolare, tentenno un pò sull'oggetto di gratificazione compensativa; mi si aprono diverse possibilità, infatti.
Potrei aprire il frigo e selvaggiamente far decidere alle mie papille gustative con cosa festeggiare un eventuale tripudio di sapori.. Peccato che la scena che mi si presenta davanti è quanto mai sconsolante: un limone rancido ed un piattino con il residuo di cotechino e lenticchie che giace a putrefare in frigo ormai da due settimane...L'ipotesi di un bagno rilassante è scartata immediatamente;..se mi spoglio, infatti, sembro una zebra per il quantitativo di smagliature che hanno prolificato sul mio corpo in questi giorni.
Serve un altro strumento di gratificazione personale.
Mi attacco al telefono alla ricerca dell'amica più sfigata e triste che possa, raccontandomi le sue ultime non-vicende, farmi sentire fondamentalmente una gran figa.
Niente...il suo telefono è sempre occupato! Persino lei ha qualcuno che la chiama!
Mi resta un ultimo gesto disperato: spendere tutta la tredicesima (che è rimasta intatta dato che i regali di Natale li ho comprati tutti dai cinesi sulle bancarelle) per negozi.
Del resto, non solo Kraepelin ha definito la sindrome dello shopping compulsivo, ma ha anche aperto la strada ad altri colleghi che, in modo integgerrimo, hanno identificato nello shopping sfrenato uno strumento per aumentare la propria autostima e combattere frustrazione ed umore depresso. Sono, quindi, giustificata anche dalla scienza.
Inoltre, la notizia di qualche giorno fa che persino la moglie di Tom Cruise, Katie Holmes, soffre -o nel suo caso si bea- di questa sindrome mi consola alquanto. Secondo indiscrezioni, pare, infatti, che nel 2006 la Holmes abbia speso, in un solo punto vendita, 200.000 dollari in abiti.
..Eppure lei è la moglie di Tom Cruise, che da protagonista di Dawson's Creek con davanti una carriera folgorante ha fatto la scelta di fermare la sua carriera per non offuscare in alcun modo quella del neomarito, che si è convertita a Scientology e a non portare tacchi alti per tutta la vita!...voglio dire...se ce l'ha lei questa sindrome perchè non dovrei averla io??
...in fondo, le vacanze di Natale mi hanno regalato quel paio di chili in più nei cosiddetti "punti giusti", con l'unica differenza che se fossi alta 1 metro e 80 e portassi la 38 sarebbero davvero punti giusti, mentre, in realtà, nel mio caso sono esattamente quei punti che aiutano la mia identificazione con un celeberrimo omino gommuto di una pubblicità di pneumatici. Senza contare che le scorrerie sfrenate delle feste mi hanno anche regalato un affascinante colorito verdognolo, abbinato tuttavia al viola delle occhiaie da bagordi alcoolici..La compensazione e gratificazione sono, dunque, d'obbligo.
Oltre alla Holmes, poi, sono molte le donne che sfogano in questo modo i loro momenti "no"; da Victoria Beckham -recentemente fotografata proprio con la Holmes in un negozio davanti ad un quantitativo di scarpe indecifrabile-, ad Eva Longoria -la casalinga così disperata da aver speso a fine anno in soli 90 minuti da Harrods ben 35.000 sterline- alle griffatissime dive e divette nostrane. Non ultima, la notizia che una giovane avvocatessa ha speso 4000 euro in un autogrill di Anagni con conseguente ricovero in ospedale a Frosinone...e meno male che fare shopping dovrebbe essere una forma di autogratificazione e compensazione..
A questo punto, non potendo seguire l'esempio di Pamela Anderson che dopo il divorzio ha deciso di autogratificarsi posando nuovamente nuda per la copertina di Playboy, l'unica parziale consolazione che mi resta viene da oltremanica.
Qui, infatti, una 28enne londinese, Ellie Allen, soffre della Sindrome di eccitamento sessuale permanente (PSAS), il che vuol dire che ha circa 250 orgasmi al giorno, a prescindere dalla contestualità o meno di un rapporto sessuale.
Stando alle sue dichiarazioni, infatti, anche il lavoro d'ufficio le è impossibile dato che "le suonerie dei telefoni o la sola fotocopiatrice la fanno impazzire". Aiuto,se dovessi stare alla larga anche dal telefono per paura di disturbare i vicini con i "gemiti da squillo" sarei davvero una donna finita.
La solita vecchia storia: donne, soldi e sesso. Che però, continua a sbancare il botteghino dell'umana esistenza.
La cosiddetta donna-oggetto è libera di riemergere alla faccia degli ipocriti perbenisti bacchettoni.



-Pezzo uscito il 14/01/07 su www.imgpress.it-

11 gennaio 2007

Sanremo 2007: niente Nobel per una manifestazione sempre più boccheggiante

Udite, udite: la Montalcini è stata bocciata a Sanremo! O meglio, come dicono gli organizzatori della manifestazione più bistrattata ma seguita della primavera televisiva, è stata "non accolta".
Attenzione però, non è che, causa mancanza dei fondi per la ricerca, l'arzillo premio Nobel ultranoventenne ha deciso di cambiare mestiere. Bensì, ha tentato ciò che il dottor Frankenstein avrebbe voluto fare sicuramente se fosse vissuto in questo secolo: "riportare in vita" i Jalisse, duo sconosciuto, portato agli albori e poi scomparso dopo la loro clamorosa vittoria nel Festival di Sanremo del 1997.
Il miracolo, tuttavia, non è concesso agli umani, nemmeno se premi Nobel; il suo brano, "Linguaggio universale", è stato rigettato dalla commissione esaminatrice del Festival, causando un silenzio stampa da parte della Montalcini, che con un lapidario "non sono addolorata per l'esclusione" ha liquidato la questione. La sua assistente, Giuseppina Tripodi, ribadisce del resto il concetto: "la canzone non era destinata a Sanremo, la commissione ha fatto bene a decidere così...del resto cosa c'entra un Nobel col Festival?"
Ma questo Festival non è andato solo contro la scienza; ha infatti "non accolto" nemmeno i testi di altre autorevoli teste, quali quella di Edoardo Sanguineti, Alda Merini, Margherita Hack ed Alessandro Baricco, causando lo sdegno di tutti.
Tuttavia, l'ennesima edizione baudiana punta -stando alle parole del suo direttore artistico/conduttore- a "non attirare i teenager nè i facili passaggi radiofonici"; sarà possibilequest'anno, invece, "trovare la canzone da mettere nel portafoglio dei sentimenti", dato che finalmente, per questa edizione, la commissione ha posto "attenzione particolare" ai testi.
Senza dimenticare, poi, l'obiettivo filantropico principale dei cinque giorni della kermesse, da sempre presente anche se velatamente, ma quest'anno particolarmente in primo piano data la nota istanza ecumenica del suo direttore artistico.
In primis tra gli obiettivi di quest'anno c'è riportare in auge un Al Bano depurato dal gossip, dalla tetta ingombrante e dal labbro gonfio della sua ex-attuale compagna e scevro di alghe e granchietti di qualche isola del Pacifico; in conformità, inoltre, al rispetto dovuto alla specie protetta dei "veterani della canzone", quindi, parteciperanno all'edizione 2007 anche Johnny Dorelli, Milva, Mango e Fabio Concato.
Conformemente più o meno, dunque, alla volontà di riproporre dei "vecchi e bacucchi appartenenti agli scavi di Pompei", secondo quanto dichiarato dalla poetessa Merini, altra eccellente esclusa dalla kermesse musicale.
Per ricomporre le discrepanze generazionali, per di più, la direzione artistica ha selezionato la coppia Facchinetti-Facchinetti, che vedrà Roby con Francesco (non più "dj Francesco", dato che ora ha fatto un salto qualitativo nella sua espressione artistica) impegnati col brano "Vivere normale", mentre, per restare nell'ambito della concordia familiare, la scelta è caduta sui fratelli Bella, che proporranno "Forever (Per Sempre)".
Prosegue, quindi, l'intento assistenzialistico di super Pippo con un'altra missione che gli sta particolarmente a cuore: staccare di dosso a Nada il tormentone del lontano '69 ("Ma che freddo fa"), augurandosi che con la sua "Luna in piena" le previsioni metereologiche della cantante siano quest'anno più adeguate alla particolare mitezza primaverile prevista per la stagione.
Tuttavia, ha bocciato i Jalisse. Loro, tra i pochi baciati dalla fortuna del silenzio dopo la vittoria a San Remo, tra i pochi ad esser scomparsi per dieci anni per dedicarsi a fare i genitori, tra i pochi a non sapere cosa volesse dire il loro nome d'arte (stando ad un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, infatti, hanno scoperto grazie ad un dialogo con lo scrittore iracheno Younis Tawfik -e nel 2005!- che Jalisse in arabo significa "siediti ed ascolta") sono stati brutalmente esclusi da questa edizione a causa del testo troppo inadatto al contesto.
Sulla scia delle polemiche, inoltre, -ma per intenzionalmente chiuderne qualsiasi altra relativa allo stesso argomento- Pippo Baudo ha consigliato alla Hack, risentita per l'estromissione del suo testo da Sanremo, di guardare le stelle piuttosto che il Festival..
Ma se ascoltassimo tutti l'unica saggia cosa che ha detto il signor Baudo?..magari, piuttosto che un sonno disturbato o il rischio di ulteriori palpeggiamenti omosessuali di parti intime, impareremmo anche qualcosa di più costruttivo...
Non è vero che il ridicolo uccide, altrimenti il Festival di Pippo Baudo sarebbe una strage.



-Pezzo uscito il 12/01/07 su www.imgpress.it-

03 gennaio 2007

Selvaggia

-“Sai cosa vorrei in questo momento? Che scomparissi, davvero. Lasciandomi tutto su un'altra dimensione, senza se, senza ma, senza sempre e senza mai”.
Avrebbe voluto urlargliele queste parole; così, in faccia, come vomitate tra rabbia e pianto.
“Allora? Cosa hai sempre da lamentarti, da gemere, da ricriminare. Hai tutto. Salute, benessere, una casa, una famiglia. Ti devi lamentare perchè in realtà nonostante i tuoi anni ancora non hai oltrepassato la fase adolescenziale dei quindici anni. L'importante è lamentarsi, senza rendersi conto delle fatiche degli altri e dei loro sacrifici. Solo le tue ipotetiche sofferenze capisci e vedi. Non so proprio come hai fatto a venire fuori così da me e da tuo padre. Non capisco che cosa vuoi davvero dato che in ogni caso non ti sta mai bene nulla di tutto ciò che hai”.
Silenzio, silenzio ed ancora silenzio.
Le lacrime stanno per venire su dalle viscere. Eppure il pugno stringe così forte che le ricaccia dentro.
Selvaggia. Di nome e di fatto. Dai capelli ribelli al temperamento irruente. Dalle gambe veloci alla testa ancora più rapida del pensiero. Irrequieta. In perenne agitazione e movimento, cercando qualcosa che non c'è.
Ancora silenzio. Ed uno sguardo le si poggia addosso, di commiserazione e sprezzo.
Per quella figlia così inspiegabilmente ostile. Che sembra provenire da un pianeta sconosciuto e non essere carne della propria carne.
Gira le spalle e sbatte la porta. Fiera di aver dato per l'ennesima volta un insegnamento di vita alla figlia.
Del resto, c'era da aspettarselo; mai una volta che la si sta a sentire in quella casa.
Mai una volta che questa benedetta ragazza riesca a non sbagliare.
Mai che segua i consigli e le direttive di chi, ahimè, ha più esperienza di lei.
Nella stanza in semioscurità finalmente un gemito.
Eccole quelle lacrime da tempo cristallizzate.
Sgorgano senza rumore, anche se feriscono come lame affilate.
Eppure non è successo nulla di particolarmente rilevante o di sconvolgentemente nuovo.
E' solo stanca lei.
Piccole spalle tremanti in penombra ne dimostrano tutta la fragilità nascosta il più delle volte.
Come se con un sorriso o con uno sguardo fiero si potesse dimostrare a chi ti guarda di non temere nulla.
Il primo sguardo si poggia su quelle foto. Risa, abbracci e occhi che si sono cercati avidamente.
Poi il silenzio ed il ricordo. Tutto ciò che è rimasto.
Anche se dolcemente, è un ricordo che fa male.
Poi all'improvviso un gesto meccanico. Quello zaino.
La vecchia lei.
La sua parte più fragile accuratamente nascosta dentro una sacca di tela, come per evitare di dar origine ad un vaso di Pandora.
Sfiora biglietti, foto, urla, baci e risate. Tutto impresso nell'anima. E nella testa.
Chiude frettolosamente quello zaino. Non vuole e non può permetterselo in questo momento.
Alza gli occhi e le sembra di soffocare in quelle quattro pareti.
Di scatto apre l'armadio.
Altre foto di un passato che sembra un'altra vita. Ma gli occhi sono questa volta veloci a non soffermarsi su quei volti.
Prende alcuni abiti e un borsone.
Raccoglie tutti i suoi libri di vita ed alcune memorie parte del suo essere.
Infila le scarpe.
Lascia le chiavi nel cassetto accanto ai suoi sogni.
Prende il biglietto ed esce, con quella matita colata sul viso che la fanno sembrare un triste Pierrot.
Saluta quell'uomo e quella donna, indaffarati in cucina a cercare di capire come sia possibile che quella benedetta ragazza proprio non capisca che bisogna avere rigore e dignità nelle cose.
Poi inforca la porta ignorando le strilla e scende frettolosamente le scale, già in ritardo di molto per prendere quell'aereo.
Fugge Selvaggia. O forse semplicemente parte.
O forse semplicemente si nasconde.
O forse semplicemente sogna.