18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


03 gennaio 2007

Selvaggia

-“Sai cosa vorrei in questo momento? Che scomparissi, davvero. Lasciandomi tutto su un'altra dimensione, senza se, senza ma, senza sempre e senza mai”.
Avrebbe voluto urlargliele queste parole; così, in faccia, come vomitate tra rabbia e pianto.
“Allora? Cosa hai sempre da lamentarti, da gemere, da ricriminare. Hai tutto. Salute, benessere, una casa, una famiglia. Ti devi lamentare perchè in realtà nonostante i tuoi anni ancora non hai oltrepassato la fase adolescenziale dei quindici anni. L'importante è lamentarsi, senza rendersi conto delle fatiche degli altri e dei loro sacrifici. Solo le tue ipotetiche sofferenze capisci e vedi. Non so proprio come hai fatto a venire fuori così da me e da tuo padre. Non capisco che cosa vuoi davvero dato che in ogni caso non ti sta mai bene nulla di tutto ciò che hai”.
Silenzio, silenzio ed ancora silenzio.
Le lacrime stanno per venire su dalle viscere. Eppure il pugno stringe così forte che le ricaccia dentro.
Selvaggia. Di nome e di fatto. Dai capelli ribelli al temperamento irruente. Dalle gambe veloci alla testa ancora più rapida del pensiero. Irrequieta. In perenne agitazione e movimento, cercando qualcosa che non c'è.
Ancora silenzio. Ed uno sguardo le si poggia addosso, di commiserazione e sprezzo.
Per quella figlia così inspiegabilmente ostile. Che sembra provenire da un pianeta sconosciuto e non essere carne della propria carne.
Gira le spalle e sbatte la porta. Fiera di aver dato per l'ennesima volta un insegnamento di vita alla figlia.
Del resto, c'era da aspettarselo; mai una volta che la si sta a sentire in quella casa.
Mai una volta che questa benedetta ragazza riesca a non sbagliare.
Mai che segua i consigli e le direttive di chi, ahimè, ha più esperienza di lei.
Nella stanza in semioscurità finalmente un gemito.
Eccole quelle lacrime da tempo cristallizzate.
Sgorgano senza rumore, anche se feriscono come lame affilate.
Eppure non è successo nulla di particolarmente rilevante o di sconvolgentemente nuovo.
E' solo stanca lei.
Piccole spalle tremanti in penombra ne dimostrano tutta la fragilità nascosta il più delle volte.
Come se con un sorriso o con uno sguardo fiero si potesse dimostrare a chi ti guarda di non temere nulla.
Il primo sguardo si poggia su quelle foto. Risa, abbracci e occhi che si sono cercati avidamente.
Poi il silenzio ed il ricordo. Tutto ciò che è rimasto.
Anche se dolcemente, è un ricordo che fa male.
Poi all'improvviso un gesto meccanico. Quello zaino.
La vecchia lei.
La sua parte più fragile accuratamente nascosta dentro una sacca di tela, come per evitare di dar origine ad un vaso di Pandora.
Sfiora biglietti, foto, urla, baci e risate. Tutto impresso nell'anima. E nella testa.
Chiude frettolosamente quello zaino. Non vuole e non può permetterselo in questo momento.
Alza gli occhi e le sembra di soffocare in quelle quattro pareti.
Di scatto apre l'armadio.
Altre foto di un passato che sembra un'altra vita. Ma gli occhi sono questa volta veloci a non soffermarsi su quei volti.
Prende alcuni abiti e un borsone.
Raccoglie tutti i suoi libri di vita ed alcune memorie parte del suo essere.
Infila le scarpe.
Lascia le chiavi nel cassetto accanto ai suoi sogni.
Prende il biglietto ed esce, con quella matita colata sul viso che la fanno sembrare un triste Pierrot.
Saluta quell'uomo e quella donna, indaffarati in cucina a cercare di capire come sia possibile che quella benedetta ragazza proprio non capisca che bisogna avere rigore e dignità nelle cose.
Poi inforca la porta ignorando le strilla e scende frettolosamente le scale, già in ritardo di molto per prendere quell'aereo.
Fugge Selvaggia. O forse semplicemente parte.
O forse semplicemente si nasconde.
O forse semplicemente sogna.

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