18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


01 settembre 2007

Il sole ed il vuoto

Questa mattina, dopo la solita colazione da Sturbuck's, sono andata direttamente all'Empire State Building, contravvenendo ai consigli di chi c'e' gia' stato (m'era stato, infatti, suggerito il tramonto come momento ideale per salire lassu') e decidendo di gustarmi in pieno sole la vista dei grattacieli e della baia di Hudson.
Per fortuna, dato che questi per New York sono giorni di festa (lunedi, infatti, si festeggia il Labour Day, per cui e' tutto o quasi chiuso), non c'era molta gente in coda; dopo pochi minuti, quindi, ho conquistato la biglietteria, in fila composta come gli altri turisti.
Sono quasi tutti indiani o pakistani; molte famiglie con bambini piccoli, come a voler augurare loro di toccare il cielo sin da piccoli, senza troppi sforzi e con un semplice ascensore.
Ottanta piani in dieci secondi; qualche passo verso il secondo ascensore e poi eccomi arrivata all'86esimo piano di questo edificio, ricordato piu' che altro per esser stato "l'albero" di King Kong e riscoperto come monumento solo dopo l'11 settembre.
Una terrazza con muretto e recinzione di metallo mi protegge dal vuoto; davanti a me, una distesa di grattacieli dalle dimensioni diverse, palazzetti piu' piccoli e tanta acqua.
New York e', infatti, una citta' d'acqua; a destra e a sinistra della parte propriamente urbana, l'accompagna come fossero braccia, da cui si staccano ogni tanto diverse island.
Nel mezzo della baia di Hudson, vista dall'alto, la Statua della Liberta' si nota appena, sembra un soldatino in miniatura di qualche gioco da tavola. L'immensita' dei grattacieli ne sminuisce l'imponenza; forse, vedendola da sotto, questa sensazione di delusione verra' meno.
Girando lo sguardo verso sinistra dalla Statua, mi colpisce subito un buco tra una fila di grattacieli; e' Ground Zero, riconoscibile anche cosi' a distanza per la presenza di una gigantesca gru laddove qualche anno fa c'erano le Torri Gemelle. Se da qui e' impressionante, probabilmente quello che vedrò da vicino diventerà anche un buco nello stomaco, a volermi ricordare a lungo quanto male c'e' intorno.
Ho camminato per alcune ore dopo l'Empire, girovagando senza una meta precisa eppure per nulla spersa.
La pista del Rockfeller Centre trasformata in terrazza culinaria dai tavolini dei bar che si affacciano su questa zona non fa nemmeno notare la gigantesca statua dorata del Prometeo ne' la cascata che ha alle spalle.
Qui, tra gente di tutti i colori e lingue, tra turisti e fanatici dello shopping, ho terminato il mio doble espresso di Sturbuck's, sorseggiandolo lentamente come fosse la mia pausa dopo una giornata di lavoro...Non mi sento una turista spaesata.

Ma, soprattutto, non mi sento una turista.

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