18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


02 settembre 2007

Harlem

Harlem. Il quartiere inizia alla 125th Street, circondata ad est dal fiume Harlem e ad ovest dall'Hudson.

Qui fino a trent'anni fa non ci si poteva nemmeno passare in auto con i finestrini blindati.
Tutta colpa delle rivolte iniziate negli Anni '70 e proseguite anche negli anni a venire, quando con la scusa di ottenere i risarcimenti delle assicurazioni vennero bruciate moltissime case in cambio di dollari.
Ora è tutta un'altra storia; chi ci vive non è più un reietto ribelle della società newyorkese, ma semplicemente un uomo, bianco o nero che sia.
Certo, la comunità afro è quella che popola maggiormente questo immenso quartiere a nord di Manhattan; ma la fobìa dell'uomo nero, per fortuna, non c'è più.
Ora ci vivono molti artisti; è una zona ottimamente collegata grazie ad autobus e metropolitana; ora c'è Sugar Hill, dove gli affitti sono altissimi.
In tutta questa normalità omogenea, per fortuna, però, i battisti hanno mantenuto viva la loro parte più intima, lo spirito religioso. Anche se, purtroppo, per le strade sono molti i pullman zeppi di turisti, pronti a fotografare semplici fedeli abituati a pregare cantando come se stessero, invece, allo zoo.
Essendo abitato per la maggior parte da afroamericani, in chiesa la domenica mattina ci sono per lo più neri, elegantissimi nei loro vestiti a festa per il giorno del Signore.
Le donne più anziane vestono solo ed esclusivamente di bianco, dalla testa ai piedi, cappello e scarpe comprese; le altre semplicemente in modo molto elegante, relegando il bianco a colore per gli accessori, mentre le ragazze sono vestite normalmente. Anche negli uomini c'è una certa ripartizione generazionale nell'abbigliamento; quelli più anziani indossano frack o abiti da cerimonia neri o gessati, mentre man mano che scende l'età si vedono anche jeans e maglietta.
Le strade di Harlem est sono piene di persone, tutte sorridenti, in attesa fuori dalle moltissime chiese di amici e parenti. Tutto intorno, le saracinesche dei negozi sono coperte da graffiti colorati; le strade smettono la numerazione di Manhattan per prendere il nome dei "loro" eroi, come Malcom X, o di qualche reverendo della comunità battista.
Alle 11 le strade si svuotano; si prende posto in chiesa (più simili a degli ampi saloni con un palco, non essendoci navate, cappelle per i santi ed altari) e si aspetta che dalla porta principale scendano verso il palco il diacono, la diaconessa e tutti gli altri officianti e membri importanti della comunità. Rigorosamente danzando e cantando a ritmo delle note dell'organo moderno, il cui suono è molto simile a quello di una tastiera elettronica.
Microfono in mano, si salutano i membri della comunità, si ringrazia il Signore per i doni avuti finora; qualcuno dalle panche batte le mani, qualcun altro dici un vigoroso "Yes", un altro intona parole di ringraziamento; intanto l'officiante prosegue in crescendo le preghiere affinchè lo Spirito Santo scenda sulla comunità e la aiuti a superare le difficoltà quotidiane.
Si intonano canti religiosi, mentre un coro di bianche vesti ondeggia a ritmo di musica e batte le mani a tempo; in un attimo tutta la chiesa si alza in piedi, ondeggia anch'essa, si consuma le mani battendo a ritmo insieme al resto delle persone.
Un'emozione sentire di essere ancora in grado di provare così tanto trasporto in nome della fede.

1 commento:

Pluto ha detto...

have fun in NY :)