18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!



15 marzo 2008

Selvaggia-mente facendo..

Con Chengis e la FAO durante la Maratona di Roma

Domenica 16, in occasione della XIV Maratona di Città di Roma, sul palco all’aperto di Piazza Madonna di Loreto (Piazza Venezia), si terrà dalle 12 in poi lo spettacolo gratuito Chengis, dedicato alle danze turco-orientali e turco-rom. Protagoniste Marialuisa Sales -che ne cura anche regia e coreografia-, insieme a Cristina di Venanzio, Reslen el-Mansoury, Francesca Montella, Lucienne Musa ed Elena Quadrelli.
Sebbene il nome prenda spunto dalle danzatrici di corte ottomana (le chengi, per l’appunto), nel corso dello spettacolo verranno eseguite anche la danza del fazzoletto tipica della cultura greca dei fidanzamenti, una danza del folclore armeno ed una zingara con i sagat (cimbali simili alle nacchere, ma di metallo, che si mettono sul pollice e sul dito medio di entrambe le mani); inoltre sarà danzata anche la Ciftetelli -una danza popolare turca esportata in Grecia e simile alla danza orientale- e la Karsilama -danza turca originaria dei Balcani e dell’Anatolia-. Lo spettacolo terminerà, infine, con una danza tradizionale del Maghreb, a cura di Reslen el- Mansoury.

Chengis
Piazza Madonna di Loreto (Piazza Venezia)
Ingresso libero
Dalle 12 in poi

Feroce partita- Da nobis pacem al Teatro Nazionale

Per la prima volta nel cartellone stagionale del Teatro dell’Opera, la Compagnia EgriBiancoDanza di Torino si esibisce il 19 marzo al Teatro Nazionale con due coreografie di Raphael Bianco, intitolate Feroce partita e Da nobis pacem. Sulle note di John Cage -integrate dai ritmi suggestivi di percussionisti giapponesi- e sui preludi di J. S. Bach, Feroce partita si ispira all’antico gioco indiano degli scacchi, qui metafora del “gioco” della guerra e della manipolazione occulta. Con il particolare progetto di luci di Enzo Galia, si delinea un suggestivo scacchiere di uomini-pedine, vittime inconsapevoli del crudele gioco di cui sono partecipi.
Con Da Nobis Pacem, invece, si ricerca, per l’appunto, la pace, traendo spunto dalla recente composizione di Arvo Part Da pacem domine, con coro a cappella di solisti. Davanti ad un mondo disincantato e violento, rifugiarsi nel trascendente sembra essere l’unica modalità di salvezza.
Nove i ballerini sul palco, tra cui lo stesso Bianco nei panni del “Giocatore in blu”.

Feroce partita – Da nobis pacem
Teatro Nazionale
Via del Viminale, 51
Ore 20.30
Biglietto unico 23.00 €
Per informazioni: 06. 47824222

Divinamente Roma

Dal 15 al 24 marzo, in vari luoghi della città, si svolgerà la prima edizione del festival Divinamente Roma, dedicato alla spiritualità e diretto da Pamela Villoresi. Realizzato dall’ETI in collaborazione con l’Arcus, il festival vuole essere fucina di incontri e di pace, mezzo di comprensione, attraverso l’arte, di percorsi religiosi e spirituali diversi.
Il 19 marzo, al Teatro Valle, il viaggio ideale porterà -con lo spettacolo Le Voyage- in Russia, patria del coreografo Micha van Hoecke; attraverso leggende popolari e tzigane, van Hoecke rievocherà la sua infanzia in quelle terre, così fortemente impregnate dalla religiosità ortodossa, fondendo danza, canto, recitazione e musica.
Il giorno seguente, il 20, sarà invece il Conservatorio di Santa Cecilia ad ospitare un altro momento suggestivo: con Peregrinaje de las almas, di Jordi Savall, infatti, si potrà assistere alla fusione delle sonorità arabe, andaluse, mediterranee ed ebraiche, sulle cui note la danza Kuchipudi di Shantala Shivalingappa (acclamata protagonista del recente Equilibrio Festival all’Auditorium) creerà un unico filo Oriente ed Occidente.

19 marzo 20 marzo
Le Voyage Peregrinaje de las almas
Teatro Valle Conservatorio di Santa Cecilia
Via del Teatro Valle 21 Via dei Greci, 18
Ore 20.45 Ore 20.45
Biglietti: 15 € intero, 10 € ridotto Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti
Per info: 06. 68803794


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 15-21.03.2008-

Sotto terra con Mel&Mel

Mel & Mel, ossia Melchiorre e Melchisedeck. E’ l’11 dicembre del 1969 e loro sono morti recenti, coinquilini di una bara a due piazze in attesa di diventare “veri abitanti della terra”.
Inizia così Sotto terra, spettacolo di e con Giovanni Avolio, affiancato da Giancarlo Porcari, in scena fino al 16 marzo al Laboratorium Teatro -spazio nel cuore del quartiere Portuense nato dalle ceneri di un supermercato-, centro di sperimentazione teatrale fondato dall’Associazione Claudio Gora di Sergio Sivori e Cristina Giordana.
Con Sotto terra, il regista Giovanni Avolio ha voluto ricreare un legame con la terra, con le radici nostro elemento vitale. Mantenendo un tono estremamente tragicomico, Mel & Mel, in attesa del loro ritorno alla terra, cercano modi di “vivere il tempo” tra sedute spiritiche e riunioni di sepolcro, mentre “al piano di sopra” si vivono gli anni della strategia della tensione, quelli contro cui nessuno può nulla, di cui si ha paura e di cui nessuno sa niente.
In attesa che passino quegli anni turbolenti, Mel & Mel trasportano gli spettatori in diverse situazioni, rendendo labile il confine tra attore e spettatore ed intrecciando le fila della diversa drammaturgia. Dallo stile clownesco al grottesco, passando attraverso il tragico, il comico ed il poetico, Avolio cerca di capire come si possa vivere, al giorno d’oggi, un legame fisico e culturale con la terra; se da un lato si tenta di recuperare la memoria storica degli anni della strategia della tensione, dall’altro è il recupero ancestrale e polivalente con la morte l’obiettivo principale dell’indagine.

Sotto Terra
Di Giovanni Avolio, con Giovanni Avolio e Giancarlo Porcari
15 marzo ore 21.00, 16 marzo ore 18.00
Laboratorium Teatro
Via Leopoldo Ruspoli, 87
Biglietti: 10 €, ridotti 7 € + tessera obbligatoria 3 €
Info e prenotazioni: 06. 45477049


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 15-22.03.2008-

08 marzo 2008

Selvaggia-mente facendo..

"Raymonda" al teatro dell'Opera

Dall'11 al 20 marzo, per la regia di Beppe Menegatti, sarà in scena al Teatro dell'Opera Raymonda, spettacolo che, con le coreografie di Marius Petipa su musiche di Alexander Glazunov, debuttò a San Pietroburgo nel 1898. Protagonista è Raymonda, fidanzata con Jean de Brienne, ma insidiata -mentre quest'ultimo è partito per le Crociate- dal cavaliere saraceno Abderakhman. Al suo ritorno, tuttavia, de Brienne ritrova l'amore di Raymonda e si possono così celebrare le tanto agognate nozze.
Danzato dai più grandi ballerini al mondo, questa versione di Raymonda vede un nuovo allestimento, con coreografie di Carla Fracci -nel passo a due del III atto ed in alcune variazioni di Raymonda rispetto alla coreografia originale di Petipa- e di Gillian Whittingham da quelle ideate da Loris Gai. Direttore d'orchestra è il Maestro Tolomelli, mentre i costumi sono di Raimonda Gaetani.
Questo balletto in tre atti, avrà come danzatori ospiti Oksana Kucheruk, Svetlana Lunkina, Robert Tewsley, Ivan Popov, Petr Borchenko ed Alessandro Molin.

Raymonda
Dall'11 al 20 marzo
Teatro dell'Opera
Piazza Beniamino Gigli, 1
Tel. 06.48160255/ 06.4817003
Biglietti dai 12 € ai 60 €, ad eccezione della prima, con spettacoli serali alle ore 20.30 o pomeridiani ad orari diversi a seconda dei giorni


I Carmina Burana della Spellbound Dance Company

Dall'11 al 16 marzo, al Teatro Italia, uno spettacolo davvero imperdibile: la Spellbound Dance Company di Mauro Astolfi, infatti, interpreterà il più grande capolavoro di Carl Orff, i Carmina Burana.
Testi poetici raccolti in un manoscritto medievale poi musicato dal grande autore tedesco, i Carmina Burana restano una delle più importanti testimonianze del vissuto quotidiano dell'epoca; accanto ad inni bacchici, canzoni d'amore od erotiche e parole blasfeme, infatti, si ritrovano anche critiche allo sfarzo della curia romana e alla sua smania di potere, a sottolineare come il vizio non fosse l'unica occupazione della gente.
Riprendendo dunque tali contrasti, Astolfi ha ricreato la contrapposizione vizio/virtù, sofferenza/costrizione, gioia/liberazione; attraverso passi di danza contemporanea, il ragazzo lamentoso del presente ed afflitto dalla pessima situazione attuale si scopre essere più attuale che mai, tracciando anche con il suo corpo la storia del disagio spirituale dei giovani.
In questo racconto tra musica e gesti, infine, anche le scenografie di Stefano Mazzola diventano mezzi coreografici e co-protagonisti insieme ai dieci ballerini sul palco.

Carmina Burana
Dall'11 al 16 marzo
Teatro Italia
Via Bari, 18
Tel. 06. 44239286
Spettacoli dall'11 al 15 marzo alle ore 21.00; il 15 ed il 16 marzo, pomeridiana ore 17.00
Biglietto unico 23 € con riduzioni, fino ad esaurimento disponibilità, per le scuole di danza


Ed ora due appuntamenti a cavallo tra questa e la prossima settimana, ma da mettere assolutamente in calendario.
Il 15 ed il 16 marzo, infatti, al Palacavicchi di Ciampino, si svolgerà l'VIII Trofeo Internazionale di hip hop, una due giorni dedicata a questa danza dell'omonimo movimento culturale d'oltreoceano. Ideata da Cristina Gastaldi ed organizzata dall'Associazione Sportiva New Lucky Dance, la manifestazione prevede la possibilità per chiunque si sia iscritto -bambino, adulto, amatore o professionista- di ballare per tre minuti una propria coreografia di freestyle, nella speranza di vincere l'ambito premio di 10.000 € assegnato da una giuria di esperti. Per gli addetti al settore con la convention Hip Hop Moves si potrà perfezionare il proprio stile, mentre il finale avrà come protagonisti i più grandi breakers italiani, in "sfida" al centro del palco. Molto attesa, infine, la partecipazione di Brian Green, pioniere della House Dance a New York e coreografo delle grandi star della musica hip hop e pop.

VIII Trofeo Internazionale di Hip Hop
Palacavicchi
Via Banchi Bandinelli, 130, Uscita n.21 GRA
Ciampino
Ingresso 10 €; i workshops variano tra i 79 ed i 99 €.
Per maggiori informazioni: Cristina Gastaldi, 347.6533991


Il 16 marzo, infine, alle ore 17, presso il Teatro Vascello Simone Forti presenta Logomotion, sintesi finale del progetto/laboratorio di Simone Forti con venti danzatori del progetto e con la partecipazione di Simone Forti. Sia il workshop che la perfomance finale sono basati sull'improvvisazione, combinando insieme parola, movimento e scrittura. L'occasione per ammirare dal vivo una pioniera della Performing Art, tra le più carismatiche e significative figure della danza contemporanea.

Logomotion
16 marzo, ore 17
Biglietto 10 €
Teatro Vascello
Via G. Carini 78
Infoline: 06.5881021

-Pezzo pubblicato su RomaWeek dell'8-15.03.2008-

02 marzo 2008

La Passion dei Momix

La sua nascita risale al 1992, quando critica e pubblico lo hanno definito il capolavoro assoluto di Moses Pendleton. Mi riferisco a Passion, balletto onirico, illusionistico, plastico e struggente della compagnia dei Momix, il cui nome deriva da un assolo creato da Pendleton per le Olimpiadi Invernali di Lake Placid nel 1980.
A distanza di sedici anni, i Momix ripropongono al pubblico il loro spettacolo più osannato, portandolo in scena dall’inizio del mese di febbraio in Italia; dal 4 al 16 marzo -per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana- Passion resterà al Teatro Olimpico, dove si concluderà questa loro breve tournée.
Quando nel 1988 Peter Gabriel compose la colonna sonora del film di Martin Scorsese L’ultima tentazione di Cristo, non poteva immaginare che un iper-creativo come Pendleton basasse le coreografie di un nuovo spettacolo proprio su quelle note, generando un compromesso tra misticismo ed intimità, sperimentazione tecnica, illusionismo e scossa emozionale.
Sette i ballerini in scena, sebbene il termine mai come in questo caso sembri estremamente riduttivo; Danielle Arico, Suzanne Lampl, Yasmine Lee, Cassandra Taylor, Steve Marshall, Brian Simerson e Joshua Christopher saranno dunque i danzatori-atleti che nell’alternarsi di potenza fisica, giochi ottici, musiche tantriche e mediorientali, daranno vita ad uno spettacolo unico, al limite tra il sogno e la realtà, tra l’evocativo ed il surreale.
A darne una riprova, basterebbe solamente l’inizio dello spettacolo, in cui un albero della vita formato da gambe e braccia dei ballerini, diventa la realtà di quello proiettato sul telo bianco davanti a loro; tra quei rami/braccia, l’Est e l’Ovest, il cristianesimo ed il buddhismo, l’anima ed il corpo diventano movimento unico, illusorio o tangibile a seconda che si guardi la proiezione in primo piano o ciò che si muove nel fondo. Tutto Passion, del resto, giocando sulla dualità delle visioni dello schermo e dei ballerini, mette costantemente in bilico i piani della realtà e dell’emozione, toccando quelle corde più intime e nascoste dello spettatore.
Oltre alle magnifiche coreografie di Pendleton ed alla notevole bravura ed agilità della sua compagnia, lo spettacolo dei Momix non potrebbe realizzarsi senza Bruce Goldstein e Mitchell S. Levine, che si occupano del disegno luci: Kitty Daly, infine, è la realizzatrice dei costumi, anch’essi funzionali alle illusioni visive.

Passion
Momix
Teatro Olimpico
Piazza Gentile da Fabriano 17
Info: 06.3201752
Biglietti dai 25€ ai 35 €
Spettacoli tutti i giorni alle ore 21.00; domenica 9 e 16 marzo anche alle ore 17.00. Lunedì 10 marzo riposo.


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 1-8.03.2008-

Per le donne, l'8 marzo non solo mimose

Era il 1964 e Mrs Banks, con tanto di fascia indosso reclamava il voto per le donne, affermando che i tempi dell’uomo erano finiti, giacché le donne, soldati in gonnella e reali forze del lavoro, avrebbero spezzato le catene che le legavano al focolare. Poeticamente, il signor Walt Disney allora riportò in auge lo spinoso problema della partecipazione politica delle donne, riconosciuta in Italia nel febbraio del 1945.
Ma per le donne di tutti i Paesi e di tutte le età, il problema non è mai stato solo l’accesso al voto politico; violenze familiari, retrograde attribuzioni di ruoli, la loro difficile integrazione nel mondo del lavoro, sono solo alcune delle difficoltà, cui recentemente si è aggiunto il diritto all’aborto.
A cent’anni dall’attribuzione di un valore ideologico alla data dell’8 marzo, molte le iniziative per ricordare e festeggiare quella che dieci secoli fa era solo “la donna angelicata”.
Chi ha un animo politico potrebbe riunirsi a Piazza Navona, dove, dalle 15.30, confluiranno i manifestanti partiti in corteo alle 14 da Piazza Bocca della Verità; con questa manifestazione unitaria CGIL, CISL e UIL sollecitano nuovamente la costruzione della Piattaforma di genere Unitaria finalizzata alla valorizzazione del lavoro anche delle donne e delle categorie più deboli, lettera morta da anni.
Per chi invece si vuole dedicare all’arte, il Comune ha concesso anche quest’anno l’entrata libera alle donne nei musei, mentre molte sono le mostre monotematiche che si terranno. Al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, ad esempio, “Dee e donne” sarà l’approfondimento proposto dalle assistenti museali (10€, senza bisogno di prenotazione), mentre nei municipi IX, XII, XVII e XVIII -presieduti da donne- verrà proiettato il documentario RAI “Processo per stupro” all’interno della manifestazione “La memoria ha un futuro”, indetto in collaborazione con l’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Roma, cui seguirà un dibattito presso l’Aula Consiliare del Municipio Roma XII di Via I. Silone.
All’Auditorium dell’Oratorio S. Paolo, si svolgerà alle 18 un incontro-dibattito sui diritti della donna in Guatemala, dove dal 2001 avviene quello che dalla stampa è stato definito”femminicidio”, organizzato dall’Associazione Sulla Strada Onlus. L’AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo), dal canto suo, anche quest’anno permetterà a chi acquista l’8 marzo nelle librerie Feltrinelli di partecipare ai suoi progetti umanitari, che vedono nella creazione di un fondo per il diritto allo studio delle bambine e ragazze di Calcutta l’obiettivo di questa edizione.
Infine il teatro. Quelli della cintura omaggiano le donne con due spettacoli. Al Teatro Tor Bella Monaca (l’8 marzo alle 21.00 ed il 9 marzo alle 17.00) “Roma ore 11”, tratto dal libro inchiesta di Elio Petri. In scena quattro giovani attrici: Anna Gualdo, Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres.

-Pezzo pubblicato su Romaweek del 1-8.03.2008-

23 febbraio 2008

Selvaggia-mente facendo..

Les SlovaKs “Opening night” all’Auditorium

Ultime due serate con la danza contemporanea all’Auditorium quelle del 25 e del 26 febbraio ; il Festival Equilibrio -diretto da Giorgio Barberio Corsetti ed inauguratosi lo scorso 6 febbraio-, infatti, si chiuderà con lo spettacolo dei giovani danzatori Les SlovaKs Dance Collettive, che presenteranno in prima assoluta per l’Italia il loro primo progetto artistico, Opening Night.
Formato da cinque giovani ballerini della Slovacchia (Milan Herich, Peter Jassko, Anton Lachky, Milan Tomasik e Martin Kilvady), il Collettivo Les SlovaKs è un gruppo profondamente unito dall’amore per la danza, oltre che da una decennale amicizia; l’opera che presentano al pubblico è un mix di nuova danza tradizionale e poesia. Lo spettacolo, dunque, riflette il loro amore per la danza, ma anche l’affetto che li lega, generando un lavoro in continua evoluzione e creazione, basato sull’improvvisazione dettata dalla loro profonda affinità; ogni ballerino sembra essere l’eco dell’insieme e viceversa, mentre le radici etniche legano invisibilmente tutti i loro movimenti.

Les SlovaKs Dance Collettive
Opening Night
25 e 26 febbraio
Festival Equilibrio, Auditorium Parco della Musica
Viale P. de Coubertain, 34
Sala Petrassi
Ore 21.00
Posto unico: 15 €
Per info: 06.80241281


Un nuovo Antonio e Cleopatra in punta di piedi

Dal 26 febbraio al 4 marzo, in qualità di spettacolo ospite di danza contemporanea del teatro dell’Opera, andrà in scena presso il Teatro Nazionale Antonio e Cleopatra, tratto dall’opera di Shakespeare. Liberamente ispiratosi a quest’ultima, lo spettacolo vedrà protagonisti Patrizia Cerroni (che ne cura anche coreografia e regia), insieme alla compagnia de I Danzatori Scalzi in una versione moderna dell’opera del Bardo.
Non solo la vicenda dei due innamorati è stata trasportata in epoca moderna, ma con questa versione avrà anche modo di realizzarsi, sancendo al contempo l’unione dei loro rispettivi popoli; con il supporto della musica originale suonata dal vivo, inoltre, la Cerroni ha voluto dare maggiore spessore alla figura di Cleopatra, attribuendole capacità salvifiche non solo nei confronti del suo amato, ma anche di tutto il genere umano.

Antonio e Cleopatra
Teatro Nazionale
Via del Viminale, 51
Per info: 06. 481601
Dal 26 al 29 febbraio ore 20.30; 1 marzo ore 18.00, 2 marzo ore 16.30 e 4 marzo ore 20.30
Prezzo unico: 22.88 €



I colori della danza del Santa Chiara

All’interno della rassegna “I venerdi al Santa Chiara”, tra le mura del suo Auditorium, andrà in scena il 29 febbraio I colori della danza, con le coreografie di Miriam Baldassari.
Interamente dedicato alla pittura, I colori della danza è uno spettacolo di danza contemporanea formato da cinque coreografie dedicate a cinque pittori: Henri Matisse, Edgar Degas, Pablo Picasso, Vincent Van Gogh e Keith Haring. Attraverso il linguaggio del corpo, dunque, si tenterà di raccontare alcune delle loro opere, come “La danza” di Matisse o “Guernica” di Picasso; con musiche che spaziano da Vivaldi ad Orff, passando per Zimmer e Nyman, oltre alla Baldassari saranno in scena anche altri tredici ballerini, impegnati alternativamente nelle coreografie proposte.

I colori della danza
Auditorium Santa Chiara
Via Caterina Troiani, 90
Ingresso gratuito
Per info: 06.69612622


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 23.02-01.03.08-

L'Ithaka di Cristiana

E’ di scena la grande musica d’autore presso il Teatro Ghione giovedì 28 febbraio.
Cristiana Pegoraro, infatti, bravissima pianista e compositrice raffinata, presenterà al pubblico lo spettacolo Ithaka, il viaggio di Ulisse, un pianoforte che come un vascello porterà alla scoperta del Mediterraneo.
Nato come progetto per unire popoli e culture delle diverse sponde del Mediterraneo, Ithaka vuole rappresentare un mare che unisce nella differenza, capace di esprimere solidarietà, amicizia e pace, avendone in comune il soggetto, ossia l’uomo.
Partendo dalle note di compositori classici, la Pegoraro presenterà anche sue composizioni (Colors of Love e The wind and the Sea, tratti dal suo album ITHAKA), oltre a dei tanghi di Astor Piazzolla, senza dimenticare di passare attraverso le danze spagnolo-cubane di Ernesto Lecuona e la splendida musica di Chick Corea.
Nata come pianista classica, pertanto, la Pegoraro proporrà la “Marcia Turca” di Mozart, la “Serenata” di Schubert/Listz e lo Studio di Chopin detto “Rivoluzionario”, fancedosi sicuramente apprezzare per il particolare tocco e per la propria tecnica. Non dimenticando, tuttavia, le sue passioni postume, le trascrizioni per pianoforte da lei effettuate della musica di Astor Piazzolla costituiranno larga parte del concerto, mentre i ritmi appassionati sudamericani lo andranno a concludere, portando idealmente a compimento quel viaggio da novello Ulisse che lo spettacolo vuole effettuare.
Targa d’argento del Presidente della Repubblica 2007, la Pegoraro è stata definita dal New York Times in occasione del suo debutto presso il Lincoln Center nel 1996 “un’artista di altissimo livello”.
-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 23.02-01.03.08-

16 febbraio 2008

Tutti i Why di Daniel Ezralow

Geniale. Semplicemente. Non ci sono altri attributi per il nuovo spettacolo di Daniel Ezralow, “Why be extraordinary when you can be yourself?”, in scena al Teatro Olimpico fino al 24 febbraio.
Geniale per le musiche, accuratamente scelte per martellare sui punti di domanda, piuttosto che per sottolineare il quotidiano frenetico o ringraziare semplicemente per esserci (con “Thank U” di Alanis Morissette); geniale per le installazioni video e per le coreografie, per le luci e per i cambi in scena.
Si apre sulle note di “Because” dei Beatles la serie di domande che il coreografo statunitense -una delle anime dei Momix- pone agli spettatori attraverso i volti dei suoi dieci ballerini, proiettati ad intermittenza sul grande telo che copre l’intero palcoscenico; seguono segni matematici, pillole di saggezza ed altri punti di domanda (come “Uomo x Donna = Mondo : Cuore”), diretti ad un pubblico che per i primi dieci minuti si trova davanti solo proiezioni filmiche ed equazioni.
Poi scoppia l’adrenalinica verve della normalità; uomini e donne in seriosi abiti da manager dapprima saltellano come novelli automi, per poi dar vita a singole espressioni della propria straordinarietà esistenziale, generando delle coreografie apparentemente scoordinate e disomogenee, ma in realtà perfettamente logiche nel caos di braccia e gambe scalmanate.
Perché ogni espressione di sé, ogni movimento, ogni sussulto è danza, gesto che riflette la vitalità e l’unicità dell’essere umano.
Sul fondo, sollevato il telo iniziale, dodici quadranti, luoghi ora della solitudine di novelli fantocci in una casa di bambole, ora condominio di reali uomini e donne, che, trasformati dalla mania di osservare la normalità casalinga, all’accendersi dei riflettori sulla propria casa-quadro, diventano cloni dal sorriso finto e stampato, pronti a salutare plasticamente l’occhio del curioso osservatore. Seguono poi momenti di “straordinaria” quotidianità, come quello dell’amante ubriaco che, srotolandosi da un tappeto, si trasforma in breaker nel vano tentativo di attirare l’attenzione dell’amata che, invece, svogliatamente fuma una sigaretta, avvolta nella sua nube di irraggiungibile desiderio.
L’ambizione di possedere il divino è invece raffigurata da un passo a due tra un uomo ed una donna-angelo, sospesa dal soffitto con elastici morbidi, che, sulle note di un brano dei Le Mystère Des Voix Bulgares, compie evoluzioni, sostenuta, abbracciata o respinta da quell’individuo che cerca di tenerla a sé, conscio della preziosità dell’Amore, con la maiuscola.
Con i Cherry Poppin’ Daddies e la loro Dr. Bones si realizza uno dei momenti migliori dello spettacolo, in cui in una frenetica corsa di uomini e donne in giacca e cravatta si assiste ad un inseguimento di un uomo apparentemente nudo, attraverso campi, ponti e strade virtualmente riprodotti sulla metà di telo che scende sul palco.
Tutti bravissimi i dieci ballerini di Ezralow; pieni di fiato, talento e gioia, sono infatti in grado di trasmettere al pubblico sensazioni difficilmente traducibili in parole che le cristallizzino, data la straripante vitalità ed energia con cui ogni messaggio viene da loro trasmesso. In un caleidoscopio di idee, musiche, movimenti e sollecitazioni, i novanta minuti dello show passano velocemente, facendone desiderare una non-fine.
A risvegliare dal caos emotivo che genera tutto ciò, solo gli applausi a scena aperta, i molteplici “bravi” durante le quattro uscite degli esausti ballerini e il freddo pungente fuori dal teatro.
-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 16-22.02.08-

Un grande grido d'amore al Teatro Italia

Io, Gigì e Hugo. Così ho passato il mio San Valentino.
No, non è un triangolo amoroso che in epoca di modernizzazione dei costumi è lecito celebrare tutti insieme appassionatamente durante la festa degli innamorati. Gigì e Hugo sono semplicemente, invece, i protagonisti di “Un grande grido d’amore”, commedia di Josiane Balasko, in scena fino al 24 febbraio al Teatro Italia.
Nei panni di Hugo Martial, Pietro Longhi, in quelli di Gigì Ortega Pamela Villoresi, mentre Stefano Antonucci è Leone e Gabriella Silvestri è Gabry. La storia è un dipanarsi esilarante di situazioni generate dall’incontro, dopo molti anni, di Gigì ed Hugo, un tempo e per dodici anni amanti nella vita, oltre che coppia d’attori famosi. Il forfait all’ultimo minuto della co-protagonista femminile di uno spettacolo dal titolo, appunto, “Un grande grido d’amore”, richiede l’immediata sua sostituzione; la genialità cinica della di lui agente, Gabry, permette tuttavia che si trovi quanto prima una sostituta: Gigì, per l’appunto.
Convinta che l’avvenimento porterà rinnovato successo ad entrambi gli attori, oltre che enorme pubblicità, dunque, Gabry escogita una serie di sotterfugi con cui riesce nell’intento. Ma l’incontro tra i due ex amanti-colleghi non è affatto facile; dopo anni di lontananza in cui lui ha cercato di mantenere vivo l’antico splendore della sua fama e lei si è disintossicata dall’alcool e dall’amore per lui, solo l’abilità ruffiana di Gabry riuscirà in quello che sulla carta è un riavvicinamento impossibile. Almeno fin quando entrambi non scoprono l’inganno dietro questo revival; ma a quel punto, l’antico affiatamento è già tornato a galla ed entrambi decidono, allegramente, di riprendere da dove avevano lasciato.
Tra battibecchi, recriminazioni, dolorosi ricordi ed ironiche prese in giro, la commedia diretta da Maurizio Panici scorre piacevolmente nelle sue quasi due ore di durata. Bravissimi tutti e quattro i protagonisti, ognuno perfettamente adeguato al ruolo chiamato a ricoprire; se Gabri deve essere sofisticata sorniona, moderna ruffiana e menefreghista agente di un attore, Leone è un regista, non proprio di successo, amico della vecchia coppia d’attori, che si trova vittima della situazione tra i due, ora come comico intruso, ora come capro espiatorio delle situazioni che man mano si creano.
Un plot divertente, un ritmo incalzante ed un’ironia sottile e pungente sono gli ingredienti dello spettacolo; senza battute banali piuttosto che scontate, la Balasko crea teatro nel teatro, dando vita ad una deliziosa commedia dei nostri giorni.

Un grande grido d'amore
Fino al 24 febbraio
Teatro Italia
Via Bari 18
Info: 06.44239286

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 16-22.02.08-

12 febbraio 2008

Intervista a Niccolò Agliardi

- Niccolò, sei laureato in letteratura italiana, fai il cantautore da diversi anni e finora hai pubblicato tre album. Inoltre, hai collaborato con l’Università Statale di Milano in veste di docente e hai presentato e scritto un programma per la radio…Non contento, poi, a metà marzo prossimo uscirà il tuo primo romanzo, scritto insieme ad Alessandro Cattelan, “La vita è un’altra cosa”.. ma non sei stanchissimo?? Scherzi a parte, di tutte queste cose, cos’è che ti piace di più fare? Quale quella in cui Niccolò si sente maggiormente realizzato?

- La musica, le canzoni, la scrittura, la radio, il romanzo, sono tutte declinazioni delle stesse necessità. La comunicazione di una parte di me. Quando la voce non basta, la creatività aiuta ad arrivare dove si vuole. Anche attraverso altre vie. Meno dirette ma pur sempre efficaci.

- Hai collaborato in questi anni con moltissimi artisti sia italiani che stranieri. Uno a cui sei particolarmente affezionato e di cui ricordi con piacere consigli o scambi di idee?

- Eros Ramazzotti, per la sua schiettezza e per la sua lucidità. Una voce importante che ha reso speciale quello che ho scritto per lui ("Ci parliamo da grandi").

- Lo scorso 25 gennaio è uscito il tuo terzo album, “Da casa a casa”. Cosa credi caratterizzi di più questo tuo ultimo lavoro?

- La lealtà, il lavoro certosino sulle parole e sugli arrangiamenti. L’onestà con cui tutti hanno lavorato, la passione e la generosità dei collaboratori e dei musicisti.

- Ascoltando il cd -e prima di aver dato uno sguardo alla tua biografia-, ho pensato che la tua voce, specie nel primo brano dell’album, “Da casa a casa” (che poi da anche il nome al lavoro intero), è molto simile a quella di Ivano Fossati; leggendo la tua bio, poi, per l’appunto, ho scoperto che Fossati è un cantautore da te amato al punto tale da meritarsi il tatuaggio del titolo di una sua canzone sul tuo braccio. In cosa pensi di differenzi, al giorno d’oggi, la cosiddetta canzone d’autore, rispetto agli altri generi, sempre se secondo te esiste ancora? Voglio dire, pensi sia possibile un ritorno ai tempi d’oro della coesistenza di cantautori come Fossati, De Andrè, De Gregari, Guccini, Battiato, tanto per citarne alcuni?

- Loro parlavano di ciò che avevano dentro e fuori di sé. Delle società, del mondo, dei loro nemici, del futuro che stava cambiando le cose. Avevano e hanno una caratura diversa dalla mia, per capacità ed età anagrafica, è più facile parlare di sé. Ma i grandi capolavori si attingono prendendo le distanze dal proprio ego e raccontando d’altro. Fuori di sé. Per questo i grandi sono rimasti nella storia. Noi non abbiamo nemici importanti, noi abbiamo da riscattare le nostre fragilità. Per questo faremo fatica ad entrare nella storia.

- Tornando alla canzone “Da casa a casa”, a un certo punto affermi che il sentirsi soli è il prezzo per chi finge nella vita, per chi non osa; c’è qualcosa che finora non hai mai osato fare o dire e di cui ti penti?

- Ci sono alcune cose che non ho avuto e che non ho il coraggio di prendere di petto e per questo ne pago le conseguenze. Privatamente.

- In effetti, come da te notato, l’argomento conduttore un po’ di tutte le canzoni, è quello dell’attesa, in tutte le sue vesti e sfaccettature. Cos’è che hai aspettato di più finora e che stai ancora aspettando?

- Ho aspettato tanto e tante cose. Come capita a molti. Dall’amore come lo volevo io al risultato nel lavoro dopo tanti anni di fatica. Aspettare è una non scelta, o una scelta di qualcun’ altro. Vivere mentre si aspetta è una soluzione importante per non farsi sopraffare dall’impazienza e dalle false speranze.

- Nell’ultima - tra l’altro molto carina ed originale!- canzone dell’album, “Zazà”, ti rifai al manga più famoso al mondo, Lupin, per sottolineare l’amarezza che a volte si prova quando, dopo aver aspettato a lungo la realizzazione di qualcosa, alla fine si resta disperatamente delusi dal concretizzarsi di quel desiderio. Secondo te è peggiore questa sensazione o quella di aspettare inutilmente qualcosa?

- Anche la felicità, quando raggiungi un risultato può fare paura se non sei abituato. Ma col tempo riesci a maturarla e metabolizzarla dentro di te. Attendere e restare deluso dall’assenza è un esercizio col quale invece tocca familiarizzare. Capita spesso e a molta gente

- In “Aspetto una domanda”, fai riferimento alla difficoltà di comunicazione tra genitori e figli e all’attesa inutile di risposte a domande non comprese o inesistenti. Non pensi che oltre ad essere un problema generazionale, la difficoltà di comunicazione sia anche caratteristica dell’attualità? Basti pensare alle cose non dette dei nostri politici, alle inchieste infangate o ai casi di sensazionalismo mediatico basati su false comunicazioni..credi sia un problema di linguaggio o specifica volontà di non farsi capire?

- Ci si può far capire attraverso un gesto, un segnale, uno sguardo, un regalo o una canzone. E si può non riuscire al primo tentativo. Ma se uno lo desidera, un modo alternativo esiste sempre. Avendo il tempo o cercandolo. O “aspettandolo”.

- In “La panchina” celebri uno dei luoghi per eccellenza dell’attesa; nella vita, sei uno che sa attendere o sei impulsivo?

- Sto cercando di fare coesistere le due cose. Due facce di una stessa medaglia. Due lati del mio carattere.

- “Secondo te?” e “Continuamente” sono due canzoni d’amore, in cui racconti due attese diverse; in “Non ci aspettiamo più”, invece, fai una dichiarazione di resa. Cosa credi sia più difficile fare?

- Accettare il dato di realtà e le volontà di chi si ha davanti è molto importante. Anche la fine ha la sua nobiltà. Se è una fine “definita” e se serve per non continuare a mentirsi. Il rispetto per sé stessi e per chi ha condiviso con noi una storia importante è la chiave fondamentale per scegliere come proseguire.

- Mi è piaciuta molto anche “Dante”; puoi dirci come sia nata questa canzone e da quale tua necessità?

- Dante ha messo Beatrice in un paradiso letterario. Lei voleva godere del paradiso terreno. Magari attraverso l’orgasmo. Si è solo sfogata per ottenere ciò che si meritava; l’amore concreto dal suo amato, distratto dalla composizione della sua opera magna.

- Di tutte le 12 canzoni dell’album, qual è che ti piace di più? Perché?

- “Da casa a casa”. Perché è ancora molto viva e accesa dentro di me l’emozione per cui l’ho scritta.

- I tuoi prossimi progetti?

- Tanti concerti live, soprattutto il 3 aprile al Blue Note di Milano

-Intervista pubblicata su www.lineamusica.it il 12.02.2008-

11 febbraio 2008

A Roma un mese di Tango con il Meditangofestival

Enrique Santos Discepolo lo definì “un pensiero triste che si balla”, mentre Leopoldo Marechal “una possibilità infinita”. Per Alex Cantarelli, direttore della Compania Meditango insieme a Mimma Mercurio, il Tango è “una via alla parola”. Per questo, per il terzo anno consecutivo, egli ha dato vita al Meditangofestival, una manifestazione di Tango, Teatro e Danza che si è svolta a Roma nel corso di un mese e che ha visto coinvolti più di 30 ballerini professionisti, oltre a musicisti ed attori, capaci di dare un senso consonante al carattere del festival stesso, inteso da Cantarelli come “una fotografia dello stato delle cose”, con spunti di riflessione ed evoluzione da tener presenti.
Accanto dunque alle esibizioni dei vari maestri, ci sono stati anche seminari, spettacoli teatrali e concerti, per restituire innanzitutto al termine “festival” il significato di “periodo di tempo all’interno del quale ci sono diverse proposte artistiche”. Ma non solo.
Pur riconoscendo, infatti, una prevalenza quasi naturale degli argentini sia nella musica che nel ballo vero e proprio, la Compania Meditango ha da sempre suggerito una seconda via al Tango Argentino, fatta di talenti e proposte innanzitutto italiane ed europee, a sottolineare come non ci possano essere più confini linguistici, di merito e di appartenenza culturale da apporre ad una Nazione ed alle sue tradizioni artistiche.
Pur essendo presenti, dunque, artisti argentini del calibro di Esteban Moreno e Claudia Codega, Ezequiel Farfaro ed Eugenia Parrilla, oltre al più grande ballerino di Tango al mondo, Pablo Veron (protagonista del film di Sally Potter Lezioni di Tango e di recente in scena al London Coliseum di Londra con l’allestimento della Carmen ad opera della stessa Potter), il terzo Meditangofestival ha visto il coinvolgimento di importanti artisti europei ed italiani, in grado di non far disconoscere la loro Arte perché ufficialmente appartenente ad altro substrato cultural-folklorico.
Mara Maranzana e Michele Usoni, dunque, insieme a Germano Scaperrotta ed Anna Rivolta e a Luciano Donda e Roberta Coen sono state le coppie -rispettivamente provenienti da Udine, Milano e Roma- ad aver portato la bandiera del Tango italiano in questo festival internazionale, in aggiunta agli stessi direttori del Festival, Alex Cantarelli e Mimma Mercurio, ritenuti da stampa e critica tra i migliori ballerini italiani di Tango.
Se Michele e Mara -coppia nel ballo dal 2000- propongono un Tango in cui la naturalezza del movimento, la fluidità e l’improvvisazione ricoprono un ruolo essenziale, rispettando tuttavia il movimento naturale del corpo, le geometrie del movimento e le dinamiche di equilibrio e disequilibrio all’interno della coppia, il Tango di Germano ed Anna è un perfetto mix di romanticismo e passione, di vigorosità dei movimenti delicatamente segnalati ed eseguiti, è una “lotta” continua tra il dolce e l’amaro. Luciano e Roberta, dal canto loro, sono rappresentanti del cosiddetto stile milonguero, fatto di abbraccio strettissimo e movimenti finalizzati a non interrompere quell’unicum che si è creato.
Ad alternarsi ai momenti propriamente didattici e di danza del Festival, anche alcuni concerti, come quello degli Otros Aires -band argentina che, insieme ai Gotan Project rappresentano l’eccellenza del Tango elettronico di questo secolo- nella loro prima tappa italiana del tour mondiale 2008. Inoltre, sempre all’interno del Meditangofestival, con la serata-evento dal titolo “Fango.I L’incontro, il Jazz, il Tango”, tenutasi presso il Foyer del Teatro Eliseo (Eliseocafè), si è voluto render omaggio al Tango d’autore, eseguito e realizzato da grandi artisti quali Anna Maria Castelli -accompagnata al pianoforte da Stefania Tallini-, e da Davide Cavuti e Paolo Di Sabatino, che con la partecipazione dell’attrice Elena De Ritis hanno realizzato la prima parte della serata.
Se Anna Maria Castelli vanta collaborazioni di fama mondiale come quella col premio Oscar Luis Bacalov, è anche l’unica cantattrice italiana ad esser stata ammessa in Argentina a cantare il Tango, dopo la grande Milva. Cantante in cinque lingue, Anna Maria Castelli ha terminato con la serata del 23 dicembre all’Eliseocafè un tour mondiale che l’ha vista toccare molti paesi dell’America Latina, oltre a Canada, Russia e Serbia.
La prima parte di Fango. I ha visto invece come protagonisti d’eccezione il duo Paolo Di Sabatino-Davide Cavuti, rispettivamente pianista e fisarmonicista, jazzisti di fama internazionale (vantano, tra le altre, collaborazioni con Javier Girotto e Stefano Di Battista, oltre a quelle con Giorgio Albertazzi e Michele Placido), in grado di aver perfettamente combinato e fuso le sonorità proprie del Jazz con quelle del Tango. Durante la serata i due musicisti hanno proposto brani tratti da “La donna vestita di sole”, spettacolo basato sul libro “Retrato de Tango”, scritti entrambi dallo stesso Cavuti.
“Con questo testo” -afferma Cavuti- “ho voluto proiettare gli spettatori nei vicoli di una Buenos Aires il cui nome, accompagnato dalle note del Tango, riportasse alla mente non solo le emozioni di chi la vive, ma anche la vita portena ed il dramma di quanti, non molti anni fa, ne sono stati forzatamente strappati senza più farne ritorno”; una Buenos Aires in cui “la morte perseguita i sogni e sacrifica la vita”, in cui chi è rimasto “deve trovare il coraggio di affrontare gli assassini” di chi è stato definito semplicemente“desaparecido”. Cavuti e Di Sabatino hanno così reinterpretato il Tango, decodificandolo in un nuovo linguaggio, che, con l’improvvisazione jazzistica, diventa moderno ed ancora più affascinante.
Con lo spettacolo BluBlancoRosso- Tres Colores, infine, scritto, diretto e coreografato da Alex Cantarelli, si è potuto assistere alla fusione tra il Teatro, il Tango, la sua musica e le musiche di tutto il mondo. Accanto dunque ai brani più tradizionali di questa danza, anche composizioni di Keith Jarrett, Prince, Depeche Mode, Caetano Veloso e Scott Gibbons tra gli altri, nel rispetto della volontà dell’autore di parlare con il linguaggio del Tango riflettendo su quei tre colori-ideali che già ispirarono Kieslowsky. “Per me il Blu è un colore metafisico, legato all’acqua, alla pace alla libertà”-afferma Alex Cantarelli-; “Blanco è invece colore dell’uniformità, intesa nel senso negativo del termine, quella che noi insceniamo per deridere. Rosso, infine, è il colore del sangue che tutti accomuna, vero segno di fraternità tra gli individui”. Come una sorta di Tango primigenio, alle radici della musica popolare e colta.
L’idea di fondo? “L’essere contro ogni settarizzazione, alla ricerca delle radici comuni”.
Perché dunque, in un’era di globalizzazione, limitare l’espressione in compartimenti stagni e nazionalistici? Un’alternativa a questa piccolezza di pensiero sarà la prossima edizione del Meditangofestival; sotto l’unica bandiera della creatività e dell’arte.
-Pezzo pubblicato su InfoItaliaSpagna, bimestrale di Malaga per gli italiani in Spagna, nel numero di feb-marzo 2008-

09 febbraio 2008

Selvaggia-mente facendo..

Daniel Ezralow al Teatro Olimpico

“Disimparare per riprogrammare la nostra vita”: questo l’obiettivo di Why be extraordinary when you can be yourself, l’ultimo lavoro di Daniel Ezralow, in scena al Teatro Olimpico dal 12 al 24 febbraio.
L’uomo, spogliato di qualsiasi caratterizzazione, è in assoluto l’essere “più eccezionale”, benché spesso si pensi il contrario; persone normali, dunque, che sono riuscite ad affermarsi e a dare corpo alle proprie aspirazioni, sono i protagonisti di questo lavoro, finalizzato a permettere l’immedesimazione da parte del pubblico con i ballerini che si alternano in scena.
Un real work in progress, pertanto, dove la semplice invenzione propria del processo creativo, legherà i vari quadri che costituiscono lo spettacolo; le musiche che accompagneranno i ballerini, così come le vicissitudini delle persone “normalmente straordinarie” appartengono ai generi più disparati, annoverando tra esse, ad esempio, quelle dei Beatles, di Alanis Morrisette, degli U2 e di Ludovico Einaudi.
Riuscire a scoprire nuovamente quello che nella quotidianità viene dato per scontato e banale è ciò che la lente d’ingrandimento di Ezralow vuole portare sulla scena, nella speranza che ci sia qualcuno tra il pubblico, che si svegli dal venerare inutilmente falsi miti e lavori maggiormente sulla propria, straordinaria, felicità.

Why be extraordinary when you can be yourself
Teatro Olimpico
Piazza Gentile da Fabriano, 17
Biglietti dai 24 € ai 33 €
Spettacolo tutti i giorni alle ore 21.00, tranne la domenica alle ore 18.00. Giovedì riposo.
Tel. 06.3265991


A Chorus Line

Torna in scena lo spettacolo di maggior successo in cartellone a Broadway, A chorus line, a Roma con una nuova edizione prodotta dalla Compagnia della Rancia e da Giacaranda.
Come già nel 1990, questa edizione vedrà la regia associata di Saverio Marconi e Baayork Lee, la ballerina che ispirò originariamente con la propria vita il personaggio di Conie, uno dei diciassette ballerini in attesa di fare l’ultima parte dell’audizione per un musical di Broadway. La storia scritta, diretta e coreografata nel 1975 da Micael Bennett, ha per protagonisti, infatti, dei ballerini in lizza per il ruolo di ballerini di fila in un prossimo musical di Broadway; prima della scelta finale, però, il regista Zach li chiama uno per uno per farli parlare di sé, delle loro aspirazioni e della loro vita, il che scatena momenti di imbarazzo, di timidità, di sfrontatezza, di sincerità ma anche di calcolato divismo per ottenere la parte. Con le celeberrime musiche di Marvin Hamlisch (tra esse, come dimenticare One!) ed i testi di Edward Kleban, questa nuova edizione sarà allestita da Luis Villabon, con le coreografie originali della Lee e la co-coreografia di Bob Avian.

A chorus line
Teatro Brancaccio
Via Merulana, 244
Biglietti: da 20 € a 35 €
Per info: 06. 47824893



“Correspondances” al Festival Equilibrio

Questa sera, 9 febbraio, alle ore 21.00 nella Sala Petrassi dell’Auditorium, il secondo evento di danza contemporanea all’interno del Festival Equilibrio, partito all’Auditorium lo scorso 6 febbraio, dove resterà fino al 26 del mese: Correspondances.
In scena il Mali ed il Sudafrica del duo Donko Seko, formato dalle ballerine e coreografe Kettly Noel e Neilisiwe Xaba, per la prima volta in Italia. Lo spettacolo è un incontro tra due donne che si sono conosciute tramite un lungo epistolario; nel corso dei 50 minuti dello spettacolo, le due ballerine, che interpretano Madame X e Madame Y, daranno vita ad una discussione fatta con parole, danza e risate sul tema dell’incontro, inteso sia come ri-trovarsi, più malinconicamente come momento degli “appuntamenti mancati”, sia come ri-scoprirsi, ossia scoprirsi di nuovo, dal vivo questa volta, reciprocamente seduttive ed ironiche, gelose e genuine nel loro rapporto d’amicizia.
Prossimo appuntamento il 12 ed il 13 febbraio con la Compagnia brasiliana Membros, che, in prima italiana presenta la sua ultima creazione, Febre, sulla vita dei ragazzi di strada in Brasile.

Correspondances (e anche Febre)
Equilibrio Festival
Biglietto unico: 15 €
Auditorium Parco della Musica
Viale P. de Coubertain, 34
Botteghino: 06.8082058


-Articolo pubblicato su Romaweek del 9-16.02.08-

02 febbraio 2008

Equilibriofestival

Rassegna curata da Giorgio Barberio Corsetti giunta alla quarta edizione, Equilibrio Festival è il festival della danza contemporanea che, a partire dal 6 febbraio -fino al 26 febbraio- si terrà presso l’Auditorium Parco della Musica. Formula vincente non si cambia; anche quest’anno dunque, saranno proposti al pubblico i lavori dei maggiori coreografi internazionali, insieme a quelli di una serie di giovani aspiranti coreografi, quest’anno in lizza per il neo-istituito Premio Equilibrio Roma, indirizzato ad artisti emergenti operanti sul territorio italiano. Dieci compagnie precedentemente selezionate, infatti, presenteranno ad una giuria internazionale, nelle serata del 13 febbraio, i loro brevi lavori, forme primordiali di ipotetici spettacoli più grandi; il Premio assegnato sarà la possibilità di trasformare in spettacoli veri e propri queste brevi coreografie, attraverso un contributo di produzione di 20.000 euro e la possibilità di presentare nel corso dell’edizione 2009 del Festival Equilibrio il progetto finito.
Come l’anno passato, inoltre, sarà ospitata all’interno dell’Equilibrio Festival anche Danza in video, una rassegna audiovisiva proveniente dai cinque continenti, che, attraverso video sperimentali, film di grandi coreografi o documentari rari ripercorreranno un excursus storico-cognitivo di quest’arte.
Aprirà la rassegna l’attesissima ed ultima opera coreografica di Marie Chouinard, Orphée et Euridyce, ispirato all’artista canadese dalla favola d’amore del mito greco, ripreso, fra i tanti, anche da Omero nelle sue Metamorfosi. Seguirà, il 9 febbraio, Correspondances, lavoro del duo africano Kettly Noel e Neilisiwe Xaba, per la prima volta in Italia.
Sarà poi la volta, l’11 febbraio, della Compagnia Virgilio Sieni, che con Tregua_intorno ai corpi esplorerà la coscienza della guerra attraverso il dolore del corpo; dal Brasile, inoltre, il 12 ed il 13, la Compagnia Membros proporrà Febre, che, con un linguaggio che spazia dall’hip hop al teatro alla danza contemporanea, proverà a raccontare la dura vita dei ragazzi di strada brasiliani.
Attesissimo è anche lo spettacolo di Padrini Chettur, la figura più importante della nuova coreografia indiana, per la prima volta in Italia con Paperdoll, spettacolo tutto al femminile di certa bellezza, in scena il 15 febbraio.
Il collettivo belga Peeping Tom, inoltre, tornerà per la terza volta al Festival Equilibrio (il 19 ed il 20) con Le Sous-sol, incentrato sul tema della vecchiaia e della morte, mentre la bravissima Shantala Shivalingappa proporrà il 22 ed il 23 un programma di quattro assoli da lei interpretati, Namasya. A chiudere questa edizione di Equilibrio Festival, poi, ancora una prima per l’Italia, quella dello spettacolo Opening Night, coprodotto dalla Fondazione Musica per Roma ed eseguito dalla giovane compagnia Les Slovaks.
Come ogni anno, infine, alcuni di questi coreografi terranno masterclass e laboratori per danzatori professionisti.

Equilibrio festival
Dal 6 al 26 febbraio 2008
Auditorium Parco della Musica
Viale P. De Coubertain, 34
Biglietti tra i 15 € ed i 20 €, a seconda dello spettacolo
Per info: 06.80241281


-Pezzo uscito su Romaweek della settimana 2-9.02.2008-

26 gennaio 2008

Selvaggia-mente facendo..

Serata Giorgio De Chirico al Teatro dell’Opera

Si apre il 30 gennaio la stagione del balletto al Teatro dell’Opera, davvero in grande stile; per la prima volta in Italia, infatti, nella stessa serata, verranno messi in scena i quattro balletti per i quali Giorgio De Chirico disegnò all’epoca scene e costumi.
La Giara, Le Bal, Bacchus et Ariane ed Apollon Musagete, dunque, saranno i protagonisti di questo evento speciale, che verrà replicato fino al 3 febbraio, con la direzione d’orchestra del Maestro Ottavio Marino, l’Orchestra ed il Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma e la regia di Beppe Menegatti.
Tutti in un atto unico -o quasi-, i balletti proposti hanno un grande passato; La Giara, basato sulla novella di Luigi Pirandello del 1917, con le musiche di Alfredo Casella divenne balletto nel 1924 a Parigi con le coreografie di Jean Börlin , riscuotendo enorme successo con la versione di Aurel Milloss; Le Bal, dal canto suo, dopo la prima rappresentazione nel 1929, è stato ricostruito in prima mondiale proprio al teatro dell’Opera nel 2004. Apollon Musagete, con la musica di Igor Stravinskij e l’allestimento di De Chirico, andò in scena alla Piccola Scala di Milano nel 1956 con le coreografie di Lifar, ora riprese da Luca Veggetti, mentre Bacchus et Ariane, dopo il debutto a Parigi nel 1931 con le coreografie di Lifar, approdò alla fine degli anni Cinquanta in Italia con la coreografia di Aurel Milloss, ora rielaborate da Fredy Franzutti.
Dal 30 gennaio al 1 febbraio, gli spettacoli avranno inizio alle 20.30, mentre sabato 2 febbraio alle 18.00 e domenica 3 febbraio alle 16.30.

Serata Giorgio De Chirico
30 gennaio-1 febbraio ore 20.30
2 febbraio ore 18.00
3 febbraio ore 16.30
I biglietti vanno da un massimo di 65 € per le prime, in platea, a un minimo di 11€ per le repliche, in galleria
Teatro dell’Opera di Roma
Piazza Beniamino Gigli, 1
Per info: 06. 48160255 - 06 4817003


“Sinandisi”all’Associazione Culturale Italo-Greca Hellas, Ouzerì


“Sinandisi” significa “incontro”; ed è proprio questo il tema dello spettacolo che Marialuisa Sales, Rita De Vito e Mario Morincasa presenteranno il 31 gennaio presso l’Associazione italo-greca Hellas di Via dei Salumi, a Trastevere.
L’incontro è quello tra due culture dell’Egeo, la greca e la turca, accomunate non solo dallo stesso mare, ma anche dalla medesima dominazione ottomana e da molte tradizioni e commistioni linguistiche che ne fanno due popoli vicini nella lontananza.
Durante la serata, che inizierà alle 21.00 e che si svolgerà durante la cena a base di piatti greci a menù fisso, a passo di danza le due sponde dell’Egeo si confronteranno e si alterneranno, al fine di evidenziare proprio quel ponte che c’è tra queste due diverse culture. Partendo dalle chengi -danzatrici professioniste di corte ottomana- si potrà assistere alla “danza del fazzoletto”, tipica dei fidanzamenti greci -la promessa sposa, infatti, durante la festa di fidanzamento e prima che vadano via gli ospiti, si inchina ai futuri suoceri e regala loro un “mandali”, un fazzoletto appunto, che verrà poi messo sulla spalla da chi lo ha ricevuto durante una danza che seguirà a questo regalo-, oltre che a danze armene e ad un breve esempio di danza turco-rohm.
La prenotazione, dato il piccolo spazio, è obbligatoria, e prevede nel costo generale della serata di 23€, sia la cena che lo spettacolo.

Sinandisi
31 gennaio ore 21.00
Associazione Culturale Italo-Greca Hellas, Ouzerì
Via dei Salumi
Costo: 23€ (cena + spettacolo e tessera, con bevande libere) Prenotazione obbligatoria
Per informazioni: 06. 5816378 oppure 340.5338338
E-mail: danzapersiana@yahoo.it


-Pezzo pubblicato su Romaweek del 26.01-02.02-

Circo Immaginario

In genere, i libri costituiscono i plot perfetti per remake cinematografici, ma questa volta non è così; un libro -Circo immaginario di Sara Cerri- è l’ispirazione di uno spettacolo omonimo di teatro-canzone (e di un cd) di Rossana Casale, grande voce di ieri e di oggi, negli ultimi anni dedicatasi soprattutto al jazz (col tour Billie Holiday in me).
Dal 29 al 31 gennaio, dunque, Circo immaginario sarà in scena al Teatro Eliseo con la partecipazione di numerosi musicisti: Emiliano Begni al pianoforte, Ermanno Dodaro al contrabbasso, Fabrizio La Fauci alla batteria, Gennaro Desiderio al violino, Gianfranco Campagnoli alla tromba e flicorno ed, infine, oltre alla Casale -che dirige anche lo spettacolo-, Francesco Consaga al sax.
Con i testi di Marco Posani, le scene di Francesco Scandale e i costumi di Graziella Pera, Circo immaginario riprende del libro a cui ispira la volontà di recuperare le fila del proprio passato attraverso frammenti della memoria; con l’esecuzione, dunque, di tutti i brani che hanno scandito il suo percorso musicale, Rossana Casale racconterà piccoli aneddoti sulla vita di alcuni fra i più grandi musicisti di strada, farà rivivere le atmosfere circensi che il passato di tanti hanno arricchito, contaminerà i suoi ricordi con le suggestioni di autori a lei cari (come Italo Calvino o Gianni Rodari) o di registi che hanno fatto dell’immaginifico e del ricordo la splendida fonte delle loro opere (come Federico Fellini).
Ecco dunque spiegata anche la scelta della Casale di avvalersi di musicisti provenienti da diversi ambiti musicali, come il jazz, l’etno o il classico, tutti, peraltro, percorsi che lei stessa ha seguito nel corso della sua lunga carriera; in questo ultimo lavoro, infatti, la cantante intreccia le sue origini americane, le influenze balcaniche e dei paesi dell’Est, le sonorità tzigane e i suoni bandistici, senza tralasciare la canzone d’autore francese e i tanghi argentini.
Il risultato sono una serie di quadri, diversi tra loro per costruzione e tema, ma uniti da quel file rouge che sono le emozioni ed i ricordi, di qualsiasi tempo ed età.

Teatro Eliseo
Via Nazionale 183
Circo Immaginario
Dal 29 al 31 gennaio
Ore 20.45
Biglietti dai 13€ ai 35€
Botteghino: 06.48872222 / 06.4882114

-Pezzo pubblicato su Romaweek del 26.01-02.02-

24 gennaio 2008

Con i Klezmatics una festa yiddish a Roma

Un violino, una chitarra, un pianoforte, una fisarmonica; ed ancora, tastiere, tromba, clarinetto e basso. Ma anche batteria, cimbalo, sax, tamburino, flauto traverso ed il kaval, ossia un antico flauto dei Balcani).
Non è un’orchestra di quattordici elementi, bensì sono i Klezmatics, gruppo newyorkese del Lower East Side formato da cinque persone, che si è esibito lo scorso 22 gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
In realtà non è stata un’esibizione, un concerto “banale”, con degli ascoltatori e dei musicisti; innanzitutto la sala del nuovo Teatro Studio dell’Auditorium era colma di gente di tutte le nazioni, età, religioni. E loro non sono stati semplici esecutori di musica, ma sono stati La Musica.
Quella country, quella blues, quella jazz, quella klezmer, quella del credente e quella dell’ateo. Quella delle feste e quella della meditazione; quella della gioia e quella del dolore.
Per circa due ore, ininterrottamente, il pubblico è stato trasportato in un piccolo club di una città qualsiasi del mondo, invece che in una sala da concerto; durante quel tempo tutto si è fermato, tranne le mani che calorosamente hanno accompagnato ogni singolo brano. E tranne le gambe.
Il concerto si è trasformato in una festa yiddish, dove c’era chi ascoltava seduto, chi ballava sotto il palco abbracciato magari ad uno sconosciuto, chi si agitava sulla sedia e chi, dal fondo, non poteva proprio fare a meno di sgambettare. Del resto, Frank London -tromba e tastiere del gruppo- ci aveva avvisato: “qui non ci sono regole, fate quello che volete, sentitevi liberi di alzarvi e di ballare. C’è molto spazio qui davanti al palco..E le regole esistono anche per non essere seguite..”.
E così è stato. Dal signore in giacca e cravatta all’americano in maglietta hawaiana, dal giovane al meno giovane, tutti hanno fatto La Festa. Tutti.
Anche chi è restato al suo posto, ma che quasi timidamente tamburellava la mano sulla gamba, forse nel vano tentativo di farla star ferma.
Loro, recenti vincitori del Grammy 2006 per il miglior album di musica word contemporanea con “Wonder Wheel” (nato dalla collaborazione con Woody Guthrie), hanno una capacità camaleontica incredibile; un attimo ognuno suona uno strumento -ed in più Lorin Sklamberg e Lisa Gutkin cantano- e l’attimo dopo ne stanno suonando già un altro…o due contemporaneamente (stupefacente a riguardo, Frank London, che mentre con una mano suonava la tromba, con l’altra stava suonando le tastiere!).
Dalle sonorità propriamente etnico-religiose alle ballads più country o melodiche, i Klezmatics hanno portato un pezzo di tutto il mondo a Roma; cantando in inglese o in klezmer hanno abbattuto qualsiasi frontiera linguistica, musicale o religiosa, trascinando fuori dai ghetti le preghiere e le voci degli ebrei dell’Est Europa, non limitando il country a musica dell’entroterra americano, utilizzando gli assoli del jazz in momenti di virtuosismo corale.
Ma soprattutto, i Klezmatics sono stati capaci di non far sentire i paganti semplici spettatori, ma artefici e partecipanti insieme a loro di quella gioia, dei loro sorrisi, delle loro emozioni, di ogni singola nota o parola, al di là di qualsiasi barriera linguistica o religiosa.



-Pezzo uscito su lineamusica.it il 24/01/2008-

19 gennaio 2008

Malaika


Un’afferrare l’anima, una lacrima che brucia, una musica che parla.
E’ questo Piano, solo di Riccardo Milani..
La vita di Luca Flores. Pianista e compositore, ucciso dai suoi incubi a soli 39 anni.
La storia di un uomo che per tutta la vita si è chiesto “Quanto lontano posso volare?” , non riuscendo a scollarsi da quel pianoforte che attraverso le note lo trasportava in un tempo senza tempo, senza dolori, senza ricordi, senza paure.
Il perfetto rifugio che a un certo punto ha addirittura odiato e allontanato, come se non riuscisse più a sopportare il peso dell’altrove quando la musica finiva.
Una storia dell’Amore e sull’Amore, di quando il cuore non ce la fa a reagire all’impossibilità umana di essere eterei, impalpabili, nello “ieri” e nel “domani”, in un “dove” ed in un “quando” in cui non esistono i “mai” e i “perché” da trovare.
Ho pianto e sofferto vedendo questo film, dove le assonanze e gli occhi di Luca mi ricordano tanto cose e persone che forse non incontrerò mai davvero nella vita.

Malaika, nakupenda Malaika.

The Klezmatics in concerto

Un evento imperdibile per gli amanti della musica raffinata quello di martedì 22 gennaio presso il Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica.
Alle 21, infatti, avrà luogo il concerto dei Klezmatics, band del Lower East Side di New York, ambasciatori della musica klezmer nel mondo e vincitori del Grammy Award 2007 con il loro ultimo album “Wonder Wheel”.
La musica klezmer letteralmente significa “musica strumentale”, essendo composta dalle due parole ebraiche “kley” e “zemer”, anche se questa definizione non la connota esattamente; nata nelle comunità ebraiche dell’Europa orientale -ed in particolare in quelle khassidiche- per accompagnare le feste ed i rituali ebraici delle comunità, con i Klezmatics la musica klezmer ha acquistato ed assorbito sonorità dell’avanguardia jazz, classica e pop, folk, rock ed heavy metal, fuse perfettamente con quelle della tradizione askenazita, generando una musica non più “di una comunità religiosa”, ma bensì “della comunità” in generale.
Celebrando la natura estatica della comunità yiddish in chiave contemporanea, i Klezmatics hanno aperto al mondo le porte della tradizione degli ebrei della Polonia, della Romania, della Slovacchia, dell’Ungheria e della Lituania, contaminata ora dalle sonorità del blues e del jazz di quegli Stati Uniti che nel recente passato sono diventati la seconda patria di molti di queste stesse comunità.
Grazie alla collaborazione con l’icona folk americana Woody Guthrie, inoltre, questa giovane band formata da cinque musicisti polistrumentisti (ognuno di loro, infatti, suona almeno due strumenti) ha ottenuto l’ambito Grammy Awards per il Best Contemporary World Music Album, registrando inoltre sin dal loro esordio datato 1986, il tutto esaurito nei loro spettacoli in Sud e Nord America, oltre che in Europa.
Matt Darriau (kaval, clarinetto e sax), Lisa Gutkin (violino e voce), Frank London (tromba e tastiere), Paul Morrissett (basso e cimbalon) e Lorin Sklamberg (leader vocalist, fisarmonica, chitarra e piano), promettono dunque di dar vita ad uno spettacolo di rara bellezza e suggestione, dove solo il cuore deve sentire ciò che le parole non riescono a comprendere.

The Klezmatics
22 gennaio 2008
Teatro Studio
Ore 21.00
Auditorium Parco della Musica
Viale de Coubertain, 34
Biglietto unico: 20 €
Per informazioni: 06.80241281



-Pezzo uscito su Romaweek del 19/01/2008-

Selvaggia-mente facendo..

Secondo Festival Fuga dalla danza

Il nome sembra voler contraddire tutto quello che il programma di questo piccolo ma importante festival propone, ma non bisogna farsi ingannare; partito infatti il 12 gennaio, Fuga dalla danza festeggerà i 60 anni dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma attraverso spettacoli, discussioni, seminari ed incontri, per poter non solo formare adeguatamente i futuri danzatori, ma anche un pubblico consapevole e più maturo.
Con l’Alto patronato del Presidente della Repubblica ed il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Teatro Ruskaja (fondato nel marzo del 2006 da Jia Ruskaja e situato nel complesso termale del IV sec. a. C. meglio noto come “Castello d’Acqua”, in Via Arrigo VII, 5), sarà la sede, tutti i sabati fino al 10 maggio di numerosi appuntamenti, ad ingresso libero, divisi per sezioni.
Per la sezione “Ritratti d’artista”, dunque, sono previsti incontri con grandi personaggi del mondo della danza (la serata d’inaugurazione ha avuto come protagonista il Maestro Ugo Dell’Ara), con maestri ed altri protagonisti della danza internazionale; nella sezione “Crashing Test”, invece, giovani aspiranti coreografi ed allievi coreografi proporranno al pubblico il loro lavoro coreografico. Infine, spazio dedicato alla riflessione quello de “Le danze filosofiche”, in cui interverranno poeti, artisti, critici e studiosi per apportare anche esercizio alla mente.
Tutti gli appuntamenti sono coordinati e condotti da Rossella Battisti.

Dal 12 gennaio al 10 maggio
Teatro Ruskaja
Via Arrigo VII, 5
Per informazioni: 06. 5717621



Grease

Resterà in scena fino al 10 febbraio l’ultimo allestimento del celeberrimo musical di Jim Jacobs e Warren Casey dell’inizio degli anni Settanta: Grease. Dopo i successi della lunga tournèe che vedeva Lorella Cuccarini e Giampiero Ingrassia nel lontano 1997, il musical è stato replicato per diverse stagioni, ogni volta con un cast diverso.
Dal 2006, Federico Bellone, ventiseienne talentuoso, ne dirige un’ultima, nuova versione, che vede protagonisti “veri ventenni” e scenografie dal grande impatto visivo (curate da Gabriele Moreschi), composte da un collage di colori vivaci di pubblicità anni’50. Le coreografie, curate da Franco Miseria, sono anch’esse finalizzate non solo a ripercorrere gli splendori delle precedenti versioni, ma anche a ridare quella carica di energia e positività che i suoi autori vollero trasmettere con la composizione di Grease e che il giovane regista è intenzionato a restituire in pieno.

Dal 22 gennaio al 10 febbraio
Teatro Olimpico
Piazza Gentile da Fabriano, 17
Per informazioni: 06. 3265991 oppure e-mail:
info@teatroolimpico.it
Spettacoli tutti i giorni alle ore 21.00; la domenica alle ore 18.00. Giovedì riposo
I biglietti vanno dai 13,00 € ai 33,00 €




Ballet de Cuba

Al Teatro Manzoni, dal 22 al 27 gennaio sono sul palco gli scalmanati ballerini (e i musicisti) del Ballet de Cuba, formato da artisti provenienti dalla Escuela Nacional de Arte de la Habana, dal Conjunto Folklorico Nacional e dalla Escuela de Danza Nacional. Lo spettacolo racconta la storia della musica cubana, partendo dalle sue origini degli schiavi d’Africa che vi furono coattamente trasportati, fino a giungere ai ritmi dei nostri giorni.
Con le coreografie di Nilda Guerra su musiche di Rolando Ferrer, dunque, lo spettacolo sarà diviso in due parti; la prima avrà coreografie dedicate all’Afro Flamenco, all’Asikan Batà, al Congo, al Bodu, al Gaga e al Rezo de purificacion ripercorrerà la storia della cultura cubana. Nella seconda parte, invece, Mambo, Bolero, Son, Chachachà, Maniero, Rumba e Salsa celebreranno queste forme di ballo nate dalla gioia per l’abolizione della schiavitù.

Dal 22 al 27 gennaio
Teatro Manzoni
Via Monte Zebio 14/c (Piazza Mazzini)
Per info: 06. 3223634
Dal 22 al 26 gli spettacoli sono alle ore 21.00, mentre il 27 la pomeridiana sarà alle 17.30
Costo del biglietto: 30,00 € prezzo unico

-Pezzo uscito su Romaweek del 19 gennaio 2008-

12 gennaio 2008

Selvaggia-mente facendo

Dallo scorso dicembre curo un paio di rubriche per il free-press Romaweek, sebbene quello che ho pubblicato in quest'ultimo mese sia stato relativo solo ad uno dei miei lavori.
A partire da questa settimana, invece, ogni sabato, pubblicherò piccoli consigli per "selvaggia-mente fare" qualcosa durante la settimana a venire...c'è un detto che dice chi mi ama mi segua, no?!!!!


Shining Quartet a Sant’Andrea Della Valle

Per gli amanti delle colonne sonore dei film, un concerto imperdibile quello che questo pomeriggio, dalle 18.30, si terrà presso la chiesa di Sant’Andrea Della Valle: lo Shining Quartet, accettato l’invito dell’Associazione Amici della Musica di Roma che opera sotto la presidenza di Ennio Morricone, delizierà gli ascoltatori con le più belle composizioni per film scritte finora.
Accanto, quindi, alle immancabili note del film da cui hanno preso il nome, lo Shining Quartet - composto da Mario Rahi al violino, Giuseppe Gentile al clarinetto, Gabriele Bassi al violoncello e Francesco Ruggero alla chitarra e arrangiamenti- eseguirà musiche de “Il Padrino”, “8 e ½” ed “Amarcord” composte da Nino Rota, oltre a quelle di Morricone per il film “Sacco e Vanzetti” e “La leggenda del pianista sull’oceano”. Nel programma, inoltre, non potevano mancare le musiche premio Oscar di Luis Bacalov de “Il postino” e quelle tratte da “La tregua”, oltre alle soundtrack di film quali “Schlinder’s List” ed “Amici miei”.

Shining Quartet
Chiesa di Sant’Andrea Della Valle
Piazza Sant’Andrea Della Valle,
Ore 18.30
Ingressi: 10€ intero, 5€ ridotto


Paolo Fresu all’Auditorium Parco della Musica

Uno dei nomi più prestigiosi del jazz italiano si cimenterà domani 13 gennaio, presso l’Auditorium Parco della Musica, in un’impresa quasi impossibile: essere presente nelle tre sale dell’Auditorium durante l’arco del pomeriggio, proponendo ai diversi ascoltatori un concerto-evento finora mai realizzato. Il progetto sincronico e multimediale, il cui nome è Running, infatti, vedrà il coinvolgimento di tutte le formazioni storiche di Fresu (il Quintetto, il Trio PAF ed il Devil Quartet), che si alterneranno nelle varie sale, insieme allo stesso Fresu, generando duetti, trii ed altre formazioni miste, allo scopo di generare una metamorfosi perenne.
L’onnipresenza i Fresu sarà possibile grazie al suo suono “slittato” in diversi segnali tramite il cablaggio a fibre ottiche e ad una consolle centrale nella sala di registrazione; inoltre, immagini video aiuteranno il dialogo continuo ed in tempo reale tra lui ed i musicisti presenti nelle altre sale.
Lo spettacolo dura tre ore e vede coinvolti, oltre ai musicisti, anche tre tecnici specializzati nelle tecnologie multimediali; a dar vita a questo evento, la volontà di indagare sul senso fruitivo dello spettacolo.

Auditorium Parco della Musica
Viale De Coubertain, 34
Ore 21.00
Biglietto unico 20 €
Per informazioni: 06.8082058

Pollini Prospettive III

Dopo cinque anni dal Progetto Pollini -serie di concerti con cui nel 2003 aveva fatto il giro del mondo- il pianista Maurizio Pollini propone Pollini Prospettive, vale a dire nove serate che per tutto il mese di gennaio avranno per tema l’accostamento di personalità e repertori musicali diversi per sottolinearne differenze ed assonanze.
Quinta serata e terzo momento del progetto –unico solistico-, venerdi 18 gennaio alle ore 21.00 Maurizio Pollini al pianoforte eseguirà il primo libro dei preludi di Debussy, le Variazioni per pianoforte op.27 di Webern e la sonata n. 2 per pianoforte di Boulez. Un altro momento dal pianista dedicato all’incontro tra musica sinfonica e musica da camera.

Auditorium Parco della Musica
Viale de Coubertain, 34
Ore 21.00 Sala Santa Cecilia
Biglietti dai 27€ ai 34€
Per informazioni: 06.8082058
-Pezzo uscito su Romaweek della settimana 12-19 gennaio 2008-

08 gennaio 2008