18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!


01 agosto 2008

Intervista ai Tinturia

Conosciamo più da vicino i Tinturia, gruppo di "monelli" siciliani, formato da sette musicisti. Abbiamo intervistato per voi Lello Analfino, il frontman del gruppo.

- Ciao Lello, innanzitutto...come nascono i Tinturia?
Ciao a tutti voi! Il nostro gruppo nasce negli anni '90 e da subito si caratterizza per la proposta di inediti che, per fortuna, incontrano il gusto del pubblico! Questo ci ha permesso, dopo una sacrosanta gavetta fatta di locali, di esibirci nelle piazzi nelle quali di volta in volta il pubblico presente è diventato sempre più numeroso...per fortuna! Al di là delle esibizioni live, la misura del fatto che forse avevamo qualcosa da proporre di veramente valido, ci venne poi data dalla partecipazione a diversi festival in giro per l'Italia -che, peraltro, abbiamo anche vinto! (Treviso, Benevento, ecc)-; è proprio in uno di questi festival, infine, a Benevento, che abbiamo conosciuto Gegè Telesforo, che ha iniziato a produrci...tutto è partito da lì!

- Da dove nasce il nome della vostra band?
In siciliano, con il termine "tinturia" si indicano le monellerie dei bambini particolarmente vivaci. Posso dire di esser stato io a battezzare così il gruppo, ovviamente con il consenso di tutti però! In questa parola, infatti, ci identifichiamo, sia a livello personale che artistico; la nostra musica è fatta di vivacità, verità che non ci preoccupiamo di dire, denuncia sociale di temi scottanti ma che cerchiamo di proporre in modo scanzonato ma volutamente provocatorio, come farebbero, appunto, dei ragazzini discoli.
In effetti, ragazzini anagraficamente noi non lo siamo più, però ci portiamo dentro quel fanciullino che non vuole proprio saperne di crescere e che, per di più, prova particolare piacere ad essere "tintu"!

- Quest'anno, a marzo, è uscito il vostro quinto album, Di mare e d'amuri. E' cambiato il vostro approccio alla musica dal primo lavoro, del 1999?
Certamente. Sono cambiati i suono, come era normale sarebbe accaduto in un gruppo che negli anni ha subito degli addii e degli arrivi, che hanno naturalmente portato il loro bagaglio artistico, le loro idee ed il loro suono.
Più che di cambiamento per il nostro suono, però, direi che siamo cresciuti nel tempo; c'è un approccio più maturo alla nostra produzione artistica; il gruppo suona sicuramente meglio di dieci anni fa. Penso che con gli anni abbiamo acquistato una piena consapevolezza maggiore delle nostre potenzialità e dei nostri limiti.

- All'interno di questo album c'è, oltre a 10 inediti, anche una cover di Domenico Modugno (Lu pisci spada); come mai avete scelto proprio lui e perché questa canzone?
Consideriamo da sempre Modugno come l'artista che ha tracciato la strada della musica che facciamo, un artista di rottura che ha cambiato il modo di fare musica in Italia in quel periodo, un artista che non aveva paura di proporsi con delle canzoni in dialetto. Dopo La donna riccia, U piscispata è il secondo omaggio che gli facciamo; abbiamo quindi riarrangiato e suonato questo brano con il nostro suono, senza però bisogno di attualizzarne di nuovo la tematica, dato che la canzone non ne ha assolutamente bisogno.
- Un aggettivo per questo album?
Sicuramente solare.

- Siete in sette e suonate praticamente tutti gli strumenti possibili; anche nelle composizioni delle canzoni lavorate tutti insieme o vi affidate a una persona in particolare?
Lavoriamo tutti insieme; magari si parte dall'idea di uno di noi, ma poi la composizione e l'arrangiamento è la sintesi del lavoro di tutti i componenti della band.

- La vostra musica è decisamente piacevole ed irriverente. Voi la definite "sbrong"...vale a dire?
"Sbrong" è un concetto un pò complesso...è la voglia di non etichettarsi, di fondere nella nostra musica le esperienza musicali che ogni componente del gruppo porta in dote, è la voglia di stare insieme e di provare ad amalgamare generi diversi con una sola finalità: emozionarci noi per riuscire ad emozionare il pubblico. Ecco cos'è "sbrong"!

- Avete lavorato per la colonna sonora del film di Ficarra e Picone, "Nati stanchi", titolo anche del vostro omonimo album uscito nel 2002. Com'è stato lavorare per la colonna sonora di un film?
E' stata davvero un'esperienza straordinaria, con due personaggi fuori da ogni parametro. E' stato puro godimento lavorare con loro; questa collaborazione, peraltro continuata anche dopo, ha confermato il grande amore che reciprocamente ci lega ormai da tanti anni.

- Le vostre canzoni sono a volte anche in siciliano; perché avete deciso di mettere un pò da parte il dialetto siciliano rispetto alle origini?..del resto, i Sud Sound System insegnano che anche cantando in dialetto si può uscire dai propri confini regionali..
Noi abbiamo sempre alternato i testi delle nostre canzoni. Dietro questa scelta non vi è alcuna strategia; direi che ogni decisione è dettata dall'emozione del momento. Ci sono canzoni che nascono in un modo ed altre che nascono in un altro, semplicemente. Dopotutto, anche Modugno ha scritto e proposto alcuni testi in lingua ed altri in vernacolo. Comunque, giusto per smentirti un pò!, non è vero che ultimamente abbiamo messo da parte il siciliano; nel nostro ultimo lavoro, il siciliano è infatti presente in ben cinque brani!

- La canzone di questo album a cui siete più affezionati?
E' una domanda difficile! Non saprei risponderti...le amiamo tutte!

- I don't know è una canzone di protesta ambientalista e di carattere internazionale (italiano, inglese, siciliano); ce ne potete parlare?
I don't know è il nostro modo di schierarci e di dire la nostra sul problema ambiente. Musicalmente abbiamo voluto fondere le due lingue, il siciliano e l'inglese, che rappresentano, rispettivamente, le nostre radici e la lingua globale, in un'alternanza che vuole rappresentare la nostra coscienza, che cerca di comunicare al mondo che stiamo arrecando dei danni irreparabili all'ambiente. Sappiamo tutti che tipo di danni stiamo provocando; noi rendiamo semplicemente pubblico il disagio della nostra coscienza, della voce e del sentire comune.

- Un pregio ed un difetto di ognuno di voi?
Mmmmmm...beh, il pregio di Lello è la genialità, il difetto invece è che è sincero. Angelo ha invece il pregio della generosità ed il difetto di essere troppo disponibile; Lino ha dalla sua la riservatezza, però è polemico, mentre Giampiero è schietto, ma a volte superficiale. Mimmo ha dalla sua sicuramente la gioventù, però il suo vero difetto è il sonno! Mario è allegro ma permaloso, Luciano, infine, è spontaneo, ma davvero disfattista!

- Le vostre influenze musicali quali sono?
Sono molte, a dir la verità; jazz, reggae e funky come generi; Carosone, Modugno ed i grandi della musica come personaggi...però siamo in sette, abbiamo gusti musicali differenti...fare davvero una lista sarebbe complicatissimo, oltre a produrne una lunghissima!

- Con chi vi piacerebbe collaborare, artisticamente parlando?
Con chiunque abbia voglia di farlo con noi! Ma se proprio devo dirti un nome, Jovanotti ci intriga parecchio..

- Progetti per questa estate?
Sicuramente continuare a suonare in giro per l'Italia, per portare il nostro progetto musicale anche nei posti dove ci conoscono poco.

-Pezzo pubblicato su lineamusica.it il 1.08.2008-

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