18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!



08 novembre 2008

Selvaggia-mente...Classica!

E’ ancora Mendelssohn per Kurt Masur

Secondo appuntamento della stagione presso l’Auditorium Parco della Musica per la rassegna dedicata al bicentenario della nascita di Felix Mendelssohn, geniale compositore tedesco morto a soli 38 anni.
Dopo l’Elias presentato dal direttore Kurt Masur la scorsa settimana, l’8, il 10 e l’11 novembre la medesima bacchetta dirigerà l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ed il violino di Sergey Khachatryan in un programma dedicato al Mendelssohn più giovane.
L’overture La grotta di Fingal tratta da Le Ebridi, dunque, ma anche il Concerto per violino op. 64 e la Sinfonia n. 3 detta Scozzese compongono il programma di questa serata ribattezzata "Scozia Felix", in onore della terra che ha ispirato durante i suoi dieci viaggi in Gran Bretagna il giovane Felix.
Se ciò non bastasse a convincere il pubblico, il giovane Khachatryan –un fuoriclasse dell’archetto, il più giovane vincitore nel 2000 del premio Sibellius- suonerà con uno Stradivari Huggins del 1708, affidatogli dalla Nippon Music Foundation.

8, 10 e 11 novembre
Mendellsohn, Die Hebriden, ouverture op. 26 “Fingalsohle”
Mendellsohn, Concerto in mi minore per violino op. 64
Mendellsohn, Sinfonia n. 3 in la minore op. 56 “Scozzese”
Kurt Masur, direttore d’orchestra
Orchestra dell’Accademia di santa Cecilia
Sergey Khachatryan violino
Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia
Via P. de Coubertin, 30
8 novembre ore 18.00
10 novembre ore 21.00
11 novembre ore 19.30
Biglietti: dai 18 € ai 47 €
Infoline: 06.8082058



Il cavaliere della rosa di Richard Strauss al Teatro dell’Opera

Nata dalla collaborazione tra Hugo von Hofmannsthal e Richard Strauss, Il cavaliere della rosa è una commedia per musica in tre atti, rappresentata per la prima volta nel 1911 a Dresda, ad opera del regista Max Reinhardt, a cui sembra si debba gran parte della versione attuale.
Un nuovo allestimento realizzato in coproduzione con il Théatre du Capitol di Tolosa è in programma dal 12 al 16 novembre al Teatro dell’Opera, con la direzione di Gianluigi Gelmetti, la direzione del coro di Andrea Giorgi e la regia di Nicolas Joel.
Opera lirica ambientata nell’entourage dell’aristocrazia viennese intorno alla metà del Settecento, ha per sfondo i primi anni di regno dell’imperatrice Maria Teresa; tra i personaggi principali, il giovane nobile Octavian, la giovanissima e ricca Sofia, il signore di Faninal, il barone Ochs di Lerchenau -promesso sposo di Sofia- e la Marescialla Maria theresa, principessa di Werdenberg.
L’opera viene messa in scena in lingua originale con sovratitoli in italiano.

Dal 12 al 16 novembre
Richard Strauss, Der Rosenkavalier
Gianluigi Gelmetti, direttore d’orchestra
Andrea Giorgi, maestro del coro
Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera
Teatro dell’Opera
Piazza Beniamino Gigli, 1
12, 13, 14, novembre ore 20.30
15 novembre ore 18.00
16 novembre ore 16.30
Biglietti: dai 26 € ai 150 €
Infoline: 06.48160255
-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 7-14.11.2008-

04 novembre 2008

My America

In quest'ultimo anno sono stata tre volte in America, per periodi più o meno lunghi, ed in zone differenti di questo grande continente.
Il popolo americano è stupefacente; dove c'erano le Torri Gemelle oggi ci sono gru, persone in sosta a pregare, curiosi, turisti. Ma ci sono anche tutti i progetti di ricostruzione o di costruzione di un' "altra cosa" che sia sì "di riempimento", ma fondamentalmente di memoria.
Ero lì l'11 settembre dell'anno scorso; in quella città meravigliosa che è New York. Ero in taxi sul ponte di Brooklyn e nel cielo si innalzavano le due grandi luci che ora ci sono al posto delle Twin Towers.
Ero l' in quel giorno di celebrazione, non c'era nessun astio verso nessuno.
Solo voglia, tanta, di ricordare nel rispetto e con dolore i molti morti, le molte vittime ed i molti eroi. Vicino alle Twin Towers c'è una stazione dei pompieri; la prima unità che in quel giorno del 2001 si è mossa a spegnere quello che sembrava essere inizialmente un incendio.
Ora la porta del garage da dove escono normalmente le autobotti è perennemente aperta; sui muri ci sono foto di uomini e ragazzi che sono usciti da quella porta con la propria squadra pensando di andare a sedare un incendio.
E che non sono più rientrati da lì.
Da allora ci sono sempre fiori freschi ai lati della strada di quel garage. E' diventato un luogo di "necessario" passaggio e commemorazione.
Non ho mai sentito nè visto in quest'anno nessun americano guardare male o di sbieco qualcuno solo perchè indossava un chador o perché aveva la lunga barba nera, come invece a volte capita qui da noi.
Ho visto solo gli occhi lucidi di chi ha ogni giorno sotto gli occhi il ricordo di un massacro che ha colpito chiunque, anche se al di là del Pacifico.
Ho visto invece manifestazioni contro la guerra in Iraq, con gli occhi speranzosi che quelle rimostranze potessero far finalmente tornare a casa con le proprie gambe i figli, gli amici, i fratelli, spediti da un Governo a combattere "il nemico".
Ho visto spille e striscioni e volantini pro Obama anche nel più sperduto paesino della California, all'interno del vaso e solitario parco di Yosemite. Ho visto la cordialità e generosità di una gente che è stanca di soffrire e tremare al pensiero di un parente con in braccio un fucile e la testa piena di incubi, perché obbligato a "servire il proprio Paese".
Ho potuto scorgere quella voglia di Nuova Frontiera che già prese gli animi degli americani negli anni Sessanta.
Ho visto le molteplici misure di sicurezza per andare ovunque, anche solo per entrare in un museo sulla storia dei natii d'America.
Perché purtroppo "il nemico" è tra loro, tra noi, ovunque. Questa è l'eredità che abbiamo avuto.
Non hanno paura "del musulmano" ormai. Hanno piuttosto paura di soffrire ancora per l'azione di una qualsiasi persona fomentata da presunte motivazioni religiose, politiche, economiche.
Sono in attesa di un cambiamento.
Hanno paura di chi non riescono più ad identificare precisamente, ubriacati dai molteplici segnali politiche che li hanno indotti a credere ora fosse Bin Laden, ora Saddam, ora l'Afghanistan ora l'Iran. Ubriacati dalla leva del terrore che dai vertici politici viene costantemente azionata.
Camminando si vedono moltissime famiglie con bimbi al massimo di 7 anni; come se solo da qualche anno a questa parte gli americani avessero inteso quanto sia importante avere accanto qualcuno che si ama e da cui essere amati. Come se avessero paura di perdersi la vita; come se fosse necessario dimostrare al mondo intero di essere in grado di rialzarsi, pronti a rimboccarsi le maniche per ricostruire ciò che è andato distrutto, edificio o economia, status o affetti che sia.
La voglia di ricostruzione è palpabile in ogni angolo ed in ogni dove; sembrano tutti mossi da un'irrefrenabile necessità di "fare".
C'è una frase di Lord Acton che dice "La libertà è non un dono ma una conquista; è uno stato non di riposo ma di sforzo e crescita...non un dato ma uno scopo...il prodotto lento e il risultato più alto della civiltà".
Sembrano conoscere tutti queste parole.
Mi auguro che vogliano cambiare e non lasciarsi più attrarre da quel finto e nocivo paternalismo che finora ha nascosto solo i più biechi interessi privati e le personali avidità di ricchezza e potere.
Mi auguro di non aver travisato, nel corso di tutte le mie visite, il loro credere fermamente ad una promessa di rinnovamento di un giovane uomo nero.
Sarebbe il tradimento più grande che gli stessi americani si farebbero. Perché rinuncerebbero a ciò che credono e sentono, facendo fermare i loro passi da una paura troppo grande.

01 novembre 2008

Juliette Binoche balla con Akram Khan all'Olimpico

Un premio Oscar ed uno dei più singolari e famosi coreografi della scena contemporanea sono i protagonisti di In-I, spettacolo di teatro-danza che va in scena dal 5 all'8 novembre al Teatro Olimpico, in prima nazionale; da un lato uno dei volti più noti del cinema francese, Juliette Binoche, dall'altro Akram Khan, indiscutibile talento della danza contemporanea, sono infatti i protagonisti di questa performance, coprodotta dall'Accademia Filarmonica Romana e dal Festival RomaEuropa 2008.
Nei settanta minuti senza intervallo, le loro due forti personalità si scontrano ed incontrano, dando vita ad un perenne mettersi in discussione, sia come individui che come artisti.
In questa pièce la Binoche non si limita però ad interpretare il suo ruolo di attrice, bensì si mette alla prova anche nel ballo, dopo essersi doverosamente sottoposta ad una lunga preparazione per reggere il confronto con Akram Khan.
Quest'ultimo, con In-I, conclude un ciclo di collaborazioni che ha voluto intrecciare con artisti provenienti da campi diversi dal suo; nel 2005 mise infatti in piedi Zero Degrees, con Sidi Larbi Cherkaoui, mentre l'anno successivo fu affiancato da Sylvie Guillem in Sacred Monster.

Come i due precedenti spettacoli, anche In-I è frutto di una fusione e commistione non solo di generi e discipline artistiche diverse, ma anche di differenti aspetti della danza; Khan, nato a Londra da una famiglia del Bangladesh, ha in sé i geni della cultura Occidentale e di quella Orientale, che lo hanno condotto spontaneamente ad approfondire dapprima l'apprendimento del kathak -una danza classica indiana altamente stilizzata- e poi quello della danza contemporanea e delle sue vie di sperimentazione.
Sempre dunque molto particolari e suggestivi gli spettacoli di Khan, che anche questa volta non sembra volersi smentire; l'amore ed il tradimento, gli equivoci delle passioni e l'accettazione del prossimo sono i temi centrali di quest'ultimo suo lavoro, raccontati con estrosa creatività e sovrapposizione delle discipline artistiche.
La presenza della Binoche, infine, ne suggella il probabile valore e la certa arte.

Dal 5 all'8 novembre
In-I
Teatro Olimpico
Piazza Gentile da Fabriano, 17
Ore 21.00
Biglietti: dai 15 € ai 40 €
Infoline: 06.3265991

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 31.10-07.11.2008-

Selvaggia-mente facendo..

Street Dada - street mama

Con la regia e le coreografie di Francesca La
Cava, va in scena il 3 e 4 novembre, al Teatro Sala Uno, Street Dada - street mama, spettacolo in cui cinque donne intendono rendere il nuovo significato del corpo femminile com'è oggi inteso in Africa; lì, infatti, il sogno dell'occidentalizzazione ha portato alla nascita di "donne libere", pur nel mantenimento degli antichi costumi. Tra questi, il legame molto perverso tra le giovani donne nigeriane e Mamy Wata, una divinità a cui devono legarsi in modo possessivo ed esclusivo, al punto tale da mettere in crisi anche gli originali rapporti di parentela.
Terzo studio dedicato a questa divinità, lo spettacolo, passando attraverso le tradizioni, le religioni ed i riti tribali quali il vodoun, vuole sottolineare lo stridore tra questa possessione e la presenza di donne libere, frutto di un sogno di "normalità".

3 e 4 novembre
Street Dada - street mama
Teatro Sala Uno
Porta San Giovanni, 10
Ore 21.00
Biglietti: 17 € intero, con riduzioni a partire da 9 €
Infoline: 06.7009329


Il Mozart della Spellbound Dance Company

Presentato in prima assoluta alla Biennale di Venezia lo scorso giugno, Don Giovanni, con le coreografie e la regia di Mauro Astolfi, è un omaggio al personaggio nato dal genio di Tirso de Molina e complicato da quello di Lord Byron.
Seduttore sedotto dalla bellezza e dal suo potere catartico, Don Giovanni è tuttavia un "hombre sin nombre", individuo senza identità, incapace di riconoscersi e conoscersi.
Astolfi, confermando le sue inclinazioni alla contaminazione dei generi, si avvale per l'occasione di un impianto drammaturgico appositamente redatto da Riccardo Reim; un gioco di specchi porta Don Giovanni al suo amato riflesso ed alla non individualità del suo essere, alle mille sfaccettature del suo personaggio create da Mozart, Hoffmann e Perez de Ayala, fino ad arrivare all'ultimo specchio, quello in cui c'è la propria anima.

Dal 4 al 9 novembre
Don Giovanni o il gioco di Narciso
Teatro Italia
Via Bari, 18
Ore 21.00, con anche pomeridiana l'8 e il 9, alle 17.00
Biglietti: 16 €
Infoline: 06.44239286


Al-muallaqat alla Casa delle Culture

Ideato da Isabel De Lorenzo ed ispirato dalla raccolta di poesia pre-islamica " al-muallaqat", lo spettacolo omonimo ripercorre i temi trattati nella raccolta stessa.
L'esser nato come laboratorio incentrato sulla ricerca del maschile nella danza, ha fatto sì che passare al deserto, ai beduini ed alla loro vita in carovane e tende fosse immediato, originando così nove diverse scene, come capitoli di un libro.
Il piano di solitudine e stato brado proprio del deserto si sovrappone pertanto a quello della memoria e dei desideri; parallelamente, la danza orientale tradizionale si mescola con quella contemporanea, dove spicca la tecnica dell'improvvisazione tribale.

Dal 4 al 9 novembre
Al muallaqat - le sospese
Casa delle Culture
Via San Crisogono, 45
4-8 novembre ore 21.30
9 novembre ore 18.00
Biglietti: interi 14 €, con riduzioni a partire da 4 €
Infoline: 06.58333253

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 31.10-07.11.2008-

31 ottobre 2008

Il sound perfetto al Roma Jazz Festival

Grande concerto d'apertura, il 5 novembre, del Roma Jazz Festival all'Auditorium Parco della Musica; giunto alla sua trentaduesima edizione, l'inaugurazione del festival è stata infatti affidata alla Count Basie Orchestra, diretta discendente delle leggendarie big band guidate da Count Basie, di cui ne conserva il sound caratteristico. 
Composta attualmente da 18 elementi -di cui alcuni già strumentisti di Basie- e diretta da William H. "Bill" Hughes, questa orchestra è quanto di meglio si possa ascoltare per conoscere pienamente l'abc del linguaggio jazz e swing; chi meglio dell'inventore di questo codice, infatti, può aver insegnato e trasmesso ai suoi musicisti proprio quelle chiavi d'esecuzione ed interpretazione? Ritmi indiavotati, dunque, si alternano con andamenti lentissimi e quasi silenziosi, con una facilità e naturalezza tali da sembrare incredibile che siano invece frutto di una grande maestrìa.
Quest'anno suddiviso in tre sezioni, fino al 30 novembre il Roma Jazz Festival proporrà 20 concerti con più di 200 artisti, ripartiti tra la sezione Focus Orchestre, Eventi e Anteprime. 
Se con la prima di queste sezioni si vuole presentare in maniera quanto più esaustiva il panorama orchestrale jazz dei primi anni '40, con quella Eventi l'intento è delineare un percorso musicale in quattro tappe per la rilettura di alcuni eventi musicali -dalla bossanova alla fusion- che hanno influenzato il jazz negli ultimi 50 anni.
Per la sezione Anteprime, infine, una parentesi femminile con tre artiste - Terez Montcalm, Chihiro Yamanaka e Yael Naim- ed un duo inedito di due affermati musicisti internazionali quali Paolo Fresu e Ralph Towner completano gli ingredienti per una edizione di sicuro successo.

5 novembre
Count Basie Orchestra
Dal 5 al 30 novembre
Roma Jazz Festival
Auditorium Parco della Musica - Sala Sinopoli
Via P. de Coubertin, 30
Ore 21.00
Biglietto unico: 20 €
Infoline: 06.80241281

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 31.10-07-11.2008-

Tre Papi contro San Francesco

Domenica 2 novembre, presso la Sala Sinopoli, alle ore 11.00, la storica medievale Chiara Frugoni terrà una lezione incentrata sui Papi che hanno attraversato la vita di San Francesco d'Assisi.
Questo Santo così amato dalla gente, proclamato Patrono d'Italia da Pio XII che lo definì "il più italiano dei Santi, il più Santo degli Italiani", fu aspramente contrastato non solo dalla famiglia, ma anche da quella Chiesa a cui bramava appartenere, sebbene in maniera innovativa.
Innocenzo III, Onorio III e Gregorio IX, dunque, furono i tre pontefici che, in maniera diversa,ma sempre seguendo un ideale di Chiesa ben delineato, cercarono di ostacolare il dirompente potere spirituale ed innovatore di San Francesco; se Innocenzo III rifiutò sprezzante l'innovativa proposta di vita cristiana da lui avanzata, Onorio III decise di approvare una regola per il suo ordine solo tre anni prima della sua morte, non senza, tuttavia, pesanti intromissioni da parte della Curia. Gregorio IX, infine, dopo aver ostacolato il futuro Santo già da potente cardinale qual era, diventato Papa e morto Francesco, ne commissionò la prima biografia ufficiale ed avviò la costruzione della basilica d'Assisi, contravvenendo ciononostante alla fondamentale idea di radicale povertà, alla base del francescanesimo.
Quella di Francesco, dunque, fu una santità governata, anche se non del tutto soffocata; un uomo fortemente osteggiato e forse proprio per questo molto amato.

1 novembre
Lezioni di Storia - La santità governata. I tra papi di San Francesco
Auditorium Parco della Musica - Sala Sinopoli
Via P. de Coubertin, 30
Ore 11.00
Infoline: 06.8082058

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 31.10-07.11.2008-

Selvaggia-mente...Classica!

La fine del Tempo di Messiaen alla Sala Sinopoli


In occasione del centenario della nascita del compositore francese Olivier Messiaen, il primo novembre, presso l'Auditorium Parco della Musica viene eseguito il Quartetto per la fine del Tempo, composto nel 1941.
Scritto nel campo di concentramento di Gorlitz per volontà di un ufficiale tedesco appassionato di musica che lo commissionò al prigioniero musicista, il Quatour è considerato uno dei più alti esempi di musica cameristica del ventesimo secolo, oltre che un inno alla vita e a Dio, stranamente non contaminato dalla lugubre situazione in cui fu creato.
Come esecutori, Andrea Dindo al pianoforte, Sandro Cappelletto voce recitante, Alessandro Carbonare al clarinetto, Carlo Maria Parazzoli al violino e Gabriele Geminiani al violoncello.

1 novembre
 Messiaen, Quartetto per la fine del Tempo
Auditorium Parco della Musica - Sala Sinopoli
Via P. de Coubertin, 30
Ore 20.30
Biglietti dai 18 € ai 33 €
Infoline: 06.8082058

L'Elias di Masur

Il grande direttore d'orchestra Kurt Masur dirige dal 2 al 4 novembre l'Orchestra di santa Cecilia nell'Elias di Mendellsohn, monumentale opera dedicata alla vita di uno dei Profeti più cari alla tradizione ebraica. 
Primo di due concerti dedicati al compositore tedesco in occasione del bicentenario della sua nascita nel 2009, l'Elias è ricco di cori, recitativi, arie solistiche ed orchestrali e vede coinvolto anche un basso d'eccezione: Renè Pape.
Un'occasione decisamente da non perdere, dato che Masur ha inciso una versione di quest'opera considerata di riferimento.

2, 3 e 4 novembre
Mendellsohn, Elias oratorio per soli, coro e orchestra op. 70
Kurt Masur direttore d'orchestra
Orchestra e Coro dell'Accademia di Santa Cecilia
Malin Bystrom soprano
Mihoko Fujimura mezzosprano
Jorma Silvasti tenore
René Pape basso
Auditorium Parco della Musica - Sala Santa Cecilia
Via P. de Coubertin, 30
2 novembre ore 18.00
3 novembre ore 21.00
4 novembre ore 19.30
Biglietti: dai 18 € ai 47 €
Infoline: 06.8082058

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 31.10-07.11.2008-

24 ottobre 2008

La Recondita Armonia di Villa Lante

Il 29 ottobre, alle 20.00, a Villa Lante al Gianicolo, nell’anno pucciniano, l’Ensemble Seicentonovecento propone un’inedita serata in omaggio al compositore lucchese: Recondita Armonia.
L’Ensemble diretta da Flavio Colusso, presenta, insieme ad alcune tra le più belle aree e duetti del genio toscano -come Che gelida manina, O mio babbino caro, Quando me’n’ vo’ soletta- anche una esecuzione speculare in prima assoluta di brani commissionati per l’occasione ad alcuni compositori moderni sui testi degli stessi brani delle celebri opere del Maestro.
Erik Back, Kimmo Hakola, Richard Trythall, Flavio Colusso, Riccardo Biseo e Giacomo Del Colle Lauri Volpe, dunque, i coraggiosi compositori che si cimenteranno in questo confronto sui generiis, mentre il soprano Margherita Pace, il tenore Luigi Petroni e la voce recitante di Silvia De Palma, col pianoforte di Alberto Galletti, ne saranno gli esecutori.
La serata, inserita all’interno della settima edizione de L’orecchio di Giano, è frutto della collaborazione tra l’Institutum Romanum Finlandiae -istituto finlandese di studi archeologici a Roma- e l’Ensemble SeicentoNovecento, da sempre impegnato nella ricerca e rivisitazione di capolavori inediti del passato e nella realizzazione di moderne opere, oggetto di confronto con altre arti e discipline.

29 ottobre
Recondita Armonia
Villa Lante al Gianicolo
Passeggiata del Gianicolo, 10
Ore 20.00
Ingresso: 23 € intero, 12 € ridotto
Infoline: 06.36004667


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 24-31.10.2008-

17 ottobre 2008

Selvaggia-mente facendo..

Roma Contact Improvisation



Dal 14 al 19 ottobre, presso lo spazio del Duncan 3.0 al Pigneto, ha luogo una jam internazionale dedicata alla Contact-Improvisation, con workshop e la messa in scena dello spettacolo Moving Men.
Organizzata da RomaContact, la tre giorni ha per protagonisti Charlie Morrisey, Jackie Miredin e Adrian Russi, danzatori/insegnanti di grande esperienza.
Oggetto della jam session è il movimento ascensionale e l’elevazione, le prese e le cadute, l’elasticità e la connessione resistenza, oltre che la flessibilità con due partner; questo tipo estremamente faticoso e particolare di danza, sarà anche protagonista del loro spettacolo, Moving Men, in scena il 17 ottobre alle 21.00.
Performances solitarie ed in trio, dunque, improvvisate per l’occasione dai tre bravissimi danzatori, convinti della maggiore efficacia espressiva di uno spettacolo privo di coreografie prestabilite.

14-19 ottobre
Jam internazionale di Contact-Improvisation
17 ottobre: Moving Men
Duncan 3.0
Via Anassimandro, 15
Infoline: 06.27858023
Per maggiori informazioni e registrazione:
http://www.romacontact.com/


La favola di Amore e Psiche al Teatro Olimpico

Dal 21 ottobre Beppe Barra ed Andrè De La Roche sono i protagonisti, presso il teatro Olimpico, di La favola di Amore e Psiche di Renato Giordano, opera tratta da L’asino d’oro di Apuleio.
Concentrandosi sulla parte centrale della favola di Apuleio, Giordano ha voluto rendere omaggio alla bellezza, la poetica e la suggestività espressa dal grande autore latino, fonte d’ispirazione di molte favole moderne quali Cenerentola e Biancaneve.
Con la partecipazione straordinaria di Francesca Nunzi, Piero Caretto e Francesca Marini, De La Roche ha coreografato le musiche originali di Gabriele Coen, Paolo Del Vecchio e Mario Rivera, mentre i costumi sono stati realizzati da Sabrina Chioccio e Cristina Gaetano.

Dal 21 ottobre al 2 novembre
La favola di Amore e Psiche
Teatro Olimpico
Piazza Gentile da Fabriano, 17
Spettacoli tutti i giorni ore 21.00, la domenica ore 18.00, giovedi riposo
Biglietti: dai 22 € ai 31€
Infoline: 06.3265991



-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 18-24.10.2008-

Selvaggia-mente...Classica!

Tosca e Butterfly miniopere per Puccini



Dal 1 ottobre -e fino al 30 maggio, per un totale di oltre 140 repliche- il Teatro Flaiano propone, a giorni rispettivamente alterni, l’allestimento di due delle più belle opere liriche di Giacomo Puccini: Tosca e Madama Butterfly.
Fedele alla formula innovativa adottata dal teatro (vale a dire realizzare opere in miniatura), sia Tosca che Madama Butterfly vengono presentate con un nuovo allestimento, secondo la riduzione e l’adattamento drammaturgico effettuato da Gianni Volpi e l’adattamento musicale del direttore d’orchestra, Elisabetta Del Buono.
Entrambe con la regia di Rossana Siclari, le due opere di Puccini avranno per protagonisti l’Orchestra della Piccola Lirica, che vuol così render omaggio al 150º anniversario della nascita del grande compositore toscano.

Fino al 30 maggio
Tosca di Giacomo Puccini
Madama Butterfly di Giacomo Puccini
Elisabetta Del Buono direttore d’orchestra
Orchestra della Piccola Lirica
Teatro Flaiano
Via Santo Stefano del Cacco, 15
Tutte le sere ore 20.00
Biglietti: dai 40 € ai 60 €
Infoline: 06.69922077


Pappano dirige Mahler e Carter

Il bravissimo direttore musicale dell’Accademia di Santa Cecilia, Antonio Pappano, dirigerà il 18, 19 e 20 ottobre Mahler in una delle sue più cupe sinfonie, la Sesta, detta poi Tragica.
Inoltre, in apertura, per omaggiare i cento anni del compositore newyorkese Elliot Carter, verrà eseguito il suo Concerto per Corno, composto l’anno scorso. Il concerto, che si terrà nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica, vedrà dunque protagonisti non solo il direttore Pappano e l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ma anche il corno di Alessio Allegrini, tra i più validi solisti di questo strumento.

18, 19 e 20 ottobre
Sinfonia n.6, detta Tragica di Gustav Mahler
Concerto per Corno di Elliot Carter
Antonio Pappano direttore
Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Alessio Allegrini corno
Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia
Via P. de Coubertin, 30
18 e 19 ottobre ore 18.00; 20 ottobre ore 21.00
Biglietti: dai 18 € ai 47 €
Infoline: 06.8082058

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 18-24.10.2008-

11 ottobre 2008

Selvaggia-mente facendo..

Il mondo delle cose senza nome al Teatro Nazionale

In scena fino al 12 ottobre, al Teatro Nazionale, lo spettacolo Il mondo delle cose senza nome, tratto dall’omonimo libro di Daniela Rossi, vincitore del Premio Anima nel 2005.
Protagonisti sette danzatori dell’Ensemble Strumentale del Teatro dell’Opera, che, insieme alla voce narrante di Anna Rita Chierici racconteranno i difficili rapporti tra una madre ed il figlio sordomuto; Sergio Oliva al pianoforte e Mario Distaso alla batteria e percussioni accompagneranno i movimenti dei ballerini, coreografati da Riccardo Di Cosmo e diretti da Nello Ciofi.
Peculiarità di questo spettacolo è l’integrazione con altre forme d’arte, come la prosa, le video proiezioni e la musica registrata che si aggiunge a quella dal vivo.
“Più di un anno siamo andati avanti, io e il mondo, prima di scoprire il muro di vetro che ti circondava…voglio offrirti il futuro tutto intero e non essere io, che per tutta la vita ho preteso libertà, a prenotarti un posto al circolo sordomuti”. Ed ecco dunque che l’amore di una madre riesce a scoprire forme non convenzionali di comunicazioni con un figlio che non vuole sia ghettizzato per il solo fatto di non sentire come gli altri.

Fino al 12 ottobre
Il mondo delle cose senza nome
Teatro Nazionale
Via del Viminale, 51
Infoline: 06. 481601
Biglietti: 20 €

I Movimenti cinecoreografici del Teatro Vascello

Una rassegna dedicata agli attuali trend della danza contemporanea unita al cinema documentario è in cartellone, fino al 30 novembre, al Teatro Vascello; insieme dunque ad alcune tra le più interessanti compagnie di danza di ricerca, in collaborazione con DOC Festival saranno proiettati anche documentari sul mondo della danza.
Dal 7 al 12 ottobre Vera Stasi presenta ON cominciato OFF finito, in cui cinque danzatori entrano in relazione con le macchine sonore dell’artista Johannes Dimpflmeier. La scrittura drammaturgica di Silvana Barbarini è strettamente legata a queste macchine, rendendo via via le azioni sceniche luoghi ideali per accoglierle, permettendo ai ballerini di entrare in sintonia con la specificità di ognuna di esse e dar vita ad uno scambio tra tecnologia e mondo organico.
Dal 14 al 19 ottobre, invece, la Compagnia I.B.I. porterà in scena Cattive Figure, spettacolo di Immobile Paziente con testi di Juan Majorga tradotti da Manuela Cherubini; regia e coreografia sono curati da Caterina Inesi ed in scena sei drammaturgie sono rappresentate in modo che siano legate tra loro attraverso la musica e la danza quale filo narrativo.

Fino al 12 ottobre
On cominciato Off Finito
Dal 14 al 19 ottobre
Cattive Figure
Teatro Vascello
Via Giacinto Carini, 78
Ore 21.00 domenica ore 18.00
Biglietti: intero 12€, ridotto 10€
Infoline: 06.5881021


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 10-17.10.2008-

Selvaggia-mente...Classica!

Un’innovativa Giovanna d’Arco apre la stagione dell’Auditorium



Un’imponente produzione in forma semiscenicainaugura la stagione sinfonica dell’Auditorium Parco della Musica; il 12, 13 e 14 ottobre, infatti, sul palco della Sala Santa Cecilia Antonio Pappano dirigerà non solo l’Orchestra ed il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia, ma anche un cast di cantanti ed attori per la Jeanne d'Arc au bûcher di Arthur Honegger.
L’opera di Honneger è un unicuum nella storia della musica; convinto che il teatro musicale dovesse aprirsi a nuove forme d’arte che andassero al di là dell’opera come era stata fino ad allora concepita ed eseguita, l’autore scelse il cinema quale novella tecnologia a cui appoggiarsi per la propria produzione scenica. Il risultato è un’opera dalle sonorità bachiane con un testo tuttavia spezzettato in dodici scene e raccontato come fosse un film; molti, dunque, i flashback, le narrazioni intrecciate tra canto e recitazione, dissolvenze e melologhi dalla straordinaria efficacia drammatica.
Con la regia di Keith Warner e la partecipazione straordinaria nel cast dell’attrice Romane Bohringer, il concerto verrà trasmesso in diretta da RadioTre Rai.

12,13 e 14 ottobre
Jeanne d’Arc au bûcher di Honegger
Antonio Pappano direttore d’orchestra
Orchestra e Coro dell’Accademia di Santa Cecilia
Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia
Via P. de Coubertin, 30
Domenica ore 18.00, lunedi ore 21.00, martedi ore 19.30
Biglietti: dai 18€ ai 47 €
Infoline: 06. 8082058

Il Vivaldi del Teatro Olimpico

L’Accademia Filarmonica Romana inaugura la stagione al Teatro Olimpico con l’allestimento in forma scenica della Serenata a tre di Antonio Vivaldi il 15 ottobre. La direzione è affidata ad uno dei maggiori specialisti di musica barocca, René Clemencic, alla guida del suo Clemencic Consort, mentre le scene ed i costumi dell’originale Serenata sono stati eseguiti dalla pittrice Isabella Ducrot.
Con quest’opera si apre anche un ciclo dedicato al grande compositore veneziano ed alla riscoperta dei suoi melodrammi di più raro ascolto, che terminerà con l’esecuzione dell’opera Montezuma al termine della stagione 2009 della Filarmonica Romana e vedrà coinvolti anche Salvatore Accardo, Ottavio Dantone, Filippo Maria Sardelli ed Alan Curtis.

15 ottobre
Serenata a tre di Vivaldi
René Clemencic direttore d’orchestra
Clemencic Consort
Teatro Olimpico
Piazza Gentile da Fabriano 17
Biglietti: da 10 € a 32 €
Ore
Infoline: 06.3265991



L’Orlando Furioso all’Auditorium Parco della Musica

La prestigiosa Orchestra Barocca di Venezia -diretta da Andrea Marcon- eseguirà il 16 ottobre, nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium una delle opere più apprezzate di Antonio Vivaldi: Orlando Furioso.
Il dramma è un’opera in tre atti su libretto di Grazio Braccioli, basato sul poema dell’Ariosto; per la prima volta rappresentato al Teatro Sant’Angelo di Venezia, l’Orlando Furioso fu il risultato delle modifiche apportate da Vivaldi alla versione musicata precedentemente da Ristori.
Oltre all’Orchestra, di particolare rilievo è il cast vocale, composto tra gli altri dal contralto Manuela Custer e Romina Basso, nonché dal basso Lorenzo Regazzo.

16 ottobre
Orlando Furioso di Vivaldi
Andrea Marcon direttore
Orchestra Barocca di Venezia
Auditorium Parco della Musica – Sala Santa Cecilia
Via P. de Coubertin, 30
Ore 20.00
Biglietti: dai 18 € ai 33 €
Infoline: 06. 8082058


-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 10-17.10.2008-

27 settembre 2008

Selvaggia-mente facendo..

Ventitré edizioni per il Festival RomaEuropa

Con un programma incentrato sull’indagine artistica e la ricerca tecnologica si apre oggi la 23ª edizione di RomaEuropa Festival, diretto da Fabrizio Grifasi con Monique Yeaute e Giovanni Pieraccini.
Oltre 300 artisti e 28 progetti saranno protagonisti di questi tre mesi di manifestazione, che si concluderà il 10 dicembre; in programma musica, danza, teatro, ma anche spettacoli multimediali, diretti a dare uno sguardo cosmopolita alla realtà artistica attuale, con aperture verso India, Giappone, Stati Uniti ed Israele.
Ad aprire il cartellone, presso l’Auditorium Conciliazione, lo spettacolo Improptus, della coreografa tedesca Sasha Waltz, figura di spicco della danza internazionale, in cui sette danzatori disegneranno coreografie seduttive su musiche di Franz Schubert.
La danza vedrà come ulteriori protagonisti la Compagnie Montalvo-Hervieu (che presenterà in prima nazionale uno spettacolo dedicato a Gershwin, il 14 e 15 ottobre presso l’Auditorium Conciliazione), il coreografo israeliano Emanuel Gat -che presenterà in prima nazionale due sue nuove creazioni (Silent Ballet e Sixty Four) il 28 ottobre- ed il coreografo giapponese dal tratto ipertecnologico Hiroaki Umeda -il 2 e 3 novembre in scena con Adapting for distortion e While going to a condition-.
Creazione coreografica ed attualità si intrecceranno invece nel lavoro di Bill T Jones, Chapel/Chapter, ed in quello di Alain Platel, Nine finger, ideato con Fumiyo Ikeda (storica danzatrice della compagnia belga Rosas) e Benjamin Verdonck, in scena rispettivamente il 4 e 5 novembre e dal 20 al 23 ottobre.

RomaEuropa Festival
Dal 27 settembre al 10 dicembre
Per informazioni:
www.romaeuropa.net


La danza contemporanea del Teatro Sala Uno

La stagione del Teatro Sala Uno si è aperta il 19 settembre con una rassegna dedicata alla danza contemporanea che terminerà il 28 settembre.
Diverse le tematiche affrontate e le compagnie protagoniste della manifestazione, articolata in vari progetti e sezioni; protagonista di questi ultimi due giorni è il festival Corso Polonia 2008, festival di cultura polacca che si tiene a Roma fino al 18 ottobre.
In scena le due compagnie di danza contemporanea Teatr Okazjonalny e Chorea, che si esibiranno questa sera e domani in due assoli ed uno spettacolo unico.

27 e 28 settembre
Festival Corso Polonia 2008
Compagnie Teatr Okazjonalny e Chorea
Teatro Sala Uno
Via di Porta San Giovanni, 10
Biglietti: 15 € intero, 12 € ridotto + 2 € tessera
Infoline: 06.7009329

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 27.09-04.10.08-

Selvaggia-mente...Classica!

La Norma di Bellini al Festival Belcanto

Serata conclusiva del Festival Belcanto all’Auditorium Parco della Musica; il festival dedicato alla stagione lirica - in collaborazione con l’Orchestra di Montreal-, terminerà il 29 settembre con la Norma di Bellini eseguita in forma di concerto dall’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia diretta dal Maestro Kent Nagano.
Nel cast, il soprano Micaela Carosi nel ruolo della sacerdotessa Norma ed il mezzosoprano Sonia Ganassi in quello di Adalgisa; nei panni di Pollione il tenore Gregory Kunde, mentre John Relyea è Oroveso.

29 settembre
Norma di Bellini
Orchestra e Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia
Kent Nagano direttore
Micaela Carosi soprano
Sonia Ganassi mezzosoprano
Maestro del Coro Marcovalerio Marletta
Auditorium Parco della Musica
Sala Santa Cecilia
Ore 20.30
Biglietti: dai 15 ai 30 €
Infoline: tel. 068082058

Termina il Festival delle Nazioni al Teatro Marcello

Dopo un’estate ricca di musica, il Teatro Marcello ospiterà oggi e domani gli ultimi due concerti della rassegna Festival delle Nazioni.
Michele Pentrella al pianoforte eseguirà oggi alle 20.30 la Sonata op. 111 di Beethoven, la Ballata n. 1 e la Ballata n. 4 (con Fantasia ed Improvviso) di Chopin ed, infine, l’elegia Funérailles di Liszt.
Per domani 28 settembre, il programma di Paolo Scanabissi al pianoforte è molto ricco ed eterogeneo: previste musiche di Haydn, Chopin, Liszt, Albeniz e Rachmaninov.
Dopo tre mesi di bella musica, la manifestazione da appuntamento alla prossima estate, per la sua ventunesima edizione.

27 e 28 settembre
Notti Romane al Teatro Marcello
Ore 20.30
Parco Archeologico del Teatro Marcello
Via del Teatro Marcelli, 44
Biglietto: 15 € (comprensivo dell’accesso all’area archeologica)
Infoline: 06.87131590
http://www.tempietto.it/

Uto Ughi per Roma

Nata con il nome Omaggio a Roma e poi diventata Uto Ughi per Roma, la manifestazione -inauguratasi il 22 settembre- è giunta quest’anno alla decima edizione, mantenendo la sua caratteristica gratuità.
In programma per questa edizione -che terminerà l’8 ottobre-, 12 concerti gratuiti, che si svolgeranno in alcune chiese e teatri della Capitale. Se questa sera, al Teatro Olimpico, Boris Berezovsky eseguirà musiche di Chopin e Liszt, domani, presso la Sala Accademica del Conservatorio di Santa Cecilia, si esibirà la giovane violinista Natasha Korsakova, con musiche di Mozart, Beethoven, Debussy, Gerschwin e Piazzolla.
In occasione della premiazione del Maestro Wolfgang Sawallisch il 1 ottobre presso l’Auditorium Conciliazione, Aleksander Madzar al pianoforte eseguirà musiche di Beethoven e Schumann. Il violino di Uto Ughi sarà infine protagonista del concerto del 3 ottobre, che, con la direzione del Maestro Moshe Atzmon e l’Orchestra Sinfonica della Toscana, prevede all’Auditorium Conciliazione musiche di Mendelssohn e Beethoven.

Uto Ughi per Roma
Fino all’8 ottobre
Ingresso gratuito
Luoghi vari
Per informazioni:
info@utoughiperroma.com

-Pezzo pubblicato su RomaWeek del 27.09-04.10.08-

16 settembre 2008

I "quattro motori" del Piccolo Grande Amore di Baglioni

Piccolo Grande Amore: è questa la canzone che, all’inizio degli Anni’70 un ventenne romano sconosciuto, tale Claudio Baglioni, (soprannominato dagli amici del quartiere “Agonia” per il suo abbigliamento dark, il suo amore per De Andrè e quegli occhiali dietro cui si nascondevano i suoi timidi occhi scuri) sta scrivendo “come un carbonaro”, all’insaputa dell’allora sua casa discografica, la RCA.
Per volontà di questa stessa casa discografica, poi, una tournèe in Polonia lo consacra in quella terra al centro d’Europa come un idolo musicale; autografi, fama, regali e cadeau di varia natura lo invogliano a restare lì piuttosto che a tornare in Italia dove non riesce proprio ad esser capito e a sfondare come cantautore.
In effetti, Claudio, questo mestiere non l’aveva scelto “mosso dal sacro fuoco dell’arte”, bensì era nato un po’ per caso; andando periodicamente in treno in Umbria con i suoi genitori, e portandosi dietro gli animali vivi, bisognava infatti coprire con la voce i loro versi, se non si voleva esser multati dal controllore. Da lì aveva scoperto le sue doti canore.
Senza contare che per uno come lui, “timido, magrolino ed insignificante”, cantare era un’ottima “tecnica per rimorchiare”..
Eppure il destino ci sconvolge proprio quando meno lo si crede: la canzone, Piccolo Grande Amore, non solo venne incisa, ma addirittura balzò al secondo posto nella classifica italiana, trasformando il suo autore in un divo e cambiando il proprio nome in Questo Piccolo Grande Amore, lo stesso dell’album in cui venne inserita.
Era il 1972 e l’ambizioso -e forse incosciente- Baglioni non si limitò a scrivere una bella canzone, ma piuttosto un concept album, primo nel suo genere: protagonisti sono due ragazzi, il loro incontrarsi, innamorarsi e lasciarsi in una delle città più belle al mondo, Roma.
Da Roma e da Questo Piccolo Grande Amore riparte, oggi, Claudio Baglioni, artista dalla quarantennale carriera, che ha deciso di imbattersi in un progetto ambizioso e faticoso, ma che gli permette, ancora, di poter volare: è Q.P.G.A. 2008 Opera Pop.
Al di là dell’acronimo -convenzione per i teenegers abituati a non sapersi più esprimere compiutamente-, Q.P.G.A. 2008 è un doppio album, un concerto, un libro ed un film, secondo il loro rispettivo ordine di uscita.
L’album sarà doppio perché così era originariamente; dei 36 brani inizialmente scritti, ne furono infatti pubblicati solo 15, essendo un doppio album un’uscita troppo ardita per un esordiente. Insieme dunque all’originale concept album, la nuova fatica discografica di Baglioni (la cui uscita è prevista per fine novembre) conterrà anche brani inediti scritti allora e nuovi pezzi appositamente composti dal cantautore per questa occasione, tutti rivisitati e riarrangiati per renderli adatti alla nuova sensibilità e profondità maturata nel frattempo.
Insieme a lui, 40 amici “graffitari”, vale a dire amici che si sono prestati a registrare frame di 20 secondi o poco più per alcune canzoni e che “imbratteranno” con lui quel muro erto a simbolo del progetto nella sua totalità. Nessuna indiscrezione sui nomi però; da buoni graffitari, hanno lasciato un segno e, a meno che loro stessi non vorranno venire anzitempo allo scoperto, bisognerà attendere l’uscita dell’album per scoprirne l’identità. Certa è solo l’assenza di duetti.
In contemporanea con l’uscita del doppio album, il 12 novembre si terrà a Milano (all’Allianz) la prima delle tre date di presentazione di questo lavoro, che vedono in Roma (al Gran Teatro) ed infine a Napoli (al Palapartenope) la conclusione della sua prima parte introduttiva.
Sono previste due ore e mezza di concerto senza interruzioni, con quella spettacolarità cui Baglioni ci ha abituati e con l’ausilio di immagini tratte dal film parte dell’intero progetto. Con Altri Amori, la festa finale di questi concept-concerts, infine, terminerà la parte live, con la promessa di eseguire alcuni tra i più grandi successi del suo straordinario repertorio musicale.
A partire dalla fine di febbraio, invece, altre date completeranno la tournèe, proprio mentre nelle sale -dall’11 febbraio- sarà possibile vedere il film, affidato alla regia di Riccardo Donna e distribuito da Medusa. A detta di Baglioni, bisogna ringraziare proprio il film per questa sua nuova uscita discografica; circa due anni fa, infatti, i produttori gli proposero la realizzazione di un lungometraggio su Questo Piccolo Grande Amore, partendo dal presupposto che la sua natura di concept album agevolasse la scrittura di una sceneggiatura (affidata ad Ivan Cotroneo). Il film -ancora in lavorazione per le prossime cinque settimane circa- ha per protagonisti Giulia (Mary Petruolo) ed Andrea (Emanuele Bosi), protagonisti di quel piccolo grande amore che, “sebbene non duri tutta la vita, ti cambia per sempre”.
Non sarà un film musicale però, né un musicarello (un film in cui le canzoni sono utilizzate come riempitivo di scene o a commento delle scene stesse), bensì un “pop-movie meta-musicale”, in cui la musica, naturalmente, è fondamentale, ma che racconta le vite, i sogni ed i sentimenti dei protagonisti come io narrante (Baglioni del resto non apparirà nel film, se non come voce “musicale” fuori campo).
Un film che racconta i sogni e la vita di chi, allora come oggi, ha vent’anni e, al di là dell’epoca cui appartiene e di quello che accade, pensa sia possibile cambiare il mondo anche attraverso un piccolo grande amore. Volutamente, infatti, il soggetto non è stato né attualizzato né stravolto rispetto alle storie raccontate nel concept album; partendo dunque dalla manifestazione a Piazza del Popolo, un lacrimogeno attraverserà le teste di tutti quei manifestanti, simbolo della discesa del volo dell’ideale politico e dell’attimo in cui invece spiccherà quello dell’amore dei due giovani. Altra cosa voluta, l’assenza di volti più o meno nel cast; è una storia che vuole essere raccontata per quella che è, senza rimandi ad altri personaggi o star.
L’idea del film, infine, è piaciuta talmente tanto a Baglioni che non solo ha deciso di affiancare nella scrittura della sceneggiatura Cotroneo, ma ha anche, finalmente, preso il coraggio di scrivere un libro a riguardo, dopo le decennali proposte e richieste della Mondadori.
Già, perché il quarto “motore” di questa fatica è proprio un libro, definito da Baglioni “opera prima, ma forse anche atto unico!”. Un libro che, ci tiene a specificare Gabriella Ungarelli della Mondadori, “non sarà né un gadget o derivato” degli altri prodotti dell’intero progetto, né un mero “racconto del backstage”, bensì un “romanzo vero e proprio”, scritto davvero da Baglioni senza l’ausilio di un ghost-writer; sebbene ancora in fase di scrittura, ne è prevista l’uscita per fine novembre.
Caratteristica di Q.P.G.A. 2008 Opera Pop è l’essere un quadrigetto: i quattro motori che lo compongono, infatti, sono tutti indispensabili e dipendenti l’uno dall’altro affinchè l’eccezionalità di quello che è l’album più venduto di tutti i tempi in Italia possa esprimersi compiutamente. I motori servono a volare; e Baglioni non ha mai smesso di volerlo e saperlo fare.



-Pubblicato su www.lineamusica.it il 16.09.2008-

09 settembre 2008

Il ruggito di Adriana Varela

Sono le 21.00 in punto e le luci si spengono; entrano in scena un bandoneòn, una chitarra ed un pianista.
Sono Walter Castro, Horacio Avilano e Marcelo Macri, musicisti validissimi ma non conosciuti al grande pubblico. La loro peculiarità è, infatti, essere l'accompagnamento dell'unica donna in grado di cantare il Tango con le medesime vibrazioni di Carlos Gardel, Adriana Varela.
E' lei ad aprire, il 6 settembre, la seconda edizione del Festival Buenos Aires Tango, all'Auditorium Parco della Musica di Roma fino al 18 settembre; è la voce di questa donna carismatica di Avellaneda, vicinissima a Buenos Aires, a rappresentare davvero il Tango in questo festival.
Perché, a dispetto delle solite convenzioni formali e linguistiche, il Tango non è solo "un pensiero triste che si balla" o la sola "passione"; il Tango è storia, attimi, respiri, emozioni contrastanti, rabbia, gioia o disperazione. E molto altro. E' anima che si rapporta al mondo con un suo bisogno particolare di esprimersi sulle singole cose, persone, emozioni.
E' l'inesprimibile che si palesa.
E' una musica che se con Astor Piazzolla s'è fusa con il jazz ed ha dato vita ad un qualcosa di unico e di fruibile ad un pubblico maggiore, ai primordi era l'espressione di un intimo a volte provato dalla lontananza dalla propria patria, piuttosto che da un amore impossibile o dalla malinconia.
Amore, nostalgia, rabbia, orgoglio e grinta; tutte connotazioni della voce della Varela; sale sul palco d'argento vestita e si viene trasportati in un'altra dimensione, in cui le pareti della sala Sinopoli non esistono più, in cui la sua voce e la sua persona catalizzano tutta l'attenzione al punto tale da illudere di essere da soli con quelle note e parole in un posto anomalo ed introvabile.
Canta spesso in controtempo Adriana Varela, come a sottolineare che non si intonano delle parole per seguire la musica, ma che musica e parole sono davvero espressione di un sentire che, per esprimersi, ha bisogno dei suoi tempi, timbri e toni, oltre che di un'anima che ne guidi i percorsi. E che, quindi, possano andare insieme, o camminare paralleli senza però incontrarsi mai.
Del resto anche Roberto Goyeneche (soprannominato "el Polaco" per via della sua magrezza e dei capelli rossi) -incontro cruciale nella vita della Varela- cantava in controtempo, come fosse jazz. E da Goyeneche la Varela sembra aver acquistato quella medesima consapevolezza dell'importanza del passato e delle tradizioni, quell'amore incontrastato per le parole, quella sregolatezza dell'agire e dell'interpretazione.
Canta con ogni atomo del suo corpo, usando una gestualità a volte bizzarra; si inchina, si contorce o resta in sospensione su una gamba sola, mentre le corde vocali emanano quel ruggito che è caratteristica della sua voce.
A volte graffiante, sfrontata o sensuale, la bocca della Varela sembra essere un calderone delle streghe; contenitore di sillabe soffocate o graffianti, di magiche pozioni utili per incantare ed ammaliare chi le ascolta. Goyeneche, parlando della sua voce, diceva che era la "voce di una femmina, ben più pericolosa di quella di una semplice donna"; la malìa della Varela aveva colpito anche lui.
Gioca con il pubblico questa bella donna che approfitta di qualche minuto strumentale per tornare sul palco con un altro vestito, ben felice che in platea ci siano argentini che comprendono ogni sua parola, piuttosto che amanti del Tango che vorrebbero cantare a squarciagola con lei pezzi indimenticabili come Volver o Afiches. Se proprio con Afiches, quasi all'inizio del concerto, diventa palpabile quella "colpa dell'amore" narrata da Homero Exposito, quando intona Malena si assiste all'incarnazione della donna cantata da Homero Manzi, che allo stesso tempo è musa di quelle parole e ammaliato spettatore di colei la cui voce è "fiore di una pena" ed i cui tanghi sono "creature abbandonate".
Le mani, gli occhi, la testa e la sua figura sono parte integrante della sua espressione; che intoni un tango degli anni Quaranta piuttosto che una composizione più moderna, non si ha mai l'impressione che non stia parlando con chi è lì seduto davanti a lei, pronto magari, ingenuamente, ad assistere ad un concerto di bella musica. 
E' un ciclone la Varela sul palco: cammina, si agita, ammicca, interpreta.
Perché le parole son sempre parole; il significato sta tutto nel modo di comunicare.
E, come ricorda alla platea, anche se non si conosce lo spagnolo, ciò che sta dicendo è ben comprensibile; note e testi, grazie a lei, si son trasformati in un esperanto.  

01 agosto 2008

Intervista ai Tinturia

Conosciamo più da vicino i Tinturia, gruppo di "monelli" siciliani, formato da sette musicisti. Abbiamo intervistato per voi Lello Analfino, il frontman del gruppo.

- Ciao Lello, innanzitutto...come nascono i Tinturia?
Ciao a tutti voi! Il nostro gruppo nasce negli anni '90 e da subito si caratterizza per la proposta di inediti che, per fortuna, incontrano il gusto del pubblico! Questo ci ha permesso, dopo una sacrosanta gavetta fatta di locali, di esibirci nelle piazzi nelle quali di volta in volta il pubblico presente è diventato sempre più numeroso...per fortuna! Al di là delle esibizioni live, la misura del fatto che forse avevamo qualcosa da proporre di veramente valido, ci venne poi data dalla partecipazione a diversi festival in giro per l'Italia -che, peraltro, abbiamo anche vinto! (Treviso, Benevento, ecc)-; è proprio in uno di questi festival, infine, a Benevento, che abbiamo conosciuto Gegè Telesforo, che ha iniziato a produrci...tutto è partito da lì!

- Da dove nasce il nome della vostra band?
In siciliano, con il termine "tinturia" si indicano le monellerie dei bambini particolarmente vivaci. Posso dire di esser stato io a battezzare così il gruppo, ovviamente con il consenso di tutti però! In questa parola, infatti, ci identifichiamo, sia a livello personale che artistico; la nostra musica è fatta di vivacità, verità che non ci preoccupiamo di dire, denuncia sociale di temi scottanti ma che cerchiamo di proporre in modo scanzonato ma volutamente provocatorio, come farebbero, appunto, dei ragazzini discoli.
In effetti, ragazzini anagraficamente noi non lo siamo più, però ci portiamo dentro quel fanciullino che non vuole proprio saperne di crescere e che, per di più, prova particolare piacere ad essere "tintu"!

- Quest'anno, a marzo, è uscito il vostro quinto album, Di mare e d'amuri. E' cambiato il vostro approccio alla musica dal primo lavoro, del 1999?
Certamente. Sono cambiati i suono, come era normale sarebbe accaduto in un gruppo che negli anni ha subito degli addii e degli arrivi, che hanno naturalmente portato il loro bagaglio artistico, le loro idee ed il loro suono.
Più che di cambiamento per il nostro suono, però, direi che siamo cresciuti nel tempo; c'è un approccio più maturo alla nostra produzione artistica; il gruppo suona sicuramente meglio di dieci anni fa. Penso che con gli anni abbiamo acquistato una piena consapevolezza maggiore delle nostre potenzialità e dei nostri limiti.

- All'interno di questo album c'è, oltre a 10 inediti, anche una cover di Domenico Modugno (Lu pisci spada); come mai avete scelto proprio lui e perché questa canzone?
Consideriamo da sempre Modugno come l'artista che ha tracciato la strada della musica che facciamo, un artista di rottura che ha cambiato il modo di fare musica in Italia in quel periodo, un artista che non aveva paura di proporsi con delle canzoni in dialetto. Dopo La donna riccia, U piscispata è il secondo omaggio che gli facciamo; abbiamo quindi riarrangiato e suonato questo brano con il nostro suono, senza però bisogno di attualizzarne di nuovo la tematica, dato che la canzone non ne ha assolutamente bisogno.
- Un aggettivo per questo album?
Sicuramente solare.

- Siete in sette e suonate praticamente tutti gli strumenti possibili; anche nelle composizioni delle canzoni lavorate tutti insieme o vi affidate a una persona in particolare?
Lavoriamo tutti insieme; magari si parte dall'idea di uno di noi, ma poi la composizione e l'arrangiamento è la sintesi del lavoro di tutti i componenti della band.

- La vostra musica è decisamente piacevole ed irriverente. Voi la definite "sbrong"...vale a dire?
"Sbrong" è un concetto un pò complesso...è la voglia di non etichettarsi, di fondere nella nostra musica le esperienza musicali che ogni componente del gruppo porta in dote, è la voglia di stare insieme e di provare ad amalgamare generi diversi con una sola finalità: emozionarci noi per riuscire ad emozionare il pubblico. Ecco cos'è "sbrong"!

- Avete lavorato per la colonna sonora del film di Ficarra e Picone, "Nati stanchi", titolo anche del vostro omonimo album uscito nel 2002. Com'è stato lavorare per la colonna sonora di un film?
E' stata davvero un'esperienza straordinaria, con due personaggi fuori da ogni parametro. E' stato puro godimento lavorare con loro; questa collaborazione, peraltro continuata anche dopo, ha confermato il grande amore che reciprocamente ci lega ormai da tanti anni.

- Le vostre canzoni sono a volte anche in siciliano; perché avete deciso di mettere un pò da parte il dialetto siciliano rispetto alle origini?..del resto, i Sud Sound System insegnano che anche cantando in dialetto si può uscire dai propri confini regionali..
Noi abbiamo sempre alternato i testi delle nostre canzoni. Dietro questa scelta non vi è alcuna strategia; direi che ogni decisione è dettata dall'emozione del momento. Ci sono canzoni che nascono in un modo ed altre che nascono in un altro, semplicemente. Dopotutto, anche Modugno ha scritto e proposto alcuni testi in lingua ed altri in vernacolo. Comunque, giusto per smentirti un pò!, non è vero che ultimamente abbiamo messo da parte il siciliano; nel nostro ultimo lavoro, il siciliano è infatti presente in ben cinque brani!

- La canzone di questo album a cui siete più affezionati?
E' una domanda difficile! Non saprei risponderti...le amiamo tutte!

- I don't know è una canzone di protesta ambientalista e di carattere internazionale (italiano, inglese, siciliano); ce ne potete parlare?
I don't know è il nostro modo di schierarci e di dire la nostra sul problema ambiente. Musicalmente abbiamo voluto fondere le due lingue, il siciliano e l'inglese, che rappresentano, rispettivamente, le nostre radici e la lingua globale, in un'alternanza che vuole rappresentare la nostra coscienza, che cerca di comunicare al mondo che stiamo arrecando dei danni irreparabili all'ambiente. Sappiamo tutti che tipo di danni stiamo provocando; noi rendiamo semplicemente pubblico il disagio della nostra coscienza, della voce e del sentire comune.

- Un pregio ed un difetto di ognuno di voi?
Mmmmmm...beh, il pregio di Lello è la genialità, il difetto invece è che è sincero. Angelo ha invece il pregio della generosità ed il difetto di essere troppo disponibile; Lino ha dalla sua la riservatezza, però è polemico, mentre Giampiero è schietto, ma a volte superficiale. Mimmo ha dalla sua sicuramente la gioventù, però il suo vero difetto è il sonno! Mario è allegro ma permaloso, Luciano, infine, è spontaneo, ma davvero disfattista!

- Le vostre influenze musicali quali sono?
Sono molte, a dir la verità; jazz, reggae e funky come generi; Carosone, Modugno ed i grandi della musica come personaggi...però siamo in sette, abbiamo gusti musicali differenti...fare davvero una lista sarebbe complicatissimo, oltre a produrne una lunghissima!

- Con chi vi piacerebbe collaborare, artisticamente parlando?
Con chiunque abbia voglia di farlo con noi! Ma se proprio devo dirti un nome, Jovanotti ci intriga parecchio..

- Progetti per questa estate?
Sicuramente continuare a suonare in giro per l'Italia, per portare il nostro progetto musicale anche nei posti dove ci conoscono poco.

-Pezzo pubblicato su lineamusica.it il 1.08.2008-