18 marzo 2007: l"incipit


"Vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco
si consumerà da sè.
E se una vita finisce qua
quest'altra vita
presto comincerà"

Con parole di altri (gli Afterhours), apro questo blog, con il fuoco che spero non si spenga mai.
Ho scritto molte parole, forse inutili o banali, o forse interessanti, irriverenti e divertenti.Le ho pubblicate altrove, ma a volte capita che dopo una giornata al mare si torni a casa solo con la sabbia nelle scarpe.
Ecco spiegato, quindi, il perchè di post retrodatati.
E' iniziata anche questa avventura..davanti, l'orizzonte. Sconosciuto. E per questo, assolutamente elettrizzante!
Buona lettura a tutti!



03 febbraio 2007

Grande Fratello, vedi alla voce vagina

Per citare Charlotte York, protagonista di una serie tv molto illuminante su come noi donne vediamo sempre il marcio dietro gli occhioni degli uomini fintamente innocui, attendiamo frementi che qualcuno dei "fratellini" ci dia la definizione della voce «vagina», nella guida che di sicuro uscirà prossimamente in edicola su questa edizione del Grande Fratello.
Del resto, il futuro autore non ha che l'imbarazzo della scelta lì dentro per trovare l'adeguata rappresentante del termine.
Anche se le altre coinquiline partono apparentemente svantaggiate (sconosciute ai più, di loro si parla solo sul sito ufficiale del Grande Fratello), Melita Toniolo è, in ogni caso, di fatto un ottimo punto di partenza per la redazione della guida, al di là del possesso di un proprio sito internet attivo già da qualche anno -con tanto di ricco book fotografico, artisticamente dedicato al nudo piuttosto che alla sponsorizzazione di lingerie-.
La valenza di questa fanciulla dall'occhio verde e dal seno che fa concorrenza a quello della Marcuzzi, tuttavia, va al di là della bella mostra del suo perfetto corpo; Melita ha anche, infatti, uno spessore personale che è uscito fuori sin da prima della sua entrata nella casa.
Proprio sul suo sito ufficiale, infatti, nell'area press, si possono leggere interviste da lei rilasciate in passato a vari giornali locali, dalle quali viene fuori una ragazza che fintamente ambisce ad entrare nel prestigioso mondo della tv puntando alle sole generosità di madrenatura, ma che in realtà è assolutamente consapevole che si necessita, oggi più che mai, di un'adeguata preparazione. Si legge, infatti, che in passato ha rifiutato una proposta lavorativa perchè non si sentiva "all'altezza del ruolo che avrebbe dovuto ricoprire" (quello di valletta all'interno di una nota trasmissione sportiva), conscia del suo "non saper far nulla"; "piuttosto che fare brutte figure", infatti, ammette sia meglio "tirarsi indietro".
Del resto sembrerebbe stia facendo così anche con i reiterati approcci del focoso Alfredo dentro la casa, consapevole, forse, che una storia con un coinquilino la aiuterebbe probabilmente a far parlare di sè durante i giorni della reclusione, mettendo tuttavia a dura prova la sua relazione con Luca Dorigo, cherubinico (anche se con l'occhio scuro) "tronista" di Uomini e Donne, geniale programma calcato su "Agenzia matrimoniale" di Marta Flavi, con l'aggiunta delle classiche e becere "chiacchiere di paese".
L'aver fatto -appena varcata la soglia della maggiore età-, inoltre, ben due calendari senza veli e molti servizi fotografici e sfilate, non ha tuttavia danneggiato la purezza d'animo di Melita, che vorrebbe ripetere l'esperienza dell'allietamento mensile dei suoi fan unendola però alla beneficienza; è tra i suoi progetti, infatti, "mettere il suo corpo a disposizione per fare del bene", posando con persone handicappate e dimostrando, così, di "saper far altro, senza buttarsi via".
Altra anima gentile e generosa che popola attualmente la casa del Grande Fratello 7, è Mirela Kovacevic, deejay in un programma musicale di Sky, silenziosa bellezza slovena che grazie all'ammissione della sua love story con Edoardo Costa ha fatto dimenticare al pubblico che era stato scaricato dalla Sederova riabilitando, così, il di lui ruolo di «sciupafemmine dell'Est». Non contenta, inoltre, serpeggia la voce di una sua storia -tuttora in corso- con Alessandro Lukacs, ex concorrente del GF 2, che dopo esser passato tra le grinfie della panterona Mascia Ferri (anche lei concorrente di quella edizione del GF) si è dovuto affidare al rinomato e televisivo sessuologo e psichiatra Marco Rossi. In questi giorni, per di più, la bella slovena sta manifestando una particolare simpatia per Raniero, di recente condannato dal tribunale di Roma ad un anno di reclusione per lesioni.
Davvero lodevole, dunque, il suo amore per i bisognosi e reietti dela società..
La lista delle "vagine deambulanti" meritorie della propria indicizzazione in una guida, però, non termina con le due bellezze appena citate.
Automaticamente eliminata dalla graduatoria, Gabriella, la giunonica bolognese uscita dopo una sola settimana di permanenza nella casa; alla rossa napoletana, Francesca, sebbene sia già stato dedicato un blog, ancora, tuttavia, a parte i tatuaggi dislocati sul suo corpo in modo mascolino (polpaccio e braccio) e le sue rivisitazioni storiche (la I Guerra Mondiale è notoriamente scoppiata nel 1922), non sembra poter aspirare ad un ruolo diverso da quello della comare di Guendalina, bionda toscana dalla giovane età ma dall'aspetto provato "dalle esperienze che ha vissuto".
Proprio da lei, abitante della discarica, in questi giorni, stanno provenendo imput rilevanti ai fini di una riflessione sulle strane manie delle donne; dopo aver, infatti, specificato come il suo uomo ideale debba avere per qualità essenziale la capacità di mettere in ordine i propri abiti ai base ai colori -abbinando rigorosamente jeans strappati ad una camicia/seconda pelle dotata di gemelli- ed un sedere "tondo, alto e grosso", ha svelato la sua predilizione per la "posizione della sbarra" (alias appesa a testa in giù, reggendosi sulle gambe attaccate ad una sbarra del soffitto..).
I suoi stivali argentati e colmi di lustrini (mostrati durante la seconda puntata settimanale), insieme alle molteplici paia di scarpe che s'è portata per la permanenza nella casa, la piazzano intanto in sicura nomination per la sezione "glamour&trash" di una rivista specializzata nel settore "idiozie".
Infine, posto d'eccezione nell'Olimpo delle "vagine", sicuramente troveranno Dominic e Diana, accomunate non solo dai perizoma microscopici con cui mostrano i loro glutei scultorei, ma anche dai propri gusti sessuali.
Se la prima, infatti, ammette di aver avuto esperienze saffiche e di "vivere rapporti molto liberi" -perchè insofferente verso "qualsiasi tipo di limitazione della propria libertà"-, la russa -tutt'altro che fredda matrioska-, palesa la sua ammirazione per i bisessuali, per lei esseri umani davvero completi e soddisfatti data l'amplia scelta umana che si concedono. Che le focose notti con il pompiere trasteverino (stando alle confidenze fatte a Melita, infatti, i due avrebbero consumato la loro attrazione fisica sin dalla seconda notte) l'abbiano delusa al punto tale da preferire il fascino spagnolo e selvaggio di Dominic?



-Pezzo uscito il 07/02/07 su www.imgpress.it-

29 gennaio 2007

L'outing zoologico può mettere in crisi la coppia?

Ricky Martin con il personal trainer in vacanza a Natale sulle spiagge tropicali hanno trasmesso il dubbio del suo passaggio dal macho al macho man; saltano i canoni di virilità latina, ma per fortuna non si danno ancora giudizi perentori sull'intera categoria maschile.
Robbie Williams che, dopo l'ultimo video in cui è una drag queen, promette pubblicamente di regalare uno streap all'amico Elton John per i suoi sessant'anni viene visto come generoso ed irriverente gesto d'amicizia da parte del "ragazzaccio" della musica inglese.
Il Tony Manero più sexy degli anni '80 e '90 (John Travolta) che dopo esser stato fotografato mentre baciava sulle labbra un amico sta ora concludendo le riprese del film Hairspray -tratto dall'omonimo musical- nei panni della casalinga sovrappeso Edna Turnblad viene percepito come poliedricità naturale di un attore.
Tutto accettabile, dunque, più o meno, fin qui.
Fosse solo per l'impossibilità di avere una relazione con questi inarrivabili, noi donne riusciamo ad accettare anche Brad Pitt padre e marito affettuoso di una superfiga come Angelina Jolie, mettendo per una volta da parte le invidie tipiche di noi femminucce.
Tuttavia, le nostre fantasie mitiche hanno recentemente subito uno shock: ciò che è accaduto al Festival di Sundance in questi giorni è, infatti, davvero di difficile digestione.
Nato per promuovere il cinema indipendente, questo Festival dello Utah, Stati Uniti, ha, nel corso degli anni, subito un'evoluzione verso il trasgressivo e l'anticonformista. Ma oggi come oggi non ci si stupisce più di nulla o quasi. Ne deriva che il problema non è nel Festival di per sè, anche perchè, a partire dalla Festa della Donna, passando per l'italiano ed omologo BizzarroFilmFestival per finire al Festival Internazionale dell'Eros di Milano piuttosto che a quello dell'erotismo di Bruxelles, le donne, attraverso la loro numerosa presenza in manifestazioni del genere, sembrano aver fatto cadere tutti i tabù da casalinga disperata e frustrata.
Tuttavia, lui, Robert Redford, ideatore della manifestazione, ha deciso di sfidare tutti i traumatizzati dei famosi e passati rapporti amorosi di Cicciolina (meglio nota, forse, come l'Onorevole -nel senso di parlamentare- Ylona Staller..) con alcuni animali attraverso un film documentario definito dal Los Angeles Times "elegiaco e stranamente bello": Zoo, di Robinson Devor.
Ossia il racconto serafico di tre uomini del loro amore sessuale con un cavallo, racconto che prende spunto da un fatto di cronaca avvenuto nel 2005 a Seattle, che ha visto un uomo morire in seguito ad un rapporto con uno stallone arabo.
Non essendo illegale -dato che nello Stato di Washington non viene punita la "bestiality"-, il buon Robinson ha pensato fosse giusto squarciare il velo dell'ignoranza su "fatti ordinari" come questo, non sottraendosi lui, in quanto "curioso delle cose umane", all'estraneità da fatti del genere.
Sostanzialmente un outing zoologico, che potrebbe coinvolgere anche il sex symbol di "Tutti gli uomini del presidente" e de "Il grande Gatsby"...specie se si ripensa che Redford, nel "Cavaliere elettrico" scompariva dietro la collina in sella ad un puledro.. A questo punto, è lecito il dubbio che in realtà non stesse fuggendo, ma avesse appena comunicato a Jane Fonda i suoi bizzarri pruriti sessuali..
Prendere in considerazione, così, la possibilità che agli uomini di oggi possa punger vaghezza di avere rapporti sessuali con degli animali preferendoli alle donne, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso delle debolezze femminili nel campo dell'eros.
Queste, aumentate tra l'altro anche dal prezzo esorbitante della chirurgia estetica (il che automaticamente rende borderliner tutte coloro che non possono rimediare alla prima di reggiseno), passano dal chiamare affettuosamente l'oggetto del desiderio John Thomas (vedi Lady Chatterley), piuttosto che col diminutivo -ino, per poi però costringere quelle insoddisfarre e vogliose a comprarsi vibratori d'argento od altri simil sex toy, come quelli in vendita da Kiki de Montparnasse a New York.
Il tutto nel rispetto della lamentela del "maschio", chiamato tale ormai solo per convenzione.
Ecco, quindi, che scoprire che non è più solo prerogativa femminile l'assurdità del sesso con gli animali mette in crisi.
Eh già, perchè che le donne non si accontentino mai è quasi un cliché accettato.
Ma gli uomini no, sono da sempre I Maniaci del Sesso, pronti a dilapidare il proprio patrimonio tra cene e regali pur di portarsi a letto l'avvenente femmina oggetto delle loro mire. O al massimo, in tempi così aperti mentalmente, disposti ad estenuanti depilazioni pur di cogliere l'attenzione dell'aitante istruttore di aerobica.
Senza contare che, tra gli appellattivi più coloriti con cui i maschi nostrani definiscono a volte quelle che considerano le meretrici di turno, c'è anche quello di "cagna"..
Che noi donne d'ora in poi dovremmo esser felici se ci sentissimo chiamate così invece di "amore", in virtù proprio dei nuovi gusti sessuali dell'uomo del Terzo Millennio?
Del resto, anche la natura ci insegna che gli animali sessualmente frustrati sono i più aggressivi..quindi che fare?
Regalare un cucciolo di bassotto a Natale al proprio compagno augurandosi che resti talmente piccolo da non minacciare il proprio menage familiare?
Boicottare tutte le scampagnate fuori porta per evitare di tornare da sole in città dato che il marito ci ha lasciate in mezzo ai campi con la sua nuova fiamma?
O fare come Jocelyne Wildenstein, ex moglie di un chirurgo estetico, conosciuta ovunque come la Donna Gatto per il viso completamente trasformato in quello di un felino grazie alla bacchetta del bisturi?
Speriamo che per una volta, almeno, la realtà non superi l'immaginazione.
O la LAV dovrà ampliare il raggio d'azione del proprio lavoro...


-Pezzo uscito il 25/01/07 su www.imgpress.it-

27 gennaio 2007

Alfredo Lo Bianco, minchia l'unico masculu nella casa del Grande Fratello

Ventisette anni, due tatuaggi, un diploma di terza media, nella scheda diffusa dalla produzione del reality show si legge che "conosce poco l'italiano, bene il siciliano".
Vorremmo a questo punto spezzare una lancia a favore di questo maschietto, ingiustamente sminuito dalla produzione del Grande Fratello di quest'anno, forse perchè essere ignoranti anche della propria lingua madre in TV più che un punto a sfavore è da molti ritenuta la carta vincente.
Tuttavia, nel caso specifico non è di una bella bambola tutte forme che si parla, bensì di un masculu (maschio), presentato e dichiaratosi come il Dongiovanni più rappresentativo del caldo temperamento siculo: Alfredo Lo Bianco.
Nel corso della seconda puntata del Grande Fratello, infatti, attraverso i filmati mandati in onda durante la diretta, è uscito fuori un ragazzo dall'animo sensibile, che, certo, non disdegna le donne, ma dal vocabolario non proprio così limitato e rozzo. Molti, tuttavia, lo hanno immediatamente accusato per le scurrilità pronunciate non appena entrato nella casa; ma il problema è che sono gli spettatori ad essere ignoranti.
Sebbene infatti non abbia fatto altro che esclamare -giustamente stupefatto dallo sfarzo della casa- "minchia", è evidente come proprio i suoi accusatori non siano affatto informati riguardo alla storia di questo termine, che, innanzitutto, deriva dal latino volgare «mencla», formula collaterale di «mentula», diminutivo di «menta», -ossia membro virile-.
Dato che l'italiano deriva dal latino, sinceramente non capisco perchè declassare questo termine a parolaccia, quando fa parte del vocabolario della nostra cultura da sempre.
Molti, inoltre, gli usi fatti in passato di questo vocabolo; nel Sanremo 1994, ad esempio, Giorgio Faletti in versione cantante esordiente ha presentato al pubblico della manifestazione musicale un testo duro, di denuncia contro i reati mafiosi, dedicato alle vittime della strage di Capaci e di Via D'Amelio, che aveva il termine in questione come incipit del titolo e leit motiv del ritornello.
Inoltre, la nostra letteratura moderna ha visto l'uscita di libri aventi questo vocabolo per titolo; senza contare, infine, che in dialetto napoletano, con «minchia» si vuole indicare una specie di pesciolino marino, volgarmente chiamato anche Cazzo di Re, sebbene in italiano sia meglio conosciuto come donzella, della famiglia labridi -come del resto riportato anche dalla prestigiosa Enciclopedia Treccani-.
Dargli, dunque, dell'ignorante in grado solo di parlare il siciliano, ci sembra davvero offensivo; inoltre, nel corso della seconda puntata del Grande Fratello condotta da Alessia Marcuzzi, è venuta fuori anche la sua anima di profondo e reale conoscitore del nostro vocabolario.
In un filmato relativo ai commenti degli inquilini su Gabriella, d'ufficio sottoposta al televoto, infatti, ha spiegato ai poco eruditi telespettatori il reale significato del termine "bigotta": ossia "persona che scappa sempre da qualsiasi attività motoria".
Divenendo dunque d'ufficio il rappresentante più idoneo per le selezioni della prossima edizione de "La pupa e il secchione".Difficile, ci sembra, fare meglio.


-Pezzo uscito il 27/01/07 su www.imgpress.it-

25 gennaio 2007

Michelle e Giulia a caccia dei maschietti cattivi

Dal fondo della prima pagina del Corriere della Sera, una speranza per le vittime del maschilismo; una Michelle Hunziker versione agnello sacrificale è giunta dal passato per dar voce a tutte le donne che come lei sono state vittime di soprusi di questo genere, violenze fisiche e psicologiche, in casa come in ufficio.
Che si riferisca alla sua discesa dalle montagne svizzere per realizzare ciò che invece Clizia Gurrado nel film "Sposerò Simon Le Bon" inutilmente agognava (per due ore inseguiva il suo mito musicale ovunque, riuscendo tuttavia solo ad ottenerne una radiografia del piede)?
Qualsiasi trauma questa biondona dalla posa conduttoriale plastica abbia dovuto malauguratamente digerire, però, l'ha fatta crescere, spingendola, appena compiuti trent'anni, a dare voce a tutte le persone che hanno bisogno di aiuto.
Non appena assolti i suoi impegni (casualmente l'imminente debutto in un musical a teatro e la co-conduzione del Festival di Sanremo) si dedicherà, quindi, alla Fondazione "Doppia difesa", creata assieme ad un'altra vittima del maschilismo democristiano di cui è figlia l'Italia di oggi: l'avvocato Giulia Bongiorno.
Una fondazione a-politica (sebbene la bionda sia uno dei volti storici di Mediaset e la bruna semplicemente un deputato di AN, membro dell'Opus Dei, oltre che difensore di Giulio Andreotti ed altri illustri personaggi quali Vittorio Emanuele di Savoia).
Vecchia squadra non si cambia: questo sicuramente l'insegnamento di cui deve aver fatto tesoro Michelle durante la sua conduzione di Striscia la Notizia; ecco dunque che è stato riproposto anche in questa sede il tormentone estetico della velina-valletta sanremese attraverso l'affiancamento di fili d'oro ed hennè.
Attraverso, dunque, la cura legale dell'avvocato e l'immagine della showgirl, dalla metà di marzo la Fondazione sarà presentata ufficialmente al pubblico, con annessa attivazione di un sito internet. Troveremo qui in anteprima il calendario 2008 della fata turchina, o piuttosto immagini d'amor cortese e baciamano?
Nulla di tutto ciò, stando a quanto dichiarato dalle due testimonial, intenzionate a "rompere il silenzio" e "creare fragore" attorno alle discriminazioni sessuali. A collaborare al progetto sono stati chiamati magistrati, psicologi ed altri esperti, proprio per dare completa ed efficace assistenza ai maltrattati, uomini compresi, sebbene ammessa solo in casi eccezionali.
Le due signorine di cui sopra, del resto, non hanno nulla da invidiare ai presunti attributi degli uomini, essendo l'una riuscita ad emergere nella nostra televisione come conduttrice comica piuttosto che come bambolona laccata e l'altra ad essere una donna di potere senza approfittare della sua avvenenza per incastrare qualche miliardario ed importante marito.
Stando così le cose, dunque, poveri maschietti, le cui condanne di "Doppia difesa" potrebbero variare tra una camminata sulla schiena in tacco a spillo (e rigorosamente di 12 cm), -per render meglio l'idea del calpestìò dell'altrui dignità-, l'avere una relazione di più di due giorni con Carmen Di Pietro -per insegnar loro l'arte della pazienza, del silenzio e della meditazione prima di parlare con una donna-, piuttosto che quotidiani esercizi di stasi sotto le scrivanie, per un tempo di circa 20 minuti in cicli di un mese - per spiegar loro perchè poi, di conseguenza, si soffre spesso di fastidiosi malori alla colonna vertebrale, di cui, puntualmente ed ovviamente, poi ci si lamenta-.
Il tutto accompagnato dalla ripetizione, ventiquattr'ore al giorno, di una puntata di "Uomini e donne" con una De Filippi stranamente logorroica.
Ricordare, infatti, a un uomo che, se una donna si incazza, in realtà ringhia, potrebbe far concorrere sia Michelle che Giulia per il Nobel per la Pace.
O per quello della trovata pubblicitaria per organizzazioni ben supportate come questa?
Del resto, in Italia, le amicizie son quelle che contano.
E le donne, si sa, è meglio averle come amiche.


-Pezzo uscito il 25/01/07 su www.imgpress.it-

21 gennaio 2007

Effetti collaterali di una serata tivvù in compagnia di Massimo Ranieri

Qualche sera fa ho realizzato, finalmente, la piccolezza della mia vita ed i valori importanti che dovrebbero esserne la guida.
Mi sono emozionata così profondamente che all'improvviso ho provato una morsa allo stomaco, poi una vampata grandissima, le mani sudate e, quindi, le lacrime che, senza sosta, hanno percorso il mio viso come se fosse stato aperto un rubinetto da tempo ormai chiuso.
Tutte le mie debolezze femminili sono cadute, lasciandomi inerme davanti al televisore, come denudata, consapevole di provare in quel momento una gioia ed una commozione che credevo non sarei mai stata in grado di percepire in modo così forte per un avvenimento esterno alla mia vita.
Eppure è successo.
Il groviglio nello stomaco pian piano ha preso piede, necessitando, alla fine di esplodere in pura commozione, insieme a lui, Massimo Ranieri.
L'idolo delle mamme -anche se ultimamente più liftato di Cher-, è tornato infatti di nuovo in televisione con un programma che riconosce alle donne l'importanza del loro ruolo di compagne, amanti, amiche, donne d'intelletto e muse ispiratrici.
Facendo zapping in una noiosa serata costretta a stare a casa per via dell'inflluenza, all'improvviso mi è arrivata quell'illuminazione, apparentemente non dettata da quanto la mia vista stava trasmettendo al cervello: una panchina bianca, alle spalle una luminosa scenografia, e silenzio in studio facevano da contorno ad un uomo, Massimo, seduto accanto ad una donna a lui avvinghiata.
Prima di chiamarla a sè sulla panchina, Massimo aveva però anticipato al pubblico di come, pur dedicandosi a cose che ama profondamente come la recitazione ed il canto, non esser riuscito in questi anni a portare avanti un altro amore della sua vita: quello per una figlia, Cristiana, nata quando lui aveva solo 19 anni.
Da lì l'apoteosi.
Cresciuta con il sabato sera della Carrà, convinta che l'Argentina sia un luogo lontanissimo ed irrangiungibile, dove la modernità delle comunicazioni e dei trasporti ancora non è arrivata, ho sentito subito una prima stretta allo stomaco.
Poi Massimo ha chiamato a sè quella ragazza, accomodandosi su quella panchina, bianca come la sua pura anima da "giovane cantante di successo che allora, in quel momento della sua vita, era stato trascinato via da questa storia" per il solo bene della sua carriera agli esordi.
Cristiana si è quindi precipitata dalla platea alla panchina, imbarazzata ma felice di riabbracciare finalmente quel padre latitante da ben 35 anni, in grado tuttavia non solo di riconoscere i propri errori, ma anche di farlo davanti a milioni di persone (anche se i dati del giorno seguente hanno confermato uno share solo del 18.49%); Massimo aveva voglia di parlare, di togliersi dal cuore quel peso che lo opprimeva da anni e che gli ha permesso nel frattempo solo di "seguire da lontano" questa bambina nel suo diventare donna.
Le sue parole mi hanno fatto trasecolare: "Anche se sono tanti anni che non ci vediamo, mi è sembrato giusto farlo qui. Perchè ritengo questo posto la mia casa" (ed infatti, la scorsa settimana, su quella stessa panchina, aveva presentato al pubblico la mamma, per cui se, da buon meridionale, ha una famiglia numerosa, teoricamente dovremmo stare a posto per i prossimi sei mesi con la generosa presentazione della sua famiglia).
Non contento di aver già shoccato profondamente il mio sistema neuropsichico, ha continuato ad abbracciare quella figlia molto simile a lui fisicamente e ha deciso, quindi -dopo averle promesso davanti a tutto il pubblico chiamato come testimone di essere in futuro un buon padre-, di dedicarle, per suggellare ulteriormente la sua promessa, "La cura" di Franco Battiato.
A quel punto la consapevolezza di essere prematuramente entrata in menopausa ha preso piede in me; il desiderio di avere anche io un padre che coraggiosamente mi riconosce dopo 35 anni all'interno di una trasmissione televisiva mi ha provocato il fastidio di avere una famiglia così banale da avermi fatto nascere all'interno di un matrimonio con entrambi i genitori non latitanti.
Mi sono sentita in quel momento un Calimero della situazione. Avrei voluto in quel momento avere due mamme ed essere nata in provetta.
Un padre che mi dedica La cura di Battiato, infatti, è qualcosa che non mi capiterà mai nella vita, ascoltando il mio solo Astor Piazzolla ed avendo già resa pubblica la sua paternità a suo tempo all'anagrafe e pubblicamente alla festa dei miei diciotto anni eseguendo con me il valzer di rito davanti agli invitati.
A me, quindi, non sarà mai data la possibilità di partecipare ad un reality che si spaccia per trasmissione-contenitore del venerdi sera su una rete nazionale.
La mia sarà sempre un'esistenza banale, non scriverò mai libri in cui poter raccontare le mie peripezie sessuali da adolescente precoce -con cui oltretutto fare un sacco di soldi e grazie al quale ricevere il plauso dei miei familiari per aver permesso loro di comprare una bella macchina con la sola mia generosità nel dare a tutti (o quasi) qualcosa che appartiene poi a tutte le donne-.
Non ho inoltre parenti argentini da rivedere dopo anni; nè un fidanzato rinchiuso nella casa del Grande Fratello che mi renda cornuta davanti ad un sacco di persone. Per finire, poi, l'unico trono su cui ho avuto l'onore di sedere nella mia vita è quello di un Babbo Natale dei grande magazzini quando avevo 5 anni, ma solo perchè gli ho fregato il posto.
Vedere Massimo così, inerme, con le lacrime che segnavano il suo volto scavato è stato davvero emozionante...adesso mi aspetto che prossimamente la Hunzicker faccia pace sul palco dell'Ariston con la sua Maga Magò, rimpiangendo pubblicamente di averle sottratto il compagno mentre stava con suo figlio.
A quel punto sì che il mio mondo sarebbe davvero così banale ed opprimente da spingermi a svelare finalmente di essere io il gelato al cioccolato di Pupo.
Ma questa è un'altra storia.
Solo quando daranno anche a lui una trasmissione televisiva in prima serata verrà fuori.
Per ora mi limito all'assunzione di estrogeni. O quando arriverà il mio momento sarà noto a tutti l'effetto che Massimo ha causato in me.



-Pezzo uscito il 23/01/07 su www.imgpress.it-

20 gennaio 2007

Grande Fratello cult: Diana, dea della caccia e simbolo della luce lunare

Diana. Dea della caccia e simbolo della luce lunare.
Un nome importante e mitico, se non fosse che ad oggi, oltre alla "vittima delle congiure di Buckingham Palace", di figure femminili degne di questo nome sembra non ce ne siano.
La smentita, circa tre giorni fa: all'evento mediatico mondiale, aspettato anche dai più intellettualoidi, fa la sua apparizione lei, stanga bruna dall'occhio ceruleo e dalle origine russe, Diana Kleimenova.
La Diana cacciatrice sembra essersi rincarnata in questa ragazza così matura da ammettere d'aver capito che "non è una sconfitta fare un lavoro normale" ed aver deciso, quindi, di fare la segretaria presso uno studio legale.
Finalmente una moderna dea nella banalità del quotidiano.
Finalmente una che ammette che tra le sue passioni, oltre lo shopping, ci sono anche i ragazzi. Rigorosamente immaturi -altrimenti ritenuti da lei poco interessanti- e giustificazione perfetta per la sua nota tendenza al tradimento.
Finalmente una che sa ciò che vuole e che non fa fatica ad ammetterlo.
Adocchiato immediatamente il passatempo per i suoi giorni di forzata clausura, Diana palesa subito le proprie qualità di cacciatrice. Dichiara infatti pubblicamente di voler andare a letto con lui, Alessandro, altro simbolo dell'eroe moderno, il pompiere.
In effetti belloccio, questo ragazzo romano fa palesemente fatica a resistere alle potenti arti magiche della seduttrice circense. Diana, infatti, figlia del direttore di un circo russo e di una ballerina contorsionista, ha probabilmente acquisito col crescere esattamente quelle capacità acrobatiche che possono interessare ad un uomo...ed Alessandro, sicuramente, non farà eccezione. Ma come biasimarlo? Ha del resto subito dichiarato di essere un "rosicone" (termine romano per definire colui che si mangia i gomiti in una situazione che non volge secondo i propri desideri) laddove una donna giocasse troppo con lui (e, sostanzialmente, dunque, non gliela desse).
Diana, quindi, dopo aver deciso di dormire insieme ad Alessandro, essersi gettata tra le sue braccia dopo ben due minuti di conoscenza, averlo provocato in tutti i modi attraverso completini stretti e velati, siamo passati ai baci. Ma rigorosamente sulla guancia. In televisione, del resto, non sta bene.
Dopo aver visto capanni costruiti con un lenzuolo a metà tra il tavolo ed il divano, letti in cui i piumoni accatastati avrebbero dovuto nascondere i corpi di chi, grazie al microfono, si sapeva stesse lì sotto, piscine contaminate da liquidi diversi dal cloro, è giunta infatti l'ora di un pò di ritegno.
Adesso ci saranno saune, piscine, salotti e cucine vissuti allegramente insieme a tutti gli altri, fulcri di orge pubbliche forse velatamente nascoste.
Del resto, i letti sono già tutti matrimoniali, voluti dal deus ex machina GF per evitare di far perdere tempo in costruzioni improvvisate ai mammiferi in calore.
Anche se di tempo da perdere, loro ne avranno potenzialmente molto. Altro che iperattivismo e lavoro, viva la sedentarietà e il godimento dei piaceri della vita.
Per fortuna, a distrarre gli spettatori dall'intimità dei due prematuri piccioncini, ci sarà lei, Melita, trevigiana dal nome di un prodotto biologico interamente modificato. Colei che si promuove come "diversa" da tutte le altre e che a vent'anni vive da sola a Milano, dove dice di trascorre le sue serate a fare ciò che i suoi genitori non sanno: andare a ballare in discoteca per provocare gli uomini.
Altro caso esemplare di come il binomio donna bella e dai facili costumi valga il più delle volte per colpire l'attenzione altrui. La prossima stagione televisiva sarà sicuramente ricca di nuovi "talenti"..



-Pezzo uscito il 22/01/07 su www.imgpress.it-

19 gennaio 2007

Hrant Dink. Il coraggio di voler essere una voce nel silenzio.

Nell'agosto del '63 un uomo, in marcia insieme ad una folla incredibile di persone, davanti al Lincoln Memorial di Washington annuncia in un discorso il suo "dream": l'uguaglianza nei diritti e nelle prerogative, di tutti gli esseri umani, neri o bianchi che fossero.
E' Martin Luther King, assassinato 5 anni dopo sul balcone di un hotel nel Tennessee prima della marcia del 4 aprile 1968, mentre ad Indianapolis, un commosso candidato alla presidenza degli Stati Uniti, ribadisce coraggiosamente la necessarietà di una riconciliazione tra le razze.
Esattamente due mesi dopo, quello stesso uomo, Robert Kennedy, viene assassinato all'Ambassador Hotel di Los Angeles, dopo l'incontro con una folla di sostenitori.
Ottobre 2006. Un edificio anonimo alla periferia di Mosca.; dei colpi al cuore e poi alla testa, fuori dalla porta di casa. Muore così Anna Politkovskaja, giornalista della Novaja Gazeta, colpevole di star facendo un'inchiesta sulle torture in Cecenia e di accusare, in quel contesto, Kadyrov, uomo di Putin.
Sempre anno 2006: Messico. Nove giornalisti vengono uccisi, colpevoli di aver investigato su alcuni narcotrafficanti e sulle coperture "potenti" di alcune organizzazioni criminose. Nelle Filippine, invece, Fernando Batul, altro giornalista, viene ucciso per aver criticato la brutalità di un poliziotto.
Oggi, 19 gennaio 2007, un uomo ha pagato con la vita per aver definito genocidio il massacro degli armeni avvenuto 90 anni fa in Turchia.
Qui, tutto ha inizio nel 1908, quando conquista il potere il movimento dei Giovani Turchi, in grado non solo di far riconoscere al sultano Abdulhamid la costituzione del 1876, ma anche di farvi aggiungere importanti libertà, quali quella di stampa.
Tuttavia, a causa di avvenimenti contingenti (l'indipendenza della Bulgaria, la rivolta di Creta, l'annessione di Bosnia ed Erzegovina all'Impero Austroungarico, la guerra italo-turca e le guerre balcaniche del 1912-1913), si rese necessario, per il mantenimento del potere, dare al paese una svolta fortemente nazionalistica.
Nell'aprile del 1915, di conseguenza, circa 200 leader della comunità armena di Istambul furono arrestati, insieme ad esponenti religiosi ed intellettuali. Chi sopravvisse fu incarcerato nelle prigioni dell'Anatolia centrale.
Da quel momento e fino al 1917, gran parte dei due milioni di armeni che vivevano nell'attuale Turchia furono deportati in massa, dando luogo ad un'odissea che è passata alla storia come "il genocidio del 1915".
Oggi, Hrant Dink, scrittore e giornalista, fondatore e direttore di una rivista, Argos, voce della comunità armena in Turchia è stato assassinato con quattro colpi di pistola, proprio davanti al suo giornale. Aveva 53 anni e già due anni fa era stato condannato da un tribunale turco per "insulto all'identità nazionale turca", avendo parlato dei fatti del '15 nei termini di genocidio, contestando, quindi, pubblicamente la tesi ufficiale sulla questione armena.

Sono partita da 40 anni fa. Nulla è cambiato. Che schifo, sinceramente.

Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze ed a cercare, ricevere, ed insegnare informazioni e idee attravverso qualsiasi medio informativo indipendentemente dal fatto che esso attravversi le frontiere. (Dichiarazione universale dei diritti umani)

15 gennaio 2007

Virtual insanity o sick girl?

Che viviamo in un mondo dove quasi tutto è virtale è ormai cosa quasi scontata.
La tecnologia ha infatti creato elettrodomestici di casa che si accendono col telecomando dell'auto premendo un pulsante dall'ufficio e la realtà parallela di internet, dove impazzano giochi di ruolo, viaggi comodamente seduti in poltrona e chat di vario genere in cui ognuno può essere ciò e chi desidera.
Si può essere infatti Shrek, Bai Meigui, Gringhia, Mother Trucker, piuttosto che Itaca, Cretinottera, Hantaniblinda o Roar. L'importante è bluffare.
Darsi nomignoli di qualsiasi specie pur di uscire dalla piattezza della quotidianità o pur di far sfogare la seconda personalità -a volte oltretutto mal celata-; in ogni caso, il diktat è essere assolutamente originale e "significativo".
Anche se questo può avere come effetto collaterale il bisogno di mandare colui che legge i vari nick direttamente in analisi..e rigorosamente da uno bravo (sono giorni, infatti che rifletto su un nick di cui non riesco ad interpretare il significato: "□ □ "..Cosa diavolo può mai voler dire un nome così? Cos'è? L'occhio strabuzzato di un ipotetico osservatore? Il quantitivo di neuroni presenti nel proprio cervello? Due puntini di sospensione ingranditi per chi ha problemi di astigmatismo?)
Quasi tutto, ormai, è stato sostituito dal pc e dalla tecnologia, salvo (per fortuna anche se bisogna aggiungere "almeno per ora") alcune funzioni fisiologiche essenziali, quali mangiare o dormire.
Nemmeno il buon sano Sesso, infatti, si è salvato.
Dai video per "appassionati" che dall'edicola sono passati direttamente in rete, si è arrivati ora alla possibilità per chiunque di mostrare le proprie abilità o fantasie, per semplice gioco, piuttosto che per sfogare il proprio esibizionismo, aumentare la propria popolarità o fare soldi magari attraverso la sua vendita.
L'esempio, del resto, lo hanno dato anche star d'oltreoceano; basti pensare ai video hard tra Britney Spears e l'ex marito Kevin durante il loro viaggio di nozze piuttosto che a quello di Paris Hilton con l'ex fidanzato, ultimamente anche messo in vendita negli USA, sebbene nei negozi per soli adulti.
Stando così le cose, dunque, perchè non pubblicizzare le tranquille donne ennesi mettendo online non solo le riprese delle loro prodezze, ma anche i loro nomi e cognomi con annessa descrizione dettagliata delle loro abilità?
Sostanzialmente una versione virtuale delle pagine gialle, solo con l'aggiunta della descrizione dei prodotti.
O ancora, perchè non approfittare della somiglianza tra una pornostar impegnata in un rapporto orale e la tipa così antipatica o pudica della propria cittadina?
E' sempre diffusione culturale, in fondo..
Tuttavia, sempre di sesso virtuale qui si parla; anche se fatto da conoscenti, è data comunque la sola possibilità di guardare il tutto attraverso uno schermo, piuttosto che di un buco di una serratura.
Poi, all'improvviso, arriva la rivoluzione.
Una novella Catwoman impazza nella metro di Milano, con tanto di stivaloni di vernice nera, orecchie da gatto e mantello da Stella della Senna. Ricordando così a tutti gli annoiati maschietti le gioie dell'emozione della carne viva. Della lussuria che è dentro di noi e che prima o poi viene fuori all'improvviso. La cattivona ragazza della metropolitana è l'anima hard che la nostra ipocrisia tiene ben stretta nell'anima.
Dopo essersi abbarbicata ai pali dei vagoni della metropolitana per allietare gli annoiati passeggeri con una "improvvisata" lapdance, da perfetta malìa, però, scompare. Ma ne nasce un caso. Quello "della donna-gatto della metro", carne ed ossa capaci d'aver fatto passare la voglia di andare a cercare appetitosi filmini online per sfuggire alla moglie con bigodini e maschera sul viso che aspetta in camera da letto.
Sebbene ciò che sembrava spirito filantropico di una fanciulla si è in realtà poi rilevato pura strategia di marketing, l'evento ha avuto una tale eco da far interessare tutti al fenomeno della misteriosa setta delle "Sick Girl", cui appartiene la miciosa ragazza di Milano e che prende spunto dalle americane Suicide Girls, anti-playmate per antonomasia che mettono in vendita online i propri nudi integrali.
Tuttavia, quella delle Sick Girl è figlia della nostra cultura cattolica, per cui chi ne fa parte si limita a proporsi come "modella alternativa" per servizi fotografici e spettacoli a metà tra il cabaret, il burlesque ed il vaudeville (ossia sketch "interpretati" in chiave punk rock attraverso una danza tra erotismo e ironia, gag, musical, performance ed, ovviamente, streap tease).
Con la massima concessione di un topless, però.
Perchè non sono professioniste del mercato hard nè tantomeno aspirano ad esserlo, ognuna impegnata nella propria carriera di studentessa piuttosto che di impiegata, con tuttavia uno spirito messianico tale da spingerle, -"per non finire (oltretutto) con le tette flaccide"-, a "far fischiare tutti i cowboyz, farli ululare e farli impazzire, implorando un’altra razione della nostra sbobba intrigante".
In quanto "organizzazione che tutela ed aiuta a cavalcare gli ostacoli", è aperta a tutte le donne, purchè rigorosamente italiane, nel nome di una originalità made in Italy "della porta accanto", contro stereotipi ed immaginari troppo scontati, al fine di "demolire i canoni estetici di massa rivalorizzando, attraverso nuovi scenari, l'estrema femminilità" dei prodotti nostrani.
A questo punto, però, bruttine e cellulitiche continueranno a fare gli incubi.
A loro, infatti, sicuramente l'accesso all'organizzazione delle Sick Girl sarà chiuso; inoltre, dovranno vietare ai propri compagni di prendere anche la metro e si augureranno che qualcuno dal passato si vendichi di qualcosa mettendo online le passate virtù acrobatiche.
O forse basterebbe sostituire alla maschera al cetriolo quella di Catwoman..(senza lanci dagli armadi però!)..
Forse rientrerebbe tutto nella "sana normalità".


-Pezzo uscito il 24/01/07 su www.imgpress.it-

12 gennaio 2007

La solita storia: donne, soldi e sesso. (Che però continua a sbancare il botteghino dell'umana esistenza)

Anno nuovo, rogne vecchie. Ci risiamo.
E' iniziato un nuovo anno e nonostante tutti gli auspici, nulla è cambiato. Anzi. Mi sono portata dietro proprio tutto ciò che di psicotico mi aveva accompagnato nel 2006..
Dovendomi consolare, tentenno un pò sull'oggetto di gratificazione compensativa; mi si aprono diverse possibilità, infatti.
Potrei aprire il frigo e selvaggiamente far decidere alle mie papille gustative con cosa festeggiare un eventuale tripudio di sapori.. Peccato che la scena che mi si presenta davanti è quanto mai sconsolante: un limone rancido ed un piattino con il residuo di cotechino e lenticchie che giace a putrefare in frigo ormai da due settimane...L'ipotesi di un bagno rilassante è scartata immediatamente;..se mi spoglio, infatti, sembro una zebra per il quantitativo di smagliature che hanno prolificato sul mio corpo in questi giorni.
Serve un altro strumento di gratificazione personale.
Mi attacco al telefono alla ricerca dell'amica più sfigata e triste che possa, raccontandomi le sue ultime non-vicende, farmi sentire fondamentalmente una gran figa.
Niente...il suo telefono è sempre occupato! Persino lei ha qualcuno che la chiama!
Mi resta un ultimo gesto disperato: spendere tutta la tredicesima (che è rimasta intatta dato che i regali di Natale li ho comprati tutti dai cinesi sulle bancarelle) per negozi.
Del resto, non solo Kraepelin ha definito la sindrome dello shopping compulsivo, ma ha anche aperto la strada ad altri colleghi che, in modo integgerrimo, hanno identificato nello shopping sfrenato uno strumento per aumentare la propria autostima e combattere frustrazione ed umore depresso. Sono, quindi, giustificata anche dalla scienza.
Inoltre, la notizia di qualche giorno fa che persino la moglie di Tom Cruise, Katie Holmes, soffre -o nel suo caso si bea- di questa sindrome mi consola alquanto. Secondo indiscrezioni, pare, infatti, che nel 2006 la Holmes abbia speso, in un solo punto vendita, 200.000 dollari in abiti.
..Eppure lei è la moglie di Tom Cruise, che da protagonista di Dawson's Creek con davanti una carriera folgorante ha fatto la scelta di fermare la sua carriera per non offuscare in alcun modo quella del neomarito, che si è convertita a Scientology e a non portare tacchi alti per tutta la vita!...voglio dire...se ce l'ha lei questa sindrome perchè non dovrei averla io??
...in fondo, le vacanze di Natale mi hanno regalato quel paio di chili in più nei cosiddetti "punti giusti", con l'unica differenza che se fossi alta 1 metro e 80 e portassi la 38 sarebbero davvero punti giusti, mentre, in realtà, nel mio caso sono esattamente quei punti che aiutano la mia identificazione con un celeberrimo omino gommuto di una pubblicità di pneumatici. Senza contare che le scorrerie sfrenate delle feste mi hanno anche regalato un affascinante colorito verdognolo, abbinato tuttavia al viola delle occhiaie da bagordi alcoolici..La compensazione e gratificazione sono, dunque, d'obbligo.
Oltre alla Holmes, poi, sono molte le donne che sfogano in questo modo i loro momenti "no"; da Victoria Beckham -recentemente fotografata proprio con la Holmes in un negozio davanti ad un quantitativo di scarpe indecifrabile-, ad Eva Longoria -la casalinga così disperata da aver speso a fine anno in soli 90 minuti da Harrods ben 35.000 sterline- alle griffatissime dive e divette nostrane. Non ultima, la notizia che una giovane avvocatessa ha speso 4000 euro in un autogrill di Anagni con conseguente ricovero in ospedale a Frosinone...e meno male che fare shopping dovrebbe essere una forma di autogratificazione e compensazione..
A questo punto, non potendo seguire l'esempio di Pamela Anderson che dopo il divorzio ha deciso di autogratificarsi posando nuovamente nuda per la copertina di Playboy, l'unica parziale consolazione che mi resta viene da oltremanica.
Qui, infatti, una 28enne londinese, Ellie Allen, soffre della Sindrome di eccitamento sessuale permanente (PSAS), il che vuol dire che ha circa 250 orgasmi al giorno, a prescindere dalla contestualità o meno di un rapporto sessuale.
Stando alle sue dichiarazioni, infatti, anche il lavoro d'ufficio le è impossibile dato che "le suonerie dei telefoni o la sola fotocopiatrice la fanno impazzire". Aiuto,se dovessi stare alla larga anche dal telefono per paura di disturbare i vicini con i "gemiti da squillo" sarei davvero una donna finita.
La solita vecchia storia: donne, soldi e sesso. Che però, continua a sbancare il botteghino dell'umana esistenza.
La cosiddetta donna-oggetto è libera di riemergere alla faccia degli ipocriti perbenisti bacchettoni.



-Pezzo uscito il 14/01/07 su www.imgpress.it-

11 gennaio 2007

Sanremo 2007: niente Nobel per una manifestazione sempre più boccheggiante

Udite, udite: la Montalcini è stata bocciata a Sanremo! O meglio, come dicono gli organizzatori della manifestazione più bistrattata ma seguita della primavera televisiva, è stata "non accolta".
Attenzione però, non è che, causa mancanza dei fondi per la ricerca, l'arzillo premio Nobel ultranoventenne ha deciso di cambiare mestiere. Bensì, ha tentato ciò che il dottor Frankenstein avrebbe voluto fare sicuramente se fosse vissuto in questo secolo: "riportare in vita" i Jalisse, duo sconosciuto, portato agli albori e poi scomparso dopo la loro clamorosa vittoria nel Festival di Sanremo del 1997.
Il miracolo, tuttavia, non è concesso agli umani, nemmeno se premi Nobel; il suo brano, "Linguaggio universale", è stato rigettato dalla commissione esaminatrice del Festival, causando un silenzio stampa da parte della Montalcini, che con un lapidario "non sono addolorata per l'esclusione" ha liquidato la questione. La sua assistente, Giuseppina Tripodi, ribadisce del resto il concetto: "la canzone non era destinata a Sanremo, la commissione ha fatto bene a decidere così...del resto cosa c'entra un Nobel col Festival?"
Ma questo Festival non è andato solo contro la scienza; ha infatti "non accolto" nemmeno i testi di altre autorevoli teste, quali quella di Edoardo Sanguineti, Alda Merini, Margherita Hack ed Alessandro Baricco, causando lo sdegno di tutti.
Tuttavia, l'ennesima edizione baudiana punta -stando alle parole del suo direttore artistico/conduttore- a "non attirare i teenager nè i facili passaggi radiofonici"; sarà possibilequest'anno, invece, "trovare la canzone da mettere nel portafoglio dei sentimenti", dato che finalmente, per questa edizione, la commissione ha posto "attenzione particolare" ai testi.
Senza dimenticare, poi, l'obiettivo filantropico principale dei cinque giorni della kermesse, da sempre presente anche se velatamente, ma quest'anno particolarmente in primo piano data la nota istanza ecumenica del suo direttore artistico.
In primis tra gli obiettivi di quest'anno c'è riportare in auge un Al Bano depurato dal gossip, dalla tetta ingombrante e dal labbro gonfio della sua ex-attuale compagna e scevro di alghe e granchietti di qualche isola del Pacifico; in conformità, inoltre, al rispetto dovuto alla specie protetta dei "veterani della canzone", quindi, parteciperanno all'edizione 2007 anche Johnny Dorelli, Milva, Mango e Fabio Concato.
Conformemente più o meno, dunque, alla volontà di riproporre dei "vecchi e bacucchi appartenenti agli scavi di Pompei", secondo quanto dichiarato dalla poetessa Merini, altra eccellente esclusa dalla kermesse musicale.
Per ricomporre le discrepanze generazionali, per di più, la direzione artistica ha selezionato la coppia Facchinetti-Facchinetti, che vedrà Roby con Francesco (non più "dj Francesco", dato che ora ha fatto un salto qualitativo nella sua espressione artistica) impegnati col brano "Vivere normale", mentre, per restare nell'ambito della concordia familiare, la scelta è caduta sui fratelli Bella, che proporranno "Forever (Per Sempre)".
Prosegue, quindi, l'intento assistenzialistico di super Pippo con un'altra missione che gli sta particolarmente a cuore: staccare di dosso a Nada il tormentone del lontano '69 ("Ma che freddo fa"), augurandosi che con la sua "Luna in piena" le previsioni metereologiche della cantante siano quest'anno più adeguate alla particolare mitezza primaverile prevista per la stagione.
Tuttavia, ha bocciato i Jalisse. Loro, tra i pochi baciati dalla fortuna del silenzio dopo la vittoria a San Remo, tra i pochi ad esser scomparsi per dieci anni per dedicarsi a fare i genitori, tra i pochi a non sapere cosa volesse dire il loro nome d'arte (stando ad un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, infatti, hanno scoperto grazie ad un dialogo con lo scrittore iracheno Younis Tawfik -e nel 2005!- che Jalisse in arabo significa "siediti ed ascolta") sono stati brutalmente esclusi da questa edizione a causa del testo troppo inadatto al contesto.
Sulla scia delle polemiche, inoltre, -ma per intenzionalmente chiuderne qualsiasi altra relativa allo stesso argomento- Pippo Baudo ha consigliato alla Hack, risentita per l'estromissione del suo testo da Sanremo, di guardare le stelle piuttosto che il Festival..
Ma se ascoltassimo tutti l'unica saggia cosa che ha detto il signor Baudo?..magari, piuttosto che un sonno disturbato o il rischio di ulteriori palpeggiamenti omosessuali di parti intime, impareremmo anche qualcosa di più costruttivo...
Non è vero che il ridicolo uccide, altrimenti il Festival di Pippo Baudo sarebbe una strage.



-Pezzo uscito il 12/01/07 su www.imgpress.it-

03 gennaio 2007

Selvaggia

-“Sai cosa vorrei in questo momento? Che scomparissi, davvero. Lasciandomi tutto su un'altra dimensione, senza se, senza ma, senza sempre e senza mai”.
Avrebbe voluto urlargliele queste parole; così, in faccia, come vomitate tra rabbia e pianto.
“Allora? Cosa hai sempre da lamentarti, da gemere, da ricriminare. Hai tutto. Salute, benessere, una casa, una famiglia. Ti devi lamentare perchè in realtà nonostante i tuoi anni ancora non hai oltrepassato la fase adolescenziale dei quindici anni. L'importante è lamentarsi, senza rendersi conto delle fatiche degli altri e dei loro sacrifici. Solo le tue ipotetiche sofferenze capisci e vedi. Non so proprio come hai fatto a venire fuori così da me e da tuo padre. Non capisco che cosa vuoi davvero dato che in ogni caso non ti sta mai bene nulla di tutto ciò che hai”.
Silenzio, silenzio ed ancora silenzio.
Le lacrime stanno per venire su dalle viscere. Eppure il pugno stringe così forte che le ricaccia dentro.
Selvaggia. Di nome e di fatto. Dai capelli ribelli al temperamento irruente. Dalle gambe veloci alla testa ancora più rapida del pensiero. Irrequieta. In perenne agitazione e movimento, cercando qualcosa che non c'è.
Ancora silenzio. Ed uno sguardo le si poggia addosso, di commiserazione e sprezzo.
Per quella figlia così inspiegabilmente ostile. Che sembra provenire da un pianeta sconosciuto e non essere carne della propria carne.
Gira le spalle e sbatte la porta. Fiera di aver dato per l'ennesima volta un insegnamento di vita alla figlia.
Del resto, c'era da aspettarselo; mai una volta che la si sta a sentire in quella casa.
Mai una volta che questa benedetta ragazza riesca a non sbagliare.
Mai che segua i consigli e le direttive di chi, ahimè, ha più esperienza di lei.
Nella stanza in semioscurità finalmente un gemito.
Eccole quelle lacrime da tempo cristallizzate.
Sgorgano senza rumore, anche se feriscono come lame affilate.
Eppure non è successo nulla di particolarmente rilevante o di sconvolgentemente nuovo.
E' solo stanca lei.
Piccole spalle tremanti in penombra ne dimostrano tutta la fragilità nascosta il più delle volte.
Come se con un sorriso o con uno sguardo fiero si potesse dimostrare a chi ti guarda di non temere nulla.
Il primo sguardo si poggia su quelle foto. Risa, abbracci e occhi che si sono cercati avidamente.
Poi il silenzio ed il ricordo. Tutto ciò che è rimasto.
Anche se dolcemente, è un ricordo che fa male.
Poi all'improvviso un gesto meccanico. Quello zaino.
La vecchia lei.
La sua parte più fragile accuratamente nascosta dentro una sacca di tela, come per evitare di dar origine ad un vaso di Pandora.
Sfiora biglietti, foto, urla, baci e risate. Tutto impresso nell'anima. E nella testa.
Chiude frettolosamente quello zaino. Non vuole e non può permetterselo in questo momento.
Alza gli occhi e le sembra di soffocare in quelle quattro pareti.
Di scatto apre l'armadio.
Altre foto di un passato che sembra un'altra vita. Ma gli occhi sono questa volta veloci a non soffermarsi su quei volti.
Prende alcuni abiti e un borsone.
Raccoglie tutti i suoi libri di vita ed alcune memorie parte del suo essere.
Infila le scarpe.
Lascia le chiavi nel cassetto accanto ai suoi sogni.
Prende il biglietto ed esce, con quella matita colata sul viso che la fanno sembrare un triste Pierrot.
Saluta quell'uomo e quella donna, indaffarati in cucina a cercare di capire come sia possibile che quella benedetta ragazza proprio non capisca che bisogna avere rigore e dignità nelle cose.
Poi inforca la porta ignorando le strilla e scende frettolosamente le scale, già in ritardo di molto per prendere quell'aereo.
Fugge Selvaggia. O forse semplicemente parte.
O forse semplicemente si nasconde.
O forse semplicemente sogna.

28 dicembre 2006

E se il 2007 fosse l'anno del digiuno e dell'astinenza?

“Tre, due uno....Buon Anno!!!”. Baci, abbracci, brindisi, trenino, cotechino e lenticchie.
Volenti o nolenti, tutti o quasi saremo tra qualche giorno in balìa del forzato festeggiamento, magari in qualche locale o piazza, ad esultare con molti altri sconosciuti la partenza di un anno che è sempre stato peggiore di quello che ci si augurava e l'arrivo di uno che si spera sia migliore dei precedenti.
Il tutto, ovviamente, senza arrivare impreparati all'evento.
Shopping frenetico dopo gli acquisti natalizi alla ricerca dell'abito per la serata, parrucchiere il 31 mattina e scorta di collant che imprevedibilmente -ma puntualmente- si rompono in numero maggiore di due non appena si inforca la porta di casa.
Psicologicamente, invece, la preparazione è stata un po' più lunga; i più accorti si sono prenotati il tavolo nel posto “in” già da mesi, mentre gli indecisi e gli impreparati al D-Day avranno una scusa in più per augurarsi che il nuovo anno sia migliore del precedente.
Immancabile, poi, la lettura frenetica di tutti gli oroscopi, gli I-King, i tarocchi e le previsioni astrali.
Con annessi buoni propositi, riflessioni millenaristiche ed importanti scelte di vita come quella della mèta della prossima vacanza estiva.
La demonizzazione dell'anno che volge al termine, tuttavia, è iniziata già da qualche mese; politici, privati cittadini, starlette e pensionati hanno da tempo rivolto la loro critica a quanto avvenuto nel corso dei dodici mesi precedenti.
La gara al proposito migliore per l'anno nuovo è stata dichiarata silenziosamente da tutti.
“Giuro che mi metto a dieta dal 1 gennaio”; “Cambieremo la politica di questo Paese”; “Starò di più con la mia famiglia e meno in ufficio”; “Con l'anno nuovo verranno creati milioni di posti di lavoro”.
Ed altre idiozie del genere.
Poi, il monito autorevole del Papa fatto a metà dicembre: la fedeltà nel matrimonio e l'astinenza al di fuori di esso sono la via migliore per evitare l'infezione e per fermare la diffusione dell'Aids.
Un fulmine a ciel sereno. In occasione dello scambio delle lettere credenziali con il nuovo ambasciatore del Lesotho, Papa Ratzinger ha acceso la miccia di una bomba ad orologeria: quella dei propositi comportamentali e di costume.
E se accogliessimo il consiglio del Papa? Astinenza e digiuno per limitare una delle piaghe sanitarie di questo secolo e per moderare lo spirito edonistico che pervade qualsiasi settore della vita quotidiana?
Certo, dovremmo fare dei sacrifici.
Vorrebbe dire sbarazzarsi dell'ansia femminile della depilazione pre-uscita, di quella da prestazione comune a uomini e donne e soprattutto del consumistico e goliardico modus pensandi della nostra epoca.
Niente più modelle in prima pagina sui rotocalchi di tutto il mondo -ree d'aver fatto uso di droghe ed alcool-, da demonizzare e poi strapagare dopo una finta disintossicazione di ben due settimane in qualche rinomata clinica statunitense. Niente più vallettopoli e sexy scandali; niente più reggicalze ben visibili sotto la gonna della segretaria durante la riunione col capo.
Ma, soprattutto, niente più calendari con antropomorfe statue, ben oliate ed abbronzate figure mitologiche ed inarrivabili, oggetto d'arredo delle pareti anche del più probo individuo.
Basta fiumi inquinati dalla cocaina, basta scappatelle e ricchi compensi al paparazzo per non far andare in fumo il proprio menage, basta mea culpa tra Natale e Capodanno per come ci si è comportati durante l'anno.
Se davvero tutto ciò si potesse realizzare, però, ci resterebbe solo la concessa evasione del delirante trenino di Capodanno...
Per definire il mal di vivere di ogni epoca ha i suoi termini appropiati, nonchè le sue cure. Ma ricordiamoci che ogni essere umano non è mai un alieno.


-Pezzo uscito il 30/12/06 su www.imgpress.it-

26 dicembre 2006

Lunga vita alla gnocca senza testa: in un mondo di filosofi vince l'ignoranza mediatica

“2006: Annozero”. Probabile titolo di un film del redivivo Kubrick
“Il fantasma della gnocca senza testa”. Nuovo fumetto di Dylan Dog o tendina di un nuovo ed irriverente servizio di Striscia la Notizia.
In effetti, nulla di tutto ciò.
Banalmente, l'ennesima dimostrazione della noia dei dibattiti politici o fintamente sociali che si fanno in tv, scalzati dai commenti irriverenti dell'ospite del momento piuttosto che dai calzini spaiati del conduttore.
Nonostante la gnocca in questione (Rula Jebreal, volto noto de La7) fosse impegnata in un'animata e seria discussione con il Ministro Di Pietro durante l'ultima puntata della trasmissione di Santoro, l'attenzione di tutti si è concentrata su questa voce fuori campo, che, in tempi di calendari con starlette nude, sconosciuti che diventano famosi isolani e televendite di pentole con ex letterina in minigonna, ha riportato alla ribalta uno degli argomenti più succosi da affrontare.
Una misoginia malcelata insieme ad un redivivo femminismo vogliono proporre una donna non solo curata esteticamente come una Barbie, ma anche con la profondità e l'intelligenza di una Virginia Woolf.
E poi arriva lei: la misteriosa Voce Fuori Campo, demolitrice di tutto il lavoro fatto finora.
A partire dalla rivoluzione al concorso di Miss Italia, che dopo anni di accuse rivolte alle aspiranti miss di rappresentare vuoti involucri di bellezza, ci presenta adesso virtuose e studentesse della porta accanto, collegiali modello dedite alla beneficenza.
Prima ancora era stata la volta di Bridget Jones; ovviamente, in quanto sfigata, donna grassa e maldestra, oggetto tuttavia delle brame sessuali dell'affascinante capo. Con plausi ed elogi per Renee Zellweger per aver addirittura accettato di ingrassare 20 chili per calarsi meglio nella parte.
Senza contare la Aileen Wuornos di Monster, premio oscar a Charlize Theron probabilmente dato per essersi così tanto imbruttita da far concentrare per una volta il pubblico sul film piuttosto che sulle sue curve mozziafiato.
Ma Rula tutto ciò non l'ha considerato; ha oltraggiato gli anni di lotte del femminismo attraverso quella camicia bianca che le fa risaltare “l'abbronzatura” e il sorriso da pubblicità. Non contenta, si permette di sentirsi allo stesso piano di rinomate penne giornalistiche ed uomini di Stato nel giudicare la politica del nostro Paese, come se l'articolo 48 della Costituzione inglobasse nell'elettorato anche le Donne Pensanti.
Ma esiste questa strana categoria? Certo che sì.
La Donna Pensante è un'involuzione del mammifero Uomo, dotata di lunghi baffi neri non sempre accuratamente pettinati, quantità adiposa in abbondanza variamente sparsa lungo il corpo, dedita perlopiù ai lavori domestici e ad una forma primigenia di pensiero.
Per fortuna, accanto a questa strana involuzione umana, c'è quella della Gnocca: gambe chilometriche perfettamente depilate, seni prosperosi dal cerchio giottesco, lunghi e lucidi capelli, sederi di michelangiolesca bellezza e, soprattutto, materia grigia così assente da avere i corpi cellulari dei suoi neuroni in pandant con le scarpe e la borsa.
Speriamo che il cappuccio che le copre la testa (?) si accordi con le tendenze del momento.
Od entra in crisi anche il nostro italian style.



-Pezzo uscito il 26/12/06 su www.imgpress.it-

15 dicembre 2006

Lei

Lei.
In piedi davanti la lunga finestra. I lunghi capelli legati solo davanti, le lasciano, tuttavia, dei fili chiari sul viso, complici fuggiaschi di quella ciocca tra le labbra.
Fuori la pioggia scende sottile e serena, come a dispetto del cielo grigio e metallico. Quasi inconsapevole dei pensieri di chi sta opacizzando il vetro col suo respiro. Macchia dai contorni sfumati sulla superficie pulita.
Un po’ come lei.
In testa un turbinio di pensieri, senza tuttavia un oggetto preciso; nello stomaco una morsa attanaglia le viscere, come se qualcosa la stesse divorando.
Eppure sembrava fosse passato. Tutto era stato nuovamente riempito. O almeno così veniva percepito.
Poi, all’improvviso, un’immagine in testa. Una notizia improvvisa e il dubbio di sbagliare strada, di perdersi nuovamente in vani fatiche.
La strada: quale? Per la saggezza degli antichi, quella vecchia è sempre la migliore perché conosciuta. Eppure forte è la voglia di avere il coraggio di esplorare. Di saltare nel buio, consapevole di avere in sé la luce necessaria per illuminare il burrone.
«Ma allora perché non lo fai»?
Si allontana dalla finestra.
Dietro di lei un tavolino di vetro ospita conchiglie e libri sparsi, tutti iniziati e con il proprio segnalibro bene in mostra all’ultima pagina letta. Conchiglie grandi, quasi ostriche, usate ora come posacenere, simbolo di una destinazione diversa della propria natura, a dispetto di quanto successo finora. E parole, sempre di altri, come se lei non fosse in grado, sebbene da molti riconosciuta come grande oratrice, di dare vita alle sue.
C’è sempre qualcosa di inespresso anche nelle manifestazioni più evidenti di idee. È questo quello che pensa.
Si avvicina nervosamente allo stereo; mette al massimo il volume delle casse, lascito di una vita altrui passata tra le sue membra.
Le note richiedono un momento per far sedimentare i pensieri.
Spegne la luce e si accovaccia sul divano, in quella posizione fetale che tanto la rassicura quando qualcosa la spaventa.
Le sigarette accanto a lei sono un richiamo troppo forte per non essere ascoltato; la sua mano si protende verso di esse come verso una fonte di vita nuova. In genere il connubio alcool-musica e tabacco viene sempre identificato come habitat naturale dei pensieri. Chissà perché poi. Eppure lei sente che in questo momento è così.
All’improvviso un fulmine illumina l’oscurità della stanza e dallo specchio davanti viene proiettata l’immagine di una donna vestita di grigio, sdraiata su un divano candido, con un puntino rosso tra le mani.
E se fosse questa l’immagine della sua vita? Se il suo problema fosse avere tra le mani una piccola fiamma che vorrebbe trasformare in fuoco di luce?
Immagini e persone abitano i suoi luoghi della memoria, come se la vita che stesse vivendo non fosse altro che un parallelo di quella che vorrebbe vivere, come se i fantasmi di altri ricordi e di altre persone le coabitassero dentro fino a farla sentire un involucro di quelli e non di se stessa.
Passa la musica, all’improvviso un accordo in fortissimo la desta dai pensieri e la attrae nuovamente alla finestra. Le gocce si attaccano all’asfalto come desiderose di arrivare finalmente a quella meta.
Si chiede quale sia la sua. Lasciare tutto ed andare via, senza rimorsi, rimpianti e pensieri, sperando così di gettarsi finalmente nella sua di vita, o almeno in quella che rappresenta l’«altro» che ancora non è?
La cenere le cade addosso…è talmente distratta da queste sue sensazioni da non rendersi nemmeno conto di far fumare da sola la sua sigaretta. Un po’ come capita spesso a chi si affanna nelle cose senza capire se sta camminando sul serio verso un dove o se sta semplicemente su un tapis-roulant facendosi fintamente condurre in nessun luogo.
Ritorna ai suoi fogli, allontana dal tavolo la sedia ed incrocia le gambe, come se il fiore di loto della sua posizione le portasse automaticamente una serenità che sembra non esserci.
Al momento per lo meno.
Davanti a lei, ancora libri, e fogli sparsi. Un computer portatile e pagine bianche. Nonostante la tecnologia, sente dal profondo il bisogno di impugnare una penna e dare vita a quel groviglio dell’animo.
La prima lettera, gigantesca, quasi a voler abbracciare l’altezza del foglio, leggermente in neretto come una macchia nera dei pensieri.
Incipit di una parola: Lei.
Ed il fluire di un non-senso di pioggia e pensieri, fumo e note.
Lei.

24 novembre 2006

Concerto di Ligabue,Granteatro, Roma

Sono le 21.10.
Le luci del Granteatro si spengono, il sipario si apre su quel palco rimpicciolito per rendere maggiore l'intimità della band; una sola luce, bluastra, illumina Luciano.
L'instancabile narratore di sogni e speranze, dolori ed urla taciute. In solitudine -o quasi- affronta la prima parte di un concerto davvero emozionante.
Si presenta seduto su uno sgabello -con una camicia blu e la sua chitarra- ai 3000 che hanno riempito il teatro; inizia ammonendo i suoi solitamente scatenati fans: «Ragazzi, non fate casino qui, per favore. Siamo in un teatro e purtroppo non ci si può agitare troppo..».
Inizia, quindi, il suo concerto; anche se forzatamente ingessati, chi più chi meno intoniamo con lui le parole del Ligabue degli esordi, quello che urlando contro il cielo gridava che a volte serve un motivo per affrontare quelle strade troppo strette e diritte per chi vuole cambiare rotta oppure sdraiarsi solamente un pò.
Le luci illuminano la platea; per la prima volta è innanzitutto lui che vede noi e noi che siamo semplicemente e totalmente immersi nelle note della sua chitarra e del violino di Mauro Pagani. E Luciano non manca di sottolineare quanto questa dimensione più intima e queste luci gli piacciano; riesce finalmente a vedere i volti di chi, mani tese verso di lui e voce roca a fine concerto, lo supporta da anni. Sembra emozionato.
Le mani battono, i piedi fremono e i ricordi portano ognuno dove la sua voce ha cristallizzato delle tracce.
Sembra quasi di vederlo, Walter, che con il suo “abracadabra” riesce per l'ennesima volta nel suo trucco vecchio come il coniglio nel cilindro; il portavoce di noi con la giacca sbagliata, fuori moda e fuori posto, che magari buttiamo tante cose -anche se il famoso viaggio lo facciamo insieme a qualcuno-, nella speranza che,alla fine di tutto, faccia davvero meno freddo.
Una prima parte sommessa, quasi sottovoce, profondamente malinconica, o forse io l'ho vissuta così.
Forse perché le parole di Luciano hanno spesso accompagnato il mio vissuto; forse perché ieri avevo bisogno di urlare la mia rabbia. Forse perché, anche se non vorrei, non riesco a vivere la mia vita a pieno. E' stata la necessità di urlare insieme ad altri la voglia di essere ascoltati, il bisogno di avere qualcuno da sentir passare nella schiena o che si infila silenziosamente in un pensiero.
Tra una canzone e l'altra ogni tanto gli “scappa” qualcuna delle sue poesie; parole “vomitate” su un foglio, senza linee d'interpunzione, solo con gli interrogativi.
Gli stessi presenti quando ci si chiede se è ancora sesso o già amore, gli stessi di quando ci si presenta ad un appuntamento che non verrà rispettato, di quando ci si chiede se si è come quella stella che vuole a tutti i costi scappare da chi la vuole tenere nel proprio buio.
Una pausa di dieci minuti mi permette di far sedimentare le note di ciò che conoscevo, ma che grazie ad un nuovo arrangiamento ha permesso di far risaltare maggiormente le idee e le capacità di questa voce graffiante ma tenera, profonda ma non per questo ammonitrice.
Riprende lo spettacolo; la seconda parte è più movimentata, come se Ligabue ci stesse stretto in quella veste di narratore mesto di pensieri agitati. Ed ecco che la band si allarga; sul palco anche Mel Previte, Rigo Righetti, Robby Pellati e Josè Fiorilli.
La sua anima profondamente rock viene fuori; e a quel punto, noi “maleducati” quasi vogliamo buttarle giù quelle poltrone di un teatro che va troppo stretto per chi ha le gambe che fremono e le braccia verso il cielo, a dispetto di chi ti sta seduto dietro e vorrebbe assistere ad un'opera di Shakespeare.
Si viene e si va, Eri bellissima, Vivo o Morto o X, Questa è la mia vita; manca solo Anime in plexiglass...Ma a quel punto Ligabue avrebbe rischiato davvero di far smontare la struttura del Granteatro!
Due ore e dieci di un concerto che, se fosse stato per me e credo anche per molti altri, sarebbe dovuto durare almeno altre 3 ore; perché né io né gli altri, né tanto meno questo perfetto mix di lambrusco, coltelli, rose e pop corn avevamo voglia di andare via. Volevamo ancora agitarci, sentire tutte le possibili variabili melodiche di brani nati anni fa ma non per questo passati, cantare in compagnia a squarciagola per sentirsi così un po' meno soli.
Ringrazia il suo pubblico Luciano, felice che tutti insieme si è riusciti a trasformare in qualcosa di magico ed emozionante ciò che in questi anni ha fatto da diario alle storie di tanti che, come me, si sentono buttati in mezzo alla nebbia, ma non per questo si rassegnano a viverci.


-Pezzo uscito il 24/11/06 su www.lineamusica.it-

09 novembre 2006

Intervista a Pago


Non hai partecipato a San Remo quest'anno. Come mai, invece, la scelta di Music Farm?
A San Remo, a dire la verità, ho provato a partecipare, tra i giovani. Sono arrivato quasi fino all’ultimo, ma poi hanno deciso di non prendermi. Poco dopo l’esclusione dall’edizione di quest’anno del Festival, invece, mi hanno proposto di partecipare a Music Farm ed ho subito accettato..era, e alla fine si è dimostrata così, davvero un’ottima occasione..
Questa esperienza, al di là dei sicuri benefici professionali, pensi ti abbia apportato qualcosa anche a livello umano?
Sicuramente. Convivendo per due mesi con dieci persone diverse, umanamente prendi qualcosa. Instauri rapporti che fuori non avresti potuto avere, sia per la tipologia di vita che fa ognuno di noi, sia per i diversi luoghi in cui viviamo, sia magari perché non avresti mai pensato sarebbe potuto accadere. E nello specifico, mi riferisco soprattutto al rapporto che si è creato con Franco Califano.
Come va dopo la vittoria? Te l'aspettavi?
Sono assolutamente sballottato. Non me l’aspettavo. Ed ora milioni di interviste, incontri…insomma, tutto di corsa! Non ho nemmeno il tempo di incontrare gli amici! A fine giornata, completamente distrutto, pensa che torno a casa a riposare!
Dopo tutta la gavetta che hai fatto, non hai paura di essere ricordato come "il vincitore di Music Farm", un personaggio dello spettacolo, piuttosto che come musicista?
Veramente no, non ho nessuna paura. Come hai appena detto tu, ho fatto molta gavetta. Senza contare che quando ti etichettano è perchè ti vogliono etichettare. A livello di critiche, già prima della vittoria, ero stato molto fortunato; ora, mi auguro continuino solo a dirmi che il mio lavoro è buono se poi in effetti è così. Mi sento e credo di essere un musicista vero.
Nella farm hai sbandierato i tuoi sentimenti, ammettendo le tue debolezze. Cos'era? Strategia, voglia di un gesto eclatante per recuperare il terreno perso con tua moglie...o cosa? Non hai avuto problemi a mostrarti "umano" nonostante la tua dichiarata timidezza?
Sinceramente, nemmeno ci ho pensato. Le telecamere le dimenticavo, le notavo solo quando gli altri me le facevano notare. Per quanto riguarda le dichiarazioni, invece, le ho fatte perchè me le sentivo. Nonostante nella vita normale faccia molta fatica, ci sono riuscito. Ed infatti ne sono contento; essere stato nella Farm è stato un bene, anche sotto questo punto di vista. I rapporti umani lì dentro mi hanno fatto tirare fuori lati che anche nella vita reale faccio difficoltà a tirare fuori.
Tormentone di questa edizione di Music Farm...cosa c'era tra te e Laura Bono?
Era assolutamente un gioco fra noi, specialmente perché già ci conoscevamo prima. Ci siamo divertiti! Davvero nulla di più. Necessità di sciogliere la tensione e di superare momenti di timidezza.
Dimmi tre persone nella farm con cui ti sei trovato meglio e perchè.
Guarda, sono esattamente tre: Franco Califano, per affezione e simpatia. Safina per gli stessi motivi e poi Laura, che, appunto, già conoscevo.
Ad un certo punto della tua vita hai deciso di lasciare la Sardegna per andare a suonare altrove. Come hai scelto la tua prima destinazione?
Quando sono andato via da Cagliari, la prima città in cui io e la band con cui suonavo allora, i ….., siamo andati a Parigi. Ci affascinava, infatti, il mondo musicale europeo. Tant’è che con i …. cantavamo in inglese, una tipologia di musica che pensavamo fosse hip hop (sebbene cantato in un misto tra sardo, inglese ed italiano!)..ci siamo semplicemente diretti subito in quella che pensavamo fosse il centro del mondo.
Poi sono andato via da Parigi e ho continuato a girare, fermandomi, quindi, a Milano…è inutile negare che, in Italia, è il maggiore centro discografico.. e poi è così iniziato il giro di tutte le case discografiche, cui sottoponevo un sacco di pezzi, sperando che qualcuno mi notasse..
Nella tua formazione musicale, che tipo di influenze hai subito?
Sicuramente quelle del pop e del rock italiano e straniero. Nessuno in particolare però, sebbene sia nato ascoltando rock’n’roll, Elvis, Bruce Springsteen e gli U2.
In alcune interviste dello scorso autunno avevi detto che l'album era pronto e che ne prevedevi l'uscita entro la fine del 2005. Invece è uscito lo scorso 5 maggio. Come mai questo ritardo? Sono stati fatti dei cambiamenti da quella versione a questa?
In effetti c’è stata una precisa scelta “strategica”…era in ballo San Remo..e poi è arrivato Music Farm..Le canzoni sono state scritte già da diverso tempo, praticamente dall’uscita di “Parlo di te” a oggi. Alla fine ne era venuto fuori un album completo. Poi, aspettando le continue evoluzioni tra la fine dell’anno scorso e l’inizio di quest’anno, è subentrata anche la necessità di apportare dei cambiamenti, sia a causa delle diverse “mode musicali” che si sono susseguite, sia per mie esigenze. E, quindi, sono state cambiate alcune cose. Ma poi è finalmente uscito…è questo l’importante, no??
Ora che i primi passi sono stati fatti, quali altri ne hai in mente? E' prevista una promozione live della tua musica?
Sicuramente ci sarà un tour. Un secondo passo importante. Specie perché sono abituato ad esprimermi live.. ne sento quasi l’esigenza dato che è da un po’ che non suono in pubblico.. è il momento che aspetto di più. Ci stiamo organizzando con le date e prossimamente saranno pubblicate online tutte le informazioni, sia sul mio blog che sul sito internet. Il tour dovrebbe partire a giugno e svolgersi nelle piazze italiane.. ma per ora ancora non ti so dire di più!
-Pezzo uscito a maggio 2006 su www.lineamusica.it-

23 settembre 2006

Kama: l'intervista

Dopo otto anni in un gruppo, gli Scigad, come mai la decisione di attuare un progetto solista?
Sinceramente avevo deciso di smettere di suonare. Devo dire grazie ad Ale ed Iki, innanzitutto miei amici oltre che gli altri componenti della band; loro, infatti, hanno ascoltato i pezzi che avevo scritto e composto da solista e mi hanno spinto a registrarli.

L’incontro con Stefano Clessi dell’Eclectic Circus?
Anche questo è stato dovuto ad una serie di coincidenze. Tutto è nato molto casualmente; dopo un mio concerto a Milano, Stefano si è avvicinato e carinamente mi ha detto di esser rimasto folgorato dalla mia musica. Al che ha insistito per iniziare a lavorare in maniera “più ufficiale”.
Prima parlavo di coincidenze semplicemente perché quel mio concerto a Milano era solo uno dei tanti che ho fatto avendo tuttavia già deciso di abbandonare la carriera da musicista. Suonavo per me. Il fatto è che fino a quando ho cercato realmente di fare il lavoro del musicista non ho ottenuto grandissime soddisfazioni. Non appena invece ho deciso di abbandonare tutte le mie velleità artistiche, sono arrivati un po’ tutti e son successe un insieme di cose!

Testi e musica sono tuoi; a quali modelli musicali ti ispiri per entrambe le situazioni?
Bella dura come domanda! Mi piace la tradizione musicale italiana, cantautori a partire da De Gregori, Battisti, Bertoli…del resto in Italia ce ne sono moltissimi, e tutti bravi! A livello internazionale, invece, da piccolo adoravo i Beatles…mio papà faceva il musicista negli anni ’60, per cui sono cresciuto con questa musica.
Ora, da qui a dire che mi ispiro a loro è complicato; secondo me quando scrivi canzoni e musica c’è un riassunto di quello che si è ascoltato nella propria vita, che sia la radio o Sanremo o le cose più moderne. Nonostante non siano modelli a cui mi ispiro, sicuramente però ne sono influenzato..ma ti posso assicurare, nessuna premeditazione!

Come mai questo titolo per l’album dato che non è né il titolo di una canzone al suo interno né un pezzo di qualche brano?
Sostanzialmente, ho creduto fosse un modo abbastanza carino per dire “smettiamo di prenderci in giro, iniziamo a dire la verità com’è per davvero”. Oltretutto, poi, riassume un pochino il disco, essendo tutte le canzoni relative ad atteggiamenti e modi di comportarsi, frutto delle esperienze; per far ciò, ho poi scelto il linguaggio dell’ironia, a parte un paio di canzoni un po’ più “profonde”che ho inserito nell’album.

Nella copertina dell’album sei di spalle e guardi avanti. Che vorresti vedere?
Innanzitutto la copertina è frutto del lavoro di Luca Armiri. Secondo poi, mi aveva fatto ridere. A differenza delle altre che mi avevano sottoposto, infatti, mi piaceva l’idea di avere uno sguardo sulle altre persone, distante..sinceramente mi aveva esaltato!..anche se ti devo confessare che l’ho scelta all’improvviso…il giorno prima non ne ero convintissimo ed il giorno dopo, invece, mi sono svegliato dicendo “È lei”!

Mi è piaciuta molto “Icaro”; una storia dura eppure reale. Da dove è nata una canzone come questa?
“Icaro”
è il racconto di una storia che ho vissuto. E’ una canzone seria e dura perché non poteva essere altrimenti, anche se sono riuscito a scriverla così perché l’avevo metabolizzata. Per me la figura di questa donna era più una strada verso la liberazione che il contrario, per cui ho creduto di far bene inserendo un pezzo come questo.

In “Passami un po’ di vita” chiedi del pane per raccogliere nel piatto del passato gli avanzi dei tuoi sogni. Quali erano questi sogni del passato e quali quelli del presente?
Beh, i miei sogni del passato erano quei sogni un pochino fantasiosi ma sinceri.. il fare il musicista per davvero, la rock star servita e riverita, piuttosto che avere un mondo senza troppo spargimento inutile di sangue o avere un essere umano migliore di quello che c’è adesso o piuttosto trovare la compagna della mia vita…Praticamente il risultato del mix di amore idilliaco, film americano e telenovelas! E poi, ovviamente, tutti i sogni di ragazzino, compreso quelli di diventare calciatore!
Ad un certo punto, però, prima di cominciare a ricostruire e a ricostruirsi, bisogna distruggere tutto, con ironia, diventando adulti nonostante l’adolescenza prolungata che va tanto di moda oggigiorno. Purtroppo sempre più spesso si fa i conti con se stesso quando ci si è costretti a farlo.

Poi c’è “Lulù”. Chi è? Che tipo di donna rappresenta dato che le dici che è la donna che vorresti?
Lulù è una puttana che diventa una prostituta. E’una rivalutazione di un ruolo sociale peggiorativo, che ho fatto in modo scherzoso e sorridente. Il tutto poi si rifà ad un fatto reale. Ero in macchina una sera con degli amici e uno di loro ad un certo punto ha fatto un commento su una mignotta, ma non in maniera volgare o scurrile, anzi, in una maniera così dolce, apprezzandone la bellezza e la dolcezza del viso, che ne sono rimasto colpito. Con le sue parole, il mio amico mi ha portato a valutare un controsenso nella mia testa, un mio tabù: bella non è un aggettivo per una prostituta, è per una donna.
E da lì è nata Lulù.

Scrivi tu i testi delle canzoni. Quale credi rispecchi di più ciò che sei? In quale è possibile vedere più a nudo il vero Kama?
Sicuramente “Sapore sapido”. Probabilmente perché è stato l’incipit di tutto il progetto, una delle prime canzoni che ho scritto e poi perché parla della mia rinascita, nel senso profondo e psicologico del termine (sono uno psicologo!). Ho provato ad un certo punto della mia vita lo sprofondare nel baratro; è stato un periodo particolarmente buio e difficile, durante il quale ho dovuto lavorare molto su di me ed ho capito diverse cose che mi facevano stare male, riuscendo addirittura a rivalutare i miei stessi difetti! Poi, finalmente, la risalita. E con essa la capacità di gustarsi un bicchiere di vino e una chiacchierata con gli amici per quello che sono, rimettendo in ordine la propria scala di valori.
Forse è anche un po’ per questo che la testa tra le nuvole della copertina mi è piaciuta così tanto, mi ha subito trasmesso un’idea di libertà. Anche se il mondo ti porta a fare pensieri diversi, le cose importanti sono sempre quelle e dai tempi dei tempi, come l’amicizia, il gustare certi momenti, il condividere certi momenti.. E’indubbio che meno importanti siano i soldi, il lavoro e le soddisfazioni personali di altro tipo; eppure attualmente alla sommità dei valori c’è il potere. Sempre e comunque lui.

Tra poco esce il tuo album; progetti live?
Dopo il periodo promozionale dell’album inizierà il tour, ma ancora non ho le date precise. I live però ci saranno sicuramente; mi piace moltissimo suonare dal vivo, credo sia la massima espressione di un artista, senza contare che con Iki, Ale, Stefano e Max mi ci trovo benissimo.
Il gruppo dal vivo è in una situazione di band, divertente e bello da vedere.



-Pezzo uscito a settembre 2006 su www.lineamusica.it-

10 luglio 2006

Mauro Di Maggio: l'intervista



Poetico, intimista, simpatico, ironico, coraggioso, bravo.
Potremmo aggiungerne altri di aggettivi che vanno a descrivere questo ragazzo di 29 anni, Mauro Di Maggio, uscito la scorsa primavera con il terzo album, “Amore di ogni mia avventura”.
Lo incontro telefonicamente, una lunga chiacchierata ricca di spunti interessanti per conoscere meglio colui che è stato definito “il Battisti”del 2000.

Tre album e tre successi. Nel tempo non ti sei snaturato, ma appari più maturo e più completo. Come ci sei riuscito? Come è nato questo terzo bellissimo album?
Rimanendo sempre quello che sono e restando convinto che l’unica tipologia di musica che posso fare sia esattamente quella che faccio. Un altro genere non mi apparterrebbe e non lo sentirei mio, anche se magari mi porterebbe maggiori vantaggi.
Pensa che questo album l’ho registrato tre volte, perché non ero mai contento! È giusto, infatti, parlando con altre persone, dare loro ascolto, accettare gli eventuali consigli, ma capita anche spesso che dimostro che avevo ragione io. E lo dimostro a me stesso, perché poi chiaramente chi ci mette la faccia sono io, chi ci mette la voce sono io, per cui…per fortuna, però, mi hanno sempre messo nella posizione di poter rifiutare altre cose o comunque di potermi esprimere come sentivo.
Con questo disco ho avuto questa fortuna, cioè d’aver capito veramente che solamente a me stesso devo render conto; ad esempio, “Mia superstar” è una canzone che è venuta in quel momento.

Tema portante dell’album è l’Amore. Ma non è solo l’amore di coppia. Che tipo di amore è quello a cui ti riferisci?
La tua avventura più amata?

L’amore che viene descritto in “Amore di ogni mia avventura” -ma poi anche in altre canzoni del disco- è inteso come quella forza, quella risorsa che abbiamo e che ci permette di affrontare ogni cosa nella vita, gioia o dolore che sia. È quindi un tipo di amore che non può essere circoscritto solo a quello tra due persone, ma che deve esser esteso anche ad altre cose, come alla vita.
L’amore che intendo io è quello che ti accompagna in ogni vicenda dell’esistenza; bisogna poi avere il coraggio e la forza di non aver paura davanti agli ostacoli che ti si pongono davanti. E con questo tipo di amore potrebbe essere più semplice.

Nell’album “In ogni forma” ti sei definito “uno che scappa sempre da ogni storia che lega le caviglie”. Eppure oggi parli d’Amore. Hai trovato nel frattempo quello con la A maiuscola e ti sei convertito al suo potere?
Non è che mi sono convertito, chiaramente; ma è altrettanto chiaro che ogni canzone non racconta la vita intera, ma solo un periodo, una sua fase. È ovvio che nella vita le cose cambiano, però il concetto dell’amore che è descritto in “Amore di ogni mia avventura” non è diverso da quello di “In ogni forma”; né più né meno, entrambi i pezzi raccontano una storia ed il mio ruolo in quella specifica storia, caratterizzato sempre dalla libertà di fare qualsiasi cosa, rimanendo tuttavia costantemente nella posizione di una persona che ama.
Senza contare che il fatto che c’è chi scappa sempre da chi gli lega le caviglie è vero; è sicuramente autobiografico, dato che prima ero una persona che scappava da quella tipologia di storia. Però credo sia un atteggiamento comune!
Il concetto dell’amore resta sempre lo stesso per me, rimane cioè in ogni caso il motore che mi permette di affrontare qualsiasi situazione.

Ma torniamo a questo ultimo tuo disco. “Altre mani su di me” racconta la fine di una storia, in “Mi sembra ancora” richiami a gran voce qualcuno di importante ma che non è più con te. Nell’amore c’è anche, naturalmente, questo aspetto. Tuttavia non si percepisce mai malinconia nei tuoi pezzi. Come ti poni davanti alla fine naturale delle cose?
La mia è sicuramente una visione positiva delle cose, vedo tutto dal lato illuminato, cerco di mettere la positività in ogni cosa che vivo. Ho sempre vissuto così; accetto le cose, sempre, gli eventi, compresi quelli brutti. Come un ulteriore insegnamento, come un’altra esperienza da vivere per poter incrementare la propria vita con le cose che ti sono accadute, anche se brutte; questo, tuttavia, non vuol dire vivere le cose con candore. Sono consapevole che le cose non dipendono da me e che non posso gestirle totalmente, per cui mi metto al di sotto degli eventi e li vivo con attimi di inconsapevolezza e consapevolezza insieme, dipendenti entrambi proprio dalla mia impossibilità gestire completamente la vita.
Prendo tutto come un insegnamento, come un’esperienza, da poter in ogni caso trasformare in qualcosa di positivo; in fondo è anche un modo per riuscire a stare meglio, no? Perché, in fondo, se si riesce a dare una spiegazione anche alle cose brutte, anche se non ci si rassegna, si vive meglio, razionalizzandole ed acquisendole.
In “Per un solo respiro”, dici di ascoltare sempre il colore dei sogni. Per te che colore hanno i sogni? Quali sono i tuoi?
Il colore dei sogni dipende da quello che ognuno di noi dà alle proprie aspirazioni; secondo me, quando ci si immagina qualcosa, la si immagina con un colore ben definito, o con più colori; in ogni caso credo la si veda come un’immagine bella, dato che la si desidera. Il consiglio che do nella canzone potrebbe essere: “Ascolta l’arcobaleno”, un invito ad ascoltare sempre il meglio dei sogni e dei colori.
I miei sogni, invece, hanno tanti colori; se te ne dovessi dire uno…blu? Rosa? In ogni caso un bel colore!

Anche in questo album, hai canzoni ironiche accanto a canzoni profondamente intime. Credi sia questo il giusto mix nella vita? Ironia sempre, semplicità negli approcci e contemporaneamente però non superficialità?
Si, credo di si; secondo me una persona deve avere i propri momenti di profondità, per poter mantenere un contatto con se stesso ed avere una propria intimità, analizzando e vivendo in maniera personale quello che ha intorno, evitando così di prendere tutto in maniera scontata. Allo stesso tempo, però, non bisogna essere troppo seri, bisogna molto ironizzare e giocare con la vita; credo questo sia un aspetto fondamentale. Bisogna prendere tutto ciò che c’è ed imparare.
Ed in fondo è quello che dico nelle mie canzoni, dove c’è sempre, specie nelle canzoni più “intime” l’elemento positivo; naturalmente, dopo tanta “intimità”, ho bisogno anche di cose divertenti, per cui ironizzo su molte cose.

L’album è uscito a maggio, ma le tue canzoni non sono prettamente “estive”. Sei molto coraggioso o semplicemente folle????
Penso che la musica non vada a stagione, deve andare bene d’estate come d’inverno. La musica è musica, non stiamo mangiando qualcosa -come la polenta d’estate!-.
La musica è importante, è cibo per l’anima; e l’anima non va in vacanza.
Secondo me bisogna sempre avere accanto della buona musica, dei grandi messaggi. Ecco perché siamo usciti con un singolo che non ha niente di “estivo”, inteso come elemento caratterizzante le canzoni estive del panorama musicale.
È stata una scelta più o meno coraggiosa, che in ogni caso avevamo già intenzione di fare e che sapevamo ci avrebbe portato a non facili percorsi; però noi facciamo musica, non canzoni fatte per essere passate alla radio e poi basta. Poi, è ovvio, che se passano ed hanno successo è un altro discorso, ma non è questa la ragione principale delle nostre scelte musicali.
Voglio parlare alle persone e voglio aiutare le persone a riflettere, senza preoccuparmi troppo se poi passeranno il mio pezzo in radio o meno.

A proposito di coraggio, nell’album hai immesso un pezzo intitolato “Se Moana ti vuole”; come mai questa scelta strana?
Perché Moana Pozzi? È stato un caso. Io, ovviamente, non l’ho mai conosciuta, quando era nel pieno della sua carriera, perché ero molto piccolo. Poi, quando è morta, cominciavo a vivere gli omaggi che le facevano in televisione e mi è capitato spesso di vedere i servizi che la riguardano; e lì mi sono incuriosito molto sulla sua personalità e mi sono andato a documentare. E poi, automaticamente, mi è venuta la canzone. Non è un omaggio a lei e basta, la canzone narra di me che sono con lei, che vado a scuola con lei, etc, mi sono immaginato una storia con lei.

“Non credo nella politica e non credo nelle mezze verità”dici in “Mia superstar”. Sembri disilluso, nonostante nell’album questo tipo di sentimento non traspaia. A cosa crede Mauro Di Maggio a questo punto?
In effetti non credo nella politica e non credo nelle mezze verità. Credo in me. E questo per ricollegarmi a quanto ti ho detto poco fa su questo ultimo mio lavoro; credo in me perché solamente in me posso credere per poter poi portare avanti qualsiasi cosa ed eventualmente coinvolgere anche altre persone.
Posso ispirarmi alla politica, perché non sono contro di essa, ho votato, ho le mie idee politiche; tuttavia, prima di affidarmi a qualcuno devo poter avere chiaro, capire, che le sue mosse sono giuste.
Questo non vuol dire mantenere in ogni caso un’idea invariata, dato che ci sono sempre mille cose che te la possono far cambiare; l’importante, però, per me è intanto avere l’intenzione giusta, poi si vedrà come andrà.

Nei ringraziamenti, tra i molti nomi, ringrazi Totò, Troisi e Sordi. Perché questi nomi?
Perché sono dei grandi attori, dei grandi personaggi che amo e che hanno fatto parte della mia vita; e non potevo far altro che ringraziarli. Amo Troisi, amo Totò, amo Sordi; naturalmente, amo anche altri personaggi.
E poi mi faceva piacere anche poter lasciare un piccolo ricordo loro. Così magari se un fan, una persona che va a vedere i miei ringraziamenti, non conosce le persone che sto ringraziando, può andare ad informarsi su di loro.
In fondo, oggi come oggi stiamo andando sempre avanti, e non è detto che una ragazzina di 15 anni sappia qualcosa di Troisi o di Totò; magari può essere che leggendo quelle mie quattro righe le venga la curiosità di andare a vedere chi fossero queste persone.
E’ un modo per mantenere vive certe personalità che hanno dato tanto e che vorrei ricevessero tanto anche dalle altre persone.

Infine ringrazi Dio. E “Nel cuore di ognuno” dici che “il cielo ci guarda e non è distratto nonostante sembri sia un astratto.” Il tuo rapporto con la religione?
Il mio rapporto con Dio è molto personale, nel senso che sento che esiste, sento la religione come forza, come aiuto e sostegno. Un po’ diverso, invece, è il mio approccio con la Chiesa come istituzione. Diciamo che non la sento come la vorrei.

Se potessi scegliere un artista con cui collaborare -o a un tuo progetto oppure ad un’esperienza musicale- chi sceglieresti e perchè?
Lucio Dalla o Ron; perché sono grandi personalità, mi piacciono molto. Lucio Dalla lo amo, musicalmente per me è uno dei più grandi. Poi è chiaro, ovviamente, che duetterei con tanti altri artisti, in ogni caso con chi potrebbe insegnarmi molto, con persone dalle quali potrei apprendere. Anche Carboni mi piace molto.
In ogni caso musica italiana; mi piace molto.
Anche in campo internazionale duetterei con i grandi nomi (come con il cantante dei Radiohead), però è ovvio che non succederà mai!

Hai un luogo, un paese, una città in cui ti rifugi per ispirarti?
No, veramente no. Non c’è un posto in particolare, anche se poi alla fine quel posto risulta essere casa mia dato che sto sempre a casa quando lavoro.
Tuttavia, può nascere ovunque un’idea, dipende dall’ispirazione del momento, magari capita anche in macchina!

A quando il tour live?
Sicuramente il tour partirà in autunno, con il secondo singolo, attraverso un percorso che faremo nei club, nei piccoli teatri. Adesso ci stiamo concentrando sulla promozione, cercando pian piano di costruire le tappe autunnali.
-Pezzo uscito a luglio 2006 su www.lineamusica.it-